CORDE OBLIQUE

   
Gruppo: Corde Oblique
 
Formazione:

  • Riccardo Prencipe – Chitarra
  • Edo Notarloberti – Violino
  • Alessio Sica – Batteria
  • Umberto Lepore – Basso
  • Annalisa Madonna – Voce
 

Dopo la splendida serata trascorsa in compagnia della loro musica, ho avuto il grande piacere di poter fare due chiacchiere con la mente dietro il progetto Corde Oblique, Riccardo Prencipe. E così, tra una risata e l'altra, si è parlato del passato, del presente e del futuro della band, di arte, di sogni e progetti, e di varie altre cose.


Ciao Riccardo e complimenti per la vostra esibizione appena terminata. Allora, direi di iniziare con una domanda semplice ma necessaria, per dare ai lettori un contesto nel quale inquadrare al meglio il resto di questa nostra conversazione: che cos'è il progetto Corde Oblique? Nato come Lupercalia e rinominato nel 2005, quali sono le sue radici e come è cambiato dal 1999 a oggi? Ma soprattutto, chi è questo Riccardo Prencipe che ha fondato, porta avanti e guida l'evoluzione della band?

Riccardo: Sì, allora: abbiamo iniziato nel '99 con una demo tape, si chiamava "Le Nuit De Samhain" e aveva un carattere molto neo-gotico e neo-medievale. All'epoca ero appassionatissimo sia di arte medievale che di arte antica e iniziava ad affiorare in me un po' anche il desiderio di fare musica antica o pseudo-tale. In realtà i primi esperimenti in questo senso erano anche un po' improvvisati, a volte non fatti in modo così preciso come li si fa oggi; però c'era tanta voglia di fare, tanto di sentire forte l'antico in un modo denso anche se non preciso. E quindi ho inseguito questa idea con il progetto Lupercalia, intitolato in onore dei culti romani della fertilità omonimi, insieme a un violinista assai eccentrico che oggi è Pier Macchiè, non so se lo conosci… [ridacchia]

No, non lo conosco…

[ridendo] Ecco, vai a vedere chi è. In realtà lui, che adesso fa il macchiettista per strada e fa musica napoletana ironica, nasce come violinista d'arte ed era il nostro violinista. Quindi, voglio dire, ha avuto poi una mutazione… [ridiamo entrambi] Però, insomma, era il '99: stiamo parlando di diciotto anni fa, voglio dire, si tratta di una fetta di vita bella lunga. A completare il trio, poi, c'era una cantante dalla voce lirica, Claudia (che oggi è una cara amica), e questa era la formazione: voce lirica, violino (lui aveva questo violino fatto a mano, molto particolare), chitarra e sintetizzatore; tutto molto neo-gotico. Suonammo diverse volte in Olanda con vari gruppi della scena gotica e, insomma, erano bei tempi… A un certo punto, però, decisi di voler mischiare un po' le carte in tavola. Sai, a me piace sempre cambiare le cose, ma sempre con una certa coerenza di fondo, e così ho dato inizio a quest'altro progetto, da solista. In teoria da solista, però, perché poi alla fine la squadra, come vedi, è assai affiatata, perché, di fatto, siamo una squadra. E così iniziai a scrivere testi e musiche per tanti musicisti, tante cantanti: idealmente avrei voluto che in ogni disco ci fossero più voci, non ne volevo una sola. Ricordo che i dischi mi annoiavano, ad esempio un disco con un solo cantante mi scocciava [mentre lo dice ridiamo entrambi]; questo perché l'idea, all'epoca, era quella di «fare un disco con tanti cantanti diversi, però con un'unità», e così, con questa mentalità, iniziai a lavorare a questo progetto che, di fatto, ancora oggi porto avanti. Nel nostro ultimo disco c'è una collaborazione con una cantante bulgara, nel precedente c'era un cantante greco, quindi, voglio dire, un po' ci sono riuscito: c'è tanta roba, dentro, che però ha un suo carattere unitario.

Il tuo lavoro oltre l'essere musicista condiziona inevitabilmente quest'ultimo. Cerchi o hai mai cercato, in qualche modo, di tenere separate queste due passioni, quella per l'arte e quella per la musica?

In effetti io ci provo ma non è possibile. Alla fine è un tutt'uno e, soprattutto, le due cose si aiutano; nel senso che quando sei totalmente esaurito per un lavoro c'è l'altro che viene in tuo soccorso e viceversa: quando è l'altro che ti prende troppo, hai una valvola di sfogo… Voglio dire, faccio sempre questo esempio: è come se avessi un pozzo da scalare e due mura a cui aggrapparti, e quindi ti aggrappi un po' di qua e un po' di là e cerchi di andare verso la luce. Essendo io una persona che spesso è irrequieta, ho bisogno di questi zig-zag.

E in quale misura arte e musica sono indipendenti all'interno del sound della band? Che cosa ci puoi dire del processo creativo dei Corde Oblique: come nascono i vostri brani?

Beh, i pezzi nascono in modo piuttosto improvvisato. In primis c'è una fase totalmente istintiva, in cui tu scrivi, tiri fuori tutto e prendi appunti nei modi più assurdi: col telefonino, col computer, scrivi musica sul pentagramma, lo faccio veramente in tutti i modi. Poi c'è una fase da artigiano, nella quale devi cucire e mettere insieme, un po' come un sarto, queste cose. Poi devi confezionare un prodotto finale, quindi, in un certo senso è come una vera e propria industria, la cui matrice però è totalmente sensoriale. Nella matrice devi essere solo e spesso disperato [si ridacchia] perché poi, appunto, anche quei momenti sono importanti. Devi ritrovare una tua fase di sclero, diciamo così, che ti fa produrre certe cose, e poi devi un attimo tornare in te, razionalizzare e mettere insieme tutto quello che hai tirato fuori.

Anche a un'analisi piuttosto sommaria, appare chiaro che il vostro sound, per quanto inquadrabile come ethereal (neo)folk-progressive, risenta di svariate influenze. Quali sono le principali fonti di ispirazione per te e per la band?

Come abbiamo detto prima, la storia dell'arte, soprattutto quella meridionale. Se io parlo di storia dell'arte, ci viene in mente Masaccio, Michelangelo e Raffaello: no. Non è tanto quella, a cui mi riferisco, perché quella è la storia dell'arte dei vincitori. A me piace la storia dell'arte dei vinti, delle pareti incrostate della chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli, dei pittori Solimeneschi, dei pittori ingiustamente sconosciuti ma invece assai talentuosi. Mi piace ricordare come Proust sia stato, in origine, uno scrittore assai sottovalutato, rivalutato post mortem. Preferisco decisamente questo tipo di momenti. Non mi piace parlare delle cose ovvie, come Raffaello e Michelangelo etc., quelle le lascio al loro successo già assodato. A me piace parlare di Casertavecchia ai tedeschi e farla andare a visitare a loro, perché sono quelli i luoghi che meritano questa specie di successo e di rivalutazione.

Da ascoltatore di musica metal più o meno attivo ti chiedo: negli ultimi tempi hai notato anche tu una specie di rinvigorimento nella scena campana, come una sorta di rinascita?

Allora, io purtroppo non seguo molto la scena campana, però vedo che a volte ci sono dei festival metal interessanti. Purtroppo non ho molto tempo per potervi partecipare, però io continuo ad ascoltare metal, sempre: quando il metal ti entra dentro, quando ce l'hai nel sangue, non puoi farci niente, ci resta. E questo carattere resterà sempre con noi, perché sebbene noi suoniamo strumenti acustici, l'intenzione rock (e anche un po' metal), soprattutto in me, ma anche in Edo, persiste.

La butto lì: c'è mai stata l'intenzione per i Corde Oblique di instaurare un qualche tipo di rapporto o legame con questo genere di ambiente e sonorità? Chiedo senza mettere alcun limite: che si tratti o si sia trattato di una pubblicazione condivisa, dell'utilizzo di ospiti provenienti da quell'ambiente o persino dell'organizzare live, dividendo il palco con band.

Guarda, a me piacerebbe molto! Oltretutto, nell'ultimo disco ho addirittura reintrodotto la chitarra distorta: la ghost track è quasi un pezzo death metal, è anche su Youtube, alla fine del video "Suono Su Tela". Quindi sì, assolutamente, sarebbe bello. Noi in realtà avevamo anche iniziato a lavorare a una cover di "The Call Of Cthulhu" dei Metallica, che però poi non si è realizzata, perché per fare una cover del genere bisogna stravolgere il brano in un modo assai forte e, voglio dire, è un'operazione lunghissima: l'abbiamo un attimo accantonata, tuttavia non escludo che la si possa riprendere in mano. In definitiva, sì, assolutamente, sarebbe bello: è decisamente un'idea che ci stuzzica e che sarebbe senz'altro positiva.

Tra l'altro, complimenti per la cover degli Anathema

Grazie, grazie. Noi con gli Anathema abbiamo fatto sia una collaborazione con Duncan Patterson, che è stata inserita in un album, e poi con Daniel ci siamo esibiti live. Loro, in realtà, erano già famosi negli anni '90 con un disco che si chiama "The Silent Enigma", un album grandioso. Poi hanno avuto questa fase un po' più commerciale che li ha portati alla fama più grande, ma io sono legato ai primi dischi, quelli più violenti, anche se "We Are Here…" è secondo me un grande capolavoro del rock melodico.

Ritornando a noi: come si è detto prima, il progetto ha avuto origine nel 1999, ciò significa che quest'anno festeggia la maggiore età. Nel corso di questi diciotto anni sono stati tanti gli artisti che hanno avuto modo di collaborare con la band e si è trattato di musicisti tanto della scena musicale underground italiana quanto di quella internazionale. Quali sono stati gli ospiti che ricordi con maggiore affetto?

Mah, allora, gli ospiti che ricordo con maggior affetto sono quelli che hanno fatto le cose col cuore e che l'hanno fatto veramente per passione, dando il loro contributo creativo. Quando fai delle collaborazioni, chiaramente, conosci la parte artistica delle persone, vedi cosa ci mettono gli altri nella musica… Un po' come un rapporto di amicizia estemporaneo, diciamo così. Nell'ultimo disco, ad esempio, ci ha dato tanto Denitza Seraphimova, cantante bulgara di un gruppo chiamato Irfan, che stimo molto e che conobbi perché noi eravamo sotto la stessa etichetta francese, la Prikosnovenie, un gruppo simil Dead Can Dance. Lei ha davvero un talento incredibile, cioè, una persona con cui sento un feeling sonoro tale da far sembrare che ci conosciamo da dieci anni e che proviamo tutti i giorni, ma che praticamente non ho mai incontrato di persona. Questa è l'alchimia che nasce quando c'è l'intesa artistica con le persone.

Bello quando la si trova, sì… E parlando ipoteticamente, ora, se potessi scegliere tre artisti da includere come ospiti nel prossimo lavoro della band, chi sceglieresti? E perché, ovviamente.

Ah, bella domanda, perché io penso a tanti nomi ma ovviamente solo con pochi riesco, vuoi perché non riesco a mettermici in contatto o per altri motivi. Per esempio, un ospite che io mi sono perso (per colpa mia) è stata Misia, una cantante portoghese che adoro: purtroppo ci siamo scritti tante volte, io le avevo mandato delle musiche, che a lei piacquero, ma lei non è, diciamo, autrice, insomma, voleva che fossi io a scriverle le cose. A me sarebbe piaciuto farla cantare in portoghese, però io non so scrivere in portoghese [ridacchia], quindi la cosa non si realizzò. Tornando alla domanda, io partirei dai big, quelli coi quali sarebbe impossibile fare una cosa del genere, perché noi alla fine siamo una band indipendente; magari sì, abbiamo avuto delle soddisfazioni, suoniamo fuori, però comunque siamo una band piccina, tra virgolette. Quindi, voglio dire, alcuni di questi nomi sono di difficile realizzazione. Per esempio, io sono un grande fan di Battiato dei tempi de "L'Arca Di Noé", in particolar modo, e di Fiorella Mannoia. Ecco, se potessi scrivere per Fiorella Mannoia, sono convinto che riuscirei a dare dei brani assai belli per la sua voce, perché è una voce con la quale sono nato, quindi è parte del mio DNA; in italiano mi piacerebbe scrivere per lei, mi piacerebbe scrivere qualcosa insieme a Battiato, però onestamente il Battiato di quei tempi, perché successivamente ha avuto anche una fase ultima che sento un po' meno vicina a me. Anche la Carmen Consoli di "Eva Contro Eva" mi piace un sacco. Questi tre sicuramente. Poi, per esempio, parlando di artisti metal, io sono un grande fan dei Sepultura dei tempi di "Chaos A.D.", altro discone con un suono…

Quelli che ormai sono morti…

Eh… Purtroppo sì, purtroppo si sono sfasciati. Per ragioni che, insomma… Va be', sono fatti loro. Le band hanno sempre delle derive così, succede… Quindi, in definitiva, mi hai chiesto dei nomi, questi sono i miei quattro: i Sepultura di "Chaos A.D.", Battiato, Carmen Consoli e Fiorella Mannoia. Anche se non c'entrano un po' niente tra di loro … [ridacchia]

[rido anche io] Ne uscirebbe un discone che, veramente… Bellissimo…

[Ride] Ovviamente, un altro mio sogno da sempre è Lisa Gerrard. Ricordo che vidi un suo concerto da solista al teatro Ambra Iovinelli di Roma che mi fece letteralmente piangere. Devo dire, a onor del vero, che ho visto anche i Dead Can Dance nell'ultimo tour: mi sono sembrati un corpo ricostruito alla Frankenstein, non sentivo il calore che sentivo in "Towards The Within", nel live dei tempi d'oro; c'è stata una reunion un po' fatta a tavolino, a mio parere. Però ovviamente questo è il punto di vista da fan, non so poi la realtà quale sia.

Non ti preoccupare, è proprio il punto di vista da fan che ci interessa! Allora: il vostro ultimo album, "I Maestri Del Colore", è un lavoro complesso e per come la vedo io anche un po' diverso dagli altri, molto più interdisciplinare, passami il termine, e si è trattato di un disco che è stato finanziato attraverso una campagna di crowdfunding; tra l'altro molto ben gestita sui social network. Come ti sei trovato con questo tipo di esperienza? La rifaresti?

Non la rifarei mai più. Molto meglio metterceli di tasca mia. [qui sono scoppiato a ridere io, lo ammetto, ma poi Riccardo mi ha seguito, N.d.R.] No, allora, diciamola tutta. Io avevo dato inizio a questa campagna di crowdfunding, perché mi sembrava innanzitutto una cosa importante, anche per dare un contributo alle registrazioni: di solito spendo sempre tanto per registrare i dischi, perché sono abbastanza fissato con il suono, nonostante oggi purtroppo le persone mi dicano «io ti ascolto su Youtube, col telefonino», là mi cadono le braccia. Che ci vogliamo fare… Purtroppo le persone non sanno che, con 200 euro (cioè la metà del prezzo di un telefonino) riescono a farsi un impianto stereo piccolo e di altissima qualità; ma questo succede perché non c'è informazione, ovviamente: io stesso l'ho scoperto tramite amici audiofili. Comunque, tornando a noi, io tendo a spendere molto per le registrazioni: sapevo che quei soldi sarebbero stati una parte della cifra spesa per registrare questo disco, però sapevo anche che avrei avuto il supporto di questa etichetta russa — che poi ci ha fatto una bella edizione, con il cofanetto e l'edizione limitata — e quindi volevo dare tanto. Però è stata un'operazione assai stressante, perché poi, nonostante siano tante persone che ci seguono sui social, quando è iniziata la campagna di crowdfunding mi è sembrato come se tutti fossero molto indecisi; quindi bisognava sempre stare lì a scrivere, a mandare il remind… Sembrava quasi dovessi pregarli, onestamente. Però poi si era arrivati a un buon punto e sarebbe stato un peccato non andare fino in fondo. A un certo punto ci avevo quasi rinunciato, lo ammetto. Poi, per fortuna, è arrivato il tour in Cina: facciamo questi nove concerti e i cinesi hanno veramente fatto tantissimo… Infatti siamo andati anche oltre il risultato sperato grazie a loro, perché poi, a seguito di questo tour, hanno dimostrato tanto entusiasmo. I fan cinesi ci hanno dato veramente una grande, grande mano.

Allora, una domanda ansiogena, adesso: quali sono i progetti nell'immediato futuro per la band, siete già al lavoro su un nuovo disco, darete priorità a un certo periodo nel quale porterete la vostra arte e la vostra musica in giro per il mondo o cosa?

Mah, adesso i concerti sono pochi. Ne abbiamo uno a Lipsia, che sarà un grande concerto perché è la terza volta che ci andiamo e il festival Wave Gotik Treffen è sempre di alto livello, quindi spero che anche questa volta sia così. Suonare a Lipsia è un po' come suonare al teatro San Carlo di Napoli, perché è il teatro centrale di Lipsia, ed è bellissimo vedere come, in questa occasione, si popoli di darkettoni. In realtà verrà fuori una sorpresa spero a breve distanza, ma sono scaramantico, quindi incrocio le dita e non dico nulla per ora.

Diciamo che per questa volta è tutto, penso di aver abusato anche troppo del tuo tempo e della tua pazienza. Ti ringrazio per la disponibilità e ti lascio i migliori auguri per il futuro del progetto. A te la parola per un ultimo messaggio ai lettori!

Allora, innanzitutto grazie per l'intervista, perché si sente quando viene fatta con le mani in pasta. In tutti questi anni sono capitate tante interviste, di tutti i tipi e alcune molto imbarazzanti alle quali uno deve sempre rispondere, purtroppo, anche se in quei casi lo faccio con grande disappunto. Invece a queste domande ho risposto con grande piacere, quindi grazie a te! Ringrazio le persone che hanno la pazienza di ascoltare, ringrazio le persone che non ascoltano la musica di bassa lega, che secondo me è il pop da sottofondo; quella musica da ritornello e strofa che sta rovinando l'Italia e il mondo e che purtroppo va per la maggiore. Quella musica è sintomo di mancata pazienza, è come se io volessi non leggere un libro, ma leggere solamente una frase di due righi perché mi scoccio. Chi ascolta il pop, purtroppo, ha spesso questa appeal, non ha pazienza; e invece la pazienza va esercitata. E quindi, siccome vedo la pazienza calare nelle persone sempre più (più si va avanti e più siamo apatici, in tutto: nell'osservare, nel leggere; c'è sempre più Facebook e meno carta, c'è sempre più pop e meno musica classica), io spero, anacronisticamente, che questa cosa migliori. È tutto.

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