Castelli infestati, streghe e black metal: intervista ai Lum

Castelli infestati, streghe e black metal: intervista ai Lum

Tra le tante novità che il 2021 ci ha portato, i Lum sono stati senza dubbio una delle più piacevoli: il duo piemontese, artefice di un black metal grezzo ed evocativo dalle tematiche legate alla stregoneria e al folklore locali, ha recentemente pubblicato il suo primo EP, intitolato L’Feu E La Stria, che ho particolarmente apprezzato. I Lum nascono dalla collaborazione tra Krhura Abro (Inchiuvatu, Feralia, Ponte Del Diavolo) alle chitarre, tastiere e basso e S. (The Ghost Gardener) alla voce e batteria. Avendo già recensito un album dei Ponte Del Diavolo e uno dei Feralia, ho colto l’occasione per scambiare qualche parola con l’eclettico Krhura riguardo alla nascita del progetto, al suo futuro e alle tematiche trattate nell’album.


Ciao Krhura, grazie per averci concesso questa intervista. Partiamo dall’inizio: come è nato il progetto Lum? Qual è la storia di L’Feu E La Stria?

Krhura: Ciao, è un piacere essere intervistati da Aristocrazia, per me siete tra le webzine più autorevoli nel panorama estremo, ne sono veramente onorato. Per rispondere alla tua domanda, io e S. siamo amici di vecchia data, ma come spesso succede in questi casi col tempo ci siamo un po’ persi di vista. Qualche tempo fa abbiamo ripreso i contatti e chiacchierando del più e del meno abbiamo deciso di provare a metter su un progetto musicale, e nel momento stesso in cui lo dicevamo lo stavamo già facendo, nel senso che siamo letteralmente impazziti a livello di composizione! S. aveva in testa questo concept sulla stregoneria in Piemonte, io sono stato particolarmente ispirato e nel giro di due o tre giorni abbiamo scritto tutto. Questo è proprio il motivo per il quale la registrazione è particolarmente grezza: a differenza degli altri progetti, qui non c’è stato niente di programmato: il disco è il frutto di una session di due o tre giorni in cui abbiamo composto e registrato, quindi il risultato è quello che è, perché non c’è stato editing e volevo che si sentisse proprio questo aspetto lo-fi. Se avessimo deciso di editarlo e produrlo diversamente, avrebbe perso molta della sua spontaneità, oltretutto io non sono né un chitarrista né un tastierista, qui ho suonato tutti gli strumenti perché ho avuto l’ispirazione ma sono fondamentalmente un bassista.
Per quanto riguarda il mixaggio e il mastering, il ragazzo che ha mixato il disco, Roberto (che ha mixato e masterizzato i dischi dei Feralia e l’EP del Ponte Del Diavolo, e tutti gli album dei Sur Austru) ha avuto campo libero. Io gli ho semplicemente inviato i file senza dargli indicazioni particolari per il mix e soprattutto senza voler fare alcun editing: gli errori ci sono e abbiamo voluto lasciarli per non snaturare il progetto.

«Io e S. siamo sempre stati affascinati dal folklore che ci circonda, ad esempio da ragazzini andavamo a visitare castelli infestati in Val Di Susa, il Piemonte è ricco di leggende e luoghi “maledetti”.»

La storia di L’Feu E La Stria mi ricorda un po’ quella dell’EP dei Ponte Del Diavolo, che se non erro era stato composto in sala prove e registrato in presa diretta.

Sì e no, nel senso che trattandosi a tutti gli effetti di una band, con le prove settimanali e con dei ruoli ben precisi, il materiale era già stato composto precedentemente. La cosa particolare è stata la registrazione in presa diretta e analogica e senza editing, quindi anche qui gli errori ci sono, si sentono ed è giusto così. Solo la cantante Elena ha registrato la voce in un secondo momento.

Da dove proviene l’idea di ispirarsi al folklore e alla stregoneria piemontesi?

Io e S. siamo sempre stati affascinati dal folklore che ci circonda, ad esempio da ragazzini andavamo a visitare castelli infestati in Val Di Susa, il Piemonte è ricco di leggende e luoghi maledetti. È stato naturale indirizzare il progetto verso questi argomenti, ma questo è stato soprattutto il lavoro di S., cantante, batterista, autore dei testi e di tutte le grafiche, con le quali ha saputo creare l’immaginario adatto.

Qual è la storia del nome Lum?

Lum significa lume. Per me ogni volta scegliere il nome di un progetto è un trauma, nella lista di nomi che avevamo c’erano Sonet, Lumière e Lum. Quest’ultimo ci piaceva di più, inoltre S. aveva fatto una bozza di logo che ricordava una fiammella e quindi la scelta è stata fatta rapidamente. Oltretutto è piemontese e suona bene, sembra quasi il nome di un folletto!

Quali sono state le vostre influenze in ambito musicale e tematico? L’unica band italiana che a mia conoscenza ha trattato tematiche legate alla stregoneria sono stati i Khephra, con L’Arcano Del Mondo.

I Khephra li conosco, sono un’ottima band ma non conosco quel disco in particolare. A livello internazionale mi vengono in mente gli Ungfell, che trattano tematiche legate al folklore svizzero e lo fanno veramente bene.
Io e S. non ci siamo siamo mai detti facciamo un progetto alla Ungfell, ci siamo semplicemente lasciati guidare dall’istinto e dal concept. Le mie influenze a livello black metal sono principalmente gli Ulver di Bergtatt, i primi Satyricon (in particolare Dark Medieval Times), i primi Taake e i Darkthrone. In questo momento poi sto ascoltando tanta roba nuova tra cui Ungfell, Winterfylleth e qualcosa della scena canadese.
Per quanto riguarda lavori più recenti, un altro disco che mi è piaciuto tantissimo è Im Wald dei Paysage D’Hiver, forse non è immediato ma una volta che ci entri dentro non ne esci più! Un’altra scoperta sono stati i Cult Of Fire, di cui mi sono innamorato grazie all’ultimo doppio album e che ho scoperto facendo ricerche sulla Thelema, argomento che abbiamo trattato nel primo album dei Feralia.

«Per realizzare questo progetto mi sono calato molto nell’atmosfera e nelle vibrazioni dei racconti popolari e delle leggende sulla stregoneria piemontese.»

Ci sono state anche influenze non musicali che ti hanno ispirato per questo progetto?

Direi di sì, sono una persona estremamente sensibile, dipingo e ho anche cercato di musicare miei dipinti. Mi lascio ispirare anche da film e libri. Per realizzare questo progetto mi sono calato molto nell’atmosfera e nelle vibrazioni dei racconti popolari e delle leggende sulla stregoneria piemontese.

Come è nata la collaborazione con Nigredo e Realm And Ritual?

A breve uscirà il CD su Nigredo, etichetta svedese, con una bonus track esclusiva. Le cassette usciranno su Wine And Fog (con una bonus track dedicata) e su Realm And Ritual per il mercato americano. La collaborazione con la Nigredo è nata poiché, essendo io vegano (sono anche titolare di un ristorante), ero entrato in contatto con la proprietaria per motivi di quel tipo e non musicali. Dopo aver registrato l’EP dei Lum, ho fatto una cernita delle etichette e mi sono ricordato di questa ragazza che aveva un’etichetta con un immaginario simile a quello dei Lum, sentivo che c’era una certa sintonia tra il mio progetto e la sua etichetta, e infatti a lei il disco è piaciuto e ha accettato subito di produrci il CD. Per quanto riguarda Realm And Ritual, li conosco già in quanto hanno prodotto il primo album dei Feralia, quindi mi è venuto naturale rivolgermi a loro. Ho contattato Wine And Fog perché mi piace molto il modo in cui gestiscono le grafiche.

Quali progetti avete per il futuro?

Mentre lavoravamo alla produzione del CD, io non mi sono fermato e ho scritto quello che sarà il primo vero e proprio disco. Al momento ho registrato e girato tutte le tracce strumentali a S. che sta registrando la voce. Si tratterà di un full length di sette od otto pezzi. Per quanto riguarda la registrazione, voglio tenere quello stile grezzo ma alzando il tiro: in L’Feu E La Stria ho suonato con i mezzi che avevo, e sono contento del risultato. Il suono di chitarra, per quanto grezzo, mi piace tantissimo. Qui, trattandosi di un full length, voglio offrire una migliore qualità: invece di registrare con un Marshall da 50 watt nel mio armadio, andrò in uno studio di registrazione. Il nuovo album sarà molto più ragionato e anche la produzione sarà all’altezza. Credo che per l’autunno avremo finito di registrarlo.

Avete in programma di esibirvi dal vivo?

Non credo proprio. Io ho già due band e suono con Inchiuvatu. Non avendo pensato alla dimensione live con i Lum, ho sovrainciso diverse volte le tracce di chitarra, per cui dovremmo assumere almeno tre session man. La vedo veramente come qualcosa di improbabile.

«Il progetto sta già destando interesse, non solo a livello di vendita ma anche di scambio intellettuale e culturale.»

Ti è già capitato di dover scegliere in quale dei tuoi svariati progetti incanalare l’ispirazione del momento?

Sì, avendo due progetti black metal, Feralia e Lum, questi sono entrati in competizione a livello di composizione, anche se ci sono delle differenze: nei Lum è tutto molto più spontaneo, mentre con i Feralia siamo in due a scrivere e c’è una maggiore attenzione alla struttura della canzone, penso a come non annoiare l’ascoltatore, a proporre qualcosa di originale. Per quanto riguarda Il Ponte Del Diavolo, questa cosa non accade poiché scriviamo in sala prove e non a casa col PC. Per Inchiuvatu mi limito a imparare i pezzi e a migliorarmi come bassista; sto imparando molto da Agghiastru che, essendo un pianista, ha una logica compositiva completamente diversa dalla mia.

L’intervista volge al termine. In conclusione, sei soddisfatto di come il tuo progetto viene recepito dal pubblico?

Il progetto sta già destando interesse, non solo a livello di vendita ma anche di scambio intellettuale e culturale. Molta gente che mi scrive in merito ai Lum si interessa alla stregoneria e all’occulto e la maggior parte di essa suona, per cui si crea facilmente un dialogo e a volte ci si scambiano anche delle idee e la cosa mi fa molto piacere. Grazie mille a chi deciderà di supportarci!

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