DAWN OF A DARK AGE

   
Gruppo: Dawn Of A Dark Age
 
Formazione:

  • Vittorio Sabelli – Chitarra, Basso, Clarinetto, Sassofono, Pianoforte, Tastiere, Voce
 

I Dawn Of A Dark Age sono spuntati fuori dal nulla qualche mese fa, con l'ambizione artistica di scrivere una sorta di epopea e sperimentare con il black metal. Oggi finalmente posso scoprire qualcosa di più su di loro e sul factotum Vittorio Sabelli per condividerlo con voi lettori.


Ciao Vittorio, benvenuto sulle nostre pagine virtuali, finalmente ho l'occasione di approfondire la conoscenza di un progetto interessante e dalle molteplici sfaccettature come il tuo.

Vittorio: Ciao Simone e Aristocrazia Webzine, grazie a voi per l'interesse verso Dawn Of A Dark Age e la saga "The Six Elements".

Voglio essere sincero con te: la prima volta in cui vi ho incrociato, pochi mesi dopo l'uscita di "The Six Elements, Vol. 2 WATER", ritenevo il tuo piano di realizzare una saga in sei dischi piuttosto azzardato. Oggi dopo tre capitoli i miei dubbi sono del tutto svaniti. Cosa puoi dirci della genesi dei Dawn Of A Dark Age?

A essere sincero non pensavo di arrivare puntuale al secondo e terzo capitolo, invece andando avanti sembra aprirsi nota dopo nota, riff dopo riff, un nuovo mondo che mi porta a scoprire diverse sfaccettature della musica e mi dà continui nuovi stimoli per proseguire in questo progetto. Vengo dalla musica classica e dal jazz, e quando ho iniziato a pensare alla saga de "I Sei Elementi" l'idea è stata quella di cercare una nuova via, un modo nuovo di esprimere il black metal, di creare qualcosa di mai sentito, un nuovo approccio al genere con l'inserimento dei miei strumenti a fiato. Uno stile che non si basasse esclusivamente sul raw e sulla violenza, ma che includesse al suo interno elementi compositivi colti, dodecafonia, cacofonia e free jazz, utilizzando nuovi colori e timbri, finora utilizzati poco e niente nel genere.

Solitamente quando si parla di elementi, viene automatico riferirsi ai quattro individuati dalla filosofia ellenica: fuoco, aria, acqua e terra. Nel tuo progetto invece sono diventati ben sei: puoi svelare quali sono i due aggiuntivi? A quale altra tradizione ti sei richiamato?

Sono interessato alle religioni e soprattutto al rapporto di esse con la natura e con l'universo. Per l'intera saga ho preso spunto dalla Wicca, una branca del neopaganesimo che considera lo Spirito come quinto elemento del pentacolo, e si trova all'estremità superiore. Mentre il sesto elemento è il culmine che chiuderà il cerchio e al momento è prematuro svelarlo.

Qual è il filo conduttore concettuale dell'intera saga? A quale epoca oscura ti riferisci?

Il nome Dawn Of A Dark Age prende spunto dal mondo contemporaneo in cui l'uomo cieco per soddisfare il suo ego e salire al potere non si accorge che sta distruggendo quella natura a cui deve la sua esistenza precaria. E la natura si ribella contro di lui in maniera esplicita, con eruzioni vulcaniche, tsunami e terremoti e la forza degli elementi porterà all'inevitabile rottura definitiva tra gli uomini e la natura stessa. Quello sarà il momento in cui Dawn Of A Dark Age si svelerà appieno.

Il primo luglio è uscito "The Six Elements, Vol. 3 FIRE" e le differenze coi predecessori sono piuttosto nette. Per quale ragione hai associato all'elemento fuoco un suono più potente, melodico, atmosferico… quasi epico per i tuoi standard?

Quando inizio a comporre non mi pongo obiettivi, semplicemente se viene un'idea che risulta buona ci inizio a lavorare, poi mano a mano che il brano va avanti cerco di immaginare quel particolare riff piuttosto che una frase melodica e come potrebbe entrare in simbiosi con l'elemento in questione. Rispetto al primo "Earth" molto ruvido e al secondo "Water" più abissale, per l'elemento Fuoco volevo mettere in risalto maggiormente i fiati e gli archi, facendoli lavorare insieme spesso in sostituzione delle tastiere, per dare un tocco magico e un colore nuovo. Per quanto riguarda l'epicità di alcuni momenti, brani come "Enonga's Bells" e "Pompei" mi hanno portato in maniera naturale e spontanea a enfatizzare alcuni aspetti musicali. Inoltre ho optato per una produzione decisamente più chiara e reale rispetto all'oscuro Water, e quello che è venuto fuori è un disco in cui i brani sono molto vari anche se sempre concatenati tra di loro, e ancor più che nei dischi precedenti.

Poco fa hai citato la musica colta e il free jazz fra gli elementi che compongono il suono di Dawn Of A Dark Age, ma quali sono di preciso gli autori o le opere che più apprezzi e potrebbero essere considerate come tue influenze? Ammetto la mia totale ignoranza in questi campi, quindi sono curioso…

Sono contento che gli addetti ai lavori non conoscano o non abbiano certe sonorità nelle orecchie, è sintomo che qualcosa di nuovo si può riscontrare nella mia musica. Senz'altro una mente diabolica come John Zorn ha avuto un ruolo importante per la fusione tra musica estrema e free jazz (o rumori assordanti e fastidiosi come hanno scritto alcune fanzine tedesche a proposito del mio sax che suonava armonici alla Kerry King negli assoli!). Negli anni '90 ebbe la geniale idea di formare i Painkiller, una band grindcore-free jazz insieme al bassista Bill Laswell e Mick Harris dei Napalm Death alla batteria. Non è molto conosciuto nell'ambito metal questo progetto, ma ha dato il la all'esplorazione con gli strumenti a fiato nella musica estrema. E poi la musica balcanica di Bartòk e Kodàly piuttosto che alcuni passaggi di Stravinsky presenti nettamente in "Water" e "Fire".

Per quanto riguarda invece il black metal e il metal in generale?

Sono tante le band che hanno dato il loro contributo alla nascita del mio progetto, senz'altro riconducibili alla penisola scandinava, ma più che essere influenzato o scopiazzare a destra e manca cerco di tenere in mente il detto di Charlie Parker: «Ascolta, imita, studia duramente, ma quando componi dimentica tutto». Nel primo volume "Earth" c'era senz'altro una componente norvegese a tratti richiamante Mayhem e Darkthrone, mentre il secondo "Water" a tratti andava su ambienti doom e death metal, oltre ad alcune aperture sperimentali, come la registrazione in riva al mare di "Mouettes A Midi Sur La Mer Adriatique". Insomma i padri storici del black metal ci sono tutti, ma spero si sentano il meno possibile per dar spazio a nuove sonorità, che sono la componente principale del sound dei Dawn Of A Dark Age.

Dopo due dischi hai cambiato cantante: non più Buran, ma Raato dei Graveborne. Come sei entrato in contatto con lui? Quanto si è mosso in libertà nel disegnare le sue linee vocali e quanto lo hai guidato con indicazioni precise?

Dopo aver usato principalmente le harsh vocals in "Earth" e dopo aver toccato gli abissi in "Water" col growl profondo di Buran, in "Fire" volevo una voce che toccasse il cielo e si innalzasse come una fiamma, e allo stesso tempo più versatile ed espressiva per avere una tinozza di colori il più vasta possibile. Alcune parti declamate come sugli altri dischi le ho aggiunte io, mentre la scelta di Raato al posto di Buran è nata spontaneamente, dopo aver ascoltato un vecchio disco dei Graveborne casualmente. Un po' come vedere un abito in vetrina e sapere prima di provarlo che ti sta a pennello. Dopo averlo contattato gli ho inviato dei demo e lui mi ha dato ampia disponibilità a prender parte al nuovo album. In linea di massima mi occupo di tutto e quindi sia i testi che le linee vocali erano pronte, ma lui non lo sapeva. Gli ho semplicemente inviato le parti strumentali e i testi e lui ha provato per ogni brano diversissime soluzioni, così si spiega la varietà vocale rispetto ai primi due album.

L'unica vera pecca del nuovo disco a mio parere risiede nel suono della drum machine: quanto è difficile trovare un batterista con cui collaborare? Sarà possibile averne uno in carne e ossa in futuro?

Il problema non è tanto il batterista quanto lo schedule imposto, che vede ogni uscita a cadenza semestrale. Ho avuto contatti con alcuni batteristi per il nuovo disco, ma le tempistiche hanno spaventato buona parte di loro (così come alcune label interessate), mentre altri non erano prettamente inerenti alla direzione intrapresa in questo terzo capitolo. Sono stakanovista nel mio lavoro e riesco a lavorare anche per sette o otto ore al giorno, quindi non è ben accetto chiunque non rispetti i tempi e si metta al servizio degli Elementi, anche perché c'è un discreto numero di sostenitori che non vede l'ora di ascoltare il nuovo disco ed è assolutamente impensabile non rispettare queste scadenze.

Per quale ragione ti sei auto-imposto di pubblicare ogni capitolo di "The Six Elements" a distanza di appena sei mesi l'uno dall'altro?

Quando ho iniziato a progettare Dawn Of A Dark Age volevo che ogni cosa fosse relazionata simbolicamente al numero sei, come il numero dei brani e la durata di trentasei minuti esatti per disco, oltre a diversi elementi meno visibili presenti all'interno dell'intero progetto, strutturato come le "Sei Suites Per Violoncello" (ognuna composta da sei movimenti) e i "Concerti Brandeburghesi" (ognuno con un organico diverso) di J.S. Bach. Per questo era moralmente necessario rispettare le uscite semestrali, onde evitare di disperdere forze e idee musicali col passare del tempo.

So che hai una formazione da musicista jazz: quanti anni e quali discipline hai studiato? Da dove nasce invece la tua passione per il metal?

Sono diplomato in Conservatorio e mentre studiavo Mozart e Brahms col clarinetto mettevo le mani sulla chitarra e cercavo di emulare band thrash quali Slayer, Metallica, Exodus e Megadeth che allora andavano per la maggiore. Un amore che viene da molto lontano, ma oltre lo scopiazzamento niente di particolare, era solo uno svago. Dopodiché ho suonato quindici anni in Orchestra Sinfonica per mezza Europa, quindi il fatto di suonare l'integrale delle Sinfonie di Beethoven piuttosto che opere di Puccini, Verdi e Rossini mi ha permesso di addentrarmi in maniera globale nella musica colta che si ritrova a tratti in Dawn Of A Dark Age. Parallelamente mi sono interessato alla musica jazz, diplomandomi nel 2005 e frequentando un Master biennale a SienaJazz oltre a diversi corsi in Spagna e Francia. Grazie allo studio della composizione jazz ho iniziato a scrivere, incidendo due dischi jazz con mie composizioni ("One Way" e "Versus", rispettivamente del 2010 e 2011) e un anti-tributo a "The Wall" dei Pink Floyd dal titolo "The Dark Side Of The Wall" con la R-Evolution Band; in pratica l'integrale del capolavoro floydiano distrutto e ricostruito completamente utilizzando altri generi, uscito per la Wide Production nel 2012. Dopo queste esperienze ho iniziato ad avvertire l'esigenza di mettermi in gioco con qualcosa di completamente diverso, in un ambiente che adoro da oltre venti anni e un viaggio in Norvegia nel 2013 è stato il primo passo a ispirarmi Dawn Of A Dark Age.

Lavorando in solitaria, senti mai il bisogno di ricevere qualche feedback durante le fasi di scrittura, magari da una ristretta cerchia di amici, anche solo per avere la conferma di aver imboccato la strada giusta?

Non è semplice ottenere un reale e oggettivo punto di vista quando stai provando a inserire elementi inusuali come free jazz o musica classica in un ambito ermetico come il black metal. Potrebbe depistare sia il sottoscritto che mettere in difficoltà chi ascolta, non per questo mi chiudo completamente in me stesso perché in possesso della verità assoluta. Semplicemente i brani sono riflesso di esperienze, viaggi, emozioni e stati d'animo in particolari momenti, quindi preferisco che fluiscano naturali così come vengono, il più delle volte lasciando la prima take come quella finale, proprio per cercare di rendere la musica più reale e sincera possibile. Dal secondo album invio delle demo prima di missare il disco ai nostri sostenitori più fedeli per avere un loro punto di vista, ma difficilmente a quel punto torno indietro.

C'è qualche motivo particolare per il quale hai abbandonato l'utilizzo esclusivo dello pseudonimo Eurynomos in favore del tuo nome reale?

Ho iniziato a concepire il progetto degli Elementi da un viaggio in Norvegia durante il quale ho fatto visita alla tomba di Euronymous, e il primo pseudonimo volevo che riportasse in mente colui che mi ha incoraggiato in questa eccitante avventura. Ma col passare del tempo la musica si è allontanata dal territorio norvegese, cercando una propria strada, e a quel punto possiamo lasciare Euronymous riposare in pace, e per questo si continua col nome reale, che rispecchia maggiormente la sincerità della mia musica.

Puoi fornirci qualche anticipazione sulla direzione del quarto capitolo? Hai già iniziato i lavori?

Per tener fede alla simbologia e alle mie fissazioni, il giorno dopo l'uscita di un capitolo inizio il suo successore, pertanto è già un mese che sto lavorando duramente al quarto volume "Air", sul quale posso anticiparti che ci sarà ancora Raato alla voce e importanti novità che svelerò nel corso dei mesi seguenti. Mentre a livello compositivo ci sono già ottime basi per poter proseguire il nostro percorso tra tradizione e sperimentazione, ma questa volta con un deciso cambio direzionale, più inerente all'elemento trattato.

Sicuramente avremo occasione di risentirci in futuro, perciò per ora mi fermo qui e lascio a te la parola per la chiusura.

Non posso che ringraziarti dello spazio e della piacevole chiacchierata, se qualcuno è interessato a supportare questo viaggio unico, l'unico modo è attraverso la nostra pagina. Grazie ancora e a presto.

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