BLOODBATH – Intervista

Gruppo:Bloodbath
Formazione:

  • Jonas Renkse – Basso
  • Anders “Blakkheim” Nyström – Chitarre
  • Martin Axenrot – Batteria
  • Nick Holmes – Voce
  • Joakim Karlsson – Chitarre

 

The Arrow Of Satan Is Drawn, il quinto album in studio dei Bloodbath, è uscito lo scorso autunno e ha portato il supergruppo svedese nel suo primo, vero tour internazionale in vent’anni. Non potevamo perdere l’occasione di incontrare il chitarrista Anders Nyström prima della loro unica data italiana, a Milano, per fare due chiacchiere su questa nuova era per una band che tutti hanno sempre considerato soltanto un progetto secondario…


I Bloodbath iniziarono come una jam session tra amici, con ringraziamenti assurdi e incontri nella cucina di Dan Swanö. Ora sono una band in tour con Kreator e Dimmu Borgir. Com’è successo?

È stata un’evoluzione interessante. Abbiamo iniziato per scherzo, eravamo tutti ubriachi e ci stavamo divertendo, cercando di registrare del death metal old school. D’un tratto ci siamo accorti di attirare l’attenzione delle etichette, che ci dicevano: «Voi tutti assieme siete una cosa troppo grande perché rimanga solo uno scherzo». Il nostro demo non avrebbe mai dovuto essere pubblicato, l’idea era che fosse una presa in giro delle cassette che uscivano negli anni Ottanta. Invece la Century Media volle distribuirlo seriamente, abbiamo dato una possibilità alla cosa e la ruota iniziò a girare. Appena fu pubblicato, arrivarono i primi feedback e wow, quella musica davvero significava qualcosa per qualcuno. I Bloodbath stavano crescendo, non erano più uno scherzo, ma diventavano sempre più divertenti. Ci dicevamo: «Queste sono tre canzoni, ma ne abbiamo tante altre». All’improvviso abbiamo fatto un album, che ha portato a un altro album, e iniziarono ad arrivare offerte per delle esibizioni dal vivo. Pensammo di fare uno show. Il primo e l’ultimo, a Wacken.

Wacken Carnage.

Esatto. Ma non abbiamo mantenuto la nostra promessa, quello show non poteva essere l’ultimo, le offerte continuavano ad arrivare. La lineup cambiò un po’: Mikael [Åkerfeldt, degli Opeth] se ne andò, Peter [Tägtgren, degli Hypocrisy] lo sostituì, poi Mikael tornò indietro… Stavano succedendo così tante cose, questa band non poteva più rimanere uno scherzo. Era ancora un side-project, ma sempre più serio man mano che passava il tempo.

Tu e Jonas [Renkse, il bassista] avete messo in pausa i Katatonia, eppure considerate ancora i Bloodbath un progetto secondario?

Essere in tour coi Bloodbath al momento è il mio impegno principale. Mi concentro al 100% su un progetto mentre lo porto avanti, per cui anche se i Katatonia sono la band della mia vita, al momento li ho messi da parte per concentrarmi sui Bloodbath. Ma ci potrà essere un momento in cui metterò i Bloodbath da parte per fare qualcos’altro, ogni cosa ha il suo spazio. Una band richiede la massima attenzione, e quando abbiamo iniziato a partecipare ai festival estivi abbiamo capito che i Bloodbath non erano più solo un progetto secondario… È difficile da spiegare, dopo tutto sono passati vent’anni da che abbiamo cominciato, ma non siamo sempre stati attivi durante tutto questo tempo. È strano, in questo senso, è… [si ferma a pensarci su] vent’anni, diamine. Mi sembra che ne siano passati cinque.

Probabilmente il fatto che non siate stati sempre attivi ha aiutato, da questo punto di vista. Ma ricordo di aver letto in altre interviste che al tempo pensavate che Grand Morbid Funeral sarebbe stato il vostro ultimo album, e ora c’è il suo seguito e siete in tour per supportarlo. Immagino che continuerete ancora.

Sì, i Bloodbath non sono mai stati così grandi e non si fermeranno. Pensavamo che Grand Morbid Funeral sarebbe stato un ottimo commiato, perché non avevamo fatto alcun piano, ma dopo essere stati in tour insieme sappiamo che funziona tutto alla perfezione. La nostra attuale formazione è solida, tutti hanno una visione per il futuro della band e stiamo già parlando di un potenziale seguito di The Arrow Of Satan Is Drawn. Decisamente, non ci fermeremo.

E devo chiederlo, perché sono un grande fan: ci sono speranze di vedere Dan Swanö nuovamente coinvolto nei Bloodbath?

Il punto con Dan è che non vuole e non può andare in tour. Ha un’occupazione a tempo pieno in Germania, uno studio e non gli è mai piaciuto andare in tour. Persino con gli Edge Of Sanity non ha mai voluto farlo.

Ho chiesto, perché non ho mai avuto occasione di incrociarlo dal vivo.

Sì, succede molto di rado. Penso di aver visto io stesso gli Edge Of Sanity solo una volta. Ovviamente c’era per il Wacken Carnage, ma era uno show unico. Ha visto dei nostri concerti, lo invitiamo come ospite di quando in quando, è salito sul palco a cantare “Eaten”, di cui è grande fan, ed è sempre benvenuto a partecipare a qualsiasi canzone. Può suonare la batteria, la chitarra, può cantare. Qualsiasi cosa, gliela faremmo fare. Ma è difficile dire al momento se potrà esserci qualcosa in più di questo. Come ospite, d’altra parte, è assolutamente probabile partecipi, una volta o l’altra.

Parliamo di musica: hai detto che in questo album avete avuto maggior riguardo per i testi…

Beh, il simbolismo è un po’ sepolto, perché quando suoni death metal deve essere orrore, violenza e slasher movie. Tutti i film horror sono un’enorme ispirazione, e a livello superficiale sarà sempre così. A volte però aggiungi un po’ di sottotesto nascosto, per esempio il titolo stesso dell’album, The Arrow Of Satan Is Drawn, è una metafora per ciò che sta accadendo nel mondo di questi tempi: un futuro molto incerto, molte parti del pianeta affrontano tempi bui, questo senso di incertezza dilagante…

Te l’ho chiesto proprio perché qualche mese fa stavo parlando con Mikael Stanne, e anche se i Dark Tranquillity hanno ovviamente un approccio completamente diverso rispetto a quello dei Bloodbath, lui raccontava che nella musica è impossibile evitare di parlare del mondo che ci circonda. E anche se si tratta di violenza e film dell’orrore non può non esserci una connessione.

Infatti c’è. Può essere più o meno forte, ma è impossibile sfuggirle. È la tua vita, la tua quotidianità, devi rielaborarla in qualche modo, e chiaramente tramite i testi di una canzone è più facile illustrarla e raccontarla.

Nyström sul palco, foto di Luxus Photo

Parlando di quotidianità, sei un musicista da quasi trent’anni. Il che significa che hai vissuto un periodo in cui per avere un gruppo eri obbligato a mettere delle persone insieme in una stanza a provare. D’altra parte ora sei in tour con una band sparsa per la Svezia e, presumo a parte te e Jonas, non vi vedete molto spesso. E tu stesso hai raccontato che l’unica jam dei Bloodbath fu proprio la prima, a casa di Dan Swanö, nel ’98. Pro e contro di questi due diversi approcci?

Oggi c’è molta meno magia. Nelle jam c’era magia, quando ti incontri, a livello umano, è in quel momento che succede. Ma oggi è tutto molto più comodo, puoi fare le stesse cose dal divano di casa tua. Hai un sacco di scorciatoie e risparmi un sacco di tempo, che per i Bloodbath è fondamentale. C’è sempre stato questo problema con la band: la mancanza di tempo. Tutti noi abbiamo impegni così diversi dagli altri che nessuno è mai disponibile. Anche se riusciamo a mettere insieme metà della band, l’altra metà è indisponibile, probabilmente in tour dall’altra parte del mondo. Per cui l’unico modo per andare avanti è effettivamente grazie alla tecnologia del 2018 e alle possibilità che ci dà. Non siamo mai in studio insieme, che è un’altra delle ragioni per cui ci mettiamo così tanto a completare i lavori per un album. Ma siamo scesi a patti con questa situazione: è così che dev’essere, altrimenti non ci sarebbero i Bloodbath. D’altro canto è vero, come dicevo, che manca un po’ di magia in questo processo.

Tocco questo argomento perché sempre più gruppi oggi debuttano come one-man-band, progetti da camera. Per i Bloodbath la tecnologia è l’unica opzione, ma per molti altri è una scelta.

Penso che il momento delle prove sia un passaggio fondamentale attraverso il quale ogni musicista deve passare. Con altri membri. Discutendo. Cambiando idea. Imparando da ciascuno degli altri e cementando il rapporto. Se ti siedi davanti a un pc e pensi di poter fare tutto tu, con una drum-machine e un software… Beh, è vero, puoi farlo, ma dov’è la magia? È la tecnologia a permettertelo. L’ho fatto anche io, con Diabolical Masquerade, il mio progetto solista, eravamo io e una drum-machine e ho lasciato fuori tutto il resto, ma prima di arrivare a quel punto sono stato per anni e anni in sala prove. E la sensazione di andare dagli altri ragazzi a dire: «ho tre riff nuovi, sentite qua», «Fico, adesso ci aggiungo il beat», e ci si sedeva e si discuteva di cosa si volesse fare con la band… Si parlava di tutto, dai design ai piani per il futuro, era una sensazione meravigliosa.

A proposito di magia: Century Media fa parte di Sony, Candlelight di Universal e Nuclear Blast è stata recentemente acquistata da un’azienda francese. Un commento comune a questa situazione è che quando l’industria musicale entra nel mondo del metal non ha la minima idea di come comportarsi.

L’industria pensa ai numeri e non ha la minima cognizione dell’attitudine o degli ideali di una band, di cosa questa vuole trasmettere. È fondamentale che tra i tizi negli uffici e i gruppi ci siano persone che capiscano entrambi i lati della barricata. Se finisci tra le grinfie di qualcuno di grosso e questo inizia a esigere che tu semplicemente rispetti gli impegni, tutto il divertimento sparisce. Appena inizi a considerare la musica un business, la uccidi. Devi mantenerne lo spirito. Un ottimo esempio in questo caso è Avantgarde Music, la nostra prima etichetta, che è proprio qui di Milano. Sono rimasti indipendenti e non devono indovinare cosa funzionerà e cosa no, semplicemente lo sanno, perché sono parte di questa scena dall’inizio.

Sembra che i Bloodbath siano riusciti a mantenere il divertimento all’interno della propria musica.

Quello che volevamo con questo album era espandere quanto fatto su Grand Morbid Funeral, ma aggiungere un po’ di black metal. Alcuni non apprezzeranno, altri sì. Potremmo perdere dei fan, potremmo guadagnarne altri. Ho sempre detto che i Bloodbath sono il camaleonte del death metal: diversi colori, diversi rami, saltiamo di qua e di là. Abbiamo esplorato il death americano su un album, poi quello svedese, poi quello più moderno con The Fathomless Mastery, poi siamo tornati all’old school con Grand Morbid Funeral, ora questo, e continuiamo a divertirci un sacco.

C’è qualche obiettivo che hai fissato per la band ma che ancora non hai raggiunto?

Sono completamente soddisfatto di come stanno andando le cose, e suonare ai festival è la cosa che mi piace di più in assoluto, ma vorrei registrare un album ai Morrisound Studios con Scott Burns e avere una copertina di Dan Seagrave! [ride]

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