DEATHROW

Gruppo:Deathrow
Formazione:

  • Gionata “Thorns” Potenti

 

Eccoci qui con Gionata “Thorns” Potenti a parlare del suo progetto chiamato Deathrow.


Grazie Gionata per essere qui insieme a noi di Aristocrazia Webzine. Veniamo alle domande, ci puoi dare una breve presentazione di Deathrow per i lettori che non conoscono i tuoi lavori?

Deathrow è la mia one man band nella quale suono tutti gli strumenti e mi occupo della voce. Musicalmente si tratta di Black-Metal vecchia scuola e minimalistico, fortemente influenzato dal Doom, la mia grande passione sin dall’infanzia. Ho all’attivo un demo (The Cold Engine Of Darkness del 2006), due album (Primordial Lifecode del 2007 e Gateways To Oblivion del 2008) e vari split, 7”, tape e CD.

Deathrow è un progetto nato nel 2005, ma che già in questi cinque anni ha prodotto tantissimo: due demo, due album, tre split e molte riedizioni. Si percepisce chiaramente che ha una grande importanza per te e che è il principale veicolo per esprimerti, sebbene tu sia impegnato in molte altre band. In che modo Deathrow si distanzia dagli altri progetti in cui sei coinvolto?

Prima di tutto ci tengo a precisare, così come ho fatto in altre sedi, che Deathrow è nato ufficialmente nel 2005 ma sulla carta ha avuto una gestazione di più o meno dieci anni. Il primo materiale composto risale al lontano 1997, ma è solo dal 2005 in poi che per motivi pratici e logistici sono riuscito a mettere tutto assieme e dargli un senso. Sì, Deathrow è molto importante per me, perché è l’unica band che ho che mi permette di esprimermi con totale controllo su tutti gli strumenti e gli arrangiamenti. Io sono fondamentalmente un batterista e nei miei gruppi o nelle collaborazioni ho solo un ruolo logistico e di arrangiatore, perché c’è sempre chi compone ovviamente. Chiaro, è capitato che alle volte io possa aver dato un’idea o addirittura composto un riff, ma insomma preferisco far fare a chi ha sempre fatto meglio di me. Per Deathrow invece è tutto diverso: io mi prendo cura di tutto e per la prima volta riesco ad avere un controllo totale e far suonare la band come voglio, seguendo totalmente i miei gusti personali. Musicalmente parlando, Deathrow racchiude quelle che sono le mie passioni da sempre, ovvero il Black Metal old school minimale e il Doom. Potrei definire Deathrow come una sorta di ibrido tra Burzum, Judas Iscariot e i My Dying Bride, giusto per dare una vaga idea di quello di cui stiamo parlando.

Qual è lo scopo principale di Deathrow e quale messaggio vuoi trasmettere all’ascoltatore?

Lo scopo principale di Deathrow è quello di mettere nero su bianco le mie idee e creare album che mi soddisfino. Non ho mai pensato all’arte (nel nostro caso la musica) come un qualcosa da fare come intrattenimento o per soddisfare eventuali spettatori o sostenitori. Io suono e compongo solo per me stesso e per la mia soddisfazione personale. L’arte è una sorta di sfida continua che uno deve intraprendere contro se stesso e le barriere mentali e fisiche che uno crede di avere. Nei miei testi parlo dei miei pensieri, sogni, desideri, ma lo faccio in una maniera piuttosto criptica che non credo tutti siano in grado di comprendere, a meno che non mi conoscano personalmente. Non mi piace dare messaggi, non sono di certo un messia, quindi non ho nulla da dire o da trasmettere, piuttosto mi soffermo su alcune mie personali considerazioni e interpretazioni della vita, della morte e della miserabile mente umana. Se qualcuno ci si rispecchia dentro e si rende partecipe della mia visione, beh, la cosa mi fa ovviamente piacere. Deathrow è una band molto personale, se non si era ancora capito, il mio obbiettivo non è quello di conquistare le masse ma quello di condividere con loro le mie angosce, paure e frustrazioni, a qualunque costo. Ogni volta che registro un disco e riesco a racchiudere dentro di esso una sorta di angoscia è come se me ne liberassi, intrappolandola per sempre.

Hai diviso il campo con molte altre band che ti hanno affiancato negli split, per citarne alcune Nocturnal Depression e Benighted In Sodom. Secondo te quale è la band che ti ha colpito di più tra quelle con cui hai collaborato?

Non ho preferenze di nessun tipo, tutte le band che ho scelto mi piacevano, altrimenti non le avrei contattate. I Nocturnal Depression e i Benighted In Sodom sono tutti ottimi amici, abbiamo suonato assieme in giro per la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti e abbiamo condiviso ottime esperienze assieme. Ci tenevo a condividere una sorta di visione con loro e l’esperimento è riuscito perfettamente.

Quali sono le band, se ci sono, che ti hanno ispirato nel creare questo progetto?

Sicuramente quelle che ti ho citato prima, ovvero Judas Iscariot per la visione assolutamente pura, aulica e senza compromessi del genere; Burzum per il genio musicale e il lato ipnotico e oppressivo degli ultimi lavori; e i My Dying Bride per la passione e il sentimento che nessun altro ha mai saputo trasmettere come loro.

Prima del demo del 2006 The Cold Engine Of Darkness, il tuo progetto era improntato sul versante noise. Cosa ti ha fatto decidere di cambiare impostazione sonora?

Non ho mai cambiato impostazione sonora, semplicemente Deathrow rappresenta me e me soltanto… quindi qualsiasi forma gli do nel tempo è sempre di me che stiamo parlando. Sei uno dei pochi a sapere che Deathrow prima di questa incarnazione era un progetto Noise-Industrial nato parecchi anni prima e che aveva prodotto un solo demo limitatissimo. Quel progetto morì con la realizzazione di quel demo, ma i motivi per i quali scelsi il nome Deathrow erano gli stessi di oggi, quindi ho ovviamente deciso di mantenerlo, perché rappresenta me e il mio personale lavoro. Alla fine si tratta di due strade completamente diverse, che non hanno mai avuto nulla in comune, se non nell’utilizzo del nome. Anzi, qualcos’altro in comune c’è stato, ora che ci penso bene: alcune parti di quel vecchio demo Noise sono state riutilizzate per l’EP Void che ho pubblicato in MCD-R 3” limitato per un’etichetta olandese nel 2008.

In questo progetto suoni tutto da solo, nei live sei supportato da turnisti. Quale è lo strumento con cui ti senti più a tuo agio?

Domanda difficile. Mi piacciono tutti gli strumenti fondamentalmente, ovvio che ce ne sono alcuni che mi risultano più facili di altri da suonare, ma sono imparziale perché alla fine studio nel dettaglio tutte le parti di ciascuno di essi per trovare soluzioni non banali, anche se molto semplici, e quindi mi coinvolgono tutti in ugual modo. Mi trovo bene con la batteria e la voce, i miei strumenti prediletti sin dagli inizi della mia avventura musicale, ma ho scoperto di trovarmi anche molto a mio agio con la chitarra, sia in studio che dal vivo. Forse faccio prima a dirti qual è lo strumento col quale mi sento meno a mio agio… e dato che ne è rimasto fuori solo uno credo tu abbia capito qual è. Dal vivo ovviamente ho bisogno di turnisti che mi diano una mano. Fino a prima del tour messicano la line up era composta da cinque membri, ma per motivi di lavoro e studio si è semplificata a un quartetto. Attualmente la formazione è composta da me alla chitarra e alla voce, Gore (ex-Handful Of Hate e Nocratai) al basso, Beast (Frostmoon Eclipse e Nocratai) all’altra chitarra e Maul (Nefertum) alla batteria.

Sei reduce da un tour in Messico, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza? Hai notato qualche differenza tra i fan in Europa e quelli in Messico?

Il tour in Messico è stata l’esperienza più incredibile di tutta la mia vita, giuro. In quindici anni di musica ho girato più o meno tutta l’Europa e anche una fetta degli Stati Uniti, ma il Messico è stato assolutamente incredibile sotto ogni punto di vista. La gente è calorosa, cordiale, disponibile e ti dà il benvenuto come se tu fossi una band decennale che ha scritto la storia del genere. Fa molto piacere essere accolti in quel modo, anche se abbiamo bene in mente di non essere proprio nessuno. Ma in questo modo ti incentivano a dare il massimo sul palco e ogni sera è esattamente quello abbiamo fatto: abbiamo dato il massimo, cercando di offrirgli uno spettacolo indimenticabile. La gente in Europa è fredda, tutti tendono molto a farsi gli affari propri. Non che sia sbagliato, ma la mentalità messicana mi piace molto di più e rende tutto più coinvolgente ed emozionante, degno di essere vissuto al massimo minuto per minuto. In due settimane abbiamo suonato in sette città splendide, conosciuto persone fantastiche con le quali sono ancora in contatto, visto posti bellissimi tipo le piramidi di Teotihuacan, siti archeologici da brividi, il deserto con le foreste di cactus e mangiato cibo buonissimo. I locali erano molto spartani, ma ci hanno sempre offerto la possibilità di giocarci dei buoni concerti. Oltretutto c’è da considerare anche che la line up con la quale ho girato il Messico era composta dai miei migliori amici di sempre! Tutti ottimi musicisti, ma soprattutto persone fantastiche, quindi puoi immaginarti il risultato finale: assolutamente perfetto! Spero di tornarci prima o poi.

Secondo te quale pezzo, tra quelli che hai inciso, trasmette meglio il senso alla base di Deathrow e perché?

Altra domanda difficile. Non riesco a essere molto imparziale, perché oltre a essere legato profondamente a ogni singola canzone per ovvi motivi, esse sono anche alle volte molto diverse tra loro. Tuttavia potrei citarti “A Lifeless Tomorrow”, primo pezzo del secondo album Gateways To Oblivion. È un pezzo passionale, ruvido, nostalgico e malinconico che rispecchia forse tutte le caratteristiche che si celano dietro a Deathrow.

Cosa ne pensi della scena metal italiana e cosa di quella internazionale? Ci sono band con cui ti senti affine dal punto di vista musicale?

Una volta seguivo molto la scena italiana e la supportavo al massimo, tanto che negli anni ’90 avevo pure una fanzine cartacea ad essa completamente dedicata. Purtroppo però negli anni mi sono reso conto che la realtà in cui credevo è ben diversa. Sulla mia strada ho trovato spesso persone incostanti, mediocri, coi paraocchi, gente che si cela dietro parole più grosse di sé per mascherare debolezze e mancanze di ogni tipo. Ho trovato molta gente legata a questo genere per via dell’immagine, molta che non sa neanche quello di cui parla, altri che non capiscono le basi fondamentali dei generi e altri che vogliono suonare un genere solo perché è figo e potrebbe portargli magari qualche scopata facile o un po’ di misera fama. Sono veramente pochi quelli che prendono la cosa seriamente e gli danno il peso dovuto in quanto arte e non a un modo per farsi belli o così tanto per fare, senza responsabilità alcuna. Ho trovato tanto opportunismo all’italiana anche nella musica purtroppo: un giorno ci sei e il giorno dopo sei capace di mandare per aria un’amicizia decennale per una scopata o per cinquanta miseri euro da metterti in tasca. Stiamo ovviamente parlando della debolezza umana e se non hai un carattere forte il gorgo ti risucchia in ogni situazione e non ne esci più come eri prima, puro… leale. Gli italiani mi hanno profondamente deluso e ho perso la maggior parte degli stimoli che avevo nel seguire i gruppi di casa mia. Preferisco alla lunga seguire l’estero, che spesso non conosco personalmente (anche se magari la situazione sarà medesima) così almeno queste storie di assoluta miseria umana non le vivo in prima persona e sto meglio. Purtroppo quando mi cadono le persone dietro un certo tipo di musica che dovrebbe avere alcuni valori importanti, non riesco più ad ascoltare l’arte che essi producono. Insomma è come se tu credi fortemente in qualcuno con le sue idee e un bel giorno quel qualcuno ti dice che lo faceva solo per soldi e che non gliene frega niente delle cose che ti diceva. Tu lo seguiresti ancora? Comunque non voglio fare di tutta l’erba un fascio, anche se nell’85-90% dei casi è così, ci sono tuttavia gruppi che suonano con il cuore e che hanno passione da vendere, basta cercare bene e non fidarsi delle apparenze. Dal punto di vista di affinità musicali no, non mi sento vicino a nessuno. Forse a livello ideologico sì, ma quella è un’altra storia.

Nuove uscite future: cosa ci dobbiamo aspettare? Ho sentito parlare di uno split coi Bethlehem, è vero?

Purtroppo quello split è saltato per vari motivi che non ha senso stare a elencare, comunque no, non uscirà più ormai. In cantiere c’è il nuovo album, pronto e registrato nel periodo di Natale. Si chiama Desolating Cosmic Intuition e si avvicina anche questa volta ai cinquanta minuti di musica. Sto vagliando in queste settimane alcune offerte da alcune etichette, ma aspetto anche altre risposte prima di pubblicarlo, tanto non ho assolutamente fretta. Credo che uscirà prima dell’estate, ma non so ancora dirti per chi. Entro qualche settimana sarà inoltre disponibile una live tape che racchiude un concerto messicano, più precisamente quello di Torreon, che anche se è stato registrato con un solo microfono panoramico è venuto decisamente bene e si ascolta volentieri. Sto inoltre ancora aspettando la versione vinile di Gateways To Oblivion che dovrebbe farmi la tedesca Fog Of The Apocalypse Records, che stampò il vinile di Primordial Lifecode due anni fa. Ho già anche del nuovo materiale in cantiere, vedrò di registrarlo prima dell’estate per qualche nuovo split, forse.

Esperienze live… quando potremo vederti sul palco e dove?

Non voglio trasformare Deathrow in una vera e propria band e nemmeno in una pressante consuetudine. Nel 2009 ho organizzato venti concerti, partecipando a piccole date, grossi festival e un tour oltreoceano. Sono state tutte ottime esperienze che rifarei duemila volte, che mi hanno dato grandissime soddisfazioni e portato in giro in posti come Portogallo, Spagna, Francia, Slovenia, Svizzera e Messico, ma preferisco che Deathrow rimanga una band molto particolare, che sale sul palco solo quando lo ritengo strettamente necessario o in occasioni che mi piacciono particolarmente. Ho altri gruppi e molti impegni da portare avanti e dato che Deathrow è una mia creatura preferisco tenerla da parte e utilizzarla solo quando ho il tempo e la voglia di farlo. Ci sono alcune date in programma per il periodo estivo, ma nulla di ancora totalmente definito e soprattutto non in Italia. Conto di razionare il più possibile la presenza di Deathrow in Italia, ma non escludo comunque qualche data mirata a tempo debito.

L’intervista volge al termine. Grazie mille per essere stato con noi, a te le ultime parole per i nostri lettori.

L’arte ha bisogno di passione, vigore, fantasia e convinzione. Non lasciate l’arte in pasto ai porci.

Facebook Comments