DORNENREICH

DORNENREICH

   
Gruppo: Dornenreich
Traduzione:  ticino1
 
Formazione:

  • Eviga – Chitarra, Basso, Voce
  • Inve – Violino
  • Gilván – Batteria
 

 


 

E' un vero onore per me, giornalista principiante, intervistare una formazione che ai miei occhi è un’icona, un monolito. Rilassiamo un poco l’atmosfera… c’è solo musica nella vostra vita? Ci sono altre passioni?

Eviga: Posso solo parlare per me. Adoro diverse forme d’arte (film, dramma radiofonico, pittura, letteratura…) e amo avvicinarmi, qualche volta più, qualche volta meno, ai cicli della Natura e sentirmi parte pulsante dell’insieme vitale.

Devo ammettere che ho appena iniziato a interessarmi ai vostri lavori acustici (vergogna!). Secondo me i Dornenreich sono dei maestri delle sensazioni musicali e nel trasmetterle. Cosa v’ispira principalmente durante la composizione? Che pensieri, impressioni o processi danno poi il tocco finale?

Principalmente è la mia percezione personale soggettiva, che mi lascia assimilare un poco di tutto, a dare sovente espressione a Dornenreich. Questa percezione è il risultato della mia biografia e fu basilarmente formata da parecchie esperienze durante la mia infanzia e giovinezza. Per esempio passai durante l’infanzia parecchio tempo con i miei genitori nella Natura. Dovetti anche già presto salutare per sempre persone amate. Tutto ciò lasciò naturalmente tracce gioiose e anche dolorose.

La musica ha più visi di quanti Uomini esistano su questa Terra. Quali sono le vostre (audio) carriere musicali? Che gruppo o che musicista vi hanno motivato a impugnare uno strumento e a suonare?

Gilvan, Inve ed io veniamo da mondi musicali molto differenti. Posso perciò nuovamente solo parlare delle mie ispirazioni principali. Voglio citare solo nomi di gruppi e artisti dai generi più variati che marcarono il mio sviluppo musicale e artistico: Devil Doll, J. S. Bach, Dead Can Dance, Pantera, Tori Amos, Ulver, Meret Becker, Kvist, The Kovenant, Estampie, L’Ham De Foc, Ved Buens Ende, Arcturus, Angizia, Deine Lakaien, Omnia…

Mi sbaglierò, nel vostro nuovo lavoro "Flammentriebe" sento diversi passaggi tinti di classica e d’Oriente. Quanto sono importanti gli esperimenti per voi come persone e per la vostra arte?

Molto, molto importanti. Con Dornenreich abbiamo l’abitudine all’inizio di approcciarci intuitivamente a tutti i pezzi. Chiaro, alla fine elaboriamo in maniera assolutamente cosciente i diversi arrangiamenti strutturali, melodici e armonici, però la nascita di ogni pezzo, nascita per noi sovente magica, è intuitiva. Si nota ascoltando le nostre canzoni e dischi, tutti possiedono un proprio profilo e sono molto stratificati, che noi amiamo la musica in sè e che effettivamente attingiamo dall’Oceano Della Musica.

Ai nostri lettori interessa veramente sapere perché avete improvvisamente inciso un disco elettrico. Puoi spiegarcelo?

Dopo "In Luft Geritzt", puramente acustico, ci parve logico dare luce a un disco che seguisse una direzione e strumentazione totalmente contrastante. Secondo me guadagnano entrambi i lavori nuove dimensioni e profondità. Sento che i due dischi approfittano dell’esistenza dell’altro.
 Inoltre, il forte contrasto dei due albi rileva il contrasto di quello che dissi prima a proposito del fatto che Dornenreich attinge nell’Oceano della Musica. A noi interessa la musica in sè e meno l’aspetto esteriore, rispettivamente la strumentalità. Coerente è perciò il fatto che, per esempio, in concerto suoniamo il pezzo "Reime Faucht Der Märchensarg" esclusivamente acusticamente, anche se la versione su disco è "metallica". Di conseguenza presentiamo il pezzo acustico "Jagd" del nostro lavoro "In Luft Geritzt" di solito in versione "metallica". Per noi conta l’Essere della musica, la profondità emozionale.

Ecco la mia domanda preferita: lo scorso anno mi occupai di un vecchio progetto black svizzero che viveva d’improvvisazione. Cosa pensi dell’improvvisazione in generale?

Per Dornenreich esiste la pura improvvisazione solo quando in concerto c’è qualcosa che va storto… Ritengo però sia molto rinfrescante e importante reinterpretare in continuazione i nostri pezzi e rivederne gli arrangiamenti, anche per il palcoscenico. Variamo le armonie, velocità, strumentazione, eccetera. Tutto questo mantiene l'insieme vitale, secondo me.

Una domanda poco specifica… cosa definisce un buon disco secondo te?

Deve avere un’espressione compatta e convincere nel suo insieme, evitando di presentarsi forte con i due, tre pezzi d’entrata, per poi indebolirsi fino all’ultima canzone. Ritengo anche che sia importante pretendere dai musicisti, rispettivamente artisti, che quando suonano uno strumento lo facciano presentando una volontà incondizionata di espressione, rispettivamente autentica passione, e che si presentino in maniera armoniosa.

L’Austria offre da sempre buoni musicisti, iniziando dalla classica e arrivando al metal. Molti progetti risaltano musicalmente nella massa. Joseph Haydn, Falco e Dornenreich… tutti sono musicisti d’eccezione. Perché l’Austria è tanto variegata in tutte le dimensioni? Non dimentichiamo che le nazioni alpine non sono le più popolose.

Inoltre ci sono (o c’erano) progetti, gruppi avanguardisti e ambiziosi come Korova(Kill), Angizia Oder Elend. Effettivamente non ho nessuna idea perché in Austria ci siano tante formazioni e artisti con un profilo tanto forte e tanta musicalità matura. Forse sono le anime di Schubert e Mozart che ci inoculano il tutto, mentre dormiamo…

Quali pezzi di "Flammentriebe" vi stanno particolarmente a cuore e perché?

Lo sviluppo che segue il disco su tutta la sua lunghezza, dal pezzo d’entrata tanto spronante quanto lo è "Flammenmensch" fino al pezzo finale molto aperto "Erst Deine Träne Löscht Den Brand".

Come stiamo a concerti in Italia e in Svizzera?

Qualche settimana fa suonammo un concerto tutto esaurito in Svizzera, durante l’ormai terminata prima parte della tournée di "Flammentriebe". Anche se in aprile partiremo con i nostri amici di Alcest per una serie di concerti in Europa, purtroppo non è ancora pianificato nessun concerto in Italia, anche perché non abbiamo finora ricevuto alcuna offerta interessante da parte di un organizzatore italiano. Mi dispiace veramente, visto che negli ultimi tre anni siamo stati sempre presenti una volta in Italia.
 Allora, se qualcuno che fosse interessato a vederci in Italia e leggesse qui, che parli con un organizzatore locale, in modo che questo si metta in contatto con noi. Vi garantisco che sarebbe un immenso piacere per noi suonare ancora una volta in Italia!

Ho letto che tu, se mi ricordo bene, paragonasti le opere di Dornenreich con i diversi stadi del maturare di un essere umano. La maggior parte degli amanti della musica sono cresciuti con essa e la sua evoluzione. Che paralleli vedi fra lo sviluppo di un musicista, le sue idee e quelle di un ascoltatore qualunque come me? Che influenze può dare un disco sulla vita di una persona?

Ammetto che la musica mi ha spesso e profondamente toccato come solo poche altre influenze sono riuscite. L’espressione artistica, rispettivamente la musica, è, senza un senso religioso, qualcosa di sacro cui mi sacrifico con la più grande dedizione. La musica può evocare tanta spiritualità, presentimenti, comprensione eterna e sentimenti. Tutto ciò lo ritengo impagabile per la vita umana in sé.
Posso immaginare che un "normale ascoltatore" riesca ad approfondire ancora più l’Essere della Musica che non il musicista stesso. Questi è occupato durante anni a elaborare un disco e a pubblicarlo. Dopo la sua uscita ci vogliono anni, almeno nel mio caso, per poterlo ascoltare in modo obiettivo, senza analizzare dettagli della produzione o altro che, come compositore, collego per forza al mio lavoro.

Propongo una tesi. Il black metal dovrebbe principalmente trasmettere sentimenti all’ascoltatore. Ergo, non conta se la musica si presenta in forma acustica o elettrica. Quanto si stacca questa teoria dal pensiero base del vostro ultimo disco? Secondo te perché così pochi musicisti si cimentano su tali progetti?

Secondo me il black possiede, grazie alla sua entità mistica e contemporaneamente interessante, la possibilità, che ritengo personalmente molto importante, di sensibilizzare quelli che sembrano essere poli opposti in una visione d’insieme, per formare coscienza verso e rispetto per la vita e tutte le sue forme. E sì: nella sua essenza emozionale e pensierosa "In Luft Geritzt" è secondo me black metal come lo è anche "Flammentriebe". Il perché così poche formazioni si esprimano in maniera più ampia può semplicemente avere a che fare con il fatto che è molto più semplice produrre album seguendo un certo schema, invece di reinventarsi con ogni disco, seguendo così il corso della vita. Inoltre ci vuole una buona porzione di coraggio e di ottime capacità musicali per comporre un lavoro acustico convincente.
Comunque Dornenreich si è dedicato durante i lunghi anni della sua esistenza solo alla vita e alla discussione artistica vera e propria di temi basilari, rispettivamente ciclici, della Vita, è giusto che sia così.

Come giudichi l’attuale moda del revisionismo? Presto avrò quarant’anni e mi tocca osservare come gente che nel 1990 riempiva ancora i pannolini, si permetta in maniera assolutamente ufficiale di classificare la mia musica come, per esempio, "non compatibile con il death metal".

La mania di profilarsi è ora una malattia veramente seria… posso solo consigliare di rilassarsi e di lasciar correre; purtroppo pure a me riesce solo raramente…

Hai in mente progetti che hanno poco in comune con Dornenreich? Se potessi improvvisare senza pensare al metal, che strumenti sceglieresti e cosa tenteresti, o in che direzione sperimenteresti?

Solo poche settimane fa è uscito il lavoro esilarante di un ensemble chiamato Angizia, cui partecipai con una certa acrobatica vocale. Inoltre ho cominciato lo scorso anno in compagnia di un amico a lavorare su un progetto con una strumentazione molto particolare; è comunque troppo presto per svelare di più. Credimi, con Dornenreich ci sentiamo sempre liberi, liberi da attese e liberi da tutto quello che ci limiterebbe o bloccasse. Ora godiamo la nostra totale concentrazione sulla presentazione al pubblico di Dornenreich. I lavori per "Flammentriebe" erano lunghissimi e per niente riposanti; quest’anno e in quelli che verranno vogliamo solo concentrarci sui concerti, anche perché Dornenreich compirà quindici anni in estate. Festeggeremo con molta presenza sul palcoscenico!

Qual è la scena più divertente capitata durante una prova o un concerto?

(Attenzione: battuta intrinseca n.d.r.) Ecco… dopo un concerto arrivò un fan, chiaramente di fretta, e disse che voleva comprare un disco: "1mal DURCH DEN WIND bitte!".  Per far capire perché la situazione era divertente anche a chi non fosse ferrato con la nostra discografia e non conoscesse la lingua tedesca, dico che: un disco dei Dornenreich è intitolato "Hexenwind" e un altro "Durch Den Traum"; essere "Durch Den Wind" significa da noi essere molto confuso. In quel momento tutto era perfetto per una situazione comica; dovetti concentrarmi parecchio per non ridere come un dannato…

Se per un motivo o per l’altro avessi il diritto di possedere solo cinque dischi, quali sceglieresti?

Dead Can Dance – "Best Of"
Sileo (Klassik-Sampler mit viel Bach, Schubert, Beethoven…)
Ulver – "Bergtatt"
Tori Amos – "Live From New York"
Birchbook – "Fortune & Folly"

Dal canto mio avrei finito, anche se sicuramente mi verrebbero in mente molte più domande. Aristocrazia e la sua redazione ti ringraziano per il tuo tempo e siamo curiosi di sentire presto novità da parte vostra e di vedervi in concerto. Vi auguriamo naturalmente di cuore tutto il bene per il futuro. L’ultima parola appartiene sempre all’intervistato per dare insulti, offese, saluti, citazioni o consigli per la vita!

Approfitto per ringraziarti delle domande particolarmente avvincenti e molto interessate. Tali domande sono molto rare oggi. Posso solo dire che è stato un vero piacere darvi risposta. A presto, durante un concerto dei Dornenreich, spero!

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