ENORMICON

ENORMICON

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Joe “Humongor” Rosenthal – Basso
Dave “Merciless Overlord Of Rhythm” Slaughter – Batteria
Clayton “The Abomination” Davis – Chitarra, Voce

È sempre un piacere, per il sottoscritto, parlare di aria desertica e doom/stoner sound. I texani Enormicon hanno pubblicato quest’anno “Storm Of Swords” del quale potrete visualizzare la recensione girando per il sito, vediamo con questo scambio di pensieri di approfondirne la conoscenza.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come va la vita? Solitamente iniziamo col presentare la band parlando un po’ della storia e dei membri della line up, vi lascio quindi la parola e andate pure a ruota libera.

Clayton: Joe e io siamo amici da circa vent’anni. Quando stavamo formando gli Enormicon eravamo alla ricerca di un batterista e sapevo che sarebbe stata una spina nel culo trovarne uno, così una notte ho pregato Satana, ho pubblicato un annuncio su Craigslist e, magicamente, Dave ha risposto. Per quanto riguarda le band precedenti, ero in una band che faceva una specie di grunge anni ’90 chiamata Sniff e poi sono stato in una band che si chiamava Trench, influenzata da Fugazi e Jesus Lizard. Joe era in una band heavy rock con basi blues, i Lap Dog. Dave è stato in alcune band piuttosto note nella nostra zona, come Disciple, Lance Lopez Band e i Big Iron.

Da cosa deriva il vostro monicker?

Deriva dal mio bisnonno. Era un predicatore battista. Mia madre sa che amo i vecchi libri così mi diede la sua grande Bibbia rilegata in pelle dopo che sua madre morì. La stavo sfogliando un giorno e trovai quelle che sembravano essere pagine strappate da un diario di qualche tipo. C’era scritto quello che sembrava un racconto di prima mano di uno strano mondo primitivo, una sorta di viaggio attraverso uno stato alterato di coscienza. Una delle cose che descrive è l’Enormicon, un tornado senziente che si nutre di emozione intense e di caos, il tipo di energie che si possono incontrare su un campo di battaglia. Egli disse che si sarebbe manifestato in tali situazioni, se le condizioni erano adatte e che avrebbe devastato ogni cosa sul suo cammino. Non so se questi sono stati racconti di eventi reali o finzioni, ma sembravano descritti come qualcosa a cui si aveva effettivamente assistito.

Ho percepito all’interno del sound un’enorme voglia di non fossilizzarsi, pur rimanendo sempre con delle solide basi piantate in terra. Ci sono vaghe presenze Voivod e Mastodon che s’incrociano con il suono degli Helmet e gente come gli High On Fire, come si arriva a una miscela simile? Quali sono gli ascolti che vi hanno influenzato nel corso di questi anni? E in passato avevate già avuto band con le quali vi avvicinavate a tali soluzioni?

La musica degli anni ’90 ha una grande influenza su di noi. Non ci siamo accorti di questo fino a quando un recensore ce lo fece notare. Io, in quel momento, mi stavo allontanando dal metal e mi stavo avvicinando di più all’hardcore, ma quella roba non è interessante musicalmente. È piuttosto unidimensionale. Da lì arrivarono gruppi come Melvins, Soundgarden, Helmet, Fugazi, Jesus Lizard. C’è un sacco di musica pesante e aggressiva che è stata influenzata dal metal e dall’hardcore o anche solo dalle sperimentazioni in generale. Penso che un sacco di persone siano state pronte per questo. Mi piacciono alcune cose dei Voivod. Penso che il confronto provenga dal nostro uso delle dissonanze e dal fatto che usiamo accordi e suoni che vanno oltre gli standard. Il riferimento Mastodon forse viene dal mio stile di canto ma al di là di questo io non sento molto i Mastodon nella nostra roba. Amiamo gli High On Fire in modo così naturale che sta andando oltre. Spero non troppo però, perché non vorrei che la gente pensasse che stiamo cercando di essere loro, perché nessuno potrebbe neanche avvicinarsi.

Come nascono i vostri brani? Qual è il processo compositivo che seguite? Ci sono ruoli definiti in tal senso oppure le jam-session aiutano a tirar fuori le idee?

Joe e io condividiamo il songwriting. Abbiamo un approccio diverso però. Joe mette a disposizione alcune idee per riff o altre parti e il terzo di noi contribuisce a mettere tutto insieme. Io invece sono più maniacale e cerco di avere la canzone finita prima di portarla alla band. Alla fine ognuno contribuisce all’organizzazione e a come la canzone potrebbe essere migliorata. Facciamo una sorta di jam session generale quando uno di noi sta cercando di trovare una buona parte per una canzone. Spesso iniziamo con una jam, ma di solito è una cosa da trip psichedelico. E… di solito poi non ricordiamo quello che abbiamo fatto, purtroppo.

In un genere come il doom/stoner per trasmettere forti emozioni non bastano una distorsione e un riffing corposo, ma occorre saper incanalare le proprie ispirazioni in maniera adeguata. Quali sono le emozioni, gli avvenimenti, i pensieri che vi spingono a creare canzoni?

Come accennato in precedenza, la nostra ispirazione attuale è il libro del mio bisnonno. Preferisco scrivere canzoni come storie, invece di mettere a nudo la mia anima. Troppo spesso verrebbero fuori cose sentimentali o lamentose. Forse in futuro potremo incorporare gli eventi più attuali nelle canzoni, ma sotto le sembianze di personaggi di fantasia. La parte strumentale è una specie di binario parallelo, è più un tentare di fare musica pesante che sia multiforme e interessante. Potremmo scrivere canzoni che affondano le loro radici in una tonalità maggiore o minore, ma è più interessante se il tono generale è più ambiguo.

A parte la piccola nota sul fatto d’essere un po’ derivativi (ma questo è un “difetto”, se vogliamo definirlo tale, quasi inevitabile), reputo “Storm Of Swords” un gran bel lavoro e mi son piaciuti soprattutto i due pezzi che potrei catalogare come antipodi stilistici: “Slaghammer” e “Brotherhood Of The Plague”, groove metal vs psichedelia in pratica. C’è un pezzo a cui siete maggiormente legati o che ritenete la reale hit dell’album? Se la risposta fosse sì, per quale motivo?

Per me la maggior parte degli album death metal, per esempio, hanno lo stesso suono, ma se fai un album death metal la gente non dice che sei derivativo​​, sei solo parte di quello “stile”. Credo che ci siano differenze di stile ben visibili tra le canzoni del nostro disco, ma veniamo etichettati derivativi ​​da alcune persone. Ci piace scrivere canzoni che sono nettamente differenti l’una dall’altro. Prendete i Soundgarden per esempio. Sono una band che potrebbe riempire un album con una diversa selezione di canzoni, ma che ha sempre il “suono” dei Soundgarden. Questo è ciò a cui aspiriamo. L’album è la prima cosa che abbiamo registrato quindi non abbiamo costituito interamente il nostro suono ancora. Questo avverrà quando avremo più canzoni. Speriamo che le nuove canzoni su cui stiamo lavorando suonino più personali. La mia preferita dell’album è “The Gargantuan”. È quella che ritengo più fresca, con un pesante ed interessante riff principale, una buona melodia vocale e alcuni elementi psichedelici anche. La hit sembra essere “Slaghammer”. Credo perché il riff principale è abbastanza trascinante e ha diverse sezioni corali.

La vostra realtà s’inserisce in un panorama musicale qualitativamente fra i migliori in assoluto e in costante fermento, quali sono le vostre preferenze d’ascolto in ambito doom e stoner?

Io non sono un grande fan delle band di stampo blues/sabbathiano, i miei preferiti attualmente sono Big Business, YOB, Orange Goblin, High On Fire ed Electric Wizard. C’è una band di San Antonio, in Texas, chiamata Las Cruces che sta facendo alcune cose interessanti. Il nuovo disco dei Melvins è bello. Mi piace molta di quella che voi potreste chiamare musica intensa al di fuori del metal. Penso che i Battles siano abbastanza incredibili. Voglio dire, guardate la loro line-up. C’è poi quella che descriverei come una band di math-rock melodico da Austin, i Boyfrndz che scrivono alcune grandi canzoni. The Better Death è un gruppo di Dallas, sono incredibili musicisti e cantautori. Hanno un tipo di suono che può ricordare i The Mars Volta.

Cosa ne pensate della scena metal odierna?

Ci sono un sacco di band nella nostra zona che suonano southern metal e death metal. UN SACCO. Questi sono due generi che non riesco proprio ad apprezzare. Ma c’è anche una bella scena doom/stoner. Non abbiamo ancora trovato il nostro posto in essa, ma forse è una buona cosa. Credo che in questi ultimi anni il metal sia tornato di moda. Ma la maggior parte della musica metal non mi interessa in questo momento. La gente non canta più e non possono, o non vogliono, fare una buona canzone. Non sto dicendo che noi siamo esperti, ma mi piacerebbe vedere altre band che cercano di fare qualcosa di più che essere brutali. E tutto il metal emo di merda dovrebbe semplicemente scomparire. Non ci sono piagnistei nel metal. E nemmeno tastiere.

Provenite dal Texas, stato che ha offerto e offre ancora tantissimo al mondo della musica in genere: ZZ Top, King’s X, Pantera, Rigor Mortis, Divine Eve e Solitude Aeturnus sono solo una manciata di nomi tra i grandi da poter citare. Come vivete la vostra scena? E avete notato cambiamenti notevoli fra quella del periodo anni Novanta e quella odierna?

Sembra che negli anni ’90, nella nostra zona, i fan fossero un po’ più aperti alla varietà di quanto lo siano ora. Ma anche allora il metal era considerato molto fuori moda. Ora è accettato in larga scala qui. L’altra faccia della medaglia è che a Dallas/Fort Worth la parte migliore della scena metal è in un solco stilistico, o sono death o southern o metalcore. Ma lo Stato, nel complesso, ha tonnellate di buone band di tutti gli stili. La concorrenza è agguerrita, ma si arriva a sentire un sacco di grande musica.

La critica da parte dei siti di recensioni su internet e la carta stampata come hanno accolto “Storm Of Swords”? E chi vi conosce da tempo? Quali sono state le reazioni?

Direi che circa il 70% delle recensioni sono state a favore, il 10% indifferente e il 20% contro. Le reazioni sono state molte su tutta la linea. Alcuni dicono che suoniamo come i Voivod, altri dicono che suoniamo come il post-rock anni ’90. Molti recensori parlano dell’imprevedibilità del disco, altri dicono che è troppo breve e che non abbiamo ancora raggiunto il nostro pieno potenziale. È divertente, si può dire che la gente è ricettiva a ciò che stiamo facendo e poi ci sono quelli che non amano il nostro stile per principio e quindi non possono dare un giudizio oggettivo.

L’album è stato rilasciato come autoprodotto, è arrivata l’offerta di qualche label a supportare il vostro progetto? Si sono un po’ smosse le acque?

Non abbiamo ancora contattato etichette. È sulla nostra lista delle cose da fare. E nessuno è comparso dal nulla a offrirci decine di migliaia di dollari per registrare il nostro prossimo album.

Com’è stato portare on stage i brani? Che ricordi avete del vostro primo live?

Il nostro primo show era una battle di band. Eravamo nervosi, io e Joe non suonavamo dal vivo da un po’, ma è bastato arrivare lassù e fare ciò che dovevamo senza uscire completamente fuori dai binari. Avevo la voce tesa, quindi ho steccato un paio di volte, cosa che è stata insopportabile per le orecchie del pubblico. Per fortuna ho poi avuto un miglior autocontrollo. È stato un mix strano di buone band e altre di merda, e suonavano tutti generi diversi.

L’esperienza più bella e quella più brutta che avete vissuto come band?

Il meglio è quando veniamo catapultati lassù, la banda è stretta, l’energia è buona e ti senti come se stessi calpestando una montagna di macerie. E dopo la spettacolo arriva qualcuno e dice quanto ha apprezzato il tuo set. Il peggio è quando, non importa quanto ci proviamo, la band non riesce a lavorare bene insieme e non sarà il nostro miglior spettacolo. E poi ci sono cose come questa: noi serviamo carne ai nostri concerti. Una notte abbiamo pensato che sarebbe stato bello avere un paio di donne in costume da dominatrice a tagliare la carne sul palco e a servirla al pubblico sulla punta di una spada. Abbiamo detto loro che per farlo avrebbero dovuto essere serie, come un sacerdote che offre la comunione. Loro hanno deciso di fare un sacco di giri di tequila prima dello spettacolo. Entro la fine della prima canzone c’erano carne, grasso e sangue sparsi sul palco insieme a due ubriache in lattice e calze a rete, che ondeggiavano spade ricoperte di carne. Non so come si sia potuto evitare che si tagliassero le dita o che impalassero noi o loro. Per fortuna si trattava di una strumentale quindi ho solo tenuto la testa bassa e suonavo la chitarra. Non potevo guardare.

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