BEANSIDHE

BEANSIDHE

   
Gruppo: Beansidhe
 
Formazione:

  • Eli – Batteria
  • Piter – Chitarra
  • Reeks – Basso
  • Phil – Voce
 

 


 

Vi ringrazio innanzitutto per investire il vostro tempo in questa intervista. Iniziamo con una domanda di routine: come nacque la band e dove si dirige ora?

Siamo noi a dover ringraziare te, per l'interesse che mostri verso la nostra band e per la possibilità che ci offri di esporci al pubblico con questa intervista. Allora, il prototipo dei Beansidhe che oggi puoi sentire nacque nel lontano 1999, quando Piter e Eli (rispettivamente chitarrista e batterista) decisero di mettersi a fare un po' di casino assieme, coverizzando gruppi come Slayer, Metallica, Manowar… insomma inizialmente non c'era nessuna particolare intenzione o aspirazione. Qualche tempo dopo si aggiunsero il bassista Reeks e il cantante Pat, con i quali si decise di iniziare a comporre pezzi propri. Pat venne sostituito nel 2002 da Phil, l'attuale cantante, dotato di uno stile e una timbrica decisamente più estremi. Anche i gusti musicali degli altri componenti, soprattutto Piter, il principale compositore della band, andavano via via estremizzandosi sempre di più, e il desiderio di conseguenza divenne quello di comporre pezzi certamente dotati di una componente melodica (che ci accompagna tuttora), ma che fossero più incazzati rispetto agli inizi. Non ci indirizzammo verso un genere ben preciso, in quanto generi come thrash, death e black ci affascinavano in ugual modo, quindi decidemmo di non prendere una direzione univoca, bensì di cercare di amalgamare in modo più coerente possibile tratti tipici dei diversi generi per cercare di tirarne fuori qualcosa di interessante, o quantomeno originale. Dove ci dirigiamo ora? Beh, straight into the dephts of Hell!

Quali sono i dischi da top five di ognuno di voi? Lo so, è una scelta difficile. Va, vi presento i miei: Cannibal Corpse – "Butchered At Birth", Exodus – "Another Lesson In Violence", Napalm Death – "From Enslavement To Obliteration", Heresy – "The Discography" e tutto dei Paolino Paperino.

Ecco la domanda che una band come la nostra spera di non ricevere… Ci abbiamo provato te lo assicuriamo, ma è veramente troppo difficile scegliere solo cinque dischi per ognuno. Cinque sono molto pochi. Troppi sono i dischi a cui siamo visceralmente legati. Ci vorrebbe una classifica almeno con quindici o venti dischi per ognuno di noi! E sicuramente la cosa, nell'ottica di un'intervista, rischierebbe di diventare ridicola. Quindi in questo caso preferiremmo lasciare al lettore-ascoltatore il gusto di percepire, nelle nostre canzoni, le moltissime influenze che ci contraddistinguono.

Al Metal Days di Bellinzona fui deluso da quello che sentii dai primi due gruppi e cambiai locale. Tornando all'auto, passai nuovamente accanto al Peter Pan [un bar, N.d.A.]. Voi stavate suonando in quel momento. Erano le prime note valide della serata. Mi tirai tutto il concerto per poi investire Phil. Volevo il CD! Anni fa esistevano diversi gruppi validi in Ticino. Cito solo i mitici Black Trust con Nico, Traze e Dave Pucci. Come giudicate la scena ticinese attuale?

Innanzitutto grazie per le lusinghe, fanno sempre piacere [sorridono]. La scena ticinese attuale è mostruosamente florida! Molto più di qualche anno fa, a nostro avviso. Ti citiamo solo qualche nome, poi vai a sentirteli perché veramente meritano tutti e innalzano il valore musicale del nostro piccolo cantone. Heavy Demons (altra band in cui milita Piter), Dreamshade, Roots Of Death, Fragmenta (in cui militano sia Piter che Eli), Kupid’s Kurse, Amphitrium, Atra, Kosmophobia (in cui milita Phil). Tutti con i controcazzi! Buon ascolto.

Due anni fa tentai di organizzarvi un posto nel line up di un concerto in Svizzera Tedesca. L'idea fu accolta con riserva e poi respinta dal comitato organizzativo. Pensate che il Ticino sia ancora considerato musicalmente come estraneo al mondo?

A morte il comitato organizzativo! Scherzi a parte, è ora che anche oltre le Alpi la gente si ricreda riguardo alla qualità musicale presente in Ticino. Magari dieci anni fa si poteva parlare di Ticino come estraneo al mondo, ma adesso… guardiamoci in faccia ragazzi, il Ticino ha portato per tre anni di fila le sue band a suonare a Wacken, la Mecca del Metallo! Se questo non ha significato, allora non sappiamo più cosa ne abbia!

Siete in contatto con la scena italiana?

Diciamo che abbiamo qualche contatto. Qualche anno fa abbiamo fatto da spalla ai Mortuary Drape a Torino, ma quella è stata finora l'unica (e fantastica) esperienza in terra italica. Ora che siamo tornati sulla scena dopo qualche anno di assenza, siamo sicuramente motivati a riallacciare i contatti!

Il nome del gruppo è poco usuale. Che cosa vuol dire o — se non ha significato — com'è nato?

Che il nome sia poco usuale è sperabile! La banalità non è il nostro forte. Il nome venne scelto da Eli, discreto appassionato di fumetti, che un bel giorno lesse un Dylan Dog intitolato "La Fata Del Male". Questa fata del male era appunto la Beansidhe (proviene dal gaelico ed è pronunciato «Ban-shee»), che nelle leggende popolari celtiche-irlandesi è una figura ben nota. Si racconta che la Beansidhe apparisse alle persone in momenti particolari della loro vita, soprattutto se c'era un parente in fin di vita. Si mostrava fuori dalla finestra della casa in cui la persona morente risiedeva, con gli occhi rossi per le lacrime e la disperazione, ed era difficilmente dimenticabile, in quanto riservava a chi la scorgeva un urlo terrificante. L'urlo della Beansidhe era la conferma che la persona cara era irrimediabilmente prossima alla morte. Può quindi essere vista come la fata del malaugurio.

Ora usciamo un poco dal seminato. In Svizzera Tedesca è attuale un'onda di black metal nazional-socialista. Riscontrate un tale fenomeno anche in Ticino? Cosa ne pensate di questo movimento?

Assolutamente no. Non siamo a conoscenza di band ticinesi dedite a questa filosofia. Se ce ne fossero, dubitiamo fortemente che possano avere un seguito qui in Ticino, per ragioni sia linguistiche che culturali. Il nazional-socialismo non è visto molto bene dalle nostre parti, anche se chiaramente le eccezioni non mancheranno! Ma si tratterebbe di casi molto isolati. Noi personalmente non siamo per niente interessati a esporre le nostre idee politiche attraverso la nostra musica. In ogni caso, non ci sentiamo di condannare nessuno; ognuno è libero di pensarla come vuole e fare ciò che meglio crede.

I vostri testi sembrano eloquentemente dedicati alla voglia di sperare e vivere… No seriamente: che cosa volete che l'ascoltatore provi e quali sono gli spunti che utilizzate per comporre testi e musica?

Gli spunti per comporre testi e musica sono davvero molteplici. A parte tutta la musica, di ogni genere, che ogni giorno mangiamo con avidità, l'ispirazione può giungere anche da film, libri, storia, immagini, sogni… insomma da un sacco di roba! La nostra musica serve principalmente a noi come valvola di sfogo, un punto comune in cui possiamo liberare tutto ciò che ci appassiona, sia in positivo che in negativo, tutta la nostra creatività e la nostra conoscenza, la nostra rabbia, frustrazione per ciò che proviamo sulla nostra pelle o per ciò che di negativo si vede (o si vedeva in passato) in giro per il mondo. Se poi tutto questo, amalgamato e trasformato in musica, può servire a chi ci ascolta tanto quanto serve a noi, non può che essere motivo di soddisfazione e di piacere.

Ascoltando "Everlasting Cry" e "De Mortis Eloquentia", mi sono saltate all'orecchio le diverse influenze che variano dal thrash al black. Avete delle radici musicali differenti?

Sì, molto! Senza scendere troppo in dettagli, Eli è un amante soprattutto dellhard rock, ma ciò non vuol dire che non sia in grado di apprezzare e convogliare nel suo drumming elementi estremi tipici del black o del death metal, Reeks adora il death metal in generale, e nel suo stile sono riconoscibili sia elementi swedish che elementi floridiani. Piter è un estimatore del black evocativo e se possibile molto tecnico (vedi Abigor, per dirne uno), ma si nutre anche di buon sano death metal. Il genere preferito di Phil è senz'altro il techno-death, ma anche il black evocativo di cui sopra. Chiariamo ai lettori comunque che non devono assolutamente aspettarsi nelle nostre canzoni parti in cui scimmiottiamo i Death o gli Abigor o gli Slayer. Sicuramente le varie influenze si possono sentire, è inevitabile, ma in fase di composizione cerchiamo sempre di evitare richiami evidenti ad altre band, proprio perché la ricerca dell'originalità è una prerogativa dei Beansidhe.

Molti hanno l'impressione che il metal tenda a diventare — o già lo è — una moda. Internet contribuisce al fenomeno, accelerando gli scambi e i contatti, per esempio. È vero o è solo un'opinione diffusa fra metallari da museo come il sottoscritto? Cosa ne pensate voi?

Internet può essere un'arma a doppio taglio. Dipende da come lo si usa. È utilissimo in quanto permette di mettersi in contatto con una miriade di band di tutto il mondo, condividendo musica, idee e perché no anche un palco. Permette la scoperta di gruppi o musicisti che in assenza di Internet probabilmente non sarebbero mai arrivati alle nostre orecchie e in questo senso può anche rappresentare una spinta a fare sempre meglio… è scioccante vedere per esempio quei video su Youtube, dove si vede il brufoloso chitarrista o batterista o bassista di turno che ti butta in faccia un pezzo ultratecnico suonato coi fiocchi, alla fine della visione sei indeciso se appendere il tuo strumento al muro per la depressione, o se imbracciarlo facendoti il culo in quattro per ore, in modo da dimostrare a questo brufoloso (ma soprattutto a te stesso) che tu potresti fare meglio! Il lato negativo è il file sharing selvaggio, che permette di scaricare album su album, questo è un po' uno schifo perché toglie valore alla musica in quanto arte e uccide gli artisti! Il vero Metallaro, il vero Amante della musica in generale, sa che non c'è niente di meglio dell'acquisto di un bel CD (a maggior ragione se si tratta del CD di un gruppo emergente) con la sua bella copertina e tutto il resto… Il gusto di poter sfogliare un booklet mentre si ascolta il nuovo acquisto… beh tutto questo non è sostituibile con un mp3!

Passiamo ora al vostro ultimo disco "De Mortis Eloquentia". Non siete un gruppo molto prolifico. A cosa è dovuto questo ampio spazio fra un'uscita e l'altra?

Devi calcolare che fra il 2004 e il 2009 ci sono successi un po' di casini. Nel 2005 abbiamo allontanato dalla band g.ni, il secondo chitarrista, a causa di alcune divergenze. È seguito un periodo in cui ci siamo messi alla ricerca di un possibile sostituto, ma dopo qualche mese ci siamo accorti che effettivamente non ci serviva, se non come session man per i concerti. Dopodiché abbiamo iniziato a comporre i brani che trovi su "De Mortis…", e il processo ci ha preso un bel po' di tempo, anche perché era fondamentale per noi comporre qualcosa che non fosse una fotocopia del precedente lavoro, bensì un bel passo in avanti. Quindi ci siamo molto concentrati proprio a migliorare oltre che il lato compositivo, anche quello tecnico-strumentale. Ecco che nel 2007 ci sentivamo pronti per entrare in studio, e così facemmo. Ci abbiamo messo una vita a registrare i nuovi pezzi e circa una vita e mezzo per produrli, a causa dell'incompetenza di alcune persone. Come se non bastasse, il lavoro che ne venne fuori era decisamente impresentabile. Più di un anno di lavoro per avere tra le mani una merda colossale! Decidemmo di buttare tutto nel cesso per ricominciare da zero; quindi nuovo studio, nuovo tecnico, nuova registrazione e nuova produzione! È vero, ci sono cinque anni tra un uscita e l'altra, ma noi siamo contenti così perché effettivamente gli anni anziché cinque potevano essere due o tre, ma la qualità del disco sarebbe stata dieci gradini sotto a quella attuale! Come avrai capito siamo più per la qualità che per la quantità.

Sei pezzi, poco più di ventisei minuti di musica… Avete due frasi a disposizione per descrivere ogni pezzo!

"Meditatio Mortis": intro tranquilla ed evocativa; fa da preludio all'inizio vero e proprio del disco. "MDCCLXXXII": descrive i momenti precedenti a un'esecuzione (dell'ultima strega bruciata in Svizzera, per essere precisi) dal punto di vista della condannata e la musica va di pari passo; testo ispirato in parte da "Dei Delitti E Delle Pene" di Cesare Beccaria. "On Bloodsoaked Grounds Grenades They Ate": il pezzo più thrashy e catchy del disco. Liriche ispirate da un servizio giornalistico che parlava della guerra in Iraq, ma che potrebbero essere ispirate da qualsiasi guerra. "Dehumanized": pezzo volutamente ossessivo e diretto; i testi trattano di quanto un uomo sia soggetto ad autodistruzione causata da rabbia e odio. "Shifting Saints": un arpeggio di chitarra fa da preludio alla melodica devastazione; il testo è una rappresentazione metaforica dell'instabilità mentale. "Wisdom Through Grey": abbiamo cercato l’effetto calcio in bocca con questa canzone, pur mantenendo la tipica verve melodica; le liriche sono ispirate, tra le altre cose, dal mito della caverna di Platone.

Il disco mi piace, ma la copertina mi delude un poco. È simile a quella di tanti altri dischi metal moderni. Quella del demo era riconoscibile fra mille altre. Gradirei una presa di posizione a proposito.

Subito! Iniziamo col dirti che non è un Marschall, né un Necrolord e neanche un Dan Seagrave, ma un Caspar David Friedrich di un secolo e mezzo fa! Hai ragione nel dire che è simile a tante altre, perché il soggetto (rovina di cattedrale gotica) infatti può ricordare per esempio "The Secrets Of The Black Arts" dei Dark Funeral, oppure alcune copertine degli Immolation dove questo soggetto è ricorrente. La cosa che ci ha fatto optare per questa copertina però è il fatto che C.D. Friedrich è un esponente fondamentale del Romanticismo tedesco e mostrare una rovina (che ha un suo senso filosofico ben preciso) di Friedrich ci sembrava molto più sensato che non mostrarne una di un qualsiasi bravo disegnatore odierno. La sua copertina assume importanza ancora maggiore se si pensa che il dipinto originale non esiste più: è stato distrutto durante i bombardamenti a Berlino nel '45. Tutto questo ci ha affascinati parecchio!

Per quando è pianificato il vostro nuovo lavoro che porterà terrore e distruzione nella scena metal?

Attualmente siamo in piena fase di composizione dei nuovi pezzi che andranno a far parte del nostro prossimo lavoro e siamo molto fieri della piega che sta prendendo il tutto! Ci stiamo evolvendo verso una direzione che ci aggrada parecchio. Abbiamo già pronti un paio di pezzi, di cui uno della durata di dieci minuti circa! Sarà una vera chicca [ride]. Viste le precedenti esperienze negative preferiremmo non dare un pronostico sui tempi di uscita, anche se questa volta siamo abbastanza certi che gli anni di attesa saranno meno di cinque!

Le mie ultime parole: rinuncerei all'alcol a condizione di morire decapitato dell'headbanging durante un concerto metal. Cosa desiderate dirci per terminare l'intervista?

Il nostro motto: fuoco e catene!

Facebook Comments