DEFACED

   
Gruppo: Defaced
Traduzione: Vlakorados
 
Formazione:

  • Simon Egli – Basso
  • Markus Röthlisberger – Batteria
  • Marco Kessi – Chitarra
  • Romano Galli – Chitarra
  • Thomas Gertsch – Voce
 

Oggi siamo in compagnia di Simon dei Defaced. La formazione svizzera ha da poco pubblicato il secondo album intitolato "Forging The Sanctuary" e approfittiamo di queste quattro chiacchiere per conoscerla meglio.


Benvenuti su Aristocrazia. Com'è iniziato questo 2015 per i Defaced?

Simon: Ciao Gabriele, grazie per l'intervista! Tutto è iniziato nel migliore dei modi. Mi auguro per te sia lo stesso.

Come nascono e soprattutto chi sono i Defaced? Qual è il bagaglio di esperienze che la band si porta dietro?

Siamo un gruppo di cinque persone e suoniamo Death Metal. I nostri obiettivi sono divertirci e spaccare qualche culo con la nostra musica! Non portiamo niente di nuovo nella scena, ma abbiamo composizioni di alta qualità, condite con alcuni dettagli melodici orecchiabili. I fan di Malevolent Creation, Belphegor e Kataklysm potrebbero trovare qualcosa che fa per loro, in una combinazione che non hanno mai sentito prima. Per tutti gli altri: tentar non nuoce! Ve lo prometto! Nel caso voleste approfondire, visitate il nostro sito ufficiale! O ascoltate la nostra discografia in streaming su Soundcloud!

Quali sono stati i passi fondamentali che vi hanno condotto a suonare Death Metal e qual è il vostro pensiero sulla scena Death odierna?

Non c'è mai stato un momento tipo: «Ehi, facciamo Death Metal!»«Sì, fantastico!». È una cosa nata nel tempo e crediamo che gli ascoltatori sentiranno che i Defaced non sono nati dalla brutalità pura. C'è molto di più. A proposito della scena Death Metal di oggi, penso che non ci siano molte differenze tra oggi e venti o trenta anni fa… Ovviamente non sono la persona più adatta a rispondere a questa domanda, poiché nel 1995 non sapevo cosa fosse il Death Metal. Ma il passato e il presente hanno una cosa in comune: serve molto lavoro per fare qualcosa come desideri. Tenendo in mente questa cosa, negli anni sono cambiate solo le circostanze. È qualcosa che bisogna accettare. Alcune cose sono meglio oggi, altre no.

"Forging The Sanctuary" sin dal primo ascolto mi è sembrato decisamente più maturo, compatto e professionale di "On The Frontline". Nei due anni che separano le rispettive uscite è cambiato qualcosa per ciò che riguarda la mentalità compositiva e l'approccio al genere?

Prima di tutto, "On The Frontline" è stato il nostro debutto. Nessuno di noi aveva fatto un disco prima. Per cui il principale cambiamento riguarda l'esperienza. Ma anche molte altre cose. Partiamo da cosa non è cambiato: l'attitudine verso il genere. E passando a ciò che è cambiato: "Forging The Sanctuary" è il primo album in cui Marco (chitarra) è stato coinvolto completamente nel processo di composizione, ha portato molte idee nella nostra musica; abbiamo provato ad aggiungere qualche tocco Black Metal nelle nostre canzoni, è stato proprio così — «Ehi, aggiungiamo un po' di Black Metal» — non ci eravamo mai posti obiettivi simili per la composizione prima; tutti i testi sono stati scritti da Romano e Simon; abbiamo ricevuto supporto da Wojtek e Slawek degli Hertz Studio; abbiamo voluto più assoli in questo album; abbiamo cambiato cantante; e molte altre cose che non mi vengono in mente ora…

Come prende forma un vostro brano? Seguite l'istinto o avete trovato una formula adatta a ciò che volete proporre? Nel processo di composizione sono coinvolti tutti i membri della band?

No, non abbiamo nessuna formula. Ma ci sono cose che non cambiamo. Ad esempio, tutti sono sempre stati coinvolti nel processo compositivo. Ciò che ha funzionato bene recentemente è non partire senza qualche idea di base da parte di singoli componenti. Di solito i chitarristi preparano qualche riff e poi proviamo tutti insieme. Appena abbiano la struttura del pezzo, facciamo qualche registrazione di prova. Di solito semplicemente con un cellulare. Ma è sufficiente per ricordarci i riff e la struttura della canzone e per permettere al cantante di scrivere il testo a casa. Poi lasciamo da parte la canzone, cambiamo parti, registriamo di nuovo, modifichiamo, registriamo ancora. Appena abbiamo tre o quattro canzoni che ci piacciono quando le suoniamo in sala prove, facciamo una sessione semi-professionale in studio. Puoi considerarla una sorta di pre-produzione verso un album.

Quali sono le tematiche che preferite affrontare nei testi? Per quel che ho letto e visto all'interno del libretto informativo del disco, pare vi siano parecchi punti di contatto con l'Inferno dantesco e la pittura di Sir William Blake.

Non abbiamo tematiche preferite per i testi.  Finora abbiamo cambiato argomento in ogni album e penso che continueremo a farlo. A proposito dell'Inferno di Dante, hai ragione. Su "Forging The Sanctuary" abbiamo una canzone su questo libro. Ma non solo l'Inferno. La canzone è ispirata a tutta la "Divina Commedia". Per quanto riguarda William Blake, ti sbagli. È più Gustave Doré. Facciamo in modo che questa arte sia alla base di quasi ogni canzone nel libretto. Non solo i testi, ma le canzoni. Pensiamo che Gustave Doré supporti anche la copertina di Dan Seagrave, illustrando tutto l'album.

Gli Hertz Studio hanno curato la produzione e il master, mentre Dean Seagrave si è occupato della parte grafica: come siete entrati in contatto con questi professionisti e perché avete scelto proprio loro?

A questa domanda è facile rispondere. Semplicemente chiedendoglielo, forse con un po' di fortuna. Li abbiamo contattati solo qualche mese dopo la pubblicazione di "On The Frontline". Avevamo molto tempo libero e potevamo anche aspettare che ci fosse uno spazio libero. Forse ci ha aiutato il fatto di avere un'idea chiara di ciò che avremmo voluto fare. Perché abbiamo scelto loro? Semplicemente perché sono professionisti e fanno un ottimo lavoro. E la cosa più importante: hanno capito alla perfezione ciò che avevamo in mente.

Traendo spunto ancora una volta dal libretto informativo, ho appreso che l'uomo dietro al microfono in "Forging The Sanctuary" sei tu. Thomas è entrato a far parte della formazione a registrazione completata?

Sì, è vero. Ci siamo separati dal nostro cantante precedente Manuel proprio prima della registrazione. Ci sono state differenze musicali tra noi per molto tempo. Questo è anche il motivo per cui Romano e Simon hanno scritto i testi. Più si avvicinava la registrazione, più le differenze diventavano grandi. Alla fine, non c'era più modo per fare un album che andasse bene a tutti. Così abbiamo iniziato a cercare un cantante, ma non abbiamo potuto trovarne uno in tempo. E come puoi immaginare, non potevamo posticipare la data agli Hertz Studio. Di sicuro una band come noi non poteva farlo. Per cui, abbiamo scelto l'alternativa migliore. E ora siamo tutti contenti e fieri del risultato.

Cambio un attimo argomento. Appartenete a uno dei panorami metal che ha dato un contributo sostanziale al mondo Metal: la Svizzera sarà pure piccola come nazione, ma ci ha donato veramente tantissimi grandi gruppi. Come vedete e vivete tutto ciò? Quali sono le realtà vostre connazionali che apprezzate di più?

Posso parlare solo per me, io evito di legare la scena metal alle nazioni, alla politica o ai movimenti religiosi. Apparteniamo tutti alla stessa scena. Tutti teniamo a essa e cerchiamo di contribuire al nostro meglio. Ma ci sono alcune tendenze specifiche di alcune nazioni. Tutti ne conosciamo alcune come il Death Metal americano, il Death Metal svedese, etc. Ma a me non piace. Ci sono band che suonano Death Metal in stile americano molto meglio e non sono nemmeno mai state negli Stati Uniti. Tornando alle questione originale e parlando delle tendenze, penso che poche band svizzere riescano a stare in un singolo genere. Almeno le più famose hanno sempre bisogno di fare qualcosa di sperimentale. Non so come dirlo. Forse cercano di essere uniche.

Torniamo a parlare dell'album: avete avuto modo di presentarlo dal vivo?

Sì e no. Abbiamo iniziato bene il 2015 e abbiamo fatto più concerti che mai in questo periodo. Ma stiamo lottando per il nostro prossimo obiettivo: promuovere "Forging The Sanctuary" fuori dalla Svizzera.

I Defaced hanno date programmate o parteciperanno a qualche festival? Dove potremo vederli suonare?

Abbiamo qualcosa in mente, però niente di pianificato al momento. Ma torneremo sul palco quest'anno!

Se ti chiedessi di formare una compagine all-star Death Metal con i tuoi artisti preferiti, su quali ricadrebbe la scelta?

Bella domanda! Se lo chiedessi a tutti i cinque membri, probabilmente avresti quindici band. Vorrei sentire Travis Ryan (Cattle Decapitation) alla voce, Vogg (Decapitated) e Morgan (Marduk) alla chitarra, Abbath (Immortal R.I.P.) al basso e Krimh alla batteria. Sarebbe un ottimo mix! E lo so, Abbath suona la chitarra, ma un tempo suonava il basso.

In passato vivere producendo musica era una cosa complessa, oggigiorno è una realtà quasi utopica. Qual è l'obbiettivo che volete raggiungere in qualità di band?

Semplice: divertirci con ciò che facciamo!

La musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo e i film che guardiamo fanno parte di quel che siamo. L'arte — quindi pittura, scultura e qualsiasi altra forma le si voglia dare — che ci ruota attorno ci definisce. Volendo creare una sorta di top 10 contenente un po' di tutto ciò che amate, quali opere inseriresti e perché?

Sarebbe la risposta più noiosa di tutta l'intervista: non posso fare una top ten. Dipende dall'umore. Tutto ciò che puoi vedere al museo H.R. Giger è fantastico! A proposito dell'arte. Una notte d'inverno senza nuvole è spettacolare. Una birra fredda in una calda giornata d'estate, stimolante! Il tizio che ha fatto un dipinto usando stampe di vagine è pazzo. Personalmente, apprezzo maggiormente i momenti che colpiscono come un treno. La vita è piena di brevi momenti che ci definiscono.

I vostri progetti a breve termine?

Suonare fuori dalla Svizzera, scrivere nuove canzoni, lavorare sodo e goderci la vita.

Mi sa che possiamo anche chiudere qui, ti ringrazio per il tempo dedicatoci e siamo arrivati al momento dei saluti…

Grazie per averla letta. E per supportarci! E ricordate ciò che Batman disse a Robin prima di entrare in macchina: «Entra in macchina!».

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