FORET D’ORIENT

   
Gruppo: Foret D'Orient
 
Formazione:

  • Emiliano Rigon – Batteria, Tastiere, Testi
  • Marco Barolo – Basso, Tastiere, Testi
  • Sonia Dainese – Arpa
  • Roberto Catto – Voce
 

Il primo album dei Foret D'Orient intitolato "Venetia" è finito meritatamente nella mia top 5 del 2015, completando un quintetto totalmente italiano in compagnia di Dawn Of A Dark Age, Malnàtt, Movimento D'Avanguardia Ermetico e Omnia Malis Est. Per questa ragione trovo doveroso approfondire la conoscenza di un gruppo che mi ha letteralmente entusiasmato.


Non sono un grande fan delle domande biografiche poste a ogni costo, tuttavia credo sia interessante sapere qualcosa di più sulla genesi dei Foret D'Orient, poiché sui vostri profili social queste informazioni non sono presenti. Come si è formato il gruppo e quali sono le tappe fondamentali della sua storia, dalla fondazione a oggi?

Emiliano: Dopo diverse esperienze musicali, soprattutto dopo le deludenti incomprensioni col cantante degli Abyssal, io e Marco abbiamo pensato che fosse meglio mettersi in proprio e creare qualcosa di nostro, sperimentando quindi con le nostre influenze abbiamo dato vita ai Foret D'Orient.

Per quanto riguarda invece le vostre esperienze individuali, con quali gruppi suonavate prima dei Foret D'Orient? Che tipo di formazione musicale possedete?

Roberto: Io ed Emiliano suoniamo ormai assieme da quindici anni, direi. Abbiamo iniziato in una cover band black metal chiamata Luctus, dove proponevamo brani di Satyricon, Immortal, Marduk, Emperor ed Enthroned. Poi sempre assieme nei Fourth Monarchy, in una cover band degli Amon Amarth chiamata Fury Divine, in un gruppo death-thrash-black con canzoni proprie chiamato Tenebris Et Umbra dove suoniamo tuttora e infine nei Foret D'Orient. Per quanto riguarda la formazione musicale specifica, circa il canto sono autodidatta e come ascolti spazio dalla lirica alla dance, passando ovviamente per tanto metal.

Marco: Ho iniziato a studiare il basso elettrico a diciassette anni, la mia prima band black è arrivata a ventidue anni, ma è durata pochi mesi. Ripresi gli studi in accademia di musica moderna, di lì a poco ho conosciuto Emiliano e insieme abbiamo suonato per qualche mese negli Abyssal Storm (black-death metal), poi una breve parentesi nei Fury Divine, dove conobbi anche Roberto. Avendo noi tre qualcosa da dire artisticamente, qualcosa che ci legava, decidemmo di partire assieme. Poi arrivò Sonia. Cercavamo un'arpista orchestrale e l'abbiamo trovata, per di più di mentalità aperta e amante anche del metal (non avrebbe avuto scelta). Attualmente suono anche con altre due formazioni metal molto diverse dai Foret D’Orient: Blades Rampage e Whispers Of Fate. Adoro ogni forma di musica antica: dal canto Gregoriano a Wagner compresi, scarto invece quasi totalmente la dodecafonia, la musica seriale e le avanguardie. Amo il rock progressivo anni '70 e l'hard rock made in Usa & UK. In piccole dosi, apprezzo particolarmente anche del buon Flamenco.

Emiliano: Le esperienze più importanti per me sono state i Fourth Monarchy, i Tanist (anche se per un breve periodo) e gli Abyssal Storm. Ho una formazione di base sia per la batteria che per qualche altro strumento e ascolto buona musica.

Veniamo ora a "Venetia", il fulcro di questa intervista. Ho parlato abbondantemente del disco in sede di recensione, elogiandolo a tutto tondo. Da uno a cento quanto siete soddisfatti della sua riuscita?

Roberto: Personalmente sono pienamente soddisfatto. Sono davvero entusiasta del risultato finale sia dal punto di vista musicale sia da quello grafico ed estetico del prodotto stesso.

Marco: Anche io sono molto soddisfatto, ma per mia natura non lo sono mai totalmente. Quindi: benissimo "Venetia" e grande crescita rispetto al per me già buono nostro primo disco ("Essedvm"), ma mai fermarsi e cercare sempre di migliorare in un'ottica di dinamismo continuo.

Emiliano: Nel complesso sono molto soddisfatto. Un po' meno della mia prestazione, in quanto era in concomitanza con altri impegni e per registrare mi presentavo ogni volta molto stanco.

Nella vostra musica convivono elementi variegati che vanno dal metal estremo alle melodie, passando per le orchestrazioni e le voci pulite. C'è qualcuno fra voi che è più legato al black metal, mentre altri più ai suoni melodici ed epici?

Roberto: Per quanto mi riguarda, credo di essere allo stato attuale il membro del gruppo più legato alle sonorità black metal, anche se in connotazione melodica. Attualmente sto ascoltando tantissimo gruppi black canadesi e australiani che propongono questa nuova miscela di sonorità Black che reputo davvero spettacolari. Anche se, per sempre, i Manowar avranno sempre un posticino nel mio cuore [ride].

Marco: Io invece credo di essere quello che ascolta in generale meno metal di tutti, forse anche perché inconsciamente cerco di evitare possibili influenze esterne da parte dei miei simili. A parte i capisaldi del mondo metal degli anni '80 e '90, ascolto veramente poco metallo contemporaneo, poiché mi ritrovo di più nello spirito creativo che puntualmente constato invece in prodotti vintage. La sfida per me è tenere vivo quello spirito con la freschezza del presente.

Emiliano: Per me, a parte qualche eccezione, il black metal fa parte del passato, attualmente mi rispecchio di più nei suoni epici e melodici.

L'intero disco è un elogio alla cultura e all'indipendenza veneziana: si tratta di un punto di vista storico oppure politico, cioè con velleità di rivendicazioni precise?

Roberto: Assolutamente e al 100% storico. Nel momento in cui si è deciso su cosa doveva vertere il disco, sono stato quello più dubbioso. Questo perchè temevo che il disco fosse visto come un elogio politico verso una corrente politica ben precisa. Poi ci siamo detti che stavamo solo parlando della storia della nostra città, di cui andiamo tutti fieri, come vanno fieri gli svedesi della loro cultura pagana. So per certo che comunque qualcuno penserà che il disco sia un appoggio all'indipendentismo veneto. Questo non ci tocca, in quanto siamo coscienti del fatto che il nostro scopo con l'album era far conoscere vicende di cui, molto spesso, molti non sanno dell'esistenza, ma che sono state fondamentali per la storia dell'umanità intera.

Marco: Per me l'incipit nasce sicuramente dalla consapevolezza storica e di conseguenza dalla presa di coscienza del sacrosanto e inalienabile diritto all'autodeterminazione di ogni popolo sul pianeta Terra. La politica italiana non mi è mai interessata, anzi, la disprezzo per quanto ha prodotto nella mia terra da centocinquant'anni a questa parte. Mi interessano invece l'obbligo morale di difendere la mia cultura e — di conseguenza — i miei diritti, davanti a chiunque solamente pensi di calpestarli. Credo che in una nazione civile, come al mondo ha dimostrato di essere la Serenissima Repubblica di Venezia di cui mi sento figlio, la libertà di pensiero debba essere reale e realmente rispettata, perciò ciascuno può chiaramente vedere in questo disco ciò che vuole. Io di sicuro passi indietro non ne faccio e quel muro di blast beat che qua e là si sente in "Venetia" rende musicalmente l'idea.

Emiliano: Credo che chi compone buona musica, sia per professione che come nel nostro caso per passione, non si interessi di politica. Si interessano di politica i principianti per fare propaganda.

Le tematiche trattate nei testi sono davvero interessanti e talvolta inedite, in quanto non sono le classiche vicende che si trovano sui libri di scuola. Si tratta di avvenimenti che conoscevate già oppure che avete approfondito in funzione dell'album?

Marco: Avendo avuto la fortuna di studiare a Venezia e quindi di conoscere determinati uomini e donne ivi residenti (talvolta di discendenza plurisecolare), strenui difensori del proprio patrimonio storico-culturale, nel tempo sono riuscito ad accedere a determinate fonti (volutamente destinate all'oblio da parte dei canali ufficiali, non essendone possibile il discredito). Storicamente parlando, non mi sono mai tornati i conti rispetto al prodotto evolutivo propagandato dal sistema scolastico italiano e mi sono deciso ad approfondire privatamente sempre di più. "Venetia" è stato un ulteriore pretesto per l'incremento del carico di studio e le aprioristiche ostilità alla mia ricerca, riscontrate in taluni soggetti aderenti all'intellighenzia italiana, mi hanno confermato che la storia Veneta fa a essi paura. Ho perseverato, persevero e persevererò finché le forze me lo consentiranno nello studio storico inerente alla mia terra e alle sue relazioni con il mondo.

Emiliano: Conoscere la propria storia è il minimo che si possa fare per la propria coscienza, oppure possiamo accontentarci di quello che provano a insegnare a scuola. Io preferisco la conoscenza.

Come sono stati scelti gli ospiti presenti nel disco: partendo dalla necessità di inserire un certo tipo di contributo oppure dalla volontà di collaborare con un preciso artista?

Roberto: La collaborazione con Fearbringer deriva dal fatto che ci piaceva moltissimo il suo modo di cantare pulito nei sui vari progetti. Marco l'ha contattato per chiedergli una collaborazione e ha accettato di buon grado. Poi nel disco mi ha affiancato anche in alcune parti growl per rendere più interessante la proposta. Devo dire che è stato davvero impeccabile in quello che è riuscito a creare. Lo ringraziamo enormemente.

Marco: Sul Fear penso non serva spendere ulteriore fiato, in quanto artista ben noto nel panorama di riferimento. Il maestro Simone Giorgini, a cui è stato affidato il compito di arrangiamento e gestione delle parti orchestrali scritte da me ed Emiliano, è stato invece da me scovato ascoltando per caso un disco di una band con la quale egli ha collaborato (gli Hollow Haze). Di lì a breve sono entrato in possesso anche dei suoi lavori per il progetto Antarktica e di "Grand Guignol" dei Darkend, band di black metal sinfonico in cui Simone all'epoca militava. Ci è subito piaciuto molto per il gusto e l'abilità, artista in seguito da noi apprezzato anche per la serietà e la correttezza sempre dimostrate. Dietro nostre richieste, Simone ha anche personalmente composto "Sacrum Militare Oratorium", traccia d'apertura di "Venetia". Trattasi di una marcia orchestrale di carattere epico e fiero, di cui sono personalmente molto orgoglioso. Mi sento personalmente di consigliare il maestro Simone Giorgini a tutte le band metal che desiderino incorporare un elemento sinfonico di livello nelle proprie composizioni. Marino De Angeli invece lo conosciamo dal 2011, poiché con lui abbiamo registrato, mixato e masterizzato "Essedvm" nel suo Majestic Studio. Talentuoso chitarrista di formazione sia classica che moderna e capace studio-man, scelto e ammirato da moltissime band del Triveneto e non solo, ha da subito guadagnato la nostra stima e l'abbiamo voluto stressare nuovamente per realizzare "Venetia", questa volta appioppandogli anche tutto il pacco-chitarre da gestire, vista la dipartita di Leopoldo. In più Marino è un veneziano doc, perciò siamo caduti in piedi.

Emiliano: Fearbringer è uno dei massimi esponenti della scena italiana e anche lui si interessa dei fatti meno conosciuti del passato. Io possiedo quasi tutti i suoi lavori e qualche anno fa ai tempi dei Fourth Monarchy ho avuto l'occasione di dividere il palco con il suo gruppo dell'epoca . Averlo come ospite è stato un vero onore. Simone invece non lo conoscevo, ma ascoltando i suoi lavori ho capito subito che era un grande artista, serio e affidabile. Per quanto riguarda le parti di chitarra, avrei preferito un chitarrista più metal ma non avevamo a disposizione persone serie. Reputiamo inoltre Luca, Simone e Marino grandi amici e parte del mondo Foret D'Orient. Se piacerà a noi tutti e al futuro, la squadra tornerà a lavorare insieme.

Domanda per Roberto: molti urlatori del mondo metal ritengono che l'italiano sia difficile da utilizzare nei testi di un gruppo estremo, in quanto è difficile creare metriche adeguate su determinate ritmiche. Tu invece ci sei riuscito con disinvoltura: ti viene naturale?

Roberto: Nel momento in cui abbiamo deciso, ai tempi della stesura dei testi di "Essedvm", di scrivere in italiano, sinceramente qualche dubbio l'ho avuto. Venivo da anni di cantato solo in inglese e temevo, come dici tu, di trovare molte difficoltà a farlo in italiano. Poi quando è arrivato il momento di trasportare il testo in musica e cantare, ho trovato la cosa più semplice del previsto e reputo la scelta iniziale azzeccata, perché con l'italiano siamo riusciti a esprimere al meglio il nostro pensiero. Al tempo dell'uscita di "Les Blessure De L'Ame" dei Seth [1998, N.d.A.] ero rimasto affascinato dall'uso del francese e quindi siamo fieri di averlo fatto con l'italiano e con anche degli innesti di veneto, cosa che mai avrei pensato di poter fare una decina di anni fa.

Il principale difetto di "Venetia" è che dura troppo poco… Quanto dovremo aspettare per ascoltare qualcosa di nuovo targato Foret D'Orient?

Roberto: Questa è una critica che ci fanno spesso (anche "Essedvm" aveva circa questo minutaggio), ma abbiamo un pensiero comune nel gruppo: crediamo che un disco per esprimersi meglio non debba durare più di quaranta minuti. Questo per una serie di fattori: il rischio di creare delle canzoni riempitive, che portano solo ad avere una scadenza qualitativa del prodotto stesso; dalla nostra esperienza come ascoltatori di metal, reputiamo che dopo un certo minutaggio ci si stufi del disco che si sta ascoltando, a meno che questo non sia ovviamente un capolavoro assoluto; forse se avessimo scritto altre canzoni, ci avremmo messo più degli effettivi cinque anni per farlo uscire [ride]. Per quanto riguarda qualcosa di nuovo, per ora puntiamo a farci pubblicità con "Venetia" e poi penseremo al futuro.

Marco: Roberto ha pienamente espresso la linea di pensiero del gruppo. Qualità e non quantità, con i suoi pro e i suoi contro, come ogni cosa.

Di recente ho letto che avete iniziato una collaborazione con Visionaire Records, che distribuirà la vostra musica in formato digitale, mentre attualmente "Venetia" è un'autoproduzione in digipak. Avete cercato o state cercando un'etichetta che vi supporti su questo fronte fisico oppure non vi pesa questa condizione di totale indipendenza?

Marco: Stiamo lavorando alacremente per avviare delle distribuzioni fisiche in giro per il mondo con alcuni partner commerciali. A breve (spero), diremo quanto dovrà essere detto.

Ultima domanda: avete intenzione di esibirvi dal vivo oppure vi ritenete un progetto da studio?

Roberto: Foret D'Orient è un progetto nato per essere un'entità da studio. Questo perché negli anni passati in giro per i locali abbiamo capito che portare musica propria dal vivo in Italia è praticamente impossibile. I locali che fanno suonare gruppi che propongono musica propria si contano sulle dita di una mano. Almeno qui in Veneto è così, a tal proposito va tutto il nostro supporto a queste realtà che credono ancora nella musica fatta da sé. Poi, personalmente, non ti nascondo che avrei moltissima voglia di proporre "Essedvm" e "Venetia" dal vivo, in quanto credo fermamente in ciò che siamo riusciti a fare. Ci stiamo pensando, ma vorremo che il risultato finale fosse esattamente come lo immaginiamo e quindi dobbiamo ponderare bene la cosa.

Marco: Io, da misantropo del gruppo, sono un po' allergico a portare qualcosa di così intimo sopra a un palco. Preferisco che il mio sforzo musicale sia invece assaporato in un contesto di alta qualità sonora e — possibilmente — contemplativo e riflessivo. Queste ultime due situazioni è ben difficile si verifichino invece in un contesto festaiolo. Poi, per carità, mai dire mai, ma di sicuro non si vedranno i Foret D'Orient in una birreria o a un festival, semplicemente perché non sono contesti adatti a questa creatura. Reputo la musica estrema di buona fattura un veicolo sacro, da usarsi per percorre un itinerario iniziatico, scevro da inutili eccessi estetici o materiali. Credo che ciascuno di noi possa provvedere di per se stesso a tal proposito. Condivisione dev'esserci, ma unicamente fra persone che sono giunte allo stesso livello di consapevolezza. Diversamente sarebbe improduttiva, se non dannosa. Le emozioni non si trasferiscono, non si cedono, né si raccontano. Si vivono.

Emiliano: Portare la nostra musica dal vivo è un impegno non indifferente per noi che attualmente siamo in tre, bisognerebbe trovare gente in gamba e che abbia tempo e servirebbe il tempo per provare i pezzi. Io la vedo dura.

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