Grave Miasma: death metal, ossessioni e riti tibetani

GRAVE MIASMA: death metal, ossessioni e riti tibetani

Riveriti come una delle formazioni death metal più interessanti nei primi anni ’10 a seguito del debutto Odori Sepulcrorum (2013), i Grave Miasma sono rimasti in silenzio per qualche anno prima di pubblicare il loro secondo album, Abyss Of Wrathful Deities. Abbiamo raggiunto la band di Londra per fare il punto della situazione e parlare di ciò che è stato e ciò che sarà…


Siete rimasti in silenzio per cinque lunghi anni e il vostro album precedente risale al 2013. Decisamente inusuale in un mondo dove gli artisti pubblicano musica praticamente su base settimanale. Come mai ci è voluto tanto nel vostro caso? E cos’è successo in questi anni?

Purtroppo non abbiamo storie di esaurimenti nervosi, abusi di droghe, alcol o altri comportamenti indecenti con cui intrattenerti. La noiosa verità è che i Grave Miasma non sono una band a tempo pieno, tutti i membri hanno molti altri impegni cui fare fronte e tra questi, suonare live regolarmente e prendersi del tempo per scrivere musica, il tempo vola.

Questo mi fa venire in mente il commento di Daniel EK, CEO di Spotify che l’anno scorso ha detto che i musicisti non possono più permettersi di pubblicare musica solo ogni tre o quattro anni. Qual è l’opinione dei Grave Miasma in proposito?

Non si tratta certo di un’opinione sorprendente. I Judas Priest hanno pubblicato nove album in dieci anni tra il ‘76 e l’86. Al posto delle case discografiche, a esigere ritmi di pubblicazione serrati è ora un servizio in streaming centralizzato, ma questo non ha assolutamente alcun peso per il modo in cui operiamo.

Al momento siete formalmente un trio, sebbene R [chitarrista e fondatore, parte della band fin dalla sua nascita] sia ancora indicato come membro aggiuntivo per le sessioni dell’album. Questo lascia voi fratelli B-H e T [anche nei Malthusian], che è entrato nel gruppo nel 2016. Quanto è difficile mantenere una formazione stabile per quindici anni? E qual è la parte più difficile nel riuscire a convivere con gli altri membri?

Tra noi e i Deströyer 666, R ha sentito di aver raggiunto ciò che desiderava da un punto di vista musicale, e ora sta percorrendo altre strade. La parte più difficile è per gli altri membri della band, che si trovano in mezzo alle battaglie tra fratelli.

Parliamo di Abyss Of Wrathful Deities: com’è nato l’album e quali sono i temi su cui si basa?

La scrittura del materiale per l’album è iniziata nel 2016, poco dopo che T è entrato nella band. I lavori si sono poi intensificati nel 2019-2020, periodo in cui la struttura dell’album è stata definita con chiarezza. Ovviamente un full-length necessita di un senso di progressione, di un ritmo, e Abyss Of Wrathful Deities è decisamente il nostro disco più dinamico, con l’intenzione di inoltrarsi più a fondo in territori sonori sconosciuti in ogni brano.

L’ho trovato un album molto affascinante dal punto di vista testuale. I Grave Miasma hanno sempre avuto la propria dose di cultura ebraica, nel tempo avete parlato anche di induismo, ma questa volta avete ampliato i confini e avete viaggiato fino in Asia centrale, trattando la sepoltura celeste e lo sciamanesimo della steppa. Da cosa deriva la scelta di concentrarvi così specificamente sulle usanze e sulle cerimonie tibetane e buddiste?

Dal mio punto di vista non si è trattato necessariamente di un ampliamento da un album all’altro basato sull’aver viaggiato per il mondo. Riesco a scrivere soltanto di cose che mi interessano profondamente, di esperienze personali e di come queste due sfere si collegano tra loro, per quanto possibile. Due canzoni sono basate su alcuni specifici riti tibetani, mentre una terza combina eventi storici e miti del Tibet. Le altre tracce dell’album parlano di cose diverse. I testi di “Ancestral Waters”, in particolare, sono opera anche di R e sono stati rimaneggiati collaborativamente in diversi momenti a seguito della sua uscita dal gruppo.

In una vecchia intervista diceste di avere radici molto profonde nella musica tradizionale persiana e del Kurdistan. Ce ne volete parlare?

Non c’è alcun collegamento diretto con quelle terre, ma ci sono alcuni album che hanno influenzato la nostra sensibilità ritmica e melodica. In particolare, le influenze si sentono molto in “Kingdoms Beyond Kailash” su Abyss Of Wrathful Deities, e in “Seven Coils” in Odori Sepulcrorum.

Siete sempre stati molto aperti nel parlare dell’uso di droghe e del fatto che penetrino ed espandano la mente, collegandovi alla composizione della musica dei Grave Miasma. Che tipo di sostanze hanno contribuito alla creazione  di Abyss Of Wrathful Deities, e qual è stato il loro ruolo?

Questa volta il loro ruolo è stato decisamente meno pronunciato. La maggior parte dei testi di Abyss… si fonda sulla comprensione e la relazione tra bizzarri riti di sepoltura, riferimenti letterari e testi mitologici. Il risultato sono dei concept con una base più concreta, per quanto meno astratta e personale.

In un’altra intervista avete dichiarato che molti dei vostri testi sono nati durante visite notturne al cimitero: è una cosa che fate ancora?

Ora che l’inizio dell’estate ha allungato le ore di luce, sono piacevoli anche le sessioni diurne di funghetti al cimitero.

Torno su un paio di domande più generali: siete stati parte di una piccola scena old school tra i tardi anni ’00 e i primi ’10. Avete mai preso in considerazione il fatto che la valanga di gruppi death metal nati nell’ultimo decennio vi sia fortemente debitrice? Ancora di più considerando che di quella scena la gran parte dei gruppi è inattiva da anni, se non del tutto sciolta: Cruciamentum, Funebrarum, Sonne Adam, Necros Christos…

Non penso che nessuno debba a noi qualcosa di più di quanto debba ai nostri contemporanei. Questo senza considerare quanto noi stessi dobbiamo alle tantissime band che ci hanno ispirato negli anni.

Ora che l’album è uscito, che piani avete per il futuro prossimo e a medio-lungo termine? A parte sopravvivere alla pandemia, ovviamente.

I Grave Miasma sono un’ossessione condivisa tra tutti i membri, e la nostra fame di death metal è insaziabile oggi più che mai. Che i concerti che abbiamo fissato avvengano oppure no, continueremo a provare e a scrivere.

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