I Dragged Into Sunlight preferiscono l'isolamento

DRAGGED INTO SUNLIGHT

Gruppo:Dragged Into Sunlight
Formazione:

  • T – Voce
  • A – Chitarra
  • C – Basso
  • J – Batteria

Sono giovani, inglesi e hanno sfornato un potente album di debutto, Hatred For Mankind. Oggi abbiamo i Dragged Into Sunlight qui con noi. Benvenuti su Aristocrazia Webzine.


Cominciamo dando alcune informazioni su di voi e la vostra storia, per favore ci raccontate come è nata la band, la vostra line-up e le ragioni che vi hanno portato a suonare metal estremo?

Dragged Into Sunlight è la somma delle diverse mentalità individuali che la compongono. Dragged Into Sunlight è un concetto, non ci sono singoli membri in quanto tali, solo una mentalità collettiva guidata da una feroce aggressività. Dragged Into Sunlight è il culmine delle band e degli artisti che abbiamo ascoltato durante la nostra crescita. Continuiamo a esplorare nuove profondità e continuiamo a promuovere il nostro fascino con estremismo. Recentemente una band chiamata Woe From The US è venuta alla luce, il lavoro di drumming è molto aggressivo.

Il 2009 è stato un anno fondamentale per voi, in primo luogo Terminal Aggressor e poi Hatred For Mankind, quali sono i vostri migliori ricordi di quei giorni in sala prove e in studio? L’album è stato prodotto da Mordgrimm della purtroppo defunta Cacophonous, come siete entrati in contatto con la label?

Il 2009 è stato un brutto anno. Ha visto alcune delle nostre vite personali in uno stato di assoluta rovina e da tutto questo è venuto fuori qualcosa di così negativo e così travolgente. Terminal Aggressor è stato registrato nella nostra cantina, gettando pedali sui muri, registrando nel microfono urla sanguinanti. Ci sono stati un sacco di droghe e giorni bui, uno dopo l’altro, pieni solo di noia, di nulla e di stagnazione. Terminal Aggressor è una conseguenza di questa mentalità, ci sentivamo morire lentamente. Avevamo iniziato a lavorare sull’album, alcuni di noi si sedevano per giorni a lavorare soltanto su parti di chitarra, basti dire che le ore divennero giorni e i giorni divennero settimane. Quasi un anno intero della nostra vita ha cominciato a fondersi in una sequenza di eventi. Non riuscivamo a stare svegli, ma tornavamo dal nostro tour in Scozia quando la polizia è salita sul nostro furgone. C’erano sei di noi a bordo e solo tre posti. Tre di noi si trovavano sugli amplificatori nel bagagliaio, mentre i tre davanti si tenevano reciprocamente svegli e guidavano per piccole distanze. Avevamo un sacco di Valium a bordo, oltre il fatto che tre di noi erano nascosti nella parte posteriore. Il ricordo di quella esperienza è l’ufficiale che batteva sul pannello del furgone prima di tornare nella sua auto. È stato un vero e proprio allarme il risveglio. Siamo stati quasi completamente fottuti. Le cose che abbiamo fatto per arrivare ai live erano irreali. Ma due anni dopo ci siamo ancora per fare tutto quello che facciamo al 200%, Dragged Into Sunlight non fa alcun compromesso che si rifletta nella nostra musica. La Mordgrimm è una label unica, hanno un tale catalogo di band élite del metal estremo. È veramente apprezzabile la capacità di identificare un gruppo come gli Anaal Nathrakh dalle loro prime demo e niente altro. Cacophonous ha fatto esattamente la stessa cosa con gruppi come i Cradle Of Filth e i Dimmu Borgir. I Dragged Into Sunlight sono parte di Mordgrimm e viceversa. Questa band è nata da un rapporto davvero unico tra individui diversi. Mordgrimm era una di quelle entità che si sono avvicinate a noi dalle nostre prime registrazioni e ci hanno offerto un sostegno incondizionato. Non era tanto la musica quanto più la passione che condividiamo per l’estremo.

La musica estrema è in continua mescolanza con altre influenze. Suonate un genere indefinito che racchiude la rabbia del death e del grind, una base black che parte dallo sludge. Nella recensione ho citato i Black Sun che mi piacciono perché sono in qualche modo simili a voi nel mescolare tanti generi e creare qualcosa di originale. Quali sono i vostri ascolti principali? Ci sono band non-metal che vi hanno influenzato?

Non siamo mai stati paragonati ai Black Sun. Dragged Into Sunlight possiede una genuina energia negativa, non si tratta di mettere su uno spettacolo o di essere “stravaganti”. Noi facciamo quello che facciamo per il bene della sanità mentale altrui. È un cerchio di energia negativa che continua a crescere ed evolversi. Il migliore paragone da fare sarebbe più a un culto o un branco di lupi, comunque siamo del tutto sicuri che i Dragged Into Sunlight continueranno a crescere nel modo vile e orrendo che abbiamo sempre immaginato. Collettivamente Dragged Into Sunlight ha una precisa comprensione del genere in cui lavora, pur non essendo limitati, ognuno di noi è in grado di analizzare le registrazioni di quelle band con cui siamo cresciuti e convogliarle nella nostra arte. Recentemente band come Trap Them, Eyehategod, The Ocean, Instinct e Ulver hanno avuto la priorità nei nostri ascolti.

Non so se qualcuno ha già detto che le voci mi ricordano quelle di Dave Hunt (Benediction e Anaal Nathrakh). Quali sono i vostri cantanti preferiti?

Le voci di Dragged Into Sunlight sono strane. Liricamente sono influenzate da tutto e da niente allo stesso tempo. Musicalmente assumono somiglianze con tanti gruppi hardcore e possono ricordarli, mentre hanno lo stesso forte impatto della crudezza vista in gruppi come Gorgoroth, Darkthrone e Burzum.

La musica in Hatred For Mankind mi ha dato una forte sensazione di istinto, come create le vostre canzoni? Tramite jam session nella vostra sala prove oppure ognuno di voi ha il suo ruolo?

Scriviamo individualmente e collettivamente poi analizziamo i risultati. E’ un’alchimia che viene quasi totalmente naturale. Quando ci ritroviamo per le nostre creazioni e analizziamo le idee, queste spesso si fondono in un pinnacolo di ciò che ognuno di noi voleva individualmente, ma non riusciva a creare. Ciascuno di questi personaggi coinvolti nei Drugged Into Sunlight offre un volto diverso, mentre condivide la stessa mentalità. È questo approccio cangiante che ci permette di costruire la musica e i pattern di batteria prima di piantare un chiodo nella tua giugulare. Si tratta di una collusione di menti e di un attacco collettivo con tante facce diverse. I Dragged Into Sunlight lavorano di continuo su nuovo materiale cercando di creare intense emozioni in tutta la nostra musica, esternate tramite quei sentimenti di odio, di solitudine e di contaminazione pura che sono altrimenti repressi.

DRAGGED INTO SUNLIGHTQuali sono i temi principali delle vostre canzoni? Perché avete scelto un titolo così chiuso per il vostro album? L’umanità merita solo di essere odiata?

Hatred For Mankind non è solo un titolo di un album, ma un elemento essenziale per la nostra musica. Quando ci sono persone in tutto il mondo che cercano solo di far capitolare ogni altra cosa per qualsiasi motivo è facile pensare che sia evidente che l’umanità come la conosciamo è tutt’altro che impeccabile. Più si guarda, più si trova, è una enorme energia vile e negativa, non è tanto che l’umanità meriti di essere odiata, ma è decisamente che non c’è nulla di cui essere felici. Ci sono temi di fondo tra tanti, anche nella più semplice delle interazioni umane è facile finire per odiare l’enormità di ciò che è intorno a noi ed è ciò che facciamo su base quotidiana.

Se non sbaglio siete di Liverpool, la città che ha dato i natali ai Beatles, come è la scena lì? Avete qualche relazione con altre band della vostra nazione? C’è un gruppo di band che si sostengono a vicenda o, come qui in Italia, bisogna lavorare da soli per conto proprio?

I Dragged Into Sunlight lavorano da soli. La musica in generale è piena di scene e di sottogeneri all’interno di quelle scene. Abbiamo base in diverse città del Regno Unito, e per quanto ci siano altre band e siamo onorati di condividere il palco con molte di esse, preferiamo il nostro isolamento. Abbiamo una mentalità chiusa, da campo, e solo coloro che sono coinvolti direttamente e poche di persone di fiducia possono fare danni.

Quali sono gli alti e bassi del mondo della musica? Pensate che ci sia qualcosa che non dovrebbe esistere nel metal?

Il metal estremo ed i suoi “sottogeneri” hanno la tendenza ad attrarre quegli individui che sono sgraditi altrove. Collettivamente siamo stati coinvolti in diversi gruppi nel corso degli anni ed è parte del motivo per cui manteniamo questa mentalità chiusa. È facile dimenticare chi sono i tuoi amici e perdere di vista ciò che è importante. Siamo in grado di apprezzare appieno il rapporto che abbiamo con l’altro e in realtà non ce ne potrebbe fregare di meno di quelli che stanno fuori, in giro ci sono un sacco di persone che utilizzano musica estrema come un flusso per le loro idee politiche. È nostra convinzione che se hai qualcosa che senti così forte dentro poi nutri il bisogno inestinguibile di riversarlo sugli altri. Purtroppo la maggior parte di questi riversano i loro pareri attraverso la musica estrema, mancando della capacità intellettuale di formulare un argomento decente e sostenere le loro opinioni con ogni sorta di fondazione accademica. In parole povere, se non riesci a convincere le persone intellettualmente per sostenere la tua opinione, sei un po’ come un poliziotto che cerca di nasconderla sotto la tua musica, quasi come gli alimenti per bambini facilmenti digeribili.

Qual è la situazione live? Come è stato ricevuto Hatred For Mankind sul palco?

Noi suoniamo quasi nel buio completo. Il nostro obiettivo è di ricreare quel senso di miseria che è presente in tutto l’album. Uno degli aspetti più importanti per i nostri live show è l’apparecchiatura che usiamo, che è tutta costruita a mano da Matamp nel villaggio di Meltham. È costruita utilizzando l’artigianato più oscuro e una cura maniacale. I nostri live sono spesso accolti con una gradita risposta, ma forse un po’ confusa. Si amano o si odiano. È irrilevante per noi a prescindere. Porta una sensazione molto diversa ascoltare il disco e ci piace pensare che la negatività pura e semplice espressa dall’album diventi infinitamente più abrasiva in un ambiente live.

Nel gennaio 2011 la Prosthetic Records ha ripubblicato il vostro lavoro. Intendete fare un tour per supportare il rilascio? Avete ricevuto osservazioni da parte della critica?

Hatred For Mankind ha avuto un’accoglienza travolgente sia nella sua versione originale della Mordgrimm che nella successiva ristampa. Non c’è dubbio che sarebbe stato difficile creare un simile seguito. Ma per noi Hatred For Mankind riassume un tempo e un luogo. I nostri lavori successivi attingeranno inevitabilmente da un’influenza, ma dobbiamo sperare che ognuno rimanga unico. Che il potere e la crudezza siano qualcosa che viene naturale, relativamente per noi come in un collettivo di persone arrabbiate. Abbiamo intenzione di fare un tour con i nostri amici Rwake, Soilent Green e Today Is The Day nell’aprile 2011.

Se poteste organizzare una serata con soldi infiniti, chiamereste alcune band di amici o magari contattereste i vostri gruppi preferiti?

Sarebbe bello vedere un gruppo come i Rudimentary Peni, ma non ha prezzo una band del genere. Ci piacerebbe pensare che i Dragged Into Sunlight abbiano un approccio molto simile.

Avete piani per il futuro? State lavorando a nuovo materiale?

Abbiamo in programma di rilasciare Widowmaker, la prima parte della nostra trilogia più lenta e pesante, così come Terminal Aggressor II, entro la fine dell’anno. Se ciò non avverrà, allora così sia. Al momento stiamo prosperando in nuove creazioni e sperimentazioni che inevitabilmente plasmeranno il futuro dei Dragged Into Sunlight come persone e come artisti.

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