DEATH AMPHETAMINE

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
“Metal” Marcus Frattura- Basso e Voce
X-tian Gazmuri – Batteria
Jay Inman – Chitarra

Oggi insieme a noi per due chiacchiere la band statunitense dei Death Amphetamine. Salve ragazzi e benvenuti su Aristocrazia Webzine.

Scott: Ciao! È un onore rispondere alle vostre domande.

Siete una realtà attivà ormai da quasi una decade, qual è la vostra storia, com’è sono nati i Death Amphetamine?

Cristian: I tre membri fondatori si conoscono dai tempi delle scuole superiori e suonavano Thrash Metal in una band chiamata Buried Dreams e anche nei Cuban Missile Crisis, una band Punk in cui creammo uno dei primi singoli dei DeathAmphetamine: “Death Machine” e anche “The Curse”. La band si formò realmente quando noi tre andammo al college a Umass Amherst e decidemmo che la massa occidentale avrebbe potuto volere più Metal e meno roba hippie. Poichè suonavamo insieme, i nostri rispettivi ruoli erano già stabiliti, io ero il batterista con intensità e facce strane, Scott il chitarrista ritmico e quello che si occupava di logistica e ci guidava, e Asaf era un buon leader ed aveva quel tocco di etnicità che ci faceva sembrare più fighi.

Scott: Beh, Cristian ha detto quasi tutto. C’è la storia delle superiori nei Buried Dreams/Eternal Hatred, entrambi già usati. C’erano Cristian, Asaf e quest’altro ragazzo, Nate Saktewich e poi io entrai come bassista. Era qualcosa tipo Megadeathmetal, credo. Non funzionò, per cui continuai a cercare di creare una band con Asaf e Cristian in altri generi che volevo fare, come nei Cuban Missile Crisis in cui ne abbiamo cambiati molti. Finì che eravamo principalmente io e mio fratello. Penso che sia dopo questo che creammo “Death Machine” e “The Curse”. Ci volle un po’ di tempo per far andare bene le cose perchè loro erano al college e io no ma poi finalmente andammo tutti alla stessa scuola e potemmo creare una band.

Io ho avuto il piacere d’ascoltare il vostro ultimo lavoro datato 2009, l’ep “Post Apocalyptic Revisionist History”. Prima di parlarne vorrei sapere se ci sono state svolte nel sound durante gli anni o è sempre stato incentrato su questo death/grind che prende dal core, dal thrash e dal punk dando vita a una furia godereccia?

Cristian: Eravamo una band molto divera prima di questo lavoro, suonavamo un Death molto Thrashy con un leggero tocco Prog. Per circa sette anni e con molti cambi di line-up siamo cresciuti con un sound particolare, senza limiti per le nostre influenze. Quando decidemmo di cercare un cantante, per permettere a Scott di concentrarsi solo nel comporre e nel suonare, riuscimmo a crescere e ad avere più possibilità. Finalmente comunque decidemmo che era troppo e non c’era coesione, per cui abbiamo semplificato decidendo di suonare roba più grezza e D-Beat senza perdere troppo tempo nel finire il lavoro.

Scott: Penso che fosse l’idea iniziale, ma non sapevamo cosa stavamo facendo all’inizio. Inoltre eravamo l’unica band Death Metal a Umass Amherst al tempo in cui iniziammo. Sapevamo di non voler fare Metalcore, Gothenburg, Nu Metal o Hardcore, e ascoltavamo tutti gli Slayer. Troppe cose che cercavamo di non fare, sai? Ora siamo tutti sulla stessa linea riguardo a cosa vogliamo fare. Abbiamo anche fatto le registrazioni da soli e non in uno studio, anche questo ha fatto la differenza.

In quindici minuti avete concentrato un bel po’ di carne al fuoco, c’è tanta atmosfera da headbanging con una “Temporal Abortion” probabilmente più completa nel rappresentare le varie influenze sonore ma con una “The Skinner Box” che si presenta dilagante. Quali sono le formazioni che vi hanno ispirato negli anni e quanto sono state influenti nel comporre la musica?

Scott: Sono entrambe canzoni scritte da Marcus. Le sue canzoni sono una grande parte del nostro sound. Probabilmente dovrebbe spiegarvelo lui.

Marcus: Penso che siamo il tipo di band le cui influenze a volte non sono così ovvie, ma le band che ci hanno influenzato hanno avuto un grande effetto. Personalmente sono stato ispirato dal Thrash tedesco come i primi Destruction, Kreator, Assassin, ecc., dall’Hardcore Punk old school dell’America come Poison Idea, Black Flag, B’Last, T.S.O.L., ecc., o anche dall’Hardcore melodico di His Hero Is Gone, Tragedy e Shikabane che ci hanno fatto diventare quello che siamo ora, come anche lo ha fatto il Black Metal; il selftitled dei Bathory, i Darkthrone e i primi Ulver hanno sempre avuto una notevole influenza su ciò che scrivo, ma sicuramente questo è più evidente sul materiale recente. Potrei andare avanti a parlare di influenze ma mostrerei a voi e ai lettori il mio essere nerd.

Scott: Le nostre influenze sono molto variegate. Per le altre canzoni più recenti, oltre a quello che ha detto Marcus, abbiano influenze dalle band Punk di L.A. degli anni ’90 come Bad Religion, RKL e Pennywise. Più o meno tutto l’Hardcore e il Pop Punk che ascoltavo prima che la band prendesse questa strada con Black Metal, Death Metal e Thrash. Ovviamente anche il Power Metal classico come Judas Priest e Manowar. Ho ascoltato quelle cose quanto ho ascoltato Punk merdoso e l’influenza è evidente quando mettiamo urli acuti in falsetto.

Avete avuto un bel po’ di cambi in line-up durante gli anni, quanto hanno inciso sul fatto che non abbiate ancora rilasciato un full? E’ questo uno dei motivi che vi ha frenato?

Cristian: Abbiamo sempre scritto quattro o cinque canzoni alla volta e siamo cresciuti nello stile di composizione più appropriato per l’EP pubblicato in quel periodo. È sempre stata nelle nostre teste l’idea di fare un full length ma cambiamo il nostro sound così spesso che forse non funzionerebbe in quel formato.

Scott: Beh, la nostra registrazione del 2004 doveva essere un full length di nove canzoni, ma l’abbiamo diviso in due demo mentre cercavamo senza successo una label che lo pubblicasse. Ma dopo questo è difficile da dire. Era più il fatto che eravamo tutti a scuola e lavoravamo, e ci mettevamo troppo tempo per scrivere canzoni. Avremmo perso un membro prima di aver finito dieci canzoni! Questa è una cosa che non facciamo ora, ed è uno dei motivi per cui come suoniamo oggi è diverso da come lo facevamo prima. Siamo passati da un processo di scrittura collaborativo a uno in cui uno solo scrive le canzoni e a tutti vanno bene. Inoltre stiamo per finire il nostro “primo” full length, ma quasi non succedeva neanche questo perchè il mio computer è stato rubato!

Come componete i brani? Ci sono suddivisioni dei compiti nell’impostare musica e testi?

Scott: Penso di aver già parlato di questo. Tutti scriviamo musica e testi per le nostre canzoni per la maggior parte.

Jay: Sì, Scott e Marcus ovviamente si sono occupati della maggior parte del songwriting da quando io sono entrato ma tutti diamo il nostro contributo e loro mi hanno incoraggiato a mostrare loro anche le mie canzoni.

Di cosa parlate nelle vostre canzoni?

Jay: Questioni pubbliche, Star Trek, cospirazioni governative, spazio, tempo, realtà alternative, Frank Zappa, Khan, ecc.

Scott: Jay ha detto tutti i temi principali. Comunque, cerchiamo di essere certi che ci sia altro sotto, anche se fosse una canzone su un episodio di Star Trek. Vogliamo che le canzoni siano un buon lavoro di fantascienza: c’è l’idea principale fantastica in superficie per renderlo più appetibile, ma poi parla di noi e della nostra società di oggi, non del futuro. Non so quanto lo stiamo facendo bene, ma quello è l’obiettivo.

Marcus: Come hanno detto Jay e Scott, è la gamma che va dai commenti sulla società alla completa fantasia, ma il tema comune che scorre attraverso tutte le canzoni penso che sia il creare qualche connessione, spesso con allegorie, tra la roba fantascientifica e le cose di merda mondane e deprimenti che succedono nella nostra vita quotidiana e nel mondo intorno a noi.

Viviamo un’epoca di revival nel metal dal Thrash al Death, voi vi ponete con un genere che non ha bisogno d’incanalarsi in questa “moda”. Qual è il vostro pensiero sulla scena metal odierna?

Cristian: In realtà sono più scene, c’è un modo diverso di operare in ogni genere Metal, dal più epico a quello più classico; sono ugualmente impressionato dalle scene Grindcore e Death Metal per quanto riguarda l’evoluzione e il dominio che hanno ora questi generi. Penso che ci sia una maggiore divisione tra quelli che esplorano andando indietro con i revival e quelli che vanno oltre i confini. Sono molto contento di vedere la rinascita di vecchi generi e le nuove fusioni che stanno nascendo. Penso che stiamo godendo la fusione di vecchi generi rinati.

Jay: Onestamente non seguo la scena Metal moderna abbastanza da poter dare una mia opinione sulla musica, ma da quello che ho visto delle band della nostra zona, ho notato che c’è molto talento. I ragazzi che vedo suonare Metal oggi mi fanno venire voglia di continuare a imparare nuove cose.

Scott: Non so cosa fare di questo revival, perchè sembra che ci sia da quando abbiamo creato la band e non abbiamo mai avuto beneficio da esso. Alcune ottime band che conosciamo hanno visto un po’ di successo dal revival, ma in generale credo che sia una cosa specifica di un genere.

Marcus: La moda delle band revival è un’arma a doppio taglio, da una parte è bello sentire gruppi che fanno un buon lavoro ricreando il sound dei vecchi classici che tutti amiamo, dall’altra è doloroso sentire ragazzini che hanno scoperto questa musica appena la settimana scorsa distruggere questo genere o farlo diventare una sorta di scherzo. Come band che “non ha bisogno di seguire questa moda” è difficile a volte avere tanto riconoscimento quanto ne hanno avuto quelle che seguono una formula provata, ma penso che a questo punto abbiamo tutti accettato tutto questo come una sfida con quello che scegliamo di fare. So che alcune delle mie band preferite non hanno mai avuto molto successo durante la loro attività, ma se qualche ragazzino di quindici anni da ora scopre la nostra musica e prova la stessa cosa che ho provato io quando ho ascoltato per la prima volta quegli album che amo, ne varrebbe la pena.

Come è scaturita la passione per questa musica? C’è qualcosa che vi manca di quel periodo?

Scott: Penso che “Undisputed Attitude” degli Slayer e “Kings Of Punk” dei Poison Idea siano stati due grandi album che mi hanno condotto verso la musica pesante e lontano da musica Pop Punk molto presto. Ma a quel punto ancora non avevo una band con cui suonare quel tipo di musica, per cui non mi manca quel periodo. Quando i Death Amphetamine sono nati, all’inizio Cristian e Asaf ascoltavano Dream Theater, quindi siamo finiti a fare musica che non suona come i due album che ho citato. Guardando indietro non mi manca niente di quei compromessi che ho dovuto fare. Per quanto riguarda la nostalgia, mi mancano i primi tempi dei Death Amphetamine, quando c’erano molti ragazzini della zona di Amherst a guardarci nelle cantine, ma ora finalmente stiamo suonando il tipo di musica che ho sempre voluto fare per cui sono ancora più contento.

Jay: Sono cresciuto con AC/DC, Blue Oyster Cult, Black Sabbath, KISS, Queen, Pink Floyd, Iron Maiden, The Beatles, Ozzy, ecc. Credo che questo andò avanti fino a che non scoprii band come Slayer, Celtic Frost, Morbid Angel e Mercyful Fate e iniziai ad interessarmi di musica più pesante. Era tutto nuovo per me, credo che mi manchi l’eccitazione di ascoltare album incredibili per la prima volta ma ancora trovo questo piacere ogni tanto.

Marcus: La mia passione per la musica nacque quando ascoltai per la prima volta Slayer, Deicide, Morbid Angel e Darkthrone. Ho sempre amato la musica più casinista, oscura e potente, ma quelle quattro band mi hanno aperto i cancelli verso scene musicali di cui non avevo mai sentito parlare, ma di cui mi sono innamorato subito.

Che valore ha per voi la parola “underground”? Cosa lo identifica oggi?

Jay: La musica underground è musica su cui i cattivi mangia-bambini rettiliani non hanno ancora messo le mani e potrebbe continuare a prosperare.

Scott: Concordo con Jay, tranne per il fatto che io non penso ci siano molte cose che non siano ancora state commercializzate dalla cultura mainstream. È successo a molti aspetti del Metal, come il revival. Ma ci sono ancora tutte le piccole band che non sono a quel punto o i milioni di band che non hanno mai avuto una fottuta possibilità che fanno il Punk DIY o suonano in bar di merda per provare a portare il mondo da loro, e non il contrario. Quella roba è underground.

I vostri lavori sono disponibili in free download, è davvero questa l’unica risposta che si può dare al file-sharing senza controllo? E’ la morte dell’acquisto?

Cristian: È la morte dei tipi con il sigaro e la coda di cavallo degli studi di registrazione, e la nascita della condivisione aperta e della pubblicazione senza pubblicità, se ti piace la nostra musica vieni ad un concerto, se non ti piace trova una band che trovi ottima, comunque non sei legato al tuo acquisto, poichè non c’è. Forse questo crea più brevità perchè non ci sono copie da portare con sè, ma permette di mostrare più facilmente agli amici ciò che ci piace.

Marcus: Stiamo ancora provando a dare il nostro materiale a label, ecc. per cui credo che far pagare la gente per ascoltare i nostri brani ci ucciderebbe. Una volta che saremo delle vere rockstar, credetemi, pagherete. Tutti pagherete. Seriamente, penso che la vendita al dettaglio delle release fisiche, almeno nell’underground, non andrà lontano. Se il mercato underground prosperasse, vedrei il pieno di operazioni delle label spuntare ovunque facendo cose fighe. La RIAA potrebbe disperatamente fare causa agli studenti dei college per pochi soldi, ma fanculo a quei ragazzi. Al contrario dei consumatori di musica popolare, la maggior parte dei veri fan del Metal ancora ama avere vinili, cassette e cd e i poster, inserti e profilattici contenuti in essi perchè sono elementi dell’esperienza complessiva che non puoi scaricare da Itunes.

Scott: Beh, attraverso http://deathamphetamine.bandcamp.com possiamo controllare noi stessi come la musica viene pubblicata e almeno la gente che la conosce viene direttamente da noi. Loro ottengono anche l’artwork, i testi e tutto ciò che avrebbero normalmente comprando l’album. Quando facciamo qualche copia fisica, è possibile ordinarle direttamente da noi da lì. Inoltre possiamo dare via i nostri vecchi album gratuitamente così la gente entra in contatto con la band senza pagare e noi possiamo capire quanta gente ci conosce. La vedo come una buona soluzione al problema del tempo. Probabilmente venderemo il nostro full length attraverso quel sito e ai nostri concerti. Se saremo fortunati una piccola label lo pubblicherà e sarebbe figo se venisse distrubuito in altre parti del mondo, o solamente ovunque fuori dal New England. Probabilmente non ci saranno grandi negozi di dischi che lo venderanno. In realtà abbiamo fatto cento cassette di “Post Apocalyptic” attraverso una piccola label chiamata Galambis records, ma sono tutte andate ormai. Non credo che possiamo fare di più al momento.

Jay: Io sono già contento se la gente ci ascolta.

Qual è il modo corretto con cui un ascoltatore dovrebbe porsi a contatto con la musica? Sono utili in tal senso le varie piattaforme social network o sono solo un primo step?

Scott: Non saprei rispondere. Solo il tempo ce lo dirà. Sicuramente tutti dovrebbero andare a più concerti.

Marcus: Non sono di certo qua a dire come bisogna ascoltare la musica. I social network come Myspace e Facebook sono utili per diffondere il tuo materiale e per trovare altre band fighe, ma come ho detto prima, se si ha interesse si approfondirà.

Che rapporto avete con chi segue la band (tramite internet e dal vivo)?

Scott: Beh, non ce ne sono molti che si sono fatti conoscere fuori dalla scena Metal di Boston. Siamo sempre felici di avere nuovi fan e cerchiamo sempre di dare a tutti loro quello che vogliono da noi.

Jay: Apprezziamo chiunque spenda tempo ad ascoltare la nostra musica.

L’esperienza live più esaltante? Ce n’è una che vorreste ripetere? E una che vorreste dimenticare?

Scott: Posso rispondere a entrambe le domande contemporaneamente! C’è stata quella volta in cui suonavamo nella cantina di una casa a Hadley, in inverno. C’erano così tanti acidi e funghi a quella festa che tutti entravano dentro per ripararsi dal freddo. Anche tutti noi della band avevamo preso funghi; stavamo andando fuori di testa! Riuscivamo a malapena a suonare le nostre canzoni, ma dato che anche gli altri erano andati, nessuno l’ha notato! È stata la più bella risposta del pubblico che abbiamo mai avuto! È stato figo, ma non vorrei mai ripeterla.

I progetti per il futuro dei Death Amphetamine sono?

Scott: Beh, per prima cosa (oltre a cercare di dare una possibilità ai nostri side project), abbiamo appena dato il nuovo full length dei Death Amphetamine da mixare e masterizzare. Si chiamerà “The Lost Album” per il fatto che il mio computer è stato rubato con tutte le canzoni e non si trovava per uno o due mesi. Sarà disponibile su http://deathamphetamine.bandcamp.com e magari ancora su cassetta per la Galambis records.

Jay: Sono dentro altre due band, Horn Of Valere e Sorcery, con cui spero di finire le nuove registrazioni per il prossimo anno.

Marcus: Io e Scott siamo in una band old school Death Metal chiamata Blessed Offal, stiamo registrando un EP di quattro canzoni che verrà pubblicato su No Visible Scars.

Grazie per la disponibilità ragazzi, a voi chiudere come meglio crediate.

Scott: I bisogni dei molti e i bisogni dei pochi, vivete a lungo e prendete il volo.

Marcus: Tra mille anni, Gandahar è stata distrutta, e tutta la sua gente massacrata. Mille anni fa, Gandahar verrà salvata, e sarà ciò che non potrà essere evitato.

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