BLACK INSIDE

   
Gruppo: Black Inside
 
Formazione:

  • Enzo Arato – Batteria
  • Luigi Martino – Voce
  • Brian Russo – Chitarra
  • Vincenzo La Tegola – Basso
  • Eduardo Iannaccone – Chitarra
 

I Black Inside sono stati ospiti della nostra webzine in più occasioni, il sottoscritto ha infatti avuto il piacere di recensire i loro lavori sin qui rilasciati. L'ultimo in ordine di tempo è "A Possession Story" (2015), approfittiamo quindi di questa chiacchierata per conoscerli meglio.


Benvenuti su Aristocrazia, come state?

Ciao! Siamo sereni, carichi ed entusiasti e molto bugiardi? A parte le battute (penose), siamo  molto coinvolti dalla band, dal disco e dalle attività che stiamo provando a mettere in atto per promuovere la nostra musica, i video, i live etc.

Inizialmente è per me consuetudine far sì che la band vada a ruota libera. Raccontateci un po' di voi: da cosa è scaturita la vostra passione per la musica e nello specifico per il metal? Come sono nati e chi sono i Black Inside?

I Black Inside sono cinque persone profondamente appassionate che stanno vivendo in modo maturo questa avventura, profondendo in essa tante ma tante energie. Come per la maggior parte delle band che propongono musica inedita nel nostro Paese, le soddisfazioni sono davvero poche e se non si è animati da una necessità oserei dire fisica di esprimere il mondo che si ha dentro, a volte può essere davvero frustrante…

Qual è il processo che seguite per dar vita a una vostra opera e quanto influiscono gli ascolti che in quel determinato periodo vi accompagnano sulla stesura dei pezzi?

Personalmente ascolto pochissima musica, il mio songwriting è una continua elaborazione e personalizzazione maniacale di quello che ho ascoltato venticinque o trenta anni fa, gli altri ragazzi sono più al passo con i tempi, sono più giovaniÈ un'affascinante commistione tra mondi diversi e decenni lontani, viviamo vite e ritmi significativamente diversi, elaboriamo e abbiamo un concetto di musica differente e questa è una ricchezza per il sound della band.

Il vostro suono è legato a molte creature di natura classica, seppur di vario genere. Oggi spesso si viene accusati di mancare di personalità o di affidarsi troppo a quanto storicamente già composto: ritenete sia un pregiudizio inevitabile da subire e sintomo che c'è uno scarso interesse nei nomi nuovi che cercano di farsi strada? Possibile che tutto debba ruotare sempre attorno alle solite grandi realtà? E soprattutto: quando queste saranno andate in pensione, che scenario pensate ne possa venir fuori?

Domanda che meriterebbe una risposta lunga e ben articolata, provo a sintetizzare. Sarebbe necessario avere la capacità di possedere una visione d'insieme del periodo storico di cui siamo contemporanei e non parlo solo dal punto di vista musicale. Viviamo in modo approssimativo, mancanza di passione, grande rabbia e frustrazione, anzi non viviamo, noi letteralmente corriamo verso il baratro. Musicalmente sono venti anni che si raschia il fondo del barile…  Realtà tutte uguali, cantanti tutti uguali e musicisti senza anima, trovo la scena rock molto disonesta intellettualmente parlando. I Black Inside si rifanno alla scena cosiddetta «Classic Metal», ma francamente credo proprio che nessuno possa definirci un clone dei Maiden e compagnia bella. La nostra musica assolutamente può non piacere, ma non credo risulti né datata né impersonale. C'è disinteresse rispetto alle band emergenti, perché scoprire una nuova band, ascoltarne veramente la musica senza catalogarla dopo trenta secondi di brano, leggere i testi e capire cosa si celi dietro alle note è un'operazione per la quale occorrono passione, onestà intellettuale e intelligenza, tre caratteristiche che sono ampiamente deficitarie tra gli umani in questo periodo.

Avete realizzato tre uscite nell'arco di quasi sei anni di attività e in ognuna ho avuto modo di apprezzare dei piccoli ma significativi segnali di maturazione. Dal vostro punto di vista, analizzandole col senno di poi, come le giudicate?

Sono tre dischi differenti tra loro e non ti parlo di maturità, perché c'è chi tra noi scrive e suona musica da oltre venti anni, più che altro ci sono stati avvicendamenti che hanno modificato le dinamiche all'interno della band, che da qualche anno ha trovato un suo equilibrio, non solo musicale ma anche soprattutto umano. Gli ultimi due anni credo siano stati per tutti motivo di crescita, musicalmente parlando viceversa il nostro EP d'esordio "Servant Of The Servants" presentava marcate atmosfere Doom e connotazioni Epic Metal, partendo chiaramente dalla nostra matrice che è legata al suono classico europeo. Questo mix è presente ampiamente anche in "A Possession Story": di nuovo ci sono brani che hanno un taglio più Hard, reminiscenze e sonorità tipiche degli anni '70, peraltro credo che questo esercizio di stile verrà spinto maggiormente nel prossimo lavoro.

C'è qualcosa che avreste fatto in maniera differente o un pezzo del quale non siete completamente soddisfatti e magari avreste voglia di ripresentare in futuro in altra veste?

Qualcosa che non ti garba a posteriori lo trovi sempre, credo sia giusto cosi, c'è la necessità di migliorarsi sempre e credo che i Black Inside siano una band ampiamente in evoluzione, con un grosso potenziale ancora inespresso. Personalmente avrei assolutamente curato meglio la mia pronuncia.

La situazione da scatafascio che la nostra Italia vive ormai da decenni è una piaga che sembra stia assumendo forme sempre più consistenti. È errato affermare che "A Possession Story" sia l'album forse più riflessivo e concentrato su argomenti che in un certo senso riconducono alla sensazione che la libertà di pensiero e l'individualità siano state soggiogate da masse di informazioni controllate e indottrinamenti mediatici continui?

Assolutamente sì, il disco racconta una storia di possessione, anzi ne racconta dieci, quanti sono i suoi brani, in maniera più o meno diretta. Il concetto di possessione è legato al piegarsi alle sovrastrutture e scivolare in dinamiche sociali malate, la possessione è aderire a un dogma senza riscontro e uccidere per esso; possessione è uniformarsi alla massa informe, possessione è un legame sentimentale deviato e che autodistrugge, possessione è cedere alla depressione e al suicidio, possessione è essere vittime inermi di gruppi di potere che condizionano le nostre scelte e le nostre vite. Il disco parla di tutte queste cose… L'alienazione come possessione, la possessione intesa come limitazione nell'esprimere il proprio io in modo totale e sano.

 Il metal tricolore sta vivendo un bel periodo e negli ultimi cinque anni ho notato un serio e costante impegno sia da parte delle etichette che dal folto schieramento di band, tese a elevare la qualità della proposta da esportare, che in più casi ci permette di gareggiare ad armi pari con le offerte provenienti da paesi come a esempio Germania, Francia e Svezia. Se vi chiedessi di schierare una formazione di undici elementi, stesso numero di una squadra di calcio per intenderci, quali realtà riterreste meritevoli di vestire la casacca azzurra della nazionale?

Bella domanda! E bella intervista. Ti dico la formazione dei titolarissimi:

  1. Black inside
  2. Poemisia
  3. In Aevum Agere
  4. Last Frontier
  5. Lacuna Coil
  6. Eldritch
  7. Naga
  8. Hangarvain
  9. Pavic
  10. Bulldozer
  11. Death SS

Parlando di etichette, come siete entrati in contatto con Alice e la Red Cat? Il prossimo disco dei Black Inside sarà rilasciato ancora tramite essa?

Alice ci è stata presentata da un amico comune, è una persona seria e tanto paziente, per la prima volta sento che qualcuno si sta veramente occupando della band e della promozione del disco. Il nostro terzo album mi auguro possa vedere la luce ancora sotto l'egida della Red Cat.

Musica live: quali sono gli ingredienti fondamentali per una buona esibizione dal vivo? Avete avuto modo di esibirvi in questo periodo e avete date programmate per i mesi a venire?

Il live è la vera dimensione rock, è il passaggio di informazioni tra l'artista e il pubblico, è un momento fondamentale: passione, onestà, energia… Riuscire a trasmettere a chi ti sta guardando che quella sera lascerai il palco solo dopo aver dato tutto e raccontato la tua storia. A novembre abbiamo suonato al Traffic, abbiamo aperto per i Grim Reaper, ora stiamo organizzando un giro in Europa che dovrebbe avere luogo tra maggio e settembre, ne stiamo parlando con la nostra agenzia, la Volcano Promotion.

  Il concerto più bello e quello più brutto che avete vissuto in qualità di spettatori? E quelli dei quali invece siete stati protagonisti sul palco?

Concerti brutti non ne ricordo, solitamente mi capita di assistere a serate di metal estremo, genere che trovo in larga parte intellettualmente non onesto, tante pose e totale mancanza di personalità, genere che non apprezzo. Una ripetizione infinita di cose che sentiamo da venticinque anni, atteggiamenti stereotipati e, ancor più grave, falsi; tutto uguale, tutto paradossalmente borghese e omologato. Concerti belli tanti, vedere i Maiden per esempio è sempre una cosa che fa bene alla salute. Per quanto riguarda la band, ricordo un festival fatto a Napoli con Blaze Bailey, fu una giornata bella e leggera.

  Gli anni passano e il file-sharing sembra non essere più un problema. Ora c'è gente che ascolta i dischi sul telefonino e asserisce di supportare l'arte, mentre il digitale ha invaso il mercato. Certamente ci sono piattaforme utili come Bandcamp e altre che reputo meno interessanti tipo Spotify, il succo della questione però non cambia: il materiale fisico è solo per i veri appassionati. È così? È davvero impossibile invertire questa rotta che conduce ad ascolti di stile fast-food?

Siamo in un sistema che oramai va avanti da solo, un sistema che non ha più bisogno di noi… Noi siamo meri consumatori, il sistema si nutre del nostro disinteresse e pressapochismo, non contiamo un cazzo, nessuno fa realmente qualcosa per cambiare questo stato di cose. È avvilente ed evidente che abbiamo una quantità enorme di tecnologia che non serve a un cazzo, che ci allontana e ci distrae. Il crollo del mercato del disco a mio avviso è stata un'ulteriore sconfitta, ma sono successe e stanno succedendo cose ben più gravi…

Il mondo televisivo è invaso dai programmi di cucina: io non so proprio cucinare, ma adoro i dolci. Se vi chiedessi di associare a questi dolci tradizionali una band, quale scegliereste?

  1. Sfogliatella: Iron Maiden
  2. Babà: Lacuna Coil 
  3. Ministeriale: Metallica
  4. Millefoglie: Megadeth
  5. Zeppole: Anthrax

I cinque dischi di cui i Black Inside non possono proprio fare a meno sono?

  1. Black Sabbath – "Black Sabbath"
  2. Iron Maiden – "The Number Of The Beast"
  3. Metallica – "Master Of Puppets"
  4. Van Halen – "1984"
  5. Led Zeppelin – "IV"

Il 2015 è praticamente finito: tirando le somme, possiamo dire che quest'anno è andato…

È stato un anno importantissimo, il disco è piaciuto, sono stati apprezzati il songwriting e la voglia di forzare i canoni classici, è stata apprezzata la scelta di fare mix e mastering in Inghilterra, in uno studio professionale con un produttore molto capace che ha donato all'album un sound davvero unico al progetto. Avremmo sicuramente preferito suonare di più, ma non è semplice in questo Paese trovare spazio, per chi propone musica inedita.

Vi siete già rimessi in moto e state lavorando al materiale per il terzo album?

Il mese prossimo cominceremo a scrivere il nuovo lavoro, siamo carichi ed entusiasti. Abbiamo le idee abbastanza chiare e intendiamo proseguire nella evoluzione del nostro suono, un percorso già cominciato con "A Possession Story".

  Siamo arrivati al momento dei saluti, vi ringrazio per il tempo trascorso in nostra compagnia e vi faccio un grosso in bocca al lupo. Chiudiamo qui, ma non prima di girarvi nuovamente la parola per concludere questa nostra chiacchierata come meglio credete…

Grazie a te innanzitutto che ci hai offerto questa possibilità e ci hai dato visibilità. Possibilità e visibilità sono le due accezioni che mancano quasi completamente alle compagini italiane, restiamo un Paese profondamente esterofilo a livello musicale e non solo; ascolto gruppi che sono dei veri abomini che vengono idolatrati… La verità è che la maggior parte delle band sconta un totale disinteresse da parte della stampa specializzata e da parte di chi dovrebbe promuovere la musica inedita: se un prodotto non è pubblicizzato, non viene acquistato, è la legge elementare del mercato… Dico ai ragazzi di essere curiosi ed ascoltare le innumerevoli realtà italiane, ce ne sono alcune davvero notevoli. «Rock on!»

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Un pensiero riguardo “BLACK INSIDE

  • 7 Dicembre 2015 in 8:51
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    Davvero una bella ed esaustiva intervista che mette in luce quante realtà stupende esistano in casa nostra,bravi,vi aggiungerò alle band ottime da comprarne i dischi,avanti così,ci vogliono persone con tale passione e dedizione!Stay Metal!!!

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