Nella morsa del dolore: intervista ai Griverion

Griverion: nella morsa del dolore

Il dolore è una di quelle emozioni che, purtroppo, accomunano tutti gli esseri viventi. Inoltre, è un sentimento estremamente sfaccettato e denso di sfumature, a cui non sempre si riesce a dare una forma o una trasposizione in qualche modo tangibile. Fortunatamente, nell’arte, nella letteratura e, ancor di più, in ambito musicale ci sono diversi individui molto validi che compiono la difficile impresa di catturare il dolore da diversi ambiti dell’esistenza per trasformarlo in opere tristemente belle e dalla grande presa. Per questo, mi sono ritrovata a cercare di sviscerare l’essenza dei Griverion, progetto originario dell’amena Lombardia che ha visto la luce (o meglio le tenebre) quattro anni or sono e che in tempi molto recenti ha esordito con The Call Of The Noose, uscito sotto la label ucraina Vacula Productions. Per scoprirne vita, morte e miracoli, mi sono rivolta nientemeno che alla mente che ha tessuto i fili della sua nefasta trama, ovvero il fondatore SadoMaster.


Cominciamo subito con una domanda decisamente di rito: puoi illustrare la genesi del progetto Griverion?

Suonare un tipo di black metal depressivo è stata una delle maggiori ambizioni che ho da tempo immemore, un sogno che portavo nel cassetto sin dall’adolescenza, dai primi tempi in cui dedicavo l’ascolto a quegli artisti catalogati come depressive black metal, genere di cui sono stato sempre appassionato e ghiotto ascoltatore. Con il passare degli anni ho maturato le emozioni che ritenevo necessarie per la stesura di questo tipo specifico di brani e così detti ufficialmente vita al progetto nel 2016. Il nome Griverion non ha un significato preciso, è frutto della mia immaginazione e di emozioni che mi hanno portato a concepire il progetto.

Tra le innumerevoli immagini mortifere che possono venire in mente quando si tratta di tematiche legate al dolore, per quale motivo hai scelto proprio il cappio?

Il titolo del disco fa riferimento appunto al cappio, scelto come immagine perché per me meglio rappresenta il gesto di togliersi la vita, tramite impiccagione, ascoltando i pezzi in esso contenuti. È stata spontanea e naturale come scelta, senza che abbia dovuto ragionarci a proposito.

Il fondatore SadoMaster

Quanto tempo ha richiesto la stesura dell’album? Che iter compositivo hai seguito?

La stesura completa dei pezzi ha richiesto quattro anni, processo che ho portato avanti molto lentamente e occasionalmente, nei momenti in cui ho avuto una specifica vena compositiva per mettere in musica le mie emozioni più negative. Questo è valso sia per la musica che per i testi. All’inizio di quest’anno ne ho concluso la stesura, dando vita al brano “Void Paranoia (The Noose Is Calling)” e completando le parti di “The Existence And Her Sunset”. Pur avendo composto tutto da me, devo rendere grazie a Gibil [batterista all’interno del progetto, che milita sia nei Ghostly Aerie Coven che nel Cannibal Giant, di cui tempo addietro è stato recensito Pain], che in fase di registrazione ha messo molta farina del suo sacco rendendo le parti di batteria più versatili, con abbellimenti non indifferenti che altrimenti non sarei stato in grado di intuire e realizzare da me.

Il leitmotiv del disco è decisamente il dolore, che a mio parere hai trattato in un modo in cui chiunque può immedesimarsi. I brani sono tutti scaturiti da esperienze personali oppure hai tratto ispirazione anche da qualche fonte esterna?

È esattamente il dolore emotivo il motore che conduce l’ascolto dei brani, quel dolore che tanto ho provato negli anni e nel quale l’ascoltatore è tenuto a immedesimarsi, per capire il vero significato dell’opera. I brani sono scaturiti tutti da esperienze e pensieri prettamente personali, parlano esclusivamente della mia persona e del mio passato, nonché di previsioni riguardo il mio futuro. Brani come “Deathchant”, “A Pact With Hades” e “Journey To Sadness And Beyond” trattano di dolore e sofferenza in generale, mentre altri quali “Void Paranoia (The Noose Is Calling)”, “The Existence And Her Sunset” e “Lucente Ululato (1999-2016)” hanno concept ben definiti e specifici.

Ascoltando The Call Of The Noose, mi ha colpito subito “A Dialogue With The No One”, il brano che inaugura il disco. Il dialogo in questione è da intendere come una conversazione con se stessi, oppure è rivolto a un altro interlocutore?

Personalmente ho inteso il dialogo di questo brano, che funge da intro all’album, una conversazione tra due persone distinte, una delle quali dichiara di voler raggiungere l’illuminazione attraverso l’omicidio dell’altra per accoltellamento. Tuttavia all’ascoltatore è lasciata libera interpretazione, potendo tranquillamente intendere questo atto come un suicidio preceduto da un monologo interiore di due personalità contraddistinte. “A Dialogue With The No One” non nasconde un significato oggettivo, l’importante è che il messaggio che si cela dietro — illuminazione attraverso la morte, ha poca importanza la modalità con cui ci si arriva — venga colto. No, non mi sono ispirato al dialogo campionato all’inizio del pezzo “Abigail” degli Happy Days, come i più attenti ascoltatori e conoscitori del genere potrebbero erroneamente intuire ascoltando l’ultima frase parlata in questo intro.

Gibil

Restando sul tema dei testi, sono tutti in inglese, a eccezione di “Lucente Ululato (1999-2016)”, che è in italiano. Come mai hai operato questo tipo di scelta linguistica?

Inizialmente tutti i testi erano stati scritti per essere cantati in italiano, a differenza di quello di “Journey To Sadness And Beyond” [in origine la title track dell’album sarebbe dovuta essere stata questa]. Decisi di cantare a conti fatti in inglese, perché meglio si adattava come lingua ai suddetti brani a parer mio, eccezion fatta per il brano citato da te appunto, dato che mi pareva suonasse molto meglio in italiano. Altro motivo è il fatto che sono molto affezionato a quel pezzo, che è uno dei più sofferti e vicini alla mia persona e sento tuttora molto dal punto di vista lirico.

Tra i brani del disco, ce n’è uno (o più di uno) che magari ti ha coinvolto emotivamente più di altri nel processo di creazione?

Indubbiamente la già citata “Lucente Ululato (1999-2016)” e “Void Paranoia (The Noose Is Calling)” sono stati due viaggi compositivi particolarmente sofferti e coinvolgenti, e fu in particolare la composizione di quest’ultima che mi scosse al punto da stabilire la decisione di entrare finalmente in studio di registrazione, in modo talmente significativo da dedicarle poi il nome del disco. Ritengo tuttavia che il picco emotivo dell’intero album sopraggiunga nell’ultima parte di “Journey To Sadness And Beyond”, che strumentalmente e liricamente riassume tutto ciò che è lo stile di Griverion.

Osservando l’artwork dell’album, ho pensato che la soglia vuota che si può vedere esattamente al centro trasmette non solo una notevole desolazione, ma anche un forte senso di incomunicabilità e solitudine. Confermi o smentisci?

Confermo riguardo la solitudine, smentisco riguardo l’incomunicabilità. Era mia intenzione dal principio che venisse realizzato un artwork che comunicasse chiaramente l’emotività e il significato che si celano dietro al disco: come ho detto prima, suicidio tramite impiccagione. Il senso di solitudine e delle altre emozioni più negative è indubbio sia chiaro.

Sempre a proposito dell’artwork, di chi è opera?

L’artista è Dmitrij Govor, mentre il logo è opera di Silvio Bargero.

Nel complesso, cosa ti preme che il pubblico colga rispetto all’album?

Il senso di negatività e oppressione che mi ha spinto a creare questa musica e l’immedesimazione nel mio dolore. Ogni nota e parola presente in questo disco trasudano malessere e mal di vivere, sono le canzoni che sento mie più di ogni altra che abbia composto.

Se pensi al futuro del progetto Griverion, quali sono i tuoi auspici per, diciamo, i prossimi cinque anni?

Non ho idea di cosa riservi il futuro per tale progetto e quando mai mi sentirò talmente coinvolto emotivamente da realizzare una nuova release. Posso dire comunque che sto andando avanti con nuove composizioni, anche a questo giro molto lentamente e occasionalmente, quando sento che la situazione è opportuna, e che a me e Gibil piacerebbe portare Griverion sul palco. Indubbiamente quindi il progetto andrà avanti, ma è presto per avere chiare previsioni future.

A te l’onere di concludere quest’intervista come preferisci.

Invito chiunque apprezzi il genere ad ascoltare The Call Of The Noose, disponibile già in streaming su YouTube e sulla pagina Bandcamp della Vacula Productions, tramite la quale potrete anche procurarvi il CD. Tengo anche a invitare ad ascoltare e tenere d’occhio l’altra mia band, i Ghostly Aerie Coven, il debutto della quale vedrà la luce probabilmente all’inizio dell’anno prossimo. Un saluto e grazie allo staff di Aristocrazia Webzine.

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