EBONYLAKE

EBONYLAKE

Informazioni
Autore: Bosj

Formazione
Mass – Chitarra
Ophelius – Voce, Chitarra, Tastiere

Oggi vi presentiamo gli Ebonylake, combo avantgarde “cult” che ci lasciò dopo soltanto un full lenght nel 1999, ora risorto dalle ceneri con un comeback particolare, “In Swathes Of Brooding Light”, la cui recensione è pubblicata con questa intervista.

Prima di tutto, lasciate che vi ringrazi per la vostra gentilezza e per l’aver fornito una copia fisica del vostro nuovo album. Oggi è cosa molto inusuale, e qui in webzine apprezziamo davvero ogni sforzo che fate per facilitare il nostro lavoro dandoci materiale di qualità ed informazioni esaustive. Grazie, sul serio.
Allora, perchè non presentate la band ai lettori, magari dicendoci dove, come e quando avete compreso che era tempo per gli Ebonylake di tornare sulla scena?

Salve a tutti, siamo gli Ebonylake, un unico e pregiato whiskey che necessita di essere sorseggiato ed assaporato, non trangugiato, assieme ad una piccola fiala d’oppio e alle parole della tavola per sedute spiritiche [oujia, ndr] che si tramutano in un astratto surrealismo. Ora consistiamo solamente di Ophelius e Mass, dalla precedente lineup, gli unici a sopravvivere agli orrori dell’ultimo viaggio in cui ci siamo imbarcati. Entrambi ci prendiamo cura di tutti gli aspetti musicali e di produzione all’interno del progetto Ebonylake. Quando la precedente line-up si dissolse completamente perdemmo ogni contatto tra di noi per dieci anni, durante i quali abbiamo vagato in una surreale confusione mentale, entrambi anelando un ritorno al mondo di Ebonylake per continuare ciò che non fu completato anni addietro. Pensieri positivi ed energia incanalata alla nostra reunion indubbiamente hanno portato i nostri percorsi ad incrociarsi una volta di più, e il risultato è stato il ravvivarsi della nostra amicizia e l’ambizione comune di spingere Ebonylake al successivo livello musicale. Abbiamo lavorato insieme in ogni occasione nei passati due anni per provare, per tirar fuori le idee che avevamo in testa e dare un senso, in qualche modo, ai messaggi donatici dai rituali che compiamo. Semplicemente, è capitato ora, in questo spazio ed in questo tempo, se fosse dovuto capitare anni fa, sarebbe capitato, ma non è stato il momento, fino ad ora.

La line-up è piuttosto diversa da quella che ricordiamo… Ci spieghereste come mai?

La precedente line-up smise di esistere circa nell’autunno del 1999, se ben ricordiamo. La verità è che la band all’epoca era più una società segreta che un gruppo di musicisti, cercavamo sempre di portare nuovi elementi ed ispirazione nella palette di Ebonylake. Gli stili di vita che conducevamo all’epoca ci hanno poi condotto al punto di rottura, mentalmente e fisicamente, e la musica dovette cedere il passo ad esplorazioni personali nell’ignoto. I rituali e l’attività spiritica all’epoca sicuramente portarono uno spirito malvagio tra noi, distruggendo la band dall’interno nel giro di poche settimane.

Concentriamoci ora sul nuovo album… La prima cosa interessante è che non è soltanto un nuovo album, poichè le ultime due righe del booklet dicono che le ultime quattro tracce provengono da una demo mai rilasciata datata 1997. Qual è la storia che si cela dietro queste quattro canzoni?

Le quattro canzoni di cui parli risalgono all’originale demo degli Ebonylake del 1997, che ci permise di arrivare al contratto con la Cacophonous Records. Non è mai circolato, né è stato promosso, all’epoca, e molte persone durante gli anni ci hanno detto di volere una versione completa di queste registrazioni. Parte del materiale all’interno di queste registrazioni sono prime versioni di ciò che poi si sarebbe tramutato nelle versioni che avete ascoltato su “On The Eve Of The Grimly Inventive” [il debut], ad esempio “Within Deepest Red”, “A Voice In The Piano” ed “An Autumn For Crippled Children”. Abbiamo rimasterizzato i nastri originali e siamo più che soddisfatti di come suonino ora, completando l’attuale stadio degli Ebonylake, abbiamo sentito che questi brani danno al nuovo ascoltatore la possibilità di comprendere le emozioni comuni che corrono attraverso tutte e tre le nostre registrazioni, oltre ad essere un modo per dare ai collezionisti il “pacchetto completo”.

Nonostante questo insieme di vecchio e nuovo, l’intero platter suona molto coeso, e se non fosse per il booklet non avrei detto di stare ascoltando due differenti sessioni di registrazione. Questo mi porta a dire che, nonostante la forte differenza di produzione (“On The Eve…” aveva suoni più freddi e taglienti), i vostri due album si muovono nella medesima direzione… sbaglio? Quali differenze notate, ascoltando le vostre due creature?

Beh, le differenze di registrazione lungo i tre lavori, “As Ghosts We Dance” (demo del 1997), “On The Eve…” (1998) e “In Swathes Of…” (2011), sono l’unica alterazione riscontrabile. Lo stesso DNA è evidente in tutti i lavori, poichè le stesse persone hanno scritto tutto il materiale, così come fanno ora. Abbiamo sviluppato il suono per quanto ci è stato concesso dalla tecnologia in questi tempi moderni. Ma sì, sentiamo un filo conduttore correre attraverso ciò che scriviamo e possiamo essere sicuri che [il nuovo album] suoni esattamente nello stesso stile del precedente.

“Niente testi nel booklet, solo la nostra visione del mondo”. Eppure, quei versi all’interno del booklet sono complessi e possono portare a varie interpretazioni. Come avete trovato l’ispirazione per quelle parole, e per la vostra visione del mondo?

Le parole nel booklet sono due brevi storie che abbiamo scritto e combinato, quando abbiamo poggiato la penna sulla carta queste parole sono semplicemente sgorgate fuori. Abbiamo freneticamente scritto le parole come fossimo stati in uno stato di possessione mentale, come se qualcuno di diverso da noi stesse scrivendo quei versi attraverso di noi, canalizzando l’energia… Usandoci come un manichino umano per svolgere i propri ordini e le proprie mansioni. L’ispirazione è venuta dopo molte nottate di assenzio ad accompagnare le sedute spiritiche e i rituali con la tavoletta oujia, lunghe camminate nella selvaggia costa, nelle bufere più ripugnanti. L’idea è che il lettore si faccia una propria idea e giunga a proprie conclusioni riguardo le parole all’interno del booklet, e lasci che sia poi la musica a dialogare con esse.

E per quanto riguarda la musica? Qual è la vostra prima fonte d’ispirazione? E a quali gruppi sentite di “dovere” qualcosa, se ce ne sono?

Le ispirazioni vengono nello stesso modo, musicalmente così come a livello testuale. I diversi stati mentali che raggiungiamo quando siamo sotto il controllo dei burattinai o durante le sedute spiritiche nella grande sala da ballo dopo cerimonie orgiastiche e banchetti a base di carne. Ancora, la musica sembra essere incanalata attraverso di noi da un altro luogo, forse un altro tempo. Ascoltiamo una grande varietà di stili musicali, ma questi ci ispirano a scrivere, più che ispirare ciò che scriviamo.

Definirei il vostro suono molto nervoso e “patchy”, trovate sia un’idea giusta? Ancora, tale peculiarità è una vostra scelta, chiamiamola una ricerca, oppure è solamente il modo in cui la musica sgorga dalle vostre idee?

Il suono che creiamo è molto schizofrenico, nervoso, indisponente, astratto, horrorifico, sublime e meraviglioso. Tentiamo di dipingere una visione nella mente, musicalmente, di un altro tempo, a lungo dimenticato. Quando il processo di scrittura inizia lasciamo le briglia e lasciamo che ci guidi per tutta la cavalcata, e ciò può portare ad alcuni scenari orrendi e visioni da incubo, quando siamo soli in una stanza oscura, quando uccelli scheletrici si riuniscono in numero allarmante. Il labirinto ha molte curve e può cambiare repentinamente in ogni momento, ecco l’avventura con se stessi, non sapendo dove il labirinto stesso ti guiderà.

Chi sono gli Ebonylake nella vita di tutti i giorni? Sono molto curioso circa gli aspetti non artistici dei musicisti, che spesso si rivelano profondamente collegati a ciò che compongono.

Ebonylake è la vita di tutti i giorni, un viaggio attraverso una maggiore comprensione della coscienza e della spiritualità. Ogni esperienza che viviamo provoca in noi reazioni e ci riproietta verso Ebonylake, in qualche modo. La comprensione che il mondo in cui siete nati, che il mondo al cui interno siete programmati e condizionati ad obbedire non è affatto la realtà. La razza umana è stata fortemente ingannata da coloro il cui desiderio è eliminare ogni nostra libertà e valore espressivo, la vera natura dell’umanità è quasi collassata in un pantano di esseri violenti, educati alla follia da teatrali prospettive religiose. Un cambiamento dall’era dei Pesci nell’Acquario potrebbe portare la luce ad alcuni, ma l’umanità è sull’orlo del collasso e del soggiogamento completo, e il nostro futuro è molto cupo, dovessero le cose continuare così.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla band in futuro?

Abbiamo in mente di completare un altro album nella seconda metà del 2012 se il tempo ce lo permetterà e le cose si muoveranno nella giusta direzione. Una cosa è certa: non ci vorranno altri dodici anni perché il terzo album veda la luce. Stiamo battendo il ferro finchè è caldo, e alcune idee che avevamo in mente già dalle precedenti sessioni stanno dando numerosi frutti, e giungeranno a compimento sul terzo disco. Il futuro è scritto in qualche modo, ma non è ancora indelebilmente inciso nella roccia, per così dire. Ciò che accadrà, accadrà perchè sarà il momento giusto per entrambi. Una cosa che dovremo continuare a fare è spingere in ogni direzione che abbiamo toccato, espandendo il suono e le visioni di Ebonylake al successivo livello di demenza sonora e tormento mentale. Gli spettri parleranno di nuovo attraverso la nostra lingua.

A proposito di futuro, ci sono programmi per esibizioni dal vivo?

Abbiamo parlato molto della possibilità di scendere nelle arene, produzioni, scalette e molto altro. Ovviamente il nostro piano al momento eccede la situazione finanziaria che stiamo vivendo, ma ci stiamo lavorando. Ancora, dobbiamo assemblare un’unità che funzioni dal vivo per suonare effettivamente il nostro materiale, che in sé è un’impresa gargantuesca, ma non impossibile. Ancora, dovremo vedere che carte usciranno anche in questo frangente.

Un’altra domanda banale, ma molto significativa: i cinque album senza i quali non potreste vivere?

Limitare una così vasta scala musicale a cinque album è molto difficile… Impossibile, potrei riunire liste infinite. Comunque, posso indicare diversi dischi che ascolto regolarmente al momento. Il nuovo Devils Blood “1000foldepicentre”, Blood Ceremony “Living With The Ancients”, Ghost “Opus Eponymous”, Esben And The Witch, Jex Thoth/Sabbath Assembly… E svariati compositori classici antichi e moderni.

Scusate per il tempo rubatovi, e grazie molte per la disponibilità. A voi le ultime parole per i nostri lettori.

Grazie per aver investigato il bizzarro mondo di Ebonylake e per l’interessamento. Tenete occhi e orecchie aperti perché un nuovo movimento si agita: il Surrealismo Astratto Violento.

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