DIKTAT

DIKTAT Eccoci nel consueto appuntamento con la chiacchiera, abbiamo il piacere d’aver qui con noi i Diktat, band francese di cui la nostra webzine si è già occupata recensendo il secondo demo uscito nel 2008, ci parleranno di loro e regaleranno qualche sorriso con un simpatico aneddoto.

Come va ragazzi? Vogliamo parlare un po’ di voi iniziando con una breve presentazione?

Mathieu: Hail Italia. Siamo una band di technical brutal death metal di Parigi, il gruppo si è formato da un po’ più di dodici anni.
La formazione è costituita da:
chitarristi: Alex e Jeremie
bassista: Michael
cantante Mathieu
batterista: Gogo

Siete attivi da oltre un decennio ormai e sono passati ben otto anni dalla pubblicazione del vostro primo demo (2000), sono stati fatti passi da gigante, cos’è cambiato in questi anni?
Come si è evoluto il vostro sound e le influenze da cui prendete spunto quali sono? Avete tutti lo stesso background musicale?

Mathieu: Infatti abbiamo perso molto tempo dopo il demo.
Primo, la registrazione dell’album fu complicatissima e durò quasi un anno, fu gratuita ma non del tutto professionale. Il missaggio durò troppo per un risultato nella media. Poi, pagammo un mastering talmente cattivo che non si potè utilizzare e ciò che ha preso più tempo fu trovare un batterista che potesse suonare l’album. Gogo, con noi da due anni ci ha ridato vita.
Adesso la line up è completa.
Ciò risponde anche alla tua seconda domanda sul nostro sound.
L’album non riflette né i nostri punti di partenza, né i nostri gusti in materia. Rappresenta solamente il miglioramento che potevamo ottenere con la nostra registrazione.
Nell’insieme abbiamo lo stesso background, Mickael ha una formazione musicale tecnicamente più ricca di noi altri, autodidatti. Le nostre influenze sono molto varie. Dal classico al black metal, dal jazz alle musiche elettroniche.

Chi ascolta “II” si trova dinanzi ad un vero e proprio disco per le capacità ormai acquisite a livello tecnico ed un buon songwriting, è d’obbligo la domanda: a quando il primo full? Cosa bolle in pentola?

Mathieu: Grazie, la tua impazienza ci fa piacere. Siamo in pieno lavoro, parecchi nuovi titoli molto più violenti, ancora più pazzi e veloci sono già completi, li potrai ascoltare presto, è una promessa. Non rifaremo gli errori del passato e avremo un suono spacca tutto.

Chi è il braccio e chi la mente? Chi si occupa della musica e chi delle liriche, di cosa parlano i vostri testi? Come prende vita un vostro brano?

Mathieu: Alex, Jere, e Mick fanno il lavoro difficile di composizione. Io, il cantante, arrivo con le idee e rompo loro le palle, per ore se è necessario, per fare il mio punto. Si fa tutto insieme. In generale raccogliamo ciò che è stato composto nella settimana e durante il week end con Gogo, il risultato è che si discute molto insieme per essere sicuri di
fare le scelte migliori. Scrivo testi che parlano di ribellione, di uniformi e di malattie mentali.

Ho la personale impressione che siate una di quelle formazione che se su disco vale un tot dal vivo riesca a superare le sue possibilità dando ancor più valore ai brani, com’è la vostra dimensione live?

Mathieu: Non abbiamo incontrato mai questo problema, voglio dire che per il momento abbiamo una resa migliore live che in studio. Non sta a me giudicare le nostre prestazioni in concerto, in ogni caso facciamo musica per suonare on stage, musica veloce violenta e tecnica che suonata bene è impressionante, ma è solo il mio punto di vista.

Venite da una scena francese che anno dopo anno sforna act sempre più interessanti alcuni ormai consolidati come i Kronos, gli storici Inhumate, gli alternativi Gojira e altri che come voi stanno prendendo piede vedi Gorod o Diluvian.
Com’è la scena di casa vostra e i rapporti fra le band? Come la vivete?

Mathieu: A essere onesto, rispondere a questa domanda potrebbe essere un po’ presuntuoso da parte nostra. Siamo tornati nel business solamente da un anno. Avevamo bisogno di tempo per dare possibilità di conoscere il materiale al nostro batterista e per riesibirci nei live. I nostri amici di sempre sulla scena parigina sono Desecrator, un fantastico gruppo di grindcore molto violento. A parte i Diluvian con cui dividemmo il palco non conosciamo personalmente i gruppi che citi ed io non saprei che cosa dirti. Da sempre la scena francese è stata penalizzata a causa dei suoi rapporti interni non buoni, pochi gruppi si rivalutano realmente e si fanno troppa concorrenza inutile. Dunque, i buoni gruppi francesi sono spesso più conosciuti all’estero che in Francia.

Come considerate la nuova ondata death/brutal e se poteste scegliere cosa reintroddureste nel genere e cosa invece eliminereste a priori?

Mathieu: Personalmente mi piace molto. Tutti i gruppi non sono buoni, certi sono eccellenti, ma ciò che è sicuro è che in pochi anni il livello musicale di tutta la scena è esploso, i batteristi sono migliori, i chitarristi ed i bassisti sono professionali, le persone vogliono sentire delle cose originali, e questo è un bene. In Italia siete pieni di buonissimi gruppi violenti e molto dotati, amo tanto l’ultimo Hour Of Penance, un bello schiaffo agli americani.

Purtroppo di metal solo non si vive o almeno sono pochi gli eletti che riescono a realizzare tale sogno, come si svolge la vita dei Diktat fuori dall’ambito musicale?

Mathieu: La vita dei Diktat non è sempre facile come per tutti, lavoriamo in campi differenti. Italia e Francia si somigliano molto, la nostra vita non è sicuramente differente di quella dei gruppi che conosci.

Siete in giro per live? Avremo possibilità di vedervi on stage qui in Italia?

Mathieu: In questo momento abbiamo delle proposte interessanti per alcuni concerti in Europa e io spero proprio di venire a suonare in Italia. La mia ragazza è italiana e la sua famiglia è di Roma. Suonare nella capitale con uno dei vostri gruppi, mi farebbe molto piacere ,dunque spero di realizzare questa cosa al più presto.

Facendovi un grosso in bocca al lupo per il futuro chiudo qui l’intervista, a voi il saluto finale o un messaggio per i nostri lettori…

Crepi il lupo! Grazie per la tua intervista molto cool, e per i vostri lettori, non un messaggio, una storia… La mia, della mia nonna romana. La mia ragazza è al telefono, sono solo a tavola con la nonna, ed io decido di spiegarle in italiano la mia giornata. Non so perché ma credevo che “comprare” si dicesse “scopare”. Dunque le spiego (il suo defunto marito era laziale), durante quei dieci minuti che avevo cercato tutto il giorno di scopare una t-shirt della Roma ahahah. Ecco 🙂 Ciao metalheads in Italia, DIKTAT


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