Una serata con gli Artificial Brain | Aristocrazia Webzine

Una serata con gli Artificial Brain

Nell’agosto più caldo della storia, inforcata la bicicletta me la sono pedalata fino a Milano sud-est, nelle desolate lande della Barona, per assistere a quello che con tutta probabilità sarà uno dei migliori concerti death metal dell’anno. Sul palco Bedsore, Devoid Of Thought e Artificial Brain, questi ultimi nel pieno del loro primissimo tour europeo. Ho approfittato dell’arrivo anticipato della band per piazzarmi su una panchina nel parchetto davanti al Barrio’s Live con il bassista Sam Smith, il batterista Keith Abrami e il chitarrista Oleg Zalman, per discutere dell’universo degli Artificial Brain. Sapevo che avrei incontrato dei musicisti super competenti, ma mi ha fatto piacere scoprirli anche persone molto accomodanti, amichevoli e alla mano.


Prima di tutto, come sta andando il tour?

SAM: Davvero molto bene, non sapevamo cosa aspettarci dato che questo è il nostro primo impegno europeo, ma siamo rimasti sorpresi da molte date, con ottima affluenza e persone che hanno acquistato parecchio merchandising. Lo stesso vale per i Devoid Of Thoughts, sono una grande band, condividiamo il furgone con loro e non potrei chiedere di più per il nostro primo tour in Europa.
KEITH: Sì, un paio di serate sono state messe insieme all’ultimo minuto e ci aspettavamo forse poca presenza, ma sorprendentemente tutti i concerti sono stati buoni, c’era una buona partecipazione, quindi siamo davvero soddisfatti.

Avete già qualche storia succosa relativa al tour? [Tutti ridono, Keith alza gli occhi al cielo] Sì Keith, quello è lo sguardo di qualcuno che ha delle storie da raccontare.

KEITH: [ride] non quanto pensi, purtroppo. Abbiamo beccato molto caldo e bevuto un po’ troppa birra magari, ma questa volta niente di pazzesco.
SAM: Però ci hanno perso un po’ di strumenti. Abbiamo avuto un inizio difficile, a dire il vero.

Sì, ho letto della disavventura. Ve li hanno riconsegnati?

OLEG: Nah. Sono nelle mani di Lufthansa, da qualche parte nel mondo.

Oh, Lufthansa, sul serio? Sono stati i tedeschi a perdervi i bagagli? Non me l’aspettavo.

SAM: Sì, hanno perso parecchia strumentazione di recente. Tutta la roba degli Elder, e se ho capito bene hanno spedito una chitarra dei Mayhem in Kenya, per cui non siamo soli. Ma no, non abbiamo ancora saputo nulla dei nostri strumenti, Gabriele di Cosmic Putrefaction ci ha prestato un basso e Oleg ha trovato una chitarra a otto corde mancina in Danimarca che non costava tanto, per miracolo. Ce la siamo cavata bene, ma i nostri strumenti sono chissà dove.

So che ve l’hanno già chiesto, ma avete sempre dato una risposta temporanea, quindi… Avete avuto il primo cambio di formazione in dieci anni, con Will [Smith, cantante] che ha lasciato la band lo scorso autunno subito dopo che le registrazioni di Artificial Brain sono state completate. Cercherete un sostituto a tempo pieno?

SAM: Non abbiamo ancora preso una decisione definitiva a riguardo. Tutto questo tour lo facciamo con Mike degli Inter Arma alla voce, e abbiamo suonato anche in un paio di spettacoli negli Stati Uniti con lui. Abbiamo intenzione di fare anche altri concerti negli States e di registrare nuovo materiale per un EP insieme, ma niente di più, non abbiamo fatto piani a lungo termine a riguardo.

Cambiando argomento, penso sia stato tu Sam a menzionare in una vecchia intervista che l’artwork del vostro primo album era qualcosa fatto da Paolo Girardi senza molto briefing da parte della band, mentre volevate che la musica di Infrared Horizon fosse più legata all’illustrazione di copertina. Che mi dite di Artificial Brain? E in che rapporto sono arte e musica stavolta?

SAM: Per questo terzo disco abbiamo discusso con Will dei temi che avremmo voluto affrontare. Infrared Horizon si conclude con “Ash Eclipse”, che parla di un’eruzione vulcanica, un evento naturale catastrofico che distrugge la civiltà tecnologica del mondo in cui è ambientato l’album. Artificial Brain riprende da dove il precedente si era interrotto e il suo immaginario riguarda la natura che cresce su queste macchine, uno scenario in qualche modo ispirato da Stalker di Andrej Tarkovskij. Sapevamo di volere per l’album una copertina che ritraesse la natura che riprendeva il controllo. Pensiamo che l’album sia un po’ più melodico, anche più malinconico rispetto alle nostre cose precedenti, quindi volevamo una combinazione di colori che potesse in parte riflettere questi stati d’animo.
OLEG: Meno robot che esplodono, più tristezza.

Ecco, questa sarebbe stata una delle mie domande, perché ricordo una vecchia intervista in cui Will diceva che l’ultima canzone di Infrared Horizon parlava di un vulcano, non di robot. E ora abbiamo i titoli delle canzoni, in Artificial Brain, che suggeriscono che, beh, il mondo è finito e la natura è tornata al potere. Quindi, se Infrared Horizon è stata la fine del mondo e Artificial Brain è la sua conseguenza, cosa verrà dopo?

SAM: Non abbiamo davvero discusso i testi per il materiale cui stiamo lavorando ora. Abbiamo un sacco di musica scritta, ma non abbiamo davvero idea per ora di dove andremo, concettualmente. Abbiamo parlato di iniziare una nuova trilogia, di fare cose in qualche modo diverse… Penso che tutto dipenda da cosa vorrà fare Mike per quanto riguarda i testi, e non siamo ancora arrivati a quel punto. Adesso siamo davvero concentrati sulla musica e di solito quello che facciamo è prima scrivere la musica e poi lasciare che sia questa a ispirarci per crearne i testi.

Avete menzionato un EP, quindi immagino che non dovremo aspettare altri cinque anni prima di ascoltare della nuova musica?

TUTTI: No, no, no, no, no.
KEITH: Stiamo cercando di arrivarci il più in fretta possibile, direi. Ora vivo in Danimarca [Keith è sposato con Amalie Bruun, meglio conosciuta con il suo nome d’arte Myrkur], e il piano è visitare gli Stati Uniti e provare a fare l’EP nel periodo natalizio. Non ci vorranno cinque anni.
SAM: Beh, almeno per le parti di batteria.
KEITH: Vero. Ho registrato la batteria per questo album nell’ottobre 2020. È passato un po’ di tempo prima che uscisse.
OLEG: È passato circa un anno intero prima che ricevessimo i primi mix da Colin [Marston, che ha mixato e masterizzato tutti gli album di Artificial Brain].

Posso chiedervi perché sono passati cinque anni? Colpa del Covid, del trasferimento di Keith, cosa è successo?

KEITH: All’inizio eravamo impegnati a viaggiare e lavorare, fare piccoli tour qua e là e in qualche modo costruire canzoni e capire cosa farne. Poi nel 2018 mi sono trasferito in un nuovo appartamento dove non potevo portare la batteria con me, ero piuttosto esausto per aver viaggiato con la band, mi ero appena sposato e stavo cercando di capire cosa sarebbe successo con il mio trasferimento in Europa. Non ero focalizzato sulla musica, e abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa, che ci ha fatto bene. Una volta arrivato in Danimarca, avremmo dovuto registrare Artificial Brain, ma era l’aprile 2020 e sappiamo tutti cosa è successo. Dopo Infrared Horizon volevamo solo provare a viaggiare, incontrare persone diverse, suonare in città diverse, poi la vita si è messa in mezzo e il mondo è impazzito. Ora siamo tutti sistemati, due di noi si sono trasferiti in Virginia, io sono in Europa, gli altri ragazzi sono ancora a New York, ma siamo a nostro agio in questa nuova routine. Siamo diventati più capaci con le registrazioni in remoto, e penso che ora sarà molto più facile, anche se non siamo nello stesso posto, il che è… buffo.
SAM: Sì, abbiamo registrato Artificial Brain a distanza, io ho registrato a casa mia, i chitarristi hanno registrato a casa loro, ora abbiamo la certezza che è qualcosa che possiamo effettivamente fare e in futuro potremo muoverci più velocemente.

Quindi il fatto che questa sia stata la vostra prima esperienza di lavoro da remoto ha avuto un peso.

OLEG: Decisamente. Prima del Covid, penso che la maggior parte di noi stesse attraversando grandi cambiamenti nella vita. Il lavoro, la famiglia, hanno avuto la priorità, e poi il Covid ha colpito.
SAM: E poi il mio appartamento è andato a fuoco. E anche il cambio di formazione con Will è avvenuto durante il periodo di registrazione. Dopo che le canzoni erano state scritte, ci siamo messi d’accordo con lui che avrebbe cantato sull’album, ma anche questo ha rallentato un po’ le cose. Ci sono stati un sacco di ostacoli.

Ovviamente avete un certo interesse per l’intelligenza artificiale, ma si tratta di puro escapismo, o avete qualche tipo di pensiero filosofico più profondo? Ve lo chiedo perché il mese scorso Google ha messo in congedo forzato uno dei suoi ingegneri quando questo tizio ha affermato che il chatbot su cui stava lavorando era diventato senziente, e ho pensato che fosse una notizia degna di essere discussa con gli Artificial Brain [ridono tutti].

KEITH: Penso che questa sarà una risposta personale per ciascuno, ma il mio rapporto con questo genere di cose è complesso, ogni volta cerco di capire qual è il mio ruolo come essere umano in questo mondo. So che è un po’ banale da dire, ma a questo punto sento che la norma per le persone è essere così distaccati dall’umanità stessa e dalla Terra, che è quasi come se non ricordassimo davvero cosa siamo. Questa vita artificiale è la nuova normalità, e se non stai al passo con quello che sta succedendo online ti senti come se fossi lasciato indietro, e le abilità sociali e l’amore per le cose semplici ora sembrano quasi delle stranezze. Mi fa tristezza e anche incazzare, sono sensazioni che vivo molto quando suono.
Ho appena avuto un bambino, ora ha due anni, e a volte ho il terrore di aver messo al mondo un bimbo, perché non ho idea di cosa ci aspetterà nei prossimi dieci anni o giù di lì. Queste nuove canzoni cui stavo lavorando nella mia nuova casa, quando i miei compagni di band non erano più con me e mio figlio aveva solo sei mesi al piano di sopra, mi hanno portato a chiedermi cosa sta succedendo in questo mondo. Le canzoni di tutti e tre i nostri album sono per me fortemente emotive, e quando le suono c’è questo mix di tristezza e rabbia, e penso che tutta questa spinta verso… Ah, lo so che sembra stia parlando di Terminator 2, ma se le macchine prendono il sopravvento, beh, non hai alcuna possibilità. O tieni il passo o vieni lasciato in disparte, da qualche parte, in qualche luogo remoto. Che poi magari non è neanche così male, chissà.

Un altro spunto interessante che ho trovato in una vecchia intervista è che tu Sam hai un interesse per il transumanesimo, il che significa che non sei troppo d’accordo con i tentativi della razza umana di rimuovere o superare i propri limiti naturali. È particolare, questo argomento è emerso in diverse interviste che ho fatto con altre band nel corso degli anni, è come se la società occidentale volesse che tutti fossero perfetti, tutti devono essere impeccabili e speciali allo stesso tempo.

SAM: È un tema su cui mi sono soffermato negli ultimi giorni in realtà, in relazione alla band. La scena metal ora è piena di musica super prodotta, e quando guardo gruppi incredibilmente professionali e precisi e non c’è un briciolo di imperfezione in quello che fanno, mi annoio a morte. Anche se mi piace la loro musica, anche se penso che stiano facendo qualcosa di interessante. Dico questo perché credo che ciò che rende le persone interessanti, uniche, ciò che fa valere la pena conoscerle, che le fa creare arte che vale la pena di sperimentare, sia spesso qualche imperfezione. Ho appena visto l’ultimo film di David Cronenberg, Crimes Of The Future, che è davvero disgustoso, ed è paradossale, perché Cronenberg viene lodato e premiato, ma in lui c’è evidentemente qualcosa che non va.

Beh, David Cronenberg è stato elogiato per quarant’anni per le sue critiche nei confronti dell’intero mondo occidentale… attraverso film disgustosi.

SAM: Se posso aggiungere una lettura leggermente ottimista…
KEITH: Nah.
SAM: Mmh.

Spiaze Oleg, niente ottimismo qui [ridono tutti].

OLEG: Beh, mi piace vederla nel modo più pragmatico possibile. Stiamo vivendo una rivoluzione digitale, simile alla rivoluzione industriale, quando nell’800 la società è esplosa in termini di velocità ed efficienza, e in tutto questo ci sono cose buone e cattive. Se non vivessimo nell’era digitale, non saremmo in grado di continuare come Artificial Brain, per esempio. Mi piace tantissimo il fatto che siamo in grado di rimanere in contatto quotidiano, e che possiamo creare arte umana attraverso questo mezzo. L’uomo cercherà sempre di essere perfetto in ogni modo possibile, ma penso che fallirà sempre in questo, perché, beh, è umano, quindi i difetti saranno ancora lì, solo in un ambiente o prospettiva diversa. Quando si parla di cose come, non so, il Metaverso, penso che sia sensazionalismo, l’entusiasmo della gente è troppo avanti, per ora, rispetto alla situazione reale. Non abbiamo ancora la tecnologia per connetterci attraverso quel tipo di mezzo. Non so cosa succederà, ma avere la tecnologia per connettere gli esseri umani tra loro, penso che sia fantastico, e credo che sia importante concentrarsi sugli aspetti positivi di questa situazione e utilizzarli a nostro vantaggio e mantenere viva l’umanità.

L’hai detto tu stesso, è così che gli Artificial Brain sono sopravvissuti, ma probabilmente anche la comunità metal. Ho conosciuto tantissime persone online, negli ultimi vent’anni, con le quali ho condiviso la passione per il metal estremo, mentre dove sono nato nessuno sapeva nemmeno cosa fosse. Sono stato in grado di farmi degli amici che condividevano il mio interesse e vivevano tutti a centinaia, migliaia di chilometri di distanza.

OLEG: Lo stesso vale per me. Sono cresciuto con un pc in salotto da quando avevo cinque anni, quindi andare online per conoscere delle community, condividere interessi e imparare cose nuove era normale, ed è qualcosa che fa parte di me. Senza quello sarei stato probabilmente solo un bambino strano e solitario, se fossi nato cento anni fa, così invece sono stato in grado di entrare in contatto con molte più persone simili a me. Ovviamente connettersi con qualcuno online non ha la stessa forza di incontrare qualcuno faccia a faccia, ma può portare a qualcosa di più. Finché il trasferimento di informazioni digitali non è il fulcro, ma l’inizio di qualcos’altro, penso che sia una cosa bellissima. Non rimuovi il fisico, lo aiuti con il digitale. Se rimuovi il fisico, stai solo entrando in Matrix, alimentando qualcosa che ha strane immaginazioni e sogni digitali.
KEITH: Stavo ascoltando un podcast con Mark Zuckerberg qualche tempo fa, e lui parlava del Metaverso e di come fosse così entusiasta che potessero esserci opportunità per le aziende di creare moda per il tuo avatar. Le aziende saranno in grado di creare cravatte e camicie speciali e cose del genere e lui stava dicendo che non vede l’ora che accada, ovviamente, dato che è lui a guidare il progetto, ma a me sembra una cosa molto, molto triste. Sì, certo è fantastico poter entrare in contatto con le persone, specialmente ora che vivo in Europa, ma la possibilità di vivere il mondo fisico solo per procurarsi il cibo e tornare a casa per entrare nel Metaverso mi sembra terrificante. Mi chiedo come sarà tra vent’anni o giù di lì, se ci arriviamo vivi.
SAM: Comunicare su internet, lo facciamo tutti i giorni, come band, come amici, con queste stesse community che abbiamo costruito online in tutti questi anni. È fantastico, abbiamo creato tutte queste cose, ma è anche molto difficile sviluppare o provare una vera empatia, in questo tipo di comunicazione. Ho letto uno studio che dimostrava come persone che leggono una storia su un tablet o su un giornale hanno risposte emotive diverse. Puoi vedere il modo in cui le persone interagiscono tra loro su internet, in particolare gli estranei, spesso è davvero vile, è orribile.
KEITH: Cervello primitivo allo stato puro.
SAM: L’idea di sostituire l’interazione umana è terrificante. Qualcosa come il Metaverso come ambiente complementare potrebbe essere affascinante, ma sostituire il mondo reale…
OLEG: Penso che se mai arriveremo a quel punto, in cui abbiamo effettivamente la tecnologia per entrare in un negozio, prendere del cibo e poi tornare a casa e fare un log-in, penso che la società si spezzerà e ci sarà qualcuno che si ribellerà in maniera radicale. Mi immagino comunità in cui le persone vivranno vite completamente anti-digitali, o comunque vogliamo chiamarle. Alcuni saranno felici di essere avatar con cravatte bellissime su Facebook e altri vivranno una vita fatta di falò, chitarre acustiche e birra.
SAM: Più che falò probabilmente saranno incendi, visto come sta andando col clima…

Prima di scioglierci tutti nel deserto, allora, che piani ha in serbo il futuro per gli Artificial Brain?

KEITH: Andare avanti così! Cerchiamo sempre di creare quanta più musica possibile. Dan [Gargiulo, il chitarrista] è il principale compositore nel gruppo e ha dozzine di demo che non abbiamo mai usato prima. Di solito si tratta di avere quanto più materiale possibile a disposizione, e poi scegliere le cose che meritano davvero, con cui possiamo lavorare. L’idea è continuare a farlo, per quanto possibile, continuare ad accumulare materiale e poi scegliere a partire da quello.
SAM: Considera che “Celestial Cyst”, la prima traccia che abbiamo pubblicato dal nuovo disco, ha dei riff che sono precedenti a Infrared Horizon e persino a Labyrinth Constellation. Alcuni di quei riff sono stati tra le prime cose che abbiamo mai scritto. Abbiamo questa mole di materiale e scegliamo ciò che è meglio, ma poi ci sono altri riff e idee su cui ci diciamo che dobbiamo tornare tra qualche tempo, e di solito finiamo per farlo.
KEITH: Abbiamo il vantaggio di essere amici. Continueremo a spingerci a vicenda per fare di più e imparare di più. Speriamo di poter fare qualcosa in Europa forse una volta all’anno, i ragazzi continueranno a girare anche negli Stati Uniti e cercheranno e cercheremo di mantenere viva la nostra presenza e il nostro piccolo universo là fuori.

È piuttosto raro che l’un l’altro parliate di voi come di un gruppo di amici, piuttosto che come compagni di band.

KEITH: Io, Sam, Jon e Dan veniamo tutti dalla stessa città. Conosco Jon da quando avevo sette anni.
SAM: E io conosco Dan da quando siamo nati. Eravamo in passeggino insieme, letteralmente.
KEITH: Sì, è di Brooklyn, i miei genitori sono cresciuti nelle vicinanze, quindi eravamo amici da prima che nascessero gli Artificial Brain. Penso che sia questo a rendere il tutto speciale. Non è solo fare musica, è fare musica insieme. Trasferitomi in Danimarca, ho avuto persone che mi hanno chiesto se volevo entrare in altre band, ma non voglio suonare in una band, voglio suonare con i miei amici. Ci sono così tante altre cose su cui dobbiamo concentrarci nelle nostre vite che è bello avere un gruppo in cui continuare a mettere idee e vedere cosa ne viene fuori.
OLEG: Sì, prima di tutto: divertimento, amici. Musica, forse.
SAM: E soldi da qualche parte lungo la strada. Forse.