DOCTOR CYCLOPS (2011)

   
Gruppo: Doctor Cyclops
 
Formazione:

  • Christian Draghi – Voce e Chitarra
  • Francesco Filippini – Basso
  • Alessandro Dallera – Batteria
     
 

Oggi abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il trio pavese dei Doctor Cyclops.

 


 

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, che novità hanno portato questi mesi iniziali del 2011? Iniziamo dall'abc, diamo ai nostri lettori un minimo d'informazioni su come è nata la band e le attività sinora svolte…

Possiamo dire che oggi i Doctor Cyclops sono un power trio: io, Christian Draghi, sono voce e chitarra. Francesco Filippini è il bassista, Alessandro Dallera il batterista. Ale si è unito a noi da giugno, mentre io e Francesco abbiamo fondato la band alcuni anni fa. Per comodità diciamo nel 2007, anno in cui per la prima volta abbiamo iniziato a suonare in trio. In realtà io e lui siamo amici d’infanzia, perché abbiamo le radici comuni in un paesino dell'Appennino lombardo che si chiama Bosmenso. Condividiamo la musica da molti anni, per cui è difficile essere precisi su date e cose simili. Questa band è nata come duo da studio, nel senso che abbiamo iniziato a scrivere e registrarci i primi pezzi in casa come fanno in molti, computer alla mano. Successivamente è diventata un quartetto in prospettiva live, per poi prendere la forma finale di trio appunto verso la fine del 2007. È da quando siamo in tre che suoniamo questa musica di matrice… sabbathiana, diciamo. Il discorso cover non ci è mai interessato più di tanto, per cui ci siamo chiusi in sala prove per quasi un anno prima di iniziare a suonare live. Lì abbiamo scritto i primi pezzi, e abbiamo preso una "forma" musicale. Abbiamo imparato sul posto, possiamo dire. All'inizio del 2009 è iniziata l'attività live vera e propria. Già a maggio abbiamo avuto l'onore di aprire la prima data del tour italiano dei Firebird di Bill Steer, con cui abbiamo mantenuto buoni rapporti. Abbiamo registrato un paio di demo e ci siamo dati da fare per ritagliarci uno spazio. Come fanno in molti, del resto. L'ep è il risultato delle nostre prime "fatiche" in studio totalmente autoprodotte. Con la sua genuina ingenuità credo rappresenti bene la prima fase della vita della band. Abbiamo già avuto un paio di esperienze estere (Germania e Francia) e i riscontri sono stati molto positivi.

Ho girato in rete, guardato i vostri video e letto molti commenti positivi, sinora la vostra proposta è stata recepita ed apprezzata. Perchè la scelta di suonare volutamente "vintage"? Lo chiedo in quanto in tanti si approcciano a questo mondo, però tendendo a perdere punti ai miei occhi per scelte moderne, soprattutto riguardo la produzione, che ritengo stridano con questo tipo di sound.

Non la definirei una vera e propria scelta, nel senso che non c'è stato nulla di troppo premeditato. Diciamo piuttosto che abbiamo "scoperto" di essere vintage… Ci piace quella musica, la suoniamo come ci viene punto e basta. È più una questione di attitudine e gusto che altro. Non credo si possa scegliere di "suonare vintage", perché risulterebbe forzato. Lo può fare una cover band, forse, ma poi se vedo un tributo ai Led Zeppelin fatto da un chitarrista con il Pod vomito! Quello che la gente chiama "suono vintage" molto spesso è l'attitudine di chi lo produce. Nella maggior parte dei casi non è altro che il prodotto di una buona miscela di valvole fumanti e "ignoranza" di chi le suona! Nel nostro caso a renderci così credo sia l’amore per i riff e il modo istintivo di suonarli. I suoni sono naturali, provengono da strumentazione valvolare spinta all'osso. Poi, in base a quello che ti trovi in mano, puoi farlo alla Black Sabbath o tipo Metallica! Dipende anche dagli amplificatori e dalla scelta degli effetti… Per quanto riguarda le scelte di produzione, invece, credo ci voglia una via di mezzo. Un conto è suonare "vintage" live, che spesso si traduce in una performance infuocata con gli ampli a palla. Un conto è farlo in studio: bisogna registrare quell'energia in modo moderno, o si rischierebbe di essere anacronistici. Oggi i suoni sono molto compressi, pompati, "mediosi" in molte produzioni. Non c'è nulla di male di per sé, l'importante è non credere che più un album "pompi" nelle casse, più sia buono. Il muro di chitarre fa sempre effetto, ma spesso finisce per coprire la creatività. L'impatto non è tutto, è l’idea che deve uscire.

In un passaggio di un report live del 2010 (onestamente non ricordo quale) era specificato l'uso di attrezzature analogicovalvolari. Che strumentazione utlizzate? E che batteria? Sono alquanto legato al suono della Ludwig per certi generi e la cosa ritengo possa suscitare interesse, sembra che si parli sempre troppo poco di quale sia il mezzo con cui si arriva al risultato finale.

In effetti abbiamo diversa strumentazione "vintage". Per la chitarra uso un Vox AC30 inglese degli anni '70. Ho provato anche quelli moderni fatti in Cina, ma non c'è niente da fare… non hanno "quel suono". L'unico effetto che uso è un overdrive artigianale a valvole per saturare un po' il suono e ingrassare i riff, ma è tutto. A volte il wah. La chitarra invece è una vecchia Gibson SG Special del '66. Francesco ha più scelta: usa indifferentemente un basso Rickenbacker o un Fender Jazz, con una testata Orange oppure con una rara Farfisa sempre degli anni '60. C'è da sudare a spostarla, ma vale la pena! Alessandro invece ha una batteria CVL in frassino. Visto che l'hai citata, la Ludwig è uno dei pezzi cult per il genere e credo che prima o poi se la procurerà!

Cosa si cela dietro al nome Doctor Cyclops? È solo un riferimento cinematografico o c'è altro?

In realtà, anche se molti pensano che si tratti di una citazione, il nome del gruppo è uscito in modo… "originale" durante una telefonata tra me e il bassista. Cercavamo un nome per il gruppo e, come ovvio, ne volevamo uno che avesse un significato, ma che suonasse anche bene… La figura del ciclope era affascinante, perché richiama un'idea di qualcosa di mastodontico, ma al tempo stesso solitario. Lui in quel periodo si stava laureando e quindi, per scherzo, uscì che ci potevamo chiamare "Dottor Ciclopi"… Doctor Cyclops! Era fatta. Ci piaceva. Poi siamo corsi su Internet per vedere se esisteva già una band con quel nome e abbiamo scoperto il film. Che è un horror di serie B dei primi anni '40. Una coincidenza felice, non ci dispiacerebbe affatto se tra molti anni qualcuno scoprisse noi come una piccola chicca nascosta del passato. Molti dei nostri gruppi preferiti sono semi-sconosciuti, al pari di quel vecchio film. Senza considerare che proprio il cinema è stata una delle nostre fonti di ispirazioni in molte situazioni.

I brani inseriti in "The Doctor Cyclops" possiedono quel carisma raffigurativo che li renderebbe ottimi per una colonna sonora sci-fi o per un horror psicologico, cosa che è successa con "Silver Serpent". Com'è avvenuto il contatto con la 20th Century Fox, tramite un concorso?

Hey! Direi che hai proprio centrato il bersaglio. Non sai che piacere sentirti parlare di "carisma raffigurativo". Tu pensa che "Silver Serpent" è nata proprio dal desiderio di ricreare in musica quell'atmosfera d'acquitrino carico di tensione in cui si muovevano gigantesche serpi viste in un documentario. Per il fatto del film, che è in soldoni la versione b movie (ancora una volta!) del "2012" di Emmerich, è successo che l'autore della colonna sonora, un musicista nostro concittadino titolare di una piccola etichetta, la Primula Records che aveva già editato un nostro pezzo in una compilation tempo prima, cercava delle band con un pezzo da inserire nel cd allegato al dvd della versione italiana del film. Ci ha chiesto di partecipare e noi abbiamo inciso quel pezzo, che guarda caso parlava proprio di Apocalisse. Un'altra felice coincidenza. Non abbiamo avuto nessun contatto diretto con la 20th Century Fox. Anche se scrivere pezzi per colonne sonore di film inquietanti (possibilmente di serie b!) non ci dispiacerebbe affatto in futuro.

Da cosa siete influenzati mentre componete? Quali sono le fonti d'ispirazione? Ascoltando le canzoni, la musica pare essere l'ingrediente primario di una ricetta più ampia: c'è qualche artista in campo letterario che vi offre o ha offerto spunti per i testi? Come percepite che un pezzo è pronto per essere registrato in quanto completamente Doctor Cyclops?

La composizione dei pezzi avviene in modo molto istintivo e più o meno "casuale". È raro che uno di noi scriva un pezzo per intero dall'inizio alla fine. Di solito qualcuno porta un riff, l'altro lo continua oppure ne collega uno totalmente diverso (viva il progressive!), lo si suona insieme e così via. Il testo di solito arriva dopo. Le influenze? La musica che abbiamo ascoltato e al limite qualche bottiglia di Bonarda delle nostre colline, poi magari se è tutto il giorno che ascolti gli Witchcraft la sera sforni un riff a tema. Lo stesso se hai ascoltato Cathedral o Pentagram. La parte letteraria o cinematografica di solito viene dopo, quando si tratta di scrivere il testo. Che, come dici tu, è un altro ingrediente fondamentale della ricetta. Molti gruppi rock sottovalutano l'importanza delle liriche, noi cerchiamo di dipingere un affresco, o raccontare uno spaccato di vita con i nostri testi. Sono importanti quanto la musica, se ci si prende il tempo di ascoltarli. A volte, non essendo madrelingua, escono delle immagini pensate in italiano e così tradotte… Pirandello, Blake, certi film che ci hanno rapito, nel caso di "Silver Serpent" perfino la Bibbia… Le ispirazioni sono tante e varie, scrivere un testo è un po' come cucinare: a volte ti ispiri a un libro di ricette, altre sperimenti del tutto. L'importante è che non siano mai parole… "precotte". Percepiamo quando un pezzo è Doctor Cyclops se affonda le radici in quel carisma raffigurativo di cui abbiamo parlato prima, e comunque quando evoca e fa danzare i demoni, buoni o cattivi che siano, dentro ciascuno di noi. Se la sala prove vibra, vuol dire che è il sentiero da seguire.

State lavorando al video di "Angel Saviour In The Cannibal House": cosa dobbiamo attenderci?

Anche qui torna l'amore per il cinema. Di solito sono molto critico sul nostro lavoro, ma in questo caso mi sento di sbilanciarmi e dire che sarà davvero forte! Abbiamo quasi finito il montaggio e siamo incredibilmente soddisfatti di quello che sta uscendo. Non volevamo fare il solito video in cui la band suona alternata a immagini di qualche tipo. Quella canzone ha una storia e un'atmosfera "teatrali" e abbiamo cercato di raccontarla, certo in modo metaforico, ma con un vero e proprio cortometraggio. Ci saranno sequenze di noi che suoniamo, ma abbiamo cercato di metterle in modo che facessero da "contrappunto" alla storia, che fossero al servizio della narrazione e non il contrario. Ci piace molto il cinema di Werner Herzog, perché nei suoi film si trovano una fotografia e delle immagini spettacolari, con dei paesaggi mozzafiato che impressionano per la loro semplicità e parlano da soli. Per fortuna dalle nostre parti abbiamo dei paesaggi suggestivi e la location scelta, un villaggio fantasma in mezzo a un bosco, ha aiutato molto. Sarà un video musicale, ma insolito, credo. Sempre che ce lo facciano pubblicare! Dobbiamo ancora chiedere i permessi per il girato. Incrociate le dita affinché vengano concessi, perché questo maledetto mondo di carta ancora non ha imparato a prendersi cura di certe sentenze. Citando Foscolo: "Siedon custodi de' sepolcri, e quando / il tempo con sue fredde ale vi spazza / fin le rovine, le Pimplèe fan lieti / di lor canto i deserti, e l'armonia vince di mille secoli il silenzio.". Una buona difesa quando ci troveremo davanti al giudice, no?!

Se le prove in studio sono fondamentali per segnare il punto della situazione, i live rappresentano invece la forma più adeguata per carpire informazioni utili su quanto e perché la musica venga apprezzata o meno. Avete girato i palchi sul suolo italiano, sconfinando anche per tre date in Germania in compagnia di ottime band quali Last Barons, Phased, Stake Off The Witch. Differenze sull'organizzazione, pubblico e andamento delle serate? Nel parlare con chi vi ha visto in tale sede avete ricevuto qualche "critica" costruttiva che vi ha fatto piacere?

La differenza fra Italia ed estero, per quello che abbiamo visto, è abissale. Soprattutto fra Italia e Germania. Quello che trovi là e che qua manca in generale è l'interesse per la musica, la cultura che ti porta ad andare ad ascoltare live music senza necessariamente il bisogno di volere ascoltare qualcosa di già sentito, le solite cover. In Italia manca pubblico per la musica originale. Per quella rock-stoner-doom, chiamala come vuoi, è ancora più grigia. Si finisce ghettizzati nelle riserve! In secondo luogo, altra differenza è che all'estero è comune pagare il biglietto per andare a un concerto, anche quello nel bar sottocasa. Cosa che in Italia non viene proprio digerita: magari i ragazzi sono pronti a spendere quaranta o cinquanta euro per sentire Ligabue o Vasco per la decima volta, però storcono il naso se chiedi tre euro d'ingresso per una serata dove magari si esibiscono tre band che però non conoscono. Per non parlare della vendita del merchandise: all'estero se piaci, il cd te lo comprano con molta più facilità; qui i soldi se li tengono per i cocktail o una birra in più. È una questione culturale. Le critiche poi, se in buona fede, sono sempre ben accette, ma la cosa che più ci fa piacere è quando ci accorgiamo che la nostra esibizione ha mandato un messaggio, ha "toccato" in qualche modo l'anima della gente. A volte capita, ed è la soddisfazione più grande.

C'è stata un'esperienza live che ritenete indimenticabile?

Direi che se ne possono citare un paio. La prima martedì 5 maggio 2009. Al Thunder Road di Codevilla i Firebird di Bill Steer inaugurano il tour italiano e a noi poveri pivellini di provincia capita di aprire per il gruppo che più di tutti forse ci ha cambiato la vita musicale. Li avevamo visti dal vivo a Travo, vicino a Piacenza, pochi anni prima, e ci eravamo innamorati di loro. Vederli è stata una folgorazione, il loro approccio al palco e il loro stile ci hanno convinto a suonare in trio. Quando abbiamo saputo che venivano in Italia e avevano date al nord, abbiamo fatto di tutto perché il Thunder li ospitasse e alla fine il sogno si è avverato. L'altra data è sicuramente sabato 6 novembre 2010 al Vortex club di Siegen, in Germania. Eravamo più "maturi" come band, ma pur sempre dei ragazzi che dal paesino finiscono nel piccolo grande tempio della musica underground, con tutto ciò che questo può comportare: a partire dalla crew del locale che si preoccupa di scaricare la tua strumentazione e ti trova sempre tra i piedi, mentre cerchi di non crearle fastidio, all'ingombrante presenza dei fantasmi di vari idoli musicali già passati da quelle parti, a suoni e palco da brivido, allora ti chiedi se fino a ora sei stato un bluff o se sei "vero", se ci sei tagliato… A quel punto la scelta giusta è forse ricordarsi da dove si viene e affidarsi a quel bambino che trova una Eko senza corde del padre nella "stanza del grano" e che si mette in posa "lord of the world" davanti al grande specchio della camera da letto col legno tra le braccia! Indimenticabile, sì… per la vita!

Per conoscere un po' meglio i vostri gusti musicali e non, cinque dischi, libri e film che considerate essenziali per la vostra formazione artistica?

Christian: come dischi dico il "White Album" dei Beatles, "Black Sabbath" dei Sabbath, "Deluxe" dei Firebird, "Another Way To Shine" degli Spiritual Beggars e "Captain Beyond" dei Captain Beyond. Tra i libri sicuramente le "Operette Morali" di Leopardi, "John Barleycorn" di Jack London, "Uno Nessuno E Centomila" di Pirandello, "1984" di Orwell, i racconti di Lovecraft e Poe. Per i film dico "Weekend" di Jean Luc Godard, "Apocalypse Now" di Coppola, "Il Gabinetto Del Dottor Caligari" di Robert Wiene, "Nosferatu" (sia quello di Murnau che quello di Herzog) e "Il Fascino Discreto Della Borghesia" di Bunuel.

Francesco: come dischi la discografia completa dei Cathedral. Toglietemi tutto ma non i Cathedral! Poi "Erupts!" dei Truth And Janey, "Witchcraft" dei Witchcraft, il "Live At Roadburn" degli Earthless e "Hollowman" (ep) degli Entombed. Tra i libri: "Autunno" di Philippe Delerm, "Narciso E Boccadoro" di Hermann Hesse, "L'Orlando Furioso" di Ariosto, le "Fiabe Italiane" di Italo Calvino e "I Fiori Del Male" di Charles Baudelaire. Per film invece "Il Marchese Del Grillo" di Monicelli, "Nosferatu (Il Principe Delle Tenebre)" di Werner Herzog, "School Of Rock" di Richard Linklater, "C'Era Una Volta In America" di Sergio Leone e "Il Cavaliere Di Lagardère" di Philippe De Broca.

Alessandro: È strano, ma se devo dire la verità la dico tutta: da bambino la prima volta che la batteria ha attirato la mia attenzione è stato ascoltando "Rotolando E Respirando" dei Pooh! Ci sono rimasto legato… Nel rock però dico "Highway To Hell" degli AC/DC, "Bump Ahead" dei Mr. Big, "Blue Oyster Cult" dei Blue Oyster Cult e ovviamente alla pari i primi quattro dei Led Zeppelin. Per i film: "Arancia Meccanica" di Kubrik, "Forrest Gump", "Il Miglio Verde" e i film di Tinto Brass. "Paprika" su tutti! I libri… non sono un gran lettore, ma "L'Alchimista" di Paulo Coelho mi ha colpito davvero. Poi mi sono rimasti dentro "Il Piccolo Principe" e "La Metamorfosi" di Kafka.

In che stato di salute è la scena doom-stoner italiana? Dal punto di vista personale la ritengo spesso sottovalutata: l'italiano ha una forma di esterofilia che domina le preferenze anche quando il nostro Belpaese regala dei piccoli gioielli come il vostro ep. Si può invertire tale tendenza?

Nessuno di noi segue l'attuale scena doom, tantomeno quella stoner, né italiana né estera. Ci piace andare alla riscoperta e ascolto di gruppi da sottobanco-bosco perlopiù heavy rock primordiale. Tutto ciò non perché fa cool, ma basta accostarsi a gruppi come Witchfinder General, Arzachel, Aardvark, Dust, Captain Beyond, Orang Utan o agli italianissimi Circus 2000 per tirare le conclusioni. Sì, è vero, ci trovi in difetto! Anche noi tendiamo l'orecchio più al di là delle Alpi che al di qua, ma non so spiegarti neanch'io bene il perchè. Al tempo è capitato di innamorarsi di gruppi italiani come Ritmo Tribale, Karma, così come da qualche anno è stato un piacere imbattersi in gruppi come Wiked Minds, Electric Swan, Da Captains Trip, Los Fuocos, Roverheart (un gruppo di ragazzi piacentini tanto giovani quanto talentuosi) e in chissà quanti altri a venire. Anche se non sappiamo dirti se effettivamente esista una vera e propria scena, qui in Italia c'è da togliersi il berretto davanti a gente come Paolo dei Matra e al suo al lavoro organizzativo svolto al Cox 18 di Milano. Lui sì che è un vero gigante! Contribuisce a mantenere in vita il fuoco sacro della musica e invita la gente a cogliere ciò che può piacere o meno, perché da spazio a tutti. Solo con questo spirito si può invertire la tendenza all'esterofilia in musica. Peccato che poi c'è sempre di mezzo chi si nasconde dietro a un nome o agisce solo per tornaconto personale e anziché aiutare le altre band cerca di affossarle perché ci vede concorrenza. Sono quelli che trovi sempre col sorriso in mezzo alla guerra dei pezzenti. Non c'è una vera e propria scena, credo… Piuttosto tanta gente che cura il proprio orticello preoccupandosi di convincere e convincersi che sia più bello di quello del vicino.

Chi sono i Doctor Cyclops al di fuori della band? Quali sono le passioni e come si svolge la vita di tutti i giorni?

I Doctor Cyclops sono tre persone assolutamente normali. Un ragazzo autentico (Alessandro) e due un po' più… stagionati, che lavorano. Con una passione ingombrante come la musica è difficile, al di fuori del lavoro, trovare tempo per altro. Quindi in pratica tutto ruota attorno alla vita della band. Si dorme poco, ci si "sbatte" tanto. Il poco tempo che resta Francesco lo passa in mezzo alla natura, Christian al pub o con la ragazza, Alessandro… dove va?! Lo pedineremo e vi faremo sapere la prossima volta.

Progetti futuri? C'è un album in lavorazione giusto? Possiamo dare qualche anticipazione a riguardo?

Eh… Intorno all'album stanno già girando leggende tipo: contratti marchiati da salamandre flambé; che al microfono si alterneranno Christian e, nelle notti di luna piena, il licantropo di Torre degli Alberi; che le pelli della batteria di Alessandro appartengano allo psicotico giaguaro di Castellaro. Insomma siamo su un buon barcone. Credo che nemmeno noi sappiamo dove andrà a finire. È la prima volta in studio per tutti noi, credo che l'album si farà strada facendo. L'obiettivo generale è catturare la nostra vena "vintage". Sarà prodotto come si produce nel 2011, niente forzature "d'epoca" (ci sarebbe piaciuto registrare in analogico, ma le bobine costano troppo!), però vogliamo che sia un disco onesto e genuino. Non sappiamo ancora quando uscirà, ci auguriamo entro la fine dell'anno.

Siete in giro a suonare in questo periodo? Vogliamo segnalare un paio di date in cui i nostri lettori potranno venirvi a vedere?

In Italia purtroppo ci sono poche soddisfazioni da prendersi. A parte qualche bel club che capita di scoprire ogni tanto, è vita dura per il nostro genere. Ad aprile il 2 saremo a Genova al Lucrezia Bar, poi (dall'11 al 16) saremo in Francia e Belgio. Un tour di una settimana per preparare il terreno all'uscita dell'album. Tra le tappe anche la Normandia, dove tra l'altro incontreremo di nuovo gli amici dei Last Barons, una band francese straordinaria.

L'intervista si conclude qui, solo un'ultima battuta, un saluto o un semplice messaggio per chi ci segue, vi lascio la parola.

Che dire? La buona musica si nasconde, non smettete di cercarla… Proto-Doom-Heavy-Rotten-Rock OOON! GROOOWWLLLLLLLAH!

 
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