EMPTY TREMOR

Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Giovanni De Luigi – Voce
Christian Tombetti – Chitarra
Marco Guerrini – Chitarra
Marco Scott Gilardi – Tastiera e Seconde Voci
Dennis Randi – Basso
Dario Ciccioni – Batteria e Percussioni

Di nuovo sulla scena a distanza di sei anni dall’ultima uscita, “The Alien Inside”, con “Iridium” (di cui troverete la recensione girando per il sito), per chi non l’avesse capito oggi siamo in compagnia dei nostrani Empty Tremor.

Ragazzi benvenuti, è un piacere avervi qui su Aristocrazia Webzine. L’approccio iniziale è sempre legato al raccontarsi un po’, diamo quindi qualche informazione storica sulla band per chi non conoscesse la vostra realtà?

La storia degli Empty Tremor comincia nel 1993, quando la passione per la musica ha unito cinque “ragazzini” di Mezzano in provincia di Ravenna. Furono notati da Daniele Liverani, chitarrista allora ventitreenne, che si unì a jammare con loro come tastierista.
La “educazione musicale” di Daniele da una spinta alla band, che registra “Apocolokyntosys” nel 1997 e “Eros & Thanatos” nel 1999, fino ad avere l’onore, nel 2000, di aprire il concerto italiano di Malmsteen.
Nel 2004 l’album “The Alien Inside” vede Oliver Hartmann (Avantasia, At Vance, Rhapsody, Genius) alle voci, e gli Empty Tremor vengono invitati ad aprire ogni concerto italiano dei Dream Theater del tour “Train Of Thoughts”.
Il quarto album, “Iridium”, è pubblicato da SG Records e vede il ritorno di Giò De Luigi, il cantante dei primi due dischi, di Dario Ciccioni (Hartmann’s Band, Empyrios, Liverani, Khymera ed altri) al posto di Stefano Ruzzi e la new entry Marco Scott Gilardi alle tastiere e ai cori coprendo il posto di Liverani.

Sono passati sei anni dall’ultimo lavoro, cos’è successo? Pausa di riflessione per ripartire alla grande?

Sei anni nei quali abbiamo vissuto diverse avventure, al termine del tour con i Dream Theater c’è stato un periodo di “vuoto” negli Empty Tremor dove non capivamo bene quale fosse la direzione da prendere, o meglio non capivamo se tutti avevamo la stessa intenzione. Nel 2006 Liverani ha deciso di abbandonare la band in quanto i suoi progetto da solista stavano assorbendo gran parte del suo tempo e quindi la scelta per lui è stata quasi obbligata. Stefano Ruzzi in quel momento stava vivendo situazioni particolari e non ha più potuto seguire la band come prima… quindi Marco Dennis e Christian hanno dovuto “re-inventarsi” una line-up che gli permettesse di comporre ancore dei brani (“Iridium”). La soluzione fu Marco Guerrini alla batteria, Christian Tombetti alla chitarra, Dennis Randi al basso e Marco Scott Gilardi (entrato nelle band nel 2007) alle tastiere/voce. Con questa line-up dopo un annetto di live suonando cover di ogni tipo e facendo crescere il feeling tra di noi si è deciso di iniziare la composizione “vera” di Iridium. Gio De Luigi e Dario Ciccioni sono entrati a far parte del progetto a pre-produzione ultimata portando un notevole contributo in fase di registrazione finale.

Altro disco, “Iridium”, altro cantante, come mai questa girandola di cambi dietro il microfono? E’ così difficile creare un rapporto stabile?

Assolutamente no, anzi. Con Giò il rapporto è sempre stato splendido. Nel 2000 dopo “Eros & Thanatos”, Giò aveva necessità di sperimentare una carriera da solista e noi non potevamo impedirglielo, così ha lasciato la band. Questo ci ha portato a continuare a comporre fino a “The Alien Inside” dove Oliver Hatmann ha accettato di cantare. Anche in questo album a Giò era stato chiesto di cantare ma per impegni professionali non ha potuto prenderne parte. Terminata la preproduzione di “Iridium” abbiamo ricontattato Giò che in quel momento aveva la possibilità di far parte del progetto oltre ad averlo apprezzato tantissimo dopo il primo ascolto. Il rapporto tra noi è sempre stato molto bello in quanto gli Empty Tremor, ci teniamo a sottolinearlo, sono prima amici poi collaboratori.

Com’è avvenuto il contatto con Giovanni De Luigi?

Era già stato il cantante dei primi due dischi. Ci conosciamo dall’infanzia.

Ascoltando il disco mi sono venuti davvero molti nomi in mente, tutti grandissimi artisti, dai Symphony X agli Shadow Gallery, dagli Artension ai Dream Theater. Il bello è che siete riusciti a essere personali, molto catchy nell’uso dei cori (alle volte una delle varianti che può distruggere un lavoro) e non avete mai esagerato calcando la mano. Ho percepito una forte emozione legata a brani come “Unconditional Love” e “Breaking The Mirror”, si sono scaricate ansia e la voglia di dar vita a questa nuova avventura? Siete soddisfatti di ciò che avete riversato nelle canzoni?

Ci sentiamo di dire che questo è l’album che avremmo sempre voluto comporre e lo abbiamo composto con una attenzione agli arrangiamenti, ai soli e ai testi che ci permette di essere tutti completamente soddisfatti, è anche per questo che abbiamo aspettato sei anni prima di uscire di nuovo dentro “Iridium” c’è la parte più intima della band!

C’è un aggettivo con cui potreste definire “Iridium”?

Intimo con personalità.

Rispetto a “Eros And Thanatos” e “The Alien Inside” ho percepito un lavoro di “squadra” maggiore, c’è una fluidità diversa, sembra il progetto realizzato da amici che collaborano insieme, nei precedenti forse la figura di Daniele Liverani era una presenza importante ma “ingombrante” al tempo stesso?

Daniele Liverani non è mai stato ingombrante e non lo sarà mai… Lui è sempre stato il nostro faro, la cosa che sicuramente è cambiata, è che quando il faro si spegne devi navigare a vista e far conto sulle tue forze. Il fatto che tu abbia notato un lavoro di squadra ci fa un gran piacere perché è stato esattamente così. Con Daniele forse c’era l’abitudine di lasciare a lui la conduzione dell’opera, oggi con “Iridium” ci sentiamo di dire che è un’opera di tutti. Tutti noi abbiamo messo qualcosa nell’album e possiamo ammettere che per noi è stata un po’ “una sfida” uscire con il primo album degli Empty Tremor non marchiato Liverani…

Acquisto importante per la band è a mio avviso proprio Marco Scott Gilardi alle tastiere, dove l’avete pescato? Calza a pennello con le movenze quasi felpate che adesso caratterizzano i vostri brani.

Marco Scott è il vero miracolo di questo ultimo periodo Empty Tremor. Ci conosciamo da anni e lui viene da un’esperienza come tastierista progressive in una band della nostra provincia, ma soprattutto vanta una esperienza decennale di fonico, arrangiatore e sound engineer presso un importante studio di registrazione della zona. La sua capacità di vedere la musica a 360 gradi e il feeling quasi incredibile che si è instaurato con noi ha dato alla luce risultati che nemmeno noi potevamo immaginarci. Sicuramente in quest’album si sente la nuova energia che Marco Scott ha portato dentro la band. E’ riuscito da ottimo produttore/fonico a tirar fuori il meglio da ognuno di noi.

Gli Empty Tremor sono in giro da quasi quindici anni, come avete vissuto la scena nostrana? Avete notato cambiamenti e passi in avanti o siamo ancora lontani dal competere con quelle più classicamente rinomate?

Questa domanda purtroppo ci viene posta spesso nelle interviste e ti possiamo solo dire che a nostro giudizio l’Italia è piena di band con un potenziale veramente di altissimo livello, peccato che come in ogni cosa, in Italia, questo non lo si sappia sfruttare.

L’Italia, paese di santi, navigatori, poeti e cantanti. Artisti in genere ne potremmo fabbricare e ne fabbrichiamo (perdonatemi il termine) a valanghe. Il metal però Ë quasi uno sconosciuto nelle classifiche di vendita, non esiste un supporto decente dalle label cosiddette di mercato (Sony, Emi etc etc…) anche quando una proposta come la vostra potrebbe tranquillamente fare breccia su una fetta di pubblico (e non parlo solo di vendite) molto ampia. La colpa Ë sempre della mentalità alla Caterina Caselli che ci dobbiamo sopportare da secoli (dinosauri musicali)?

Crediamo che sia facile puntare il dito sulle case discografiche. Il problema di fondo è più subdolo, radicato nella mentalità dell’italiano medio. Ci vuole coraggio e addirittura un filo di incoscienza a proporre in Italia qualcosa di nuovo o comunque fuori dal main stream. L’Italia è un paese splendido, ricco di storia ed arte che viene quasi del tutto ignorata dai suoi abitanti. La mentalità del “furbo” è quella vincente. “Posso scaricare gratuitamente quello che andrebbe pagato.” Logico che il valore che dai ad un disco che hai scaricato assieme ad altri cento non è comparabile con quello di un album comprato e ascoltato mille volte. La musica è Arte. Non diciamo che i prezzi in Italia siano giusti, ma ciò che hai gratis vale di conseguenza meno. Siamo del parere che la gente compri ciò che gli viene venduto. I network radiofonici basano la loro playlist al 90% su ciò che passa Deejay. Anche per questo alcuni generi sono tagliati fuori dal main stream. Ora, se fossimo imprenditori che investono soldi per vendere nella roulette del mercato musicale, su quali generi punteresti tutte le tue fiches? Non possiamo davvero basimare nessuno. Chi promuove e crede in questi generi è prima di tutto innamorato ed un appassionato che diffonde ciò che ama. Quasi una “missione profetica”. Per fortuna esistono il passaparola e internet! Inoltre chi ascolta questa musica solitamente tiene ad avere l’opera originale più che negli altri generi. Oggi si fa musica più per passione che per altro. La soddisfazione ci arriva dalle tante recensioni davvero lusinghiere e dal fatto che la nostra passione che permea “Iridium” arrivi a così tante persone. Al pensiero ci sorride il cuore. Più che a dar colpe, pensiamo a costruire.

Talent show, reality, baracconate in cui i media sfruttano l’arte un po’ come si fa con una puttana, alle volte stuprandola nel vero senso della parola, (se penso ad Amici o X-Factor la situazione è tragica) Ho notato che purtroppo anche nel metal in genere, dove la gavetta era un fondamento anche per tenere vivi contatti diretti con chi seguiva constantemente le band nei vari pub e serate, sembra stia andando pian piano svanendo sostituita da diciamo “spintonate” e raccomandazioni varie per aprire il concerto di questo e quello o anche saltando i classici passaggi e puntando subito alla produzione di un disco per colpire il mercato più che l’ascoltatore. Qual è il vostro pensiero sul mondo della musica oggi (a 360 gradi)?

Noi abbiamo avuto la fortuna di essere una delle prime band che in Italia ha avuto un contratto discografico europeo e oltre nel 1996 per un album prog-metal ma questo non vuol dire che i primi quattro anni non ce li siamo passati a suonare nelle feste paesane o nei locali dove gli unici spettatori erano i nostri genitori, per avere il primo contatto con Pick-Up Records non ricordo più quante decine e decine di buste con le nostre demo-tape abbiamo dovuto spedire,quanti magazine (niente internet al tempo!!!) ci siamo dovuti leggere per “tirarci giù” gli indirizzi delle label quei contatti sì che davano soddisfazione!!

Da gente che si sbatte e ama quello che fa cosa consigliereste a chi volesse vivere un’avventura come la vostra?

E’ da diciotto anni che suoniamo e le emozioni che abbiamo provato insieme crediamo non te le faccia provare nessun’ altra situazione. In una band si fondono l’amicizia, l’arte, l’intimità, il cazzeggio, la disperazione, diventa una seconda famiglia formata da persone scelte e non che ti sono capitate capisci cosa significa? Vorremo poterti rispondere a questa domanda tra trent’anni e siamo sicuri che ti risponderremmo con ancora più convinzione sul fatto che è una cosa unica e indescrivibile.

Siete sotto la Sg Records, una delle etichette che si sta “smadonnando” nel vero senso della parola per portare avanti il metal nostrano, com’è nata la collaborazione?

Grazie ad un contatto con un giornalista amico che ci ha parlato dell’attenzione che SG stava dando alle band italiane metal, cosÏ dopo aver inviato il materiale promo è nata questa collaborazione che al momento sembra dare ottimi risultati se non altro dal punto di vista dei rapporti di stima con la label.

Parliamo un po’ della situazione live, come va in tal senso? Siete in giro a suonare in questo periodo?

Al momento stiamo già lavorando a del materiale nuovo, per le date live attendiamo di vedere come vanno le vendite poi faremo il punto con SG per organizzare il supporto di “Iridium” live.

Negli anni ci sono state esperienze indimenticabili (sia in positivo, sia in negativo) che vi hanno segnato particolarmente?

Certo! E con questa i rimandiamo alla domanda numero dodici. Abbiamo vissuto momenti “tragici” come il rischio di non riuscire a suonare con i Dream Theater in quanto si ruppe il furgone col quale stavamo andando a Roma. E abbiamo vissuto momenti magici come essere arrivati a Roma e aver suonato con i Dream Thetaer senza aver dormito la notte, siamo stati in trasferta a Cagliari e abbiamo suonato otto minuti abbiamo fatto da spalla a Y.J.Malmsteen, come vedi ci sono tantissime cose di cui andiamo fieri di aver vissuto, nel bene e nel male e ti assicuriamo che ne vale la pena!!

Una che vorreste ripetere assolutamente?

Ricomporre “Iridium” esattamente come lo abbiamo composto, serenità e divertimento, soddisfazione e impegno.

Russell Allen dopo aver ascoltato “Iridium” vi telefona e dice: “vi voglio di spalla nel tour, c’è una piccola prova da superare, un provino”. Due band in gara e tocca scegliere due brani a testa da interpretare. Quali potrebbero essere le vostre opzioni e perchè?

Probabilmente gli suoneremmo due brani di “Iridium” e lo faremmo incazzare, ahaha. Siamo dell’idea che ognuno debba suonare ciò che gli riesce meglio.

Ci sono date confermate in cui i nostri lettori potranno venire ad ascoltarvi on stage?

Al momento no ma saremo i primi a rendere note tutte le possibili date che ci permetteranno di portare Iridium dal vivo.

L’intervista è finita, ragazzi lanciate un ultimo messaggio o un semplice saluto ai nostri lettori, a voi la parola.

Grazie mille per questa intervista nella quale ci hai dato la possibilità di parlare della nostra parte più intima, grazie mille ai lettori e al supporto che le persone come voi danno alla musica!! Il nostro applauso va a voi!!

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