I Dark Tranquillity su "Moment", la pandemia e tanto altro

I Dark Tranquillity su Moment, la pandemia e tanto altro


Il 2021 segnerà il trentesimo anno che i Dark Tranquillity passeranno sulle scene (trentaduesimo, se consideriamo i Septic Broiler), durante i quali la band di Göteborg ha pubblicato dodici album in studio, due dvd dal vivo di cui uno a Milano, e un numero considerevole di ep e pubblicazioni varie. Soprattutto, per quanto i giorni più innovativi e dirompenti siano ormai passati, non c’è un singolo lavoro dei Dark Tranquillity che non abbia convinto fan e critica.


A novembre 2020 esce la nuova fatica della band svedese, Moment, nelle circostanze più imprevedibili che qualsiasi artista si sia mai trovato a dover affrontare a memoria d’uomo. Abbiamo raggiunto il frontman Mikael Stanne per parlare di musica, come affrontare la pandemia e tante altre cose, a partire da come la band si è tenuta occupata in questi mesi.

Mikael: In questo momento il nostro principale impegno è stato legato alla realizzazione dell’album. Abbiamo provato a organizzare degli eventi, a pensare al futuro e tutto il resto, ma, beh, è andata male. Per cui ci siamo detti che per ora ci saremmo concentrati sulle cose che davvero possiamo fare, cercando di rimanere positivi. Proviamo e facciamo in modo che sia tutto perfetto. Di solito facciamo le cose di corsa, perché dobbiamo prepararci per il tour mentre facciamo uscire un album. Ora non ci sono tour, per cui possiamo dedicarci a tutto il resto, ed è anche stato interessante. Questa settimana poi uscirà anche il videoclip di “The Dark Unbroken”, per cui sì, stiamo bene, abbiamo avuto da fare. Ma ho paura che tra un mese, quando l’album sarà uscito e non ci saranno concerti, quello sarà il momento in cui il vuoto ci assalirà. Ugh, non voglio pensarci.

Hai anticipato una delle mie domande: questa è probabilmente la prima volta in trent’anni che avete un album in uscita e non sarete in giro per il mondo a suonarlo. Come contate di riempire quel vuoto? Cosa farete una volta che Moment sarà uscito?

[sospira] Faremo un concerto in streaming, il giorno dopo l’uscita del disco, il 21 novembre, e quello è il nostro orizzonte al momento. Avremo anche una sorta di momento interattivo, probabilmente un aftershow, in cui risponderemo alle domande dei fan, e sarà bellissimo essere sul palco per la prima volta nel 2020, anche se non ci sarà nessuno lì con noi. Volevamo assicurarci di poter suonare insieme, proporremo tutto l’album, in un teatro meraviglioso qui a Göteborg, e faremo finta che sia la prima data del tour dell’album. Verrà tutta la crew dal Portogallo, ci sarà una produzione completa… Solo non abbiamo idea di quando sarà la seconda [ridacchia amaramente]. Ma almeno stiamo preparando delle cose, lavoriamo nell’ottica di quando saremo in tour. Anche se non ci andremo. E sarà strano. Argh [si morde il labbro]. Non voglio pensarci.

Ok, ok, cambiamo argomento.

No, no, il fatto è: sono stato super impegnato con un sacco di altri progetti. In questa situazione, tutti sono piantati a casa e vogliono fare qualcosa, la loro creatività non si ferma. Ho ricevuto un sacco di offerte e idee da altre band, da amici, da perfetti sconosciuti, tipo: «Hey, ti va di cantare qui? Faresti questo? Mi dai una mano nel mio nuovo progetto?». Alcuni sono fantastici, per cui ho detto che sì, certo che lo faccio.

Ti tieni impegnato.

Sì, sì, esatto, una canzone esce già la prossima settimana o la successiva, di un progetto molto figo, ora sto lavorando a un’altra cosa, vorrei fare una cosa per la colonna sonora di un videogioco, ho registrato una parte per una band italiana al debutto, gli Husqwarnah. Semplicemente: perché no? Sono felice di dire di sì a questo genere di cose, cui normalmente dovrei dire di no perché sono in giro, o impegnato, o perché non avrei le energie per seguirle. Ora sono qui, tutti i giorni, tutto il giorno, a urlare dentro questo microfono e registrare [indica il microfono in cui sta parlando nel suo studio casalingo].

Parlando di registrazioni e di Moment in particolare: è stata la prima volta in cui siete stati effettivamente in studio con Chris [Amott] e Johan [Reinholdz], i due nuovi chitarristi, com’è andata? Dai video che avete pubblicato sembra vi siate divertiti.

È stato fantastico. La maggior parte delle canzoni è stata scritta in studio da Anders [Jivarp, batterista], Martin [Brändström, tastierista] e un po’ da me, e quando abbiamo ritenuto di avere tutto il materiale necessario Chris e Johan ci hanno raggiunto per partecipare e aggiungere il loro contributo. Johan ha iniziato a scrivere un sacco, aggiungendo elementi alle canzoni, mettendoci davvero del suo. Chris ha lavorato invece più sulle parti principali di chitarra e sugli assoli, ed è stato interessantissimo vedere come si approcciavano al materiale e alla nostra musica. Siamo una band da trent’anni, per cui è inevitabile che abbiamo il nostro modo di lavorare, Anders, Martin e io facciamo le cose in una certa maniera, dopo tutto questo tempo insieme, mentre Chris e Johan hanno esperienze molto diverse alle spalle. Per cui è stato bello anche solo capire come lavorare insieme, essere certi che tutto suonasse come i Dark Tranquillity, ma sfruttando appieno il loro talento e le loro capacità. Fortunatamente abbiamo avuto un sacco di tempo in studio questa volta, ne avevamo davvero bisogno per poter trovare la giusta alchimia insieme.

Una cosa che ho notato dai video in studio che avete rilasciato è che per la creazione di Moment avete condiviso uno spazio nel significato più ampio: idee e pensieri, oltre ovviamente al luogo fisico in cui vi trovavate. Può sembrare banale, ma negli ultimi anni sono sempre meno le band che lavorano in questo modo, a favore invece di un approccio a distanza, lavorando da casa ciascuno separatamente e magari, forse, alla fine, provare un paio di volte appena prima del tour.

A essere sincero abbiamo fatto un po’ entrambe le cose. All’inizio in studio c’eravamo solo io, Anders [Iwers, bassista], Anders e Martin. Johan lavorava da casa, perché vive a più di quattro ore da qui, mentre Chris vive a New York, per cui all’inizio il modo migliore era inviargli il materiale. Poi Johan ha iniziato a venire qui per i weekend, e abbiamo cominciato a fare sessioni in studio da quattordici ore, concentrandoci al 100% sulla musica. A un certo punto abbiamo prenotato un hotel per lui e Chris, così che potessero essere con noi in studio tutti i giorni. Abbiamo passato settimane lì dentro, insieme. È stato fantastico avere lo studio così vicino. Inoltre, il piano era di far uscire l’album prima dell’estate, per poterlo suonare un po’ ai festival estivi.

Non fosse stato che quest’anno i festival estivi non ci sono stati.

E per noi ha significato più tempo a disposizione in studio. Abbiamo posticipato la pubblicazione a dopo l’estate, per uscire in concomitanza del tour nordamericano. E non c’è stato nemmeno quello, per cui siamo rimasti in studio altre due settimane. Alla fine questa cosa ha fatto il nostro gioco, da un certo punto di vista. Questi rimandi ci hanno permesso di alleggerire un po’ di stress, perché registrare un disco è sempre molto stressante. Questa volta lo è stato comunque, ma non allo stesso modo. Il grosso del lavoro è stato fatto in pre-produzione, e questo ha allentato di molto la tensione. Almeno una cosa positiva c’è stata, in tutto questo caos.

Per cui, se mi permetti il termine, siete stati fortunati, in un certo senso, che la pandemia abbia colpito mentre stavate lavorando al nuovo album e non quando avevate già organizzato il tour. Immagino tu sappia cos’è successo agli Anathema, che hanno chiuso baracca.

Uno dei miei gruppi preferiti, è una cosa tristissima.

In Svezia com’è la situazione, da questo punto di vista? Ricevete qualche tipo di aiuto dallo Stato, in qualità di band che non può svolgere la propria attività? Il governo aiuta gli artisti in qualche modo?

Mmh. Puoi fare richieste per ricevere alcune sovvenzioni, ma sono prevalentemente dedicate ai gruppi che suonano in Svezia. Se hai un’entrata dall’estero, non puoi avanzare la richiesta. Abbiamo avuto sessantacinque show cancellati quest’anno. Di questi, in Svezia ce n’era uno. Non avrebbe molto senso per noi fare una richiesta del genere. Fa un po’ schifo, soprattutto visto che paghiamo moltissime tasse in qualità di artisti qui in Svezia e non abbiamo indietro nessun tipo di servizio, non è che abbiamo dei benefit o degli ammortizzatori sociali perché paghiamo le tasse da musicisti. È dura, così. Stiamo bene, sopravviveremo, ma è dura, e un sacco di gente che in Svezia lavora nella musica e nell’intrattenimento è preoccupata per come la situazione viene gestita. Nelle prossime settimane tuttavia daranno la possibilità di tenere eventi con fino a trecento persone, solo sedute, e magari funzionerà, per quanto sarà certamente strano, e non penso possa essere adatto per un concerto death metal. Ad oggi si possono riunire fino a cinquanta persone, e se le persone sono sedute, magari al ristorante, il limite sale a cento. Stanno provando a fare in modo che almeno i piccoli locali e i teatri possano aprire. Non ho idea se funzionerà o meno, ma almeno è qualcosa e le persone hanno la possibilità di lavorare. Non so, è davvero strano, noi cercheremo di aspettare che passi, abbiamo fissato qualche concerto per l’anno prossimo, ma chissà cosa succederà. Abbiamo alcune date in Russia, ma non so come sia la situazione laggiù, ho parlato con alcune persone e mi hanno detto che va tutto bene, che i concerti ci sono.

È una situazione che cambia giorno per giorno. Ieri il governo qui in Italia ha emanato una legge che prevede la chiusura delle attività commerciali alle 18:00. Puoi ben immaginare l’impatto di una cosa del genere su teatri, club, ristoranti e su tutto quel settore.

Woah. No, in Svezia non hanno mai fatto nulla di tutto questo. Le mascherine non sono obbligatorie, non c’è un lockdown, è più una cosa tipo: hey, state tutti a distanza, ci sono limiti per le persone nei ristoranti, ma è tutto ancora aperto. Credo abbiano preso questa decisione più che altro per la salute mentale delle persone. Esco di rado, cerco di stare in casa, di prenderla con filosofia e di essere accorto anche per chi mi sta intorno, ma potenzialmente potrei fare tutto. Posso andare in un bar vuoto e bermi una birra, vedere un amico, andare a casa d’altri, vedere i miei genitori. Almeno ci sono queste piccole cose, la situazione non è così proibitiva come un lockdown. Non so come farei a gestire una cosa del genere, sarebbe davvero strano. In questo periodo sto parlando tutti i giorni con persone da tutto il mondo, per cui sento un sacco di storie e quasi mi mette a disagio dire che in Svezia è tutto così facile, rispetto a tanti altri posti. E questo solo perché abbiamo deciso di prendere una strada piuttosto che un’altra, la nostra soluzione non è meglio o peggio delle altre.

Scusa se cambio discorso ora, ma l’hai menzionato poco fa: il tour nordamericano. Quest’anno non ci sarà, ma anche il tour del 2021 ha avuto alcuni problemi ed è stato cancellato a causa del promoter. Che è successo?

Da un paio d’anni lavoravamo con questo promoter, un tizio molto particolare, uno di quelli che non vuoi mai vedere o con cui non ti va di passare il tempo. Ma sì, lavorava per noi. Un americano, uno spaccone insopportabile che si comportava perennemente da stronzo, di quelli che speri non si facciano mai vedere — e infatti non c’era quasi mai, e quando c’era tenevamo le distanze. Eppure non avevamo un altro agente, e andare in tour negli States è dura, piuttosto complicato per una band europea, e questo tizio in effetti i tour li metteva insieme, per cui ce lo facevamo andare bene. Avevamo sentito storie di quanto fosse stronzo con i gruppi, per cui non eravamo mai davvero soddisfatti al 100%, ma ci eravamo detti che ce lo saremmo fatti andare bene finché avesse fatto il suo lavoro. Poi però, mi pare Metal Injection, pubblicò un articolo [è stato Metal Sucks] in cui sono raccolte storie e accuse in cui viene detto esplicitamente quanto questo tizio fosse un completo stronzo con tutti quelli che lavoravano per lui e con lui. È stato folle. Sapevamo che fosse un personaggio di quel tipo, ma mai e poi mai avremmo… mai avrei pensato una cosa del genere. La prima cosa che abbiamo fatto è stata verificare che le cose raccontate nell’articolo fossero vere, e a quel punto la mia casella di posta è stata invasa da messaggi di persone che conoscevano la situazione e che avevano avuto esperienze simili con questo personaggio, e cazzo, non potevamo andare avanti, per cui lo abbiamo licenziato. E così hanno fatto tutti gli altri, gente come i Nightwish, Symphony X, Amorphis e un sacco di band grosse che ora lui non può più usare come leva per ricattare la gente. Per cui ora tutti l’hanno abbandonato, ed è meglio così, è stata una liberazione, ora abbiamo un agente fantastico e va tutto bene. Mi dispiace di averci lavorato, con quel tipo. Ma è successo, è andata così, e ora stiamo cercando di rifissare un tour simile, più o meno nello stesso periodo. Sono sicuro che sarà anche meglio, suoneremo in posti migliori [sorride].

Torniamo all’album ora: nel promo digitale non c’erano testi. A cosa ti sei ispirato stavolta, di cosa parla Moment?

Dunque, idealmente il filo conduttore, se devo trovarne solo uno, ruota attorno al titolo. Perché facciamo le cose che facciamo? Cos’è che separa il passato dal futuro? Le nostre esperienze, il modo in cui siamo cresciuti, le nostre conoscenze, la nostra educazione, tutto ciò che informa dove andiamo da qui in avanti, da questo momento in poi. Che strada abbiamo preso? Quali scelte facciamo? E perché? A me sembra che il mondo stia prendendo una direzione, virando verso dei territori che… non mi mettono a mio agio [sospira]. Ne sono turbato e non capisco perché facciamo così. E se lo capisco, non sono d’accordo. Cerco di capire, per me stesso, per quale motivo accade tutto questo. Cosa c’è di sbagliato in noi, cos’è quella cosa nella natura umana che ci porta ad andare contro ciò che è scientificamente provato, ciò che è socialmente accettato. Per quale motivo dobbiamo ribellarci contro queste cose, tra l’altro in un modo che è solo negativo e distruttivo.
Alcune canzoni parlano della perdita di cose che dai per scontate, e di come affronti questa perdita. Dei cambiamenti nella tua vita e di come ti rapporti a loro, di come cercare di mettere ordine nei momenti di dolore e di perdita. Altre parlano di questo comportamento egoista, di come è facile vedere il mondo solo nel modo in cui scegli di vederlo tu, con il paraocchi e senza tenere conto del disegno d’insieme. Questa è una cosa che mi fa infuriare, a tutti i livelli, dai grandi problemi del mondo fin nei piccoli dettagli di tutti i giorni. Chi siamo, ciò che siamo, mi fa davvero incazzare.

Cambio discorso un’altra volta, rimanendo però sempre su un aspetto specifico dell’album: la copertina. Immagino che la separazione da Niklas [Sundin, membro fondatore e chitarrista dei Dark Tranquillity fino al 2019] sia avvenuta amichevolmente, visto che è lui l’autore dell’illustrazione.

Assolutamente. Niklas voleva ancora essere parte della band, ma aveva anche bisogno di stare con la sua famiglia, voleva essere a casa, stare con loro. Non avrebbe potuto funzionare, non voleva andare in tour, non voleva rimanere bloccato in studio per mille anni e semplicemente era giusto che rimanesse a casa, ecco perché all’inizio abbiamo cercato dei chitarristi dal vivo. Man mano che passava il tempo però la situazione per lui diventava più strana, si sentiva come se stesse frenando la band. È sempre impegnatissimo, vive una situazione piuttosto stressante ed è anche lui negli Stati Uniti… Aveva senso, alla fine, che lasciasse ufficialmente, era qualcosa con cui più o meno eravamo già scesi a patti e che prima o poi sarebbe successa. Ma è ancora parte integrante della band per tantissimi altri aspetti, ci sentiamo tutti i giorni per un sacco di cose. È un po’ la stessa cosa che è successa con Martin [Henriksson, altro membro fondatore e chitarrista], quando ha lasciato stava già facendo un sacco di altre cose a parte la musica, era il manager della band e quella parte era più grande del resto, alla fine era una cosa tipo: «Suonare? Va bene dai, poi faccio anche quello». La stessa cosa è successa con Niklas, però con l’arte: lui è un artista, vuole scrivere, ma viaggiare costantemente, fare concerti, non faceva più per lui. Le priorità cambiano, succede.

Beh, siete in giro da trent’anni, ha decisamente avuto la sua parte in tutto questo. Ho nominato Niklas perché l’illustrazione mi incuriosisce. Mi piace molto, e penso sia la più colorata che i Dark Tranquillity abbiano mai avuto. Qual è il concept alle sue spalle, com’è nata?

È partito tutto dal titolo e da alcuni testi. Gli ho mandato un po’ di demo delle prime canzoni, l’idea era di avere qualcosa come un virus che si diffondeva, che col senno di poi non era una grande idea, ma non immaginavo sarebbe arrivata una pandemia. Poi abbiamo discusso l’idea di una rivelazione, di apprendere qualcosa di nuovo, e di quel momento in cui capisci che hai avuto torto e finalmente vedi le cose per ciò che sono realmente, non più per ciò che tu credevi che fossero attraverso i tuoi filtri di fede, di ignoranza o di vera e propria stupidità. Niklas mi ha chiesto qualche riferimento cui ispirarsi e se ne è uscito con questa bozza fantastica, questa colonna di luce con una sagoma al centro, in uno strano contesto che dovrebbe rappresentare il mondo e le sue stranezze, dando l’idea di quanto ti senti distante da tutto prima di renderti conto di ciò che hai davvero davanti.
Quando abbiamo iniziato a discutere i colori per l’illustrazione, volevo che fosse molto diversa da Atoma, per cui gli ho suggerito alcuni videogiochi cui ispirarsi. Gli consiglio continuamente dei videogiochi e lui non ha mai tempo di giocarci, ma io insisto, sono di enorme ispirazione, ci sono artbook e giochi incredibili, alcuni dei migliori artisti del mondo lavorano nel settore videoludico. Gli dico sempre che lui impazzirebbe per alcuni di questi, ma niente, lui non ci gioca mai [dice un po’ risentito].

Adesso il pubblico nerd vuole assolutamente sapere di che giochi stai parlando.

Ah, gioco di tutto. Stesera mi butto su Ghostrunner, che è uscito oggi e sembra fantastico, un gioco di samurai in cui corri sui muri in salsa sci-fi. Ma gioco davvero tanto: Call Of Duty, World Of Warcraft, sono un vecchio nerd di Blizzard. In particolare però a Niklas ho suggerito Firewatch, un gioco indie di un piccolo studio assolutamente fantastico, con questo game design vivace, sui toni del rosso, arancio e giallo. Gli ho mandato un po’ di video e di screenshot e lui: «Fico, potrebbe venirne fuori qualcosa». E ne è venuta fuori l’illustrazione di Moment. Non vedo l’ora, domani andremo dallo stampatore e seguiremo direttamente la stampa dei vinili per la prima volta, e sono gasatissimo all’idea di vedere come sarà la copertina stampata.

Ultima domanda, legata alle vostre attività extra-musicali: cos’è successo all’Atoma stout, la vostra birra? Sto ancora aspettando di poterla trovare in giro per l’Europa.

Nah, per un brevissimo periodo è stata disponibile in Danimarca, ma ora è fuori produzione. Non ne abbiamo fatta una nuova perché in questo periodo tutti i piccoli birrifici sono in grande difficoltà, per cui non è un buon momento. In realtà vorremmo fare una birra dei Dark Tranquillity a Milano col Birrificio di Lambrate, è nei piani, solo che non abbiamo idea di quando sarà fisicamente possibile.

Sappi che io sarò lì quando succederà, promette bene.

Ah, per me sarebbe un sogno, appena riusciremo a viaggiare liberamente di nuovo succederà. Per il momento possiamo solo concentrarci sull’album e sul concerto in streaming. È l’unico modo che abbiamo per sentirci vicini. Per frustrante che sia, è il massimo che possiamo fare ora.

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