Dark Lunacy, un'intervista ai tempi di The Day Of Victory

DARK LUNACY

Gruppo:Dark Lunacy
Formazione:

  • Mike Lunacy – Voce
  • Jacopo Rossi – Basso
  • Daniele Galassi – Chitarra
  • Alessandro Vagnoni – Batteria

Umili, schietti e decisamente in forma: ecco i Dark Lunacy nel 2014. Dopo avervi parlato diffusamente di The Day Of Victory, lasciamo alla navigata band nostrana spazio per esprimersi in prima persona…


Ciao Mike, benvenuto sulle “pagine” di Aristocrazia e grazie per la disponibilità. Partiamo subito con una domanda “tecnica”: al disco non ha preso parte Claudio Cinquegrana, i Dark Lunacy sono quindi tornati a essere un quartetto?

Mike: Un saluto a te e a tutti i lettori di Aristocrazia. Sì, in questo album abbiamo deciso di tornare ad essere un quartetto. La nostra è stata una scelta puramente tecnica le cui motivazioni risiedono principalmente nella grande distanza territoriale che separa noi membri della band. A differenza di Weaver Of Forgotten, scritto da me e Claudio e nel quale gli altri ragazzi hanno partecipato esclusivamente come strumentisti, The Day Of Victory necessitava di un lavoro più a stretto contatto da parte di tutti; abbiamo quindi dovuto fare i conti con tempi e metodi differenti e pianificare il progetto con una logistica ben precisa: questo ci ha portato alla decisione di muoverci con una sola chitarra.

Una domanda che oserei dire naturale per chiunque abbia ascoltato i vostri lavori precedenti: cos’è cambiato da Weaver Of Forgotten a The Day Of Victory? Le differenze sono profonde e molto visibili a tutti i livelli (tematico, musicale e compositivo)…

Mike: Le differenze sostanziali sono il mood con il quale sono stati concepiti i pezzi e la tecnica con la quale sono stati registrati: mentre Weaver Of Forgotten è un disco più introspettivo, formato da canzoni mid-tempo e da atmosfere più scure, The Day Of Victory, invece, è un album più epico e marziale. I brani sono stati scritti attorno alle melodie dei cori dell’Armata Rossa e la musica ha assunto un carattere più deciso ed incisivo.

Parlando dell’aspetto lirico e concettuale: da dove nasce la tua (vostra?) passione per la storia sovietica?

Mike: Più che per la storia Sovietica, la mia attenzione è rivolta alla cultura Russa in generale. Essa arriva ancor prima della nascita dei Dark Lunacy. Essendo appassionato di letteratura classica, i grandi scrittori Russi hanno inevitabilmente contribuito ad individuare in questo grande paese il fulcro dei miei interessi, spingendomi ad intraprendere diversi viaggi in quelle terre. In uno di questi, più precisamente a San Pietroburgo, vidi le cicatrici ancora ben visibili dell’assedio che la città (la allora Leningrado) dovette subire e fronteggiare tra il 1941 ed il 1944. Quella fu la prima volta che incontrai la storia dei novecento giorni di Leningrado, un’epopea che attraverso la testimonianza dei Leningradesi, espressa ancora oggi per mezzo di opere monumentali, ci racconta con inaudita potenza le sofferenze e al contempo la gloria di un popolo che non volle arrendersi. Da qui, è cominciata la voglia di addentrarmi sempre più nella storia, in una continua ricerca dedita a scoprire i dettagli su cosa accadde in Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale. Ricerche e scoperte che riesco a raccontare attraverso gli album dei Dark Lunacy.

È stato difficile riuscire a trovare la quadratura del cerchio, l’assetto finale da dare a The Day Of Victory? Al suo interno c’è tantissimo materiale, inclusi cori militari se ho ben capito, è stata dura far convivere in modo soddisfacente tanti elementi spesso così diversi tra loro?

Dan: Se parliamo in termini di songwriting, onestamente no. È venuto tutto in maniera fluida e senza forzature. E sono convinto che si senta. Anche perché avevamo idee chiarissime sull’anima da dare all’album. Le difficoltà semmai sono state più a livello di produzione in senso stretto, perché far convivere parti elettriche, acustiche, orchestrazioni e cori russi dividendo lo spazio sonoro in maniera che tutto sia udibile e bilanciato è stato indubbiamente un lavoro molto impegnativo.

Parlando in generale della band, dopo diciassette anni il nome Dark Lunacy non ha più nulla da dimostrare: cinque album, un dvd dall’altra parte del mondo, risposte positive dalla critica pressoché ovunque. Qual è la dimensione della band oggi? Riuscite a “vivere di musica”? E, di converso, c’è qualche ulteriore obiettivo in particolare che volete raggiungere?

Mike: Il giorno in cui non vi saranno più obiettivi da perseguire, la nostra storia cesserà. Questo te lo posso garantire. Lo faremo con l’eleganza di uscire dalla porta principale, senza diventare l’ombra di noi stessi. Cosa che purtroppo sta accadendo a molte band, anche più blasonate di noi, che rifiutano l’incedere del tempo e di un mondo che è cambiato. Riguardo al resto della tua domanda, tutti gli elementi della band sono musicisti professionisti che nei momenti di relativa calma si occupano di altre cose. L’obiettivo primario rimane, ovviamente, il progetto Dark Lunacy. The Day Of Victory ci sta aprendo nuove strade, la critica ci supporta e noi abbiamo l’obbligo di vedere cosa c’è oltre.

Guardandoti indietro, c’è qualcosa che cambieresti in tutti questi anni di carriera musicale? Qualsiasi cosa…

Mike: Ti rispondo con una controdomanda: chi è colui che non ha rimpianti? I rimpianti fanno parte della vita di ognuno di noi. Sono la testimonianza della nostra esperienza e la memoria necessaria per non farci ripetere gli errori del passato. Questo vale nella musica come nella vita. Rimanendo in tema, posso dirti che in tutti questi anni, con il senno di poi, alcune cose potevano essere fatte meglio, altre si sarebbero potute evitare e in alcune occasioni per una serie di svariati motivi si sarebbe potuto agire diversamente, ma queste sono solo congetture. Chi non vorrebbe ripercorrere certi passi per avere un’altra occasione? La cosa che conta è che oggi sono ancora qui. Dieci anni fa, non mi sarei nemmeno immaginato di poter essere, a distanza di tempo, il portavoce di un gruppo che ha saputo farsi conoscere in tutto il mondo. Credo che vada bene così…

Ora qualche opinione sul metal in generale (mi sto allontanando sempre di più, ma sono sempre curioso di conoscere il pensiero dei musicisti nel più ampio raggio possibile): è difficile suonare metal estremo in Italia? Diverse band straniere che ho intervistato negli ultimi anni mi hanno detto, purtroppo, che venire a suonare da noi è sempre più complesso, perché le date italiane sono spesso una perdita assicurata. Da musicista, qual è l’immagine che passa del nostro Paese in questo specifico frangente?

Jack: La situazione italiana ormai la conosciamo tutti, è un disastro: la scena metal è sempre più ridotta all’osso, locali ce ne sono sempre meno e anche i festival estivi non rinnovano le edizioni. Chiaramente anche il resto dell’Europa non se la passa bene, ma noi riusciamo ad essere sempre un passo indietro. È normale che poi il nostro Paese non goda di un’ottima reputazione a riguardo, ma del resto le cose vanno esattamente così.

Mercato musicale in crisi nera: il metal sembra essere una delle ultime, se non l’ultima, roccaforte della tradizione dell’acquisto musicale (si tratti di cd, vinili o file via Bandcamp). Secondo te perché il metallaro è così legato a questo aspetto?

Mike: Il metal è una miscela di musica, immagini, atteggiamenti. Una è complementare all’altra e se solo un elemento viene a mancare, gli altri fanno fatica. Per questo chi ha passione non solo vuole ascoltare, ma anche vedere chi c’è dietro a quelle note, vuole leggere i testi e capire meglio di cosa si tratta. Il metallaro, contrariamente al look trasgressivo e all’apparenza irriverente, ha l’anima sensibile ed è assetato di curiosità. Questo fa sì che la mente si nutra e i CD vengano venduti.

Mia domanda conclusiva di rito: una manciata di album senza i quali non potreste vivere?

Alex (a nome di tutta la band): Direi la discografia dei Beatles, Emerson Lake & Palmer (Tarkus), Gentle Giant (Octopus), Billy Cobham (Total Eclipse), Meshuggah (Chaosphere), Tool (Aenima), Primus (Pork Soda), Rage Against The Machine e The Police.

Penso possa bastare, di nuovo grazie per il vostro tempo; a te le ultime parole per i saluti, se vuoi aggiungere qualcosa, questo è il momento.

Mike: Oltre a rinnovarti il mio più caro ringraziamento a nome mio e dei ragazzi, mando a te, alla tua redazione e a tutti i ragazzi che stanno leggendo un grande abbraccio. Grazie per averci permesso di fare il punto della situazione con i nostri fan in modo così dettagliato e di averci permesso di presentare i Dark Lunacy a tutti coloro che ancora non ci conoscevano. A presto.

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