Paura nel Paese dei Morti Viventi: un'intervista ai Fulci

Paura nel Paese dei Morti Viventi: un’intervista ai Fulci

Horror, death metal e mazzate a 360°. Dopo averli incrociati dal vivo una manciata di settimane fa in compagnia dei molisani Necroprofanator ed essere rimasti estremamente colpiti dalla loro performance, intervistare i Fulci era più che doveroso. Così abbiamo contattato il frontman della band, Fiorentino “Fiore” Stravino, e ci siamo fatti raccontare da lui vita, morte e miracoli del progetto, approfondendo il legame tra i suoi tre membri e Lucio Fulci.


Quindi: Lucio Fulci. Dovete essere dei grandi appassionati per averlo omaggiato non solo con il nome del progetto ma anche con la vostra intera produzione musicale. Com’è nato il tutto?

Fiore: Era il 2013, Dome [chitarre e synth] e io decidemmo di mettere su un progetto musicale estremo con l’intento di dar vita a qualcosa di personale e specifico. Con Klem [basso] unitosi a noi fin da subito abbiamo fuso le nostre due passioni: la musica estrema e il cinema horror. Tra tutti i registi abbiamo scelto Fulci perché da sempre siamo stati rapiti dai suoi capolavori dell’orrore, così cruenti, visionari e introspettivi. Inoltre è evidente l’influenza che i film di Lucio hanno avuto sull’estetica di molte band nel panorama metal. Per questo abbiamo semplicemente scelto di chiamarci Fulci, e ha funzionato.

Non so se è vostra abitudine o se io sia stato fortunato, ma quando vi ho visti suonare al Lizard Club di Caserta, lo scorso settembre, avevate un proiettore fisso alle vostre spalle che mandava sistematicamente spezzoni dei film di Fulci montati ad hoc. Quanto è importante per voi l’inclusione del medium visuale in sede live?

La proiezione delle scene dei film fa parte dello show a tutti gli effetti. Nello specifico proiettiamo le scene o temi principali dei film che ispirano la nostra musica. All’inizio è nata come alternativa per rimpiazzare l’assenza di un batterista in carne e ossa, ma in seguito è diventata una parte fondamentale dello spettacolo. Per questo ci piace definire il nostro show: «Cinematic Death Metal Experience».

Molti di quei montaggi avevano in sottofondo alcuni degli strumentali inclusi nei vostri ultimi dischi, Tropical Sun (Time To Kill Records, 2019) ed Exhumed Information (Time To Kill Records, 2021). Come si è evoluto il vostro sound, passando dall’essere semplice brutal death metal all’includere veri e propri intermezzi synthwave dal gusto squisitamente cinematografico?

Da sempre i gruppi death metal, grind e anche thrash hanno usato intro rubate ai film horror. I maestri in quest’arte secondo noi rimangono i Mortician. Dopo il primo disco abbiamo sentito l’esigenza di rendere queste intro e outro più personali, anziché prendere di sana pianta colonne sonore o dialoghi dai film. Da lì in poi la cosa si è evoluta, arrivando a comporre delle vere e proprie soundtrack influenzate da compositori come Carpenter, Frizzi e Goblin. Inoltre, suonando sulle sequenze di batteria, abbiamo la possibilità di sincronizzare al live set gli intro e outro utilizzati nel disco.

Il poster di Zombi 2 (1979), il primo horror diretto da Fulci.

Subito prima di dare il via alle danze, Domenico ha fatto una breve presentazione, spiegando come i Fulci siano un tributo all’opera del regista omonimo e invitando chi non lo conoscesse a rimediare. Come si dovrebbe approcciare un neofita alla produzione cinematografica di Lucio Fulci e — più in generale — all’horror all’italiana secondo voi?

L’horror all’italiana è qualcosa di unico nel suo genere e la fabbrica Cinecittà ha sfornato delle vere e proprie gemme del brivido. L’unica cosa che mi sento di dire a chi si approccia a queste pellicole per la prima volta è di non aspettarsi robe hollywoodiane. Le storie sono sicuramente originali, la suspense è garantita e gli effetti speciali rudimentali sono una delizia per gli occhi e la mente. Riguardo il cinema di Lucio Fulci, ce n’è per tutti i gusti: western, poliziesco, commedia, erotico e horror. Sei film su tutti: I Quattro Dell’Apocalisse, La Pretora, Non Si Sevizia Un Paperino, 7 Note In Nero, Zombi 2 e L’Aldilà. Ma ce ne sono tanti altri, ovviamente. L’approccio è quello di esser pronti a farsi violentare da una valanga di scene crudeli e di entrare nel mondo onirico del regista.

Fulci, da avanguardista qual è stato, non si è mai soffermato davvero su un solo genere e, anzi, ha firmato pellicole dai connotati diversissimi. Che ne pensate dei suoi lavori non horror? Vedremo mai un vostro album dedicato ai suoi spaghetti western o alle sue commedie?

La filmografia di Fulci è davvero vasta in quanto a generi, apprezziamo molto le sue pellicole erotiche piuttosto che western, comiche o fantasy. Per adesso pensiamo a omaggiare i suoi capolavori dell’orrore, il genere che più ci piace e ci accomuna… Tuttavia non escludiamo un album epico ispirato a un film come Conquest [ride].

La Città Dei Morti Viventi, Zombi 2, Voci Dal Profondo: per ora vi siete lasciati ispirare ufficialmente da queste pellicole. Come sono nati il recentissimo Exhumed Information e i suoi predecessori?

Ogni disco è un vero e proprio concept in chiave death metal di un film di Lucio Fulci. Partiamo da Exhumed Information. La scelta di ispirarci al film Voci Dal Profondo è nata per vari motivi: prima di tutto è stato il primo film di Fulci che abbiamo visto da piccoli. In più, l’incubo e l’onirico che pervadono il film si sposavano perfettamente con l’idea di avere un lato A death metal e il lato B soundtrack del disco. Infine volevamo portare alla luce una pellicola per lo più sconosciuta a molti, in quanto prodotta nel periodo decadente del regista e mai proiettata in sala cinematografica. Per Opening The Hell Gates (CBC Records, 2015) abbiamo scelto Paura Nella Città Dei Morti Viventi semplicemente perché è uno dei nostri film zombie preferiti in assoluto. Zombi 2 lo abbiamo scelto come concept di Tropical Sun, invece, perché ci piaceva contrapporre lo stereotipo del death metal oscuro e cimiteriale alla solarità tropicale del film, associando il 2 del titolo del film al nostro secondo album.

Il vostro ultimo lavoro è uscito in piena pandemia. Che effetto ha avuto l’ultimo anno e mezzo su di voi? Com’è stato rilasciare Exhumed Information in un periodo del genere?

L’ultimo periodo su di noi ha avuto il medesimo effetto che abbiamo riversato in musica. Questa situazione di paranoia esistenziale provocata dal primo lockdown si è tradotta nella composizione di tracce completamente diverse dal solito death metal, come quelle presenti sul B side del disco. Abbiamo provato a scrivere la colonna sonora di un horror, con atmosfere da incubo e dal sound tipicamente anni ’80.

Probabilmente è presto per chiederlo, a maggior ragione visto e considerato tutto, ma avete già idee o programmi per il futuro? Non solo dal punto di vista discografico, ma anche sul fronte dei concerti. Non dev’essere semplice riuscire a confermare più di due date in croce…

Fortunatamente la macchina live si sta mettendo pian piano in moto: c’è partecipazione, voglia di suonare e vedere concerti. Con le riaperture abbiamo avuto la possibilità di presentare il disco in giro per l’Italia. Per l’anno prossimo vorremmo provare a tornare in America per un tour. Inoltre abbiamo co-diretto un cortometraggio con un regista inglese e stiamo lavorando insieme a Time To Kill Records a una release davvero speciale.

Parlando di live: fate paura, senza mezzi termini. Chirurgici, brutali, assolutamente disumani e, a enfatizzare quest’ultimo tratto, va tenuta in conto anche la presenza di una batteria esclusivamente programmata anche dal vivo. Come mai questa scelta? Quali sono i pro e quali i contro di avere tra le vostre fila un batterista letteralmente non umano?

Grazie per le belle parole, troppo buono. La scelta della drum machine è nata più che altro per esigenza, perché quando nel 2013 abbiamo pensato a questo progetto non conoscevamo nessun batterista che potesse suonare queste robe. Poi con il tempo è diventato il nostro trademark. I pro sono sicuramente la precisione e il muro sonoro costante oltre ad aspetti prettamente logistici come il soundcheck super veloce, cambio palco e spazio nel furgone. A parte i tristi commenti di metallari sfigati e chiusi di mente, non vedo contro. Anzi, il fatto di avere una drum machine ci ha fatto guadagnare fan provenienti dal mondo della musica elettronica o che non hanno mai ascoltato musica estrema. In ogni caso, non ce lo ha prescritto il medico di suonare con un sequencer. Abbiamo appena fatto due date con il nostro amico Frank Pellegrino [di Booze & Glory e Face Your Enemy] dietro le pelli ed è stato super divertente.

Dopo l’uscita di Tropical Sun avete fatto un salto negli Stati Uniti a diffondere la buona novella tra Arizona, California e Nevada. Com’è stato portare il vostro personalissimo tributo a Lucio Fulci in chiave death metal così vicino alla Bay Area?

Posso affermare che la vera promozione di Tropical Sun è iniziata proprio negli States. Un’esperienza e un ricordo indelebili nelle nostre menti. Due settimane attraversando deserto, foreste, grandi città e la costa della California insieme ai nostri amici di sventura, gli Accidentally Murdered di Stockton, California. Lucio Fulci oltreoceano è venerato come un Dio ed è stato emozionante portare il suo culto in chiave death metal fra persone che, oltre ad apprezzare il genere musicale, sono fanatici del cinema di genere made in Italy.

Com’è stata la risposta del pubblico americano alle vostre date, lì? Qual è il miglior ricordo che conservate di quella esperienza?

La risposta è stata ottima, abbiamo ricevuto calore e supporto ovunque. Uno dei ricordi più emozionanti che conservo è sicuramente l’incontro con Roger dei Mortician al Las Vegas Death Fest, ha visto il nostro set e ci ha fatto i complimenti!

Lavorate più o meno da sempre a stretto contatto con la Time To Kill Records di Enrico Giannone, altro nome storico della scena locale, voce prima degli Undertakers e poi dei Buffalo Grillz. Come procede questa esperienza? Immagino ci sia anche il suo zampino dietro il vostro viaggetto negli Stati Uniti…

Oltre alle band di Enrico che hai citato, non bisogna dimenticare i mitici Ciaff! Conosciamo Enrico da più di vent’anni e oltre a una stretta collaborazione professionale si è instaurato anche un bel rapporto di stima reciproca e amicizia. Con Time To Kill è sempre un crescendo in termini di collaborazione e interazione. Sono sempre disponibili a seguirci nelle nostre assurde idee. Il tour americano ce lo siamo organizzati con le nostre forze, ma la Time To Kill ci ha seguiti a distanza durante l’intera durata con una ottima spinta promozionale.

A livello nazionale, invece, che ne pensate dello stato di salute del death metal? C’è qualche realtà nostrana che preferite particolarmente? Ci fareste qualche nome?

L’Italia è stata sempre un paese prolifico in termini di musica estrema. Oltre al ritorno dei leggendari Undertakers, mi sento di nominare Devangelic, Helslave, Crowling Chaos, Becerus e Grevia. Inoltre menziono il ritorno dei Vulvectomy e dei Vomit The Soul, oltre a farti il nome degli ottimi Burial [il cui primo album è uscito il 29 ottobre su Everlasting Spew] che io stesso ho scoperto di recente.


Occhio alle pagine di Time To Kill Records, quindi, che tra l’altro in primavera ha pubblicato una versione rimasterizzata del primo album della band, Opening The Hell Gates, in CD e vinile. Poi, spero sia inutile ribadirlo, arrivati a questo punto: se i Fulci passano dalle tue parti, non te li perdere.