Gorephilia: di sangue, morte e death metal finlandese

Gorephilia: di sangue, morte e death metal finlandese

Ho accolto In The Eye Of Nothing, il terzo album dei finlandesi Gorephilia, con un discreto entusiasmo. Dopo averlo macinato nello stereo per diverse settimane, sono andato a bussare alla porta della band, per fare il punto della situazione in un periodo decisamente non semplice, tra lutti e pandemie. Eppure la formazione di Vantaa, in particolare il chitarrista Jukka e il bassista Tami, ha risposto con entusiasmo alle mie domande, e insieme abbiamo parlato del gruppo e della scena death finlandese, oggi più prolifica che mai.


Cominciamo dall’inizio: come e quando è nato In The Eye Of Nothing?

Jukka: Un sacco dei riff e delle idee che sarebbero confluiti nell’album aleggiavano già nel 2017. Ci eravamo già detti che Severed Monolith sarebbe stato l’ultimo nostro album rock’n’roll, mentre il successivo avrebbe dovuto essere qualcosa di oscuro. Eravamo gasati dal secondo album dei Karanrium, da Sweven dei Morbus Chron, dai Voivod, da tutto quel tipo di metal, dissonante e imprevedibile. Quando le canzoni iniziarono a prendere forma, la maggior parte delle idee più strambe non si concretizzò mai. Per cui anche questa volta avevamo un concept, ma le canzoni presero la propria strada. È stata una cosa strana, mentre cercavamo di fare qualcosa che fosse weird, abbiamo finito con il creare quello che considero il nostro album più rifinito e completo di sempre.

Non sono l’unico ad aver avuto l’impressione che nei tre anni intercorsi tra Severed Monolith e il nuovo album abbiate fatto un salto di qualità notevole, sia in termini di songwriting che di atmosfera. È difficile da spiegare, ma In The Eye Of Nothing suona molto più convinto e variegato, anche se immagino i Morbid Angel siano rimasti la vostra principale influenza, in particolare la tua in fase di scrittura. Sei d’accordo?

Jukka: Grazie. Sì, completamente. Direi che quello che senti è esperienza. L’esperienza ti dà sicurezza. Ti dà la possibilità di sapere meglio ciò che vuoi e come ottenerlo. L’esperienza porta con sé molta più consapevolezza delle sfumature. Come songwriter, ho imparato quali leve tirare e quanto. Nel mio arsenale ora ci sono molti più colpi, rispetto anche solo a quattro anni fa. Inoltre penso che una grande parte derivi anche dalla conoscenza del sound di ciascuno, che mi permette di sapere cosa scrivere per chi. Compongo prevalentemente a casa al pc, quindi ho bisogno di essere in grado di sapere quali spunti musicali possiamo essere in grado di sviluppare come gruppo.

Immagino che quest’ultimo paio d’anni non sia stato particolarmente piacevole per la band: avete perso il vostro frontman e membro fondatore e vi siete ritrovati nel mezzo di una pandemia. Che impatto ha avuto il 2020 su di voi come band underground, al di là dei concerti e dei tour? Chiedo perché i musicisti professionisti sono stati colpiti duramente, alcuni gruppi si sono proprio sciolti, mentre da un punto di vista underground ho notato un sacco di interesse per la musica negli ultimi mesi, come se le persone obbligate a stare a casa avessero avuto il tempo di dedicarsi ai dischi, di tornare ad ascoltare musica con più attenzione. Da musicisti, qual è il vostro punto di vista?

Tami: Non siamo mai stati particolarmente attivi dal vivo. Abbiamo avuto la possibilità di fare un paio di buoni concerti all’inizio del 2020, abbiamo pubblicato un nuovo album. Rispetto agli anni passati, almeno sulla carta, non è stato così male. È un peccato pubblicare un album nuovo e non poterlo supportare con i concerti, ma prima accetti la situazione e ti adatti, prima torni a essere creativo. E non c’è momento migliore per scrivere nuova musica. Ovviamente per noi tutto questo è relativamente semplice, perché la musica è la nostra passione e non la nostra professione.

La Finlandia è da sempre culla del death metal, ma nell’ultima decina d’anni la scena locale ha vissuto una seconda giovinezza, sia con vecchie band tornate alla vita (tipo gli Abhorrence, i Convulse e i Purtenance) e grazie a sangue fresco come voi, Krypts, Corpsessed, Solothus e molti altri; peraltro spesso in grado di pubblicare musica migliore dei nomi storici. Secondo te a cosa dobbiamo il piacere di questa scena death finlandese contemporanea? Immagino vi conosciate più o meno tutti, visto che spesso i membri sono anche parte di più gruppi contemporaneamente.

Tami: penso che a metà anni 2000 un sacco di gente con un background estremo molto variegato, una sorta di nuova generazione, abbia riscoperto il death metal più underground. Questa gente ha capito che il death poteva essere decisamente oscuro e malvagio, aspetti che in effetti sono sempre stati nelle radici del genere fin dai suoi albori. Termini che in quel periodo però venivano più spesso avvicinati al black metal, in opposizione a quelle stronzate con voci pulite finite nei canali mainstream in cui si era evoluto il death alla fine degli anni ’90 e nei primi ’00. Ovviamente ci sono persone e gruppi che non si sono mai stancati di quel sound, né hanno mai preso una strada più commerciale (penso al primo album dei Dead Congregation, alla perseveranza di gente come Slugathor e Necros Christos, ai demo dei Lie In Ruins e via di questo passo), e che hanno spianato la strada per tutto il death metal che è arrivato dalla Finlandia negli ultimi anni. Il tempo vola, sembrano passati millenni dalla morte degli Slugathor o dagli ultimi concerti degli Swallowed… La cosa buffa è che, e lo so per certo, quando alcune recensioni fanno paragoni tra gruppi finlandesi recenti e altri più vecchi dicendo cose come questo gruppo suona molto come i Convulse o assomigliano ai Demigod, dicono cazzate. Ci sono persone che fanno parte di questa scena e scrivono nuova musica che non hanno mai ascoltato i Convulse o chi per loro, per cui il fatto che la band suoni simile è del tutto accidentale. Ovviamente chi diede vita al genere creò qualcosa di completamente nuovo, e massima gloria e rispetto a loro, ma non penso che i gruppi recenti ne siano una semplice copia.

Hai toccato un punto molto interessante: la gente ha capito che il death poteva essere decisamente oscuro e malvagio. Negli ultimi tempi abbiamo visto un sacco di sperimentazioni nel mondo death metal. Fino a qualche anno fa il genere che metteva a dura prova i confini musicali era il black metal, mentre il death si muoveva bene o male all’interno di alcuni punti fissi: c’erano il sound americano, quello svedese, il melodeath, un po’ di prog e poco altro. Oggi abbiamo una proposta che spazia dagli Sweven ai Black Curse, agli Ulcerate: dissonanze, atmosfera, produzioni molto più raw e aggressive, la morte oggi ha un sacco di sfumature in più. Che tipo di lettura dai tu a questa situazione?

Tami: Penso che la prima generazione death metal, negli anni ’90, abbia avuto vita così breve a causa della sua commercializzazione. Alcuni gruppi hanno ristagnato, facendo sempre lo stesso album all’infinito. Altri sono usciti dal mondo heavy e hanno cambiato il loro stile per intercettare un pubblico più ampio e accettabile. Che non è per nulla sbagliato, di per sé, ad esempio penso che tutti e tre i primi album degli Amorphis siano allo stesso livello. Meglio evolvere in qualcosa di diverso che rimanere sempre uguali a se stessi pur avendo ormai finito le cose da dire da un pezzo. Un sacco di nuovi generi e stili sono nati a metà anni Duemila, e questa nuova generazione di musicisti ha avuto un’offerta enorme da cui attingere e da cui raccogliere le influenze più diverse. Era pressoché inevitabile che le nuove formazioni incorporassero tratti differenti, da generi altri e nuovi, anche nelle produzioni death metal. L’oscurità e l’essenzialità del black metal, la lentezza e la pesantezza del funeral doom e del drone, l’aggressività alla vecchia del thrash classico, la lista è lunga. Se chiedessi a tutti i nuovi musicisti death metal finlandesi degli ultimi quindici anni di alzare la mano in caso la loro prima band non fosse stata death metal, vedresti tantissime mani per aria. E ciascuno di loro ovviamente ha portato qualcosa di nuovo, ha messo in tavola qualcosa in più. Ognuno ha raccolto qualcosa lungo la propria strada e l’ha portato nel death metal.

Dark Descent sta avendo un ruolo di rilievo con molti di questi gruppi, e siete compagni di etichetta di Krypts, Corpsessed, Lantern e di molti altri che al momento probabilmente mi sfuggono. Che rapporti avete con DDR e con la vostra etichetta europea, Me Saco Un Ojo? E quanto è importante essere supportati da una buona etichetta, nel 2020?

Tami: Credo che il nostro rapporto sia stato e sia buono, sono molto soddisfatto di lavorare sia con Dark Descent che con Me Saco Un Ojo, hanno pubblicato loro tutto quel che abbiamo fatto fino a oggi. Un’etichetta rinomata e che lavora bene è una di quelle cose di cui ti scordi spesso quando ne fai parte. Le cose funzionano e per la maggior parte del tempo non ti devi preoccupare di nulla. Che posso dire? Spero possa sempre di andare avanti così.

Ho sempre trovato le illustrazioni un’enorme parte della musica metal, e del death metal in particolare. Mi piace molto lo stile di Raúl González’s, lo apprezzo dai tempi del debutto dei Morbus Chron, com’è nata la vostra collaborazione? Qual è l’idea dietro le sue illustrazioni per i vostri lavori? E In The Eye Of Nothing ha qualcosa a che vedere con l’immaginario del manga Berserk?

Jukka: È stato proprio il debutto dei Morbus Chron che ci ha fatto scoprire Raúl! Entrambe le illustrazioni che ha così meticolosamente realizzato per noi erano su commissione. In tutti e due i casi avevo preparato io uno schizzo molto essenziale, a penna su un foglio, per dargli un’idea della composizione generale. Lui ci ha rimandato indietro le prime bozze, ne abbiamo parlato, e da lì è partito a lavorare all’illustrazione vera e propria. Entrambe le volte è stato un piacere lavorare con lui. Per In The Eye Of Nothing in realtà avevo un’idea diversa all’inizio, ma non c’era modo di renderla bene in un’immagine. Per la seconda idea, che è poi stata quella finale, gli ho mandato un po’ di immagini di riferimento e uno schizzo su un post-it. In realtà nessuna di queste immagini riguardava Berserk, ma quando hanno iniziato a farmelo notare mi sono reso conto che probabilmente l’Eclissi e i Behelit dovevano essere da qualche parte nei meandri del mio subconscio. La copertina riflette i due temi portanti dell’album e dei suoi testi: occhi e sangue.

Avete mai pensato di tornare a fare musica a tema far west? Era quello il concept originale dietro la prima versione dei Gorephilia, no? Quando ancora vi chiamavate GoretexX…

Tami: Non credo succederà. Se hai un concept molto forte, come avevamo noi coi GoretexX, è facile avere idee per musiche e testi, ma diventa tutto molto monotono molto in fretta. Rischi di diventare prigioniero del tuo stesso concept e a un certo punto finirai le idee che ti permettono di mantenere la tua proposta interessante. Per questo non limiterei mai la band a un altro concept troppo specifico. La morte ha decisamente molti più aspetti interessanti di cui parlare, che non dei massacri inventati di un determinato periodo storico. Detto questo, è stato molto divertente suonare “Merciless Slaughterer” dal demo dei GoretexX all’Helsinki Death Fest 2019, come tributo a Henu.

Ultima domanda: ora che l’album è uscito e che non potrete promuoverlo dal vivo molto probabilmente per tutto il 2021, che piani avete per il futuro più e meno prossimo?

Stiamo lavorando ad alcune cose. Ci vorrà del tempo, per cui non voglio fare false promesse qui, ma ci siamo procurati dell’attrezzatura per registrare nella nostra sala prove, per cui chissà che cazzo combineremo.

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