BY THE PATIENT

BY THE PATIENT

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Troels – Basso
Adam – Batteria
Theis – Chitarra
Simon – Chitarra
Tan – Voce

I danesi By The Patient sono una realtà death in pieno sviluppo, hanno due album all’attivo, l’ultimo dei quali (“Premonitions”) rilasciato nel 2012 e recensito sul nostro sito. Chi sono? Da dove proviene il loro amore per il death e dove rivolgeranno lo sguardo in futuro? Chiediamoglielo.

Ciao ragazzi e benvenuti, come state? Il disco è uscito da poco e l’adrenalina è ancora a mille?

Ciao! Stiamo bene. Al momento stiamo provando del materiale nuovo. Il disco è uscito da un paio di mesi ormai. Ci sentiamo ancora molto carichi. Escono ottime recensioni ogni giorno e adoriamo suonare i pezzi dal vivo.

Iniziamo col dare ai nostri lettori una panoramica sulla realtà dei By The Patient: come è nata la band, chi sono i musicisti che la compongono e quali sono stati i passi fondamentali che vi hanno condotto e coinvolto in questo progetto?

Abbiamo iniziato su una piccola isola del mar Baltico, chiamata Bornholm. Tre di noi hanno fondato la band nel 2005 e dopo esserci trasferiti nella capitale nel 2008, la formazione definitiva si è formata nel 2009: Adam alla batteria, Troels al basso, Theis e Simon alle chitarre e voci secondarie e Tan dietro al microfono.

Come sono trascorsi i due anni che distanziano l’uscita di “Servants” e “Premonitions”? Avete suonato molto dal vivo? Com’è stato comporre questo nuovo lavoro?

Siamo maturati. Abbiamo partecipato a concerti importanti come il Wacken e il Roskilde Festival, abbiamo realizzato il nostro primo tour in Danimarca. Comporre il nuovo lavoro è stato diverso rispetto a quanto fatto in “Servants”: questa volta abbiamo composto pezzi che ci piacesse suonare, senza sforzarci di suonare death metal particolarmente tecnico, che era l’obiettivo principale in “Servants”. Non ci sono state restrizioni su melodie o sull’aspetto catchy questa volta. Nessun timore che i pezzi venissero fuori troppo semplici o melodici.

C’è stata una svolta in termini di sound, ho notato una sorta di violenta “europeizzazione”, avete guardato in direzioni più vicine alla vostra terra d’origine con all’interno attimi a tinte post che rendono particolare il risultato. Com’è avvenuto questo cambio di rotta? Si sono modificati anche i vostri ascolti abituali?

Sì, hai ragione. Ci sono un sacco di influenze scandinave in “Premonitions”. Non che sia stato fatto di proposito, ci è venuto così. Questa volta non ci siamo fermati a pensare a come volessimo che l’album suonasse, abbiamo scelto quello che ci piaceva di più e ci faceva scapocciare e saltare in sala prove. L’approccio alla scrittura dei pezzi è stato più spontaneo. Certo, la musica che ascoltiamo quando componiamo ha sicuramente delle influenze sul risultato finale. Questa volta abbiamo ascoltato molto black metal e qualcosa di sludge, e sicuramente questo si è fatto sentire nella composizione dei riff.

Ho apprezzato il fatto che le tracce non tendano solo a pestare violentemente, ricercano fughe atmosferiche e cambi nella sezione ritmica che forniscono anche una certa pressione. “Oceans Of Emptiness” e “Eyes” potrebbero esser state partorite da due band differenti. Vi ritenete completamente soddisfatti del risultato? E quali ritenete siano le canzoni che possono fare idealmente da traino per il platter?

Amiamo la varietà di quest’album ed è proprio riuscire a far questo senza intaccare l’atmosfera e il feeling nel suo intero che, secondo noi, da qualità ad un disco. Tutti i pezzi potrebbero diventare “hit”, proprio per quella diversità, ma ti direi: “Where Time Collapsed”, “Ocean Pf Emptiness” e la titletrack. Ci sono melodia, groove ed atmosfera.

Jacob Bredahl ha curato sia la fase di missaggio che il mastering di “Premonitions”, come siete entrati in contatto con lui e com’è ricaduta la scelta su questo personaggio divenuto col tempo sempre più presente in tale ambito?

Jacob è semplicemente il migliore al momento. In realtà si era occupato del mastering in “Servants” e da allora abbiamo sempre voluto registrare un full con lui. Lo abbiamo contattato ed era eccitato quanto noi all’idea di produrre “Premonitions”, il cui risultato è perfetto. Ha la capacità di catturare le sensazioni e il sound del gruppo, senza montaggi plasticosi e cazzate. Un sound grezzo e naturale. Lavoreremo con lui di nuovo, presto.

Per quanto riguarda l’artwork avete rinnovato la collaborazione con Toshihiro Egawa e la diversità, sia per scelte cromatiche che stile raffigurativo, dei due booklet è palese. Per entrambi i lavori potreste spiegarmi brevemente qual è il messaggio che intendono riferire? I titoli dei lavori sono espliciti e i testi sono d’aiuto, vi chiedo comunque di darmi l’impressione dell’artista che ritengo fondamentale per andare più a fondo nella questione.

Adoriamo il lavoro di Toshihiro sia per “Servants” che per “Premonitions”. Ha disegnato un’immagine davvero bella, catturando le sensazioni e l’atmosfera di questo album. Abbiamo aggiunto noi alcuni dettagli artistici perché rispecchiasse totalmente il titolo e i testi.

Dal roster della Ultimhate, label belga che si sta muovendo bene, siete passati a quello della Deathbound, altra etichetta piccola ma dalle buone speranze. Com’è avvenuto il contatto con i canadesi?

Abbiamo un manager che ci ha aiutato molto. Ci ha messo lui in contatto sia con la Deathbound che con la Ultimhate. Siamo molto soddisfatti della collaborazione con la Deathbound al momento, stanno facendo un ottimo lavoro nel pubblicizzare il nostro album e la cosa sta andando sempre meglio. Sono ragazzi che lavorano davvero duro. Questo si addice perfettamente alla nostra mentalità.

Cosa non vi piace della scena metal odierna?

Non ci è mai piaciuto il pensiero conservatore di molti ascoltatori di metal. Se qualcosa è nuovo, è automaticamente negativo. Anche quando ci sono gruppi che suonano death metal old-school (e non sto dicendo che sia il caso nostro), vengono definiti death-core, solo perché i loro lavori non provengono dai primi anni ’90 o perché i componenti del gruppo sono particolarmente giovani. Credo che tutto il discorso di etichettare la musica stia andando un po’ fuori dalle righe. Sarebbe meglio limitarsi ad ascoltare della buona musica, e se una cosa non ti piace, non ascoltarla e basta, cazzo.

Il Death metal per alcuni sta vivendo un momento di splendore, per altri si sta rilassando godendosi il revival e le sporadiche uscite che si pongono da spartiacque, altri ancora dicono che è saturo di puttanate fra contaminazioni, versioni ciuffo-core e derive melodiche-pop. Qual è il vostro pensiero sullo stato odierno del genere?

Non ci interessa particolarmente la scena del momento. Ci saranno sempre gruppi che fanno musica di merda in ogni genere e no, l’emo-core e il melodic-pop non rientrano nei nostri ascolti, ma se ci sono persone che trovano piacere ad ascoltare questi generi, meglio per loro. Non sappiamo definire con esattezza il death metal, è difficile. Per noi, death metal significa catturare i lato più oscuro del mondo e tramutarlo in musica.

La Danimarca ha sempre avuto delle buone/ottime band nel metal, gente come Artillery, Konkhra, Corpse Vomit, Exmortem e Invocator. Com’è la situazione attuale? Oltre i “vecchi” ancora in attività, quali sono le formazioni che ritenete si dovrebbero seguire con attenzione?

Oggi più che mai, secondo noi, la scena è interessante. I progetti blackened/post hardcore come gli Ajuna, i The Psyche Project e gli Hexis sono, a nostro giudizio, quanto di meglio la scena abbia da offrire.

E a livello mondiale invece quali sono per voi le formazioni cardine sulle quali far ruotare il periodo post “pensionamento” dei nomi illustri?

Oggi come oggi, nomi come: The Secret, Trap Them, All Pigs Must Die, Altar Of Plagues e Black Breath.

Con la passione del vinile mai scomparsa in alcuni filoni, avete mai pensato di produrre una versione in quel formato dei vostri lavori? Vi piacerebbe ricevere una proposta simile?

Stiamo decisamente considerando di pubblicare un’edizione limitata in vinile di “Premonitions” e la nostra label è d’accordo. Forse nel prossimo futuro.

Internet, mp3 e webzine: la mole d’informazioni che ruota intorno alla rete è gigantesca, quanto ritenete sia stato un vantaggio o uno svantaggio l’esponeziale crescita della tecnologia? Ha davvero risolto i problemi delle lunghe distanze e attese, o ha dato via libera ai troppi fruitori occasionali e arraffatori di musica a livello industriale, riducendo l’arte a un click sistematico?

È una cosa ottima che sempre più persone possano ascoltare la nostra musica. Anche se questo significa “rubare” musica su internet. È un fenomeno inevitabile, quindi se questo porta a guadagnarsi più fan, ben venga. Se le persone poi vogliono supportarci, possono comprare i nostri dischi o venirci a vedere dal vivo e comprare un po’ di merchandising.

Parliamo di live, com’è un concerto dei By The Patient? Quali sono gli ingredienti fondamentali per far sì che si possa definire perfetto?

È una carica di energia e passione. Credo che sia evidente per chi ci guarda quando siamo sul palco che amiamo quello che facciamo. E forse il nostro è un approccio più da rock’n’roll che da “evil” death metal. Bisogna entrare nella musica e lasciarla trasparire verso il pubblico.

Date in programma? C’è un vero e proprio tour a supporto del disco con un appuntamento anche nelle nostra Penisola?

Stiamo pianificando tour nel nostro paese e anche all’estero. Non si sa se verremo presto dalle vostre parti, ma ci piacerebbe molto. Ci piacerebbe suonare in ogni parte del mondo ma stiamo pianificando un sacco, per ora.

Dalla prima esibizione on stage all’ultima cos’è cambiato? Sono sempre le stesse le sensazioni che provate prima di salire sul palco? C’è ancora tensione pre-esecuzione?

Abbiamo suonato parecchio con questo gruppo, ma credo che le emozioni che si provano prima di salire sul palco siano sempre le stesse. Amiamo suonare la nostra musica davanti a persone che la apprezzano, e se anche solo una o due teste si muovessero al nostro ritmo tra il pubblico, per noi sarebbe abbastanza. Certo abbiamo un modo diverso di gestire il nervosismo adesso, ma sorprendentemente può ancora capitare di trovarsi a dire “wow, sono agitato da morire in questo momento”, anche quando si pensava che sarebbe stata una passeggiata. Ma è una bella sensazione da dover contenere.

Tre obbiettivi che avete realizzato e tre che vorreste realizzare come By The Patient?

Roskilde Festival, Wacken e aver firmato un contratto. Ma anche solo di aver prodotto un EP e due Full-Lenght. Ci piacerebbe suonare negli States. E continuare a produrre album. E possibilmente suonare sempre di più in giro.

Un disco, un libro e un film che nei vari momenti della vostra vita avete ritenuto fondamentali? E quali lo sono adesso?

“Leviathan” dei Mastodon, “La Leggenda Degli Annegati” di Carsten Jensen e forse “Il Petroliere”.

Cinque aggettivi per definire “Premonitions” e suggerire l’ascolto ai nostri lettori:

Passionale, aggressivo, melodico, atmosferico ed heavy!

Bene, bene, è stato un piacere avervi qui con noi, l’intervista si conclude ma vi lascio ancora un’ultima volta la parola per salutare o mandare a quel paese chi volete, fate voi…

Grazie per aver speso tempo a leggere le nostre parole orribili, piuttosto ascoltate la nostra musica, sicuramente avrà più senso! Grazie a voi e speriamo di vedervi dal vivo presto!

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