Black metal e antifascismo: un'intervista a Waldo (Etxegiña)

Black metal e antifascismo: un’intervista a Waldo degli Etxegiña

Direttamente da Francia e Paesi Baschi, gli Etxegiña sono un progetto black metal formato dal mastermind Waldo Losada, accompagnato da altri musicisti. Lo scorso anno, la band ha pubblicato il suo primo EP Herederos Del Silencio, che è stato ben recepito dalla critica, in particolar modo all’interno della scena RABM. Abbiamo recensito positivamente il loro EP mesi fa, ed è per questo che siamo entrati nuovamente in contatto con Waldo per porgli qualche domanda.

Ciao Waldo e benvenuto su Aristocrazia Webzine! Prima di tutto, so che Etxegiña ha un significato particolare per te, e il nome della band è legato in qualche modo alla tua famiglia. Puoi spiegarci chi era Etxegiña?

Ciao e grazie a te. Per me è un piacere essere intervistato da Aristocrazia dal momento che siete una delle poche webzine italiane che seguo insieme a Semirutarum Urbium Cadavera. Etxegiña è una parola basca che significa costruttore, costruttore di case per essere preciso, ed era il soprannome del mio bisnonno, Ciriaco Urigüen Aranzabal. Il mio bisnonno era un maestro armaiolo, cosa che sorprende le persone perché si potrebbe supporre che il suo soprannome fosse legato al suo mestiere. Durante la Guerra Civile Spagnola, Ciriaco combatté contro le forze fasciste di Franco, e per questo venne imprigionato e mandato nei campi di tortura. Ho scelto il nome Etxegiña per onorare la sua lotta, ma anche gli sforzi di tante famiglie spagnole. Il significato di questa parola è piuttosto importante anche per me, dal momento che l’estrema sinistra spesso è associata, in modo caricaturale, a un’accezione del tipo anti tutto e pro nulla. Sicuramente potremmo concordare che è una posizione nata dall’ignoranza, ma penso che al tempo stesso sia importante sottolineare che voglio costruire qualcosa.

Il vostro primo EP Herederos Del Silencio parla di alcuni eventi della Guerra Civile Spagnola. Puoi dirci qualcosa di più in merito?

Delle quattro tracce del nostro EP, tre ricostruiscono eventi storici della Guerra Civile Spagnola. In pratica tutte le tracce, eccetto “Nosotros Los Etxegiña” che fa riferimento a più argomenti (Paesi Baschi, silenzio, militanza, tortura) e gruppi politici (CNT, Mujeres Libres). Quel pezzo è, per me, una sorta di introduzione ai temi trattati dalla band.

“El Roble Que Brota Indemne” parla del bombardamento di Guernica, con una piccola svolta narrativa. In pratica, c’è una tradizione a Guernica che risale al XIV secolo: i baschi si prendono cura di una quercia sacra che simboleggia la loro libertà. Ogni volta che una quercia muore, viene sostituita da uno dei suoi germogli. Ognuno dei primi alberi aveva un nome: The Old Tree, The Father Tree. La quercia che resistette alle bombe incendiarie ed esplosive che fecero naufragare Guernica nel 1937 era il Son Tree. Ho pensato che fosse più interessante concentrarmi su come quell’albero sia sopravvissuto a quell’attacco fascista che come testimone dell’evento. Come se la sua linfa custodisse il ricordo della sofferenza del popolo basco.

“La Montaña” non è un riferimento alle montagne o una glorificazione della natura, come si potrebbe pensare. Era il nome di una caserma militare a Madrid. Nel luglio del 1936, quando scoppiò la guerra, una delle problematiche più importanti delle città socialiste era sapere se i corpi militari sarebbero stati fedeli alla Seconda Repubblica o se si sarebbero uniti ai ribelli armati fascisti. Poiché il governo non faceva praticamente nulla, i gruppi antifascisti locali iniziarono a distribuire alcune armi e i civili iniziarono ad assediare La Montaña con l’aiuto di luogotenenti di artiglieria. Offrirono ai militari di arrendersi ma l’esercito non accettò i termini del popolo. La descrizione di Guzmán della battaglia è straziante. Ricordo vividamente come dice che ogni volta che un civile cadeva morto, un altro veniva rapidamente a prendere il suo fucile e continuare la battaglia. La Montaña è stato uno spargimento di sangue totale. Il popolo ha vinto ma l’ha pagato con molte vite.

“Los Cadaveres Insepultos De Albatera” parla del campo di concentramento più famoso della Spagna. Albatera era un vecchio campo di lavoro della Seconda Repubblica Spagnola. Il suo scopo era la riabilitazione attraverso il lavoro. Prima che i ribelli fascisti prendessero il sopravvento, deteneva 1.039 prigionieri. Quando fu trasformato in campo di concentramento, la popolazione generale era stimata tra 12mila e 30mila individui. Le condizioni di vita del campo erano disastrose, a causa della mancanza di cibo e acqua. Un barattolo di latta ogni due giorni da dividere tra due prigionieri, una pagnotta da dividere in cinque. La mancanza di acqua nelle vicinanze ha portato al proliferare di una cattiva igiene e alla diffusione di malattie intestinali, scabbia, tubercolosi e tifo. I prigionieri venivano torturati ogni giorno. Spesso venivano legati agli alberi con filo spinato e picchiati fino a perdere conoscenza. Furono anche giustiziati pubblicamente, soprattutto se qualcuno scopriva che uno dei prigionieri era stato un soldato repubblicano, o anche se era un attivista politico. Il campo di concentramento di Albatera fu chiuso nell’ottobre del 1939, perché le condizioni sanitarie erano fuori controllo. La maggior parte dei prigionieri sopravvissuti furono mandati in prigione.

Qualcuno conosceva già gli Etxegiña per via del vostro primo singolo “Nosotros Los Etxegiña”. Il vostro nuovo EP è stato accolto positivamente dalla critica e sembra aver raggiunto una buona diffusione. Ti ritieni soddisfatto? Te lo aspettavi? 

Non mi aspettavo tutto questo supporto, soprattutto considerando che non abbiamo messo l’album in streaming su qualche grosso canale YouTube apolitico. Ma sembra che questo non sia più necessario, penso che abbiamo comunque raggiunto molte persone. Tutto il merch ha venduto bene e anche piuttosto velocemente. Inoltre sapere che avremo una stampa in vinile dell’EP su True Cult Records è veramente un dono. Non mi aspettavo tutto questo. Va da sé che sono soddisfatto del risultato raggiunto. Ho avuto il piacere di parlare con molte persone dal momento della pubblicazione di Herederos Del Silencio, e il punto è di condividere un messaggio politico e storico. L’obiettivo principale era di rendere più persone interessate alla Guerra Civile Spagnola. Nonostante la Spagna non sia il Paese dove l’EP sia andato meglio, sono rimasto piuttosto commosso nel ricevere messaggi del tipo «cose del genere sono successe anche alla mia famiglia», «mio nonno è stato ammazzato dai soldati fascisti», «ho capito che questa storia è simile alla mia storia». Siamo andati oltre le mie aspettative, è raro per una band così piccola creare un legame così forte con il proprio pubblico. Non credo mi aspettassi che il disco venisse acclamato. O meglio, sapevo che quello che ho messo in piedi con i miei compagni di band fosse buono e che la produzione fosse bella. Questo però non basta per ottenere la diffusione sperata, come molti musicisti talentuosi sanno. Puoi controllare solo alcune cose, quando pubblichi il disco e poi promuovi la tua musica. Speravo che l’EP piacesse e sono contento che questo sia accaduto in così breve tempo, specialmente perché ci sono voluti ben due anni prima di pubblicarlo.

Da un punto di vista strettamente musicale, Herederos Del Silencio è certamente un EP black metal. Al tempo stesso, è piuttosto melodico e peculiare, e non è facilissimo trovare band che suonino simili agli Etxegiña. Quali sono le tue maggiori influenze?

Questa è una domanda che mi sono posto spesso. Provo difficoltà a collegare la mia musica a band preesistenti, e lo dico con massima onestà. Non intendo dire, ovviamente, che io sia migliore di chiunque altro. Di solito, le persone sono sorprese perché ho suonato in band differenti e nessuna di queste suona come gli Etxegiña. La ragione principale è che questi progetti avevano già una forte identità prima del mio arrivo. Come musicista, penso sia importante che la propria identità non oscuri il progetto con cui collabori. Gli Etxegiña però sono la prima band che ho fondato io e in cui sono il compositore principale. Di sicuro ci sono elementi sia moderni che vecchia scuola, con momenti epici e malinconici. Immagino di avere un senso di melodia diverso rispetto a certi artisti black metal, magari il mio retaggio spagnolo è più o meno visibile in questo. C’è comunque una folta varietà di generi in grado di ispirarmi. Nel black metal inteso a più ampio raggio, mi piacciono molto i primi album degli Enslaved. In chiave RABM, penso che una delle band che più mi hanno colpito siano i Toadeater, e sono conscio che una delle canzoni che ho scritto prende ispirazione da loro. Ma descrivere Herederos Del Silencio musicalmente è piuttosto difficile. La particolarità che può contraddistinguere gli Etxegiña è il costante — per ora — utilizzo di terzine, così che la musica non abbia quel tradizionale feeling binario, diciamo. Il passo non è lo stesso. Ritmicamente parlando, gli Etxegiña si evolveranno con un maggiore utilizzo di tempi inusuali, cosa piuttosto usata nella musica tradizionale basca.

Waldo, tu vieni da un’area dalla fortissima identità culturale della Spagna, ovvero i Paesi Baschi. Questo lo sanno bene anche i tifosi di calcio, visto che le tifoserie di squadre come Athletic Bilbao, Real Sociedad ed Eibar sono piuttosto note per le loro posizioni antifasciste e indipendentiste. Le tue canzoni, però, sono in spagnolo e non in basco. C’è un motivo dietro questa scelta? E cosa pensi a proposito dell’indipendentismo basco?

Bello che tu abbia menzionato il calcio perché sono cresciuto tifando l’Athleti e al tempo prendevamo in giro la Real Sociedad perché giocavano in Segunda Division [ride]. Ora non seguo più di tanto gli sport, diciamo che seguo più la Nazionale spagnola di basket. Ma tornando sul pezzo, la risposta alla tua domanda è molto semplice, ed è che non parlo basco. L’uso delle lingue regionali è stato fortemente scoraggiato durante la dittatura di Franco. Inoltre molte delle regioni settentrionali con una propria lingua erano rosse… Penso che si sia iniziato a sostenere la lingua basca dopo che avvenne la transizione democratica. Per dire, mia madre è nata a Eibar a fine anni Sessanta e non ha imparato il basco a scuola. Le scuole non insegnavano molto a proposito della Guerra Civile Spagnola al tempo. Dal momento che mia madre ha lasciato il Paese da giovane, ho ereditato solo lo spagnolo castellano da lei. Alcuni membri della mia famiglia però parlano basco, principalmente per ragioni di lavoro. Certo, se fossi nato e cresciuto a Bilbao, avrei sicuramente imparato il basco. Magari in futuro collaborerò con qualche musicista basco che possa scrivere dei testi per me, chi lo sa.

Non sono cresciuto in una famiglia particolarmente indipendentista, ma comunque credo che il problema sia più complesso che creare un nuovo confine, perché i Paesi Baschi hanno anche una metà francese. Per creare un vero e proprio Paese Basco bisognerebbe creare un nuovo stato europeo, nato entro i confini di due Paesi. Detto questo, inoltre, non sono un grande fan del concetto del creare confini, ma penso che debbano essere i baschi a decidere cosa fare. Sai, noi baschi potremmo sembrare un popolo un po’ buffo. Non è dappertutto che si cresce assistendo a manifestazioni per liberare prigionieri politici considerati terroristi dal resto del Paese. Potrebbe essere una delle cose a cui mi sento legato: l’ingiustizia delle carceri politiche. Perché spesso i militanti di estrema sinistra vengono imprigionati per sospetto e mandati negli altri angoli della Spagna. Il che in pratica significa che le loro famiglie, i loro compagni di vita e i figli, non li vedono mai.

Siete l’unica band che conosco che ha aggiunto riferimenti bibliografici al libretto del vostro EP, e se ricordo correttamente la vostra sezione merchandising includeva la possibilità di acquistare dei libri. Come mai? Qual è il vostro obiettivo in merito?

Credo che l’Università della Sorbona mi abbia traviato [ride]. Ma seriamente, penso di averlo fatto per via della mia laurea in culture antiche e mondo contemporaneo, quando si parla di storia è importante sapere di cosa si sta parlando senza fare mere ipotesi guidate dalla sola intuizione. Penso, inoltre, che sia più importante essere a conoscenza che ho una posizione politica specifica: tutto quello che affermo è frutto di una ricerca. Quando pensi a ciò, non puoi fingere di iniziare una discussione o problematizzare un aspetto senza averne una conoscenza generale.

Poi c’è questo problema del romanticismo. Mi spiego: in molti circoli di sinistra la Guerra Civile Spagnola è, al tempo stesso, una rivoluzione perduta e la cosa più vicina a una vera rivoluzione che abbiamo avuto. Nostalgia e romanticismo sono però emozioni che traggono in inganno, e non posso ignorare certi fatti solo perché non mi piacciono. Ad esempio, le orrende manifestazioni di anarcosessismo sono una delle cose che detesto profondamente di quel periodo. Se vedi come è stata trattata l’organizzazione femminista Mujeres Libres è disgustoso. Ma ci ricorda anche che tutto il tipo di pensiero «il femminismo intersezionale è un ostacolo alla lotta di classe, ce ne occuperemo dopo la rivoluzione» è piuttosto vecchio… se solo fosse scomparso!

Direi che il mio obiettivo era ed è ancora quello di essere preciso e in grado di supportare qualsiasi testo. Perché se mi concedo una licenza poetica, devo essere in grado di commentarla, di spiegarla. Altrimenti sembrerei solo un pazzo con la testa bloccata nel passato. Ho venduto libri ai nostri primi concerti perché aveva senso. Vuoi avviare una discussione? Vuoi far interessare le persone a qualcosa? Bene, devi dare loro l’opportunità di farlo. E per questo devi pensare fuori dagli schemi. Ci sono un sacco di fan del metal che amano la storia. Volevo dare ad alcuni di loro l’opportunità di conoscere i miei testi e di interessarsi a qualcosa che non fosse il Terzo Reich.

La mia impressione è che Etxegiña sia un progetto che abbia lo scopo di parlare di eventi storici legati ai Paesi Baschi, con una forte connotazione politica. Pensi sia un’interpretazione corretta, o credi che espanderete un po’ le tematiche dei vostri testi?

Penso in realtà che Etxegiña abbia un focus più a proposito delle lotte fratricide. Del resto, è il fratricidio di cui parliamo che avvenne in Spagna. Siamo un Paese di guerre civili, quella del 1936 non fu certo la prima. Ci sono sfumature che si apriranno con il tempo, questo è chiaro. Da un lato ci sono un sacco di eventi che non ho trattato, dall’altro non voglio limitare Etxegiña a dire: bombe fasciste cattive. Non mi sento intrappolato negli eventi accaduti tra il 1936 e il 1939 perché molti storici ora non sono d’accordo con quelle date. Per esempio lo stesso Franco disse alla fine degli anni ’40, se ricordo bene, qualcosa del tipo «la Spagna è in guerra da oltre un decennio». Perché il conflitto non finì nel 1939. Fu allora che i fascisti dichiararono la loro vittoria, ma tutto un altro modo di combattere è continuato con i guerriglieri in aree remote, per esempio. Poi c’è il fatto che la Spagna è uno dei pochi paesi europei in cui il fascismo ha vinto ed è rimasto al potere. La dittatura di Franco ha avuto il sostegno degli Stati Uniti perché era anticomunista. La dittatura terminò alla fine degli anni ’70. Franco è rimasto al potere per trentasei anni e la transizione democratica ripristinò un monarca scelto dal dittatore. Puoi scommettere un sacco di soldi che affronterò queste cose. Inoltre scriverò sicuramente dischi strumentali. Anche perché non ho il lusso di leggere quindici libri tra un disco e l’altro!

Non ci sono molte band black metal dichiaratamente di sinistra o comunque tendenti a sinistra. Hai mai avuto problemi a causa delle tue idee politiche? Inoltre, secondo te, come si può convincere il pubblico ad ascoltare la tua band piuttosto che qualsiasi progetto black metal tendente a destra, se non proprio NSBM?

Penso che molte band abbiano paura di mostrare i loro ideali. Ci sono molti modi pessimi di farlo quando sei un maschio bianco cis. Ma più seriamente, nella mia posizione le uniche brutte esperienze che mi sono capitate sono state ricevere commenti del tipo «gli antifa sono stupidi», «la tua musica non è brutale», «non capisci il black metal». Niente che non possa gestire, sinceramente. Potrebbe essere più difficile se fossi costantemente alla ricerca di concerti e per ora non lo sono. E, ti faccio uno spoiler, suonare con band di sinistra non rende un concerto più sicuro di default. Ci sono criminali sessuali ovunque e alcuni amano inzuccherare i loro crimini con idee progressiste. Per una band che fa molti tour potrebbe essere più complicato. Ma è complicato solo perché molti di loro si rifiutano di creare un’altra scena, un altro modo di fare le cose e si affidano troppo a promotori che sono apolitici o amichevoli coi fascisti.

Sulla questione di convincere le persone a lasciare stare le band NSBM è difficile darti una risposta, perché hai due cose da tenere in considerazione: ci sono persone che ascoltano NSBM perché si identificano con ideologie di estrema destra e razziste e ci sono persone che ascoltano NSBM che non si identificano con ideologie razziste ma supportano comunque quelle band. È difficile far cambiare idea a ciascun gruppo perché uno è il tuo nemico politico — il che significa che sta danneggiando i gruppi minoritari che sostieni — e l’altro lascia che le band la facciano franca separando le loro azioni dalla loro musica. Tutto si riduce a vedere la musica come una merce. E le persone che sono molto preoccupate di sentirsi a proprio agio e non disturbate nel loro tempo di intrattenimento sono difficili da convincere. Il fatto è che stanno supportando passivamente gruppi di odio che fanno danni reali, concreti. Il tempo che usano difendendo il loro diritto ad ascoltare l’ideologia razzista, facendo finta che l’ascolto di slogan e testi razzisti non abbia alcun effetto su di loro, potrebbe essere utilizzato in modi più efficienti se solo si interessassero ad altre band o semplicemente decidessero di non sostenere criminali pedofili, stupratori e fascisti. Tutto questo porta a un terzo gruppo: autoproclamati antifascisti (come lo sono tutti) o persone comunque di sinistra che supportano o ascoltano le band NSBM e/o musicisti che sono stati condannati e accusati di aggressione sessuale. Ma questo è una questione ancora diversa.

Mi risulta anche che tu sia una delle persone dietro Antifascist Black Metal Network, un eccellente canale YouTube che carica musica estrema (non solo black metal, anche altri generi come crust punk e dungeon synth) realizzata da musicisti antifascisti, antisessisti e antirazzisti. Come procede? Quali dischi consiglieresti, tra quelli che avete avuto l’occasione di caricare sul vostro canale?

Onestamente, non sono più parte del network e non collaboro più con loro da qualche mese. Non so bene come stia andando o se la struttura sia un po’ cambiata, per cui dovresti chiedere direttamente a loro. Non sto neanche ascoltando molto metal ultimamente, sono troppo preso da roba jazz. Detto questo, ho scoperto e aiutato a promuovere molte belle band tramite il network. Alcune delle mie preferite sono: Spectral Lore, No Sun Rises, Tumultuous Ruin, Lerna, Iravu, Grat Strigoi, Yor, Mystras, A///Plague, Kaatayra, Bring Forth The Exodus… Ce ne sono troppe, davvero!

E quali sono i prossimi piani per gli Etxegiña? Sarebbe bello vedervi suonare in giro per l’Europa…

Beh, mi piacerebbe molto andare in tour, ma non ci ho pensato troppo visto che la situazione è un po’ complicata dal punto di vista dei concerti. Inoltre, dovrei reclutare due chitarristi metal come minimo di sinistra. Puoi star tranquillo però che sto lavorando duro per fare uscire un disco all’anno per i prossimi due anni. Sto lavorando contemporaneamente alle uscite due, tre e quattro di Etxegiña. Sarà un anno impegnativo, visto che sto anche lavorando su alcuni dischi non-metal e sul mio progetto dungeon synth Touza Senra. C’è la possibilità che quest’anno si possa fare qualche concerto con gli Etxegiña, ma probabilmente in un genere diverso dal black metal… Per ora però non posso anticipare nulla!