DREKER | Aristocrazia Webzine

DREKER

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Autore: Mourning

Una band alcolica, divertente e dotata di una sana dose d’ironia, con noi oggi i pugliesi Dreker, benvenuti ragazzi. Com’è iniziato questo nuovo anno?

Alex: Salve a tutti i lettori di Aristocrazia Webzine, questo nuovo anno è iniziato con la carica giusta, siamo finalmente pronti a debuttare con la nuova line up e siamo affamati di live, cinque mesi di inattività live sono una vita per noi!

Luca: Salve a tutti ragazzi, l’anno è iniziato bene a quanto pare e presto torneremo a spaccare il culo a tutti a breve!!!

Ormai per abitudine e comodità, do inizio all’intervista lasciando la band libera di raccontare un po’ della propria storia, vi cedo quindi la parola, diamo a chi non vi conosce la possibilità di entrare in contatto con la vostra realtà.

Alex: Siamo un gruppo di cinque cazzari salentini, a cui piace fare un thrash alcolico di vecchia scuola con piccoli richiami alla nuova ondata thrash di oggi, abbiamo avuto poca stabilità e ciò ci ha causato innumerevoli cambi di line up, ma nonostante tutto siamo riusciti a regisrare un ep di cinque brani intitolato “In Thrash We Trust” che per fortuna sta avendo buoni riscontri

Luca: Io invece sono uno dei nuovi ingressi, ma seguo la band dagli inizi quasi, è stato sempre un gruppo thrash ottantiano ma non escludo un cambiamento di sound per i nuovi pezzi.

Domande che vi avranno fatto in tanti: perché Dreker? La passione per la bionda ci sta tutta, ma è solo per la pronuncia dialettale simpatica che l’avete preso o c’è altro dietro?

Alex: Diciamo che fu un’illuminazione che arrivò durante la prima prova, lo spirito ironico ed etilico già c’era e per farlo risaltare c’era bisogno di un moniker altrettanto d’effetto… e la proposta “Dreker” fu subito accettata da tutti; a posteriori diciamo che è stata una scelta perfetta anche perchè rispecchia un certo grezzume (qui da noi la Dreher è detta “la birra dei muratori”), il lato negativo di tale scelta sta invece nel fatto che ogni volta che ci vedono con in mano una birra diversa ci fanno le solite battute del cazzo… che due palle!

Le affinità con i toscani Devastator sono evidenti soprattutto per quanto riguarda il modo che avete di porgervi alla musica, toccate tematiche anche serie prendendole per il di dietro, siamo in un paese messo così male da doverci per forza ridere su?

Alex: Ci fa molto piacere l’accostamento a loro, anche perchè sono degli amici e stiamo cercando in tutti i modi di condividere una serata insieme e speriamo sia presto possibile! Mi chiedi come sia messa l’Italia e io ti rispondo che mai come ora è a 90 gradi, diciamo che il nostro pezzo che parla di “guerra delle zoccole” è stato profetico, siamo allo sbando più totale, ma ormai siamo stati talmente rincoglioniti da tutto ciò che manco ce ne accorgiamo, non c’è lavoro, non c’è futuro, non c’è legalità e non c’è meritocrazia. ma basta un “viva la figa” e dimentichiamo tutto. Parafrasando De Andrè si può dire che ci salverà la velina che non la darà.

Luca: Vaffanculo all’Italia!

Sono curioso di capire come nasce un vostro brano, è tutto instintivo e alcolico o le basi le mettete giù con serietà e quell’aspetto prende il sopravvento in un secondo momento?

Alex: E’ tutto molto istintivo, si parte con un riff di base, a cui segue un’inevitabile fase di cazzeggio. Quando poi ci ricordiamo di essere un gruppo e di star cercando di comporre un pezzo torniamo a essere vagamente meno idioti e cerchiamo di concludere.

Luca: Non abbiamo composto ancora con la nuova formazione ma posso dire che tutto sarà molto istintivo e spontaneo! Dopo ore e ore di cazzeggio ovviamente.

A chi è venuta la genialata che ha dato vita a “Bimbominkia”? E quali sono i canoni con cui identificate i soggetti portatori di questo virus ammazza-cervello?

Alex: L’ispirazione mi venne durante un litigio “musicale” con mia sorella, che conclusi dandole della “bimbaminchia” (detto con la stessa cadenza della canzone), mi piacque subito la musicalità di quella parola e la scintilla compositiva scattò all’istante. Potrebbero essere definiti come tali i tanti rincoglioniti frangettoni adolescenti che si etichettano come “emo” ma anche tutti quei giovinetti lobotomizzati dalla musica commerciale (e che magari disprezzano la musica seria perchè non è “di tendenza”).

I tedesconi Tankard bevono bevono ma c’hanno regalato anche dei gran dischi thrash, cosa dobbiamo aspettarci dai Dreker dopo il buon avvio con “In Thrash We Trust”?

Alex: Eh… vorremmo saperlo anche noi! Per ora i progetti ci sono, speriamo di realizzarli. Può essere che faremo un mini-split per mettere alla prova la nuova line up in studio poi quando sarà il momento ci concentreremo di brutto per il nostro vero obiettivo, cioè un album, mettendo a frutto l’esperienza del demo per migliorare alcuni errori commessi all’epoca.

Luca: Bell’interrogativo. Il mini split è un’idea per testare il nuovo sound sicuramente, poi un videoclip è in cantiere e ovviamente il fatidico primo album…

E’ davvero una fede il thrash? Come siete arrivati a pensare che il metal e nello specifico questo stile fosse quello che volevate suonare?

Alex: Il sound Dreker non è stato frutto di una riflessione, semmai il contrario perchè è stato proprio perchè volevo suonare quel genere che ho deciso di formare il gruppo, non c’è mai stata l’intenzione di suonare qualcosa di diverso, anzi posso dirmi soddisfatto perchè il sound rispecchia pienamente il progetto che avevo in mente. Il thrash per me è una passione, in particolare quello anni ’80, ha un fascino particolare sia per la sua genuinità che per la grezza potenza che sprigiona. Per me ad esempio è difficile rimanere impassibile ascoltando un album come “Agent Orange”.

Luca: Per me è leggermente diverso. Ho anche un gruppo viking (Folk’N’Troll) e uno technical thrash in fase di sviluppo. Per me l’importante è mettersi in gioco.
Detto questo il thrash e le sue varienti sono il mio genere preferito (e stile di vita anche) per tante cose, è il genere piu vario secondo me con un occhio di riguardo per il techno thrash di ispirazione Sadus, Coroner, Watchtower e Annhilator.

Quando ho la possibilità di interloquire con una formazione italiana, è per me impossibile evitare la domanda su quale sia il pensiero sulla scena musicale nostrana. Pregi, difetti, raccomandazioni, occasioni perdute e menefreghismo generale, dite tutto quello che vi passa per la testa.

Alex: L’underground italiano è di tutto rispetto, purtroppo come in ogni ambito ci sono invidie, antipatie e soprattutto poca meritocrazia, la mentalità del “pagare per suonare” è deleteria, e spesso porta avanti solo band meno valide che però si piegano al meccanismo piuttosto che le band che si spaccano il culo per tirare avanti con le proprie forze.

Luca: Nella scena italiana ci sono gruppi di qualsiasi genere che fanno il culo a molti tedeschi e americani (due gruppi su tutti li devo citare: Endovein e Alkoholizer per il thrash) ma il problema in Italia è che se non sei una cover band del cazzo ne fai ben poca di via e i locali hanno criteri di selezione che definire alquanto poser e stupidi è riduttivo.

Cosa deve fare una band sotto contratto per farsi notare? E’ ancora comodo stare sotto una label visto che le autoproduzioni aumentano e spesso sono di qualità migliore di dischi usciti da roster importanti?

Alex: Direi che non deve fare niente se non suonare spesso e bene, deve essere poi chi di dovere ad accorgersene. Sul discorso label penso che per quanto uno possa autopromuoversi benissimo, la casa discografica ha sempre una marcia in più, costituita dalla rete di contatti che un singolo gruppo è difficile che abbia; ciò ovviamente non influenza la qualità del disco ma la questione promozione/live sì.

Webzines, magazines, social network, quanto ritenete liberi questi canali? Ritenete ci possano essere “influenze superiori” in certi giudizi e voti assegnati?

Alex: Essendo io stesso recensore in una piccola webzine ti posso dire che quanto più si sale di livello più subentrano condizionamenti e compromessi, non voglio dire che sia così per tutte quelle di grande livello ma a mio parere sono molto più sincere e “libere” quelle che devono dare conto a un pubblico minore.

Quali sono state le esperienze live in cui vi siete scatenati di più? Ce n’è una che vorreste ripetere?

Alex: Indubbiamente l’ultima, il Pulsano Rock Festival, un evento in una piccola cittadina nel tarantino, gestito e organizzato in modo impeccabile da gente molto simpatica e disponibile. Fu davvero una bella serata (nonchè l’ultima finora visto che nel delirio mi son rotto il legamento del ginocchio), la ripeterei volentieri (magari stavolta evitando salti azzardati!). Memorabile anche la nostra esperienza a Roma e al Central8 di Casarano (LE).

Luca: Live coi Dreker ancora non ne ho fatti ma posso dire che la data di Roma e soprattutto quella di Pulsano (dove suonai con i Folk’N’Troll) sono state le migliori.

Com’è la vita dei Dreker al di fuori dell’attività band e dei suoi impegni?

Alex: Siamo cinque inutili ammassi di carne senza uno scopo al di fuori del gruppo auhauhauhauhauhauh. XD

Luca: Quando non lavoro cazzeggio più assoluto e dedizione ai miei piccoli strumenti!

Vi ringrazio per il tempo concessoci, l’intervista si conclude qui, rimane solo da mandare un ultimo messaggio o un saluto rivolto ai nostri lettori.

Tutti: Grazie a te e a tutta la webzine! Se qualcuno vuole entrare in contatto con noi o ascoltare i nostri pezzi ci trova su Facebook (profilo “Dreker Thrash” oppure il gruppo apposito), su Myspace (www.myspace.com/dreker_band), su Reverbnation (www.reverbnation.com/dreker), su Youtube (canale Dreker con anche molti nostri video live) e presto è facile immaginare che invaderemo di spam anche i portali porno auhauhauhauhauhauh!
Vi invitiamo inoltre a partecipare al nostro videoclip di “We Want To Drink” che sarà fatto coi video che ci invierete voi. Per farlo basterà inviare un video anche di pochi secondi o mentre bevete qualcosa di alcolico o mentre siete ubriachi a dreker_band@libero.it! fatelo! 😉

IN THRASH WE TRUST! \m/