Vietato Scopare: una pessima intervista agli Hate & Merda

Vietato Scopare: una pessima intervista agli Hate & Merda

Aristocrazia tesse le lodi degli Hate & Merda da diversi anni. L’uscita de La Capitale Del Male (2016) li ha visti passare per la prima volta su queste pagine, per poi tornarci un paio d’anni più tardi in occasione di un doppio addio al celibato all’insegna dello schifo più totale. Dopo troppi mesi di assenza, ecco che un’intervista era più che obbligatoria e la loro data del 2 ottobre assieme agli Hate Moss in quel di Napoli in piena — si spera — ripresa post-pandemica ci ha fornito un’occasione imperdibile per acchiappare unn2 e rompergli le palle per una mezz’oretta con domande improbabili e affermazioni altamente discutibili. Tutto assolutamente improvvisato sul momento. Sì, la stampa specializzata sta seriamente cadendo a pezzi dopo il Covid.


Seconda serata post-pandemia per gli Hate & Merda: com’è stato tornare su un palco?

unn2: Ci era già capitato di suonare, in realtà, qualche data sparuta in giro per l’Italia. Questa è la terza volta che ci esibiamo con un pubblico in piedi e libero di muoversi. La prima era avvenuta in un posto occupato di cui non farò il nome perché era totalmente illegale, ovviamente. La seconda è stata ieri al Klang di Roma in cui c’è stato uno strettissimo controllo di tamponi e cazzi vari ma questo ha permesso che la gente potesse stare in piedi e non pogare. Stasera, invece, è stato pazzesco. Quindi, distinguendo i concerti in cui abbiamo suonato con le persone sedute, che per quello che si può dire non è ovviamente la stessa cosa, stasera e ieri sono state due belle botte emotive, anche perché stiamo portando in giro già quello che sarà sul disco nuovo, quindi è abbastanza importante come momento.

Prima di attaccare diretto sul disco nuovo, ti volevo chiedere: quanto è stato difficile organizzare queste due, tre date che avete fissato, oltre quelle che avete annunciato sulla breve distanza?

Guarda, non è stato difficilissimo, per la verità, perché mi sembra che in generale quello attuale sia un momento di apertura, in cui pare che si stia confermando la possibilità di far cose. C’è molta voglia di fare. Con Hate & Merda negli ultimi anni non abbiamo girato tantissimo, quindi è stata accolta bene questa proposta di girare un po’. C’è voluto poco a fissare queste date qui, onestamente. Faremo un altro giro con i Wojtek, che sono dei nostri amici del giro veneto, e con Collars e Baratro a fine mese nel nord. Poi vediamo, abbiamo qualche altro impegno da qui alla fine dell’anno, però principalmente stiamo già fissando date per l’anno nuovo, per quando uscirà il disco a febbraio. Comunque sì, insomma, mi sembra ci sia richiesta di concerti, in generale, ed è una bellissima cosa.

In effetti dopo questi mesi chiusi in casa, una boccata d’aria fresca: il concerto, la gente, le mazzate…

Beh, l’aria fresca al concerto non l’ho sentita, però va benissimo. [ridiamo]

Prima mi dicevi che avete il disco nuovo in uscita a febbraio. Giusto in tempo per il festival di Sanremo?

No, per San Valentino.

Per San Valentino! Quindi non vedremo gli Hate & Merda sul palco dell’Ariston diretti dal maestro Beppe Vessicchio?

Guarda, è un sogno nel cassetto e, ti dico la verità, per spezzare una lancia — o, come direbbe la Marini, un’arancia — nonostante tutto quello che si potrebbe dire di Sanremo, che ovviamente già sai e non c’è bisogno che ti dico la mia, noi ci andremmo molto volentieri se potessimo fare quello che noi facciamo. Non faremmo gli snob. ‘Sti cazzi, sarebbe bello far vedere in giro che c’è anche questo. Però ovviamente è un carosello che di base non ci interessa. Lontano dal nostro universo.

Lontano dal vostro universo, ma abbastanza infattibile anche nel pratico, visto che la cosa più estrema uscita in Italia apparentemente sono i Måneskin.

Ti dico, non ne parlerei neanche troppo male. Cioè, la cosa che non capisco, da membro degli Hate & Merda, è: mi interesserebbe vincere il festival di Sanremo? No. Mi interesserebbe vincere l’Eurovision, che manco sapevo che esistesse finché non ho visto il film con Will Farrel? No. Quindi ‘sti cazzi, ma che se lo vincano, che se la godano. E speriamo che il cantante abbia pippato davvero all’Eurovision! Ma ‘sti cazzi!

Sarebbe stato un bel momento.

Ma sì, non capisco tutta questa polemica. Chi se ne frega, direi che abbiamo altri problemi, ultimamente, che i Måneskin. Poi hanno fatto il pezzo alla Iggy Pop, e va beh…

Comunque l’Eurovision nel 2006 l’hanno vinto i Lordi, che pure facevano metal…

Ma davvero? Allora possiamo vincerlo anche noi. Siamo sufficientemente baracconi.

2022: votiamo Hate & Merda all’Eurovision.

Cazzo sì.

Hate & Merda ed Hate Moss allegri e sorridenti dopo il live al Klang di Roma, 1 ottobre 2021

Quest’anno, invece, ricorre il quinto anniversario de La Capitale Del Male. Come ti senti di fronte a una ricorrenza del genere?

La Capitale Del Male è stato un disco molto importante per me e oserei dire per noi, anche se il noi di cui parlo non è il noi che hai visto stasera, anche perché L’Anno Dell’Odio (2014), invece, è stato un disco nato sull’onda di quattro prove e non sto scherzando. Gli Hate & Merda sono nati originariamente come piano per un live improvvisato, poi è venuto Marco di Toten Schwan Records che ci ha supplicati di registrare quello che avevamo fatto. Abbiamo fatto quattro prove e abbiamo dato più o meno una linea a quello che avevamo improvvisato. La Capitale Del Male è stato un disco invece scritto propriamente, quindi ha rappresentato, senza fare troppi discorsi da rockstar, un modo di scavarci dentro diverso da quello che era stato poi L’Anno Dell’Odio. È un disco che non ascolto, mai, perché è un capitolo che va bene che stia dove sta e poi perché non mi piace troppo farmi i pompini da solo; però, se me lo chiedi, è comunque un album di cui sono estremamente fiero. A tratti mi manca suonare le tracce de La Capitale Del Male, ma è un momento che è finito e va bene così.

Hate & Merda è comunque un progetto che va avanti da un po’, con evoluzioni sia dal punto di vista della line-up che da quello del sound, anche perché l’ultima uscita è un EP di due tracce di cui la seconda è sperimentazione.

Quando siamo andati a registrare l’EP originariamente doveva essere un pezzo solo, un singolo che avevamo registrato dai ragazzi di Produzioni Rumorose a Desenzano del Garda, che avevano appena realizzato uno studio. Sono ragazzi che abbiamo conosciuto per strada suonando, giovanissimi, quindi mi sembravano persone splendide con cui collaborare. Ci faceva piacere fare questa cosa insieme. Questa è una true story: mentre stavamo in macchina e stavamo andando a montare la sera prima della registrazione, siamo venuti a conoscenza del suicidio di Davide che era l’altro Toten Schwan, quindi l’altro produttore storico di Hate & Merda. Questa cosa ovviamente ci ha turbati tantissimo, come puoi immaginare, e dopo aver registrato “Un Coltello Sotto Il Letto Divide Il Dolore In Due” ci è sembrato in qualche modo doveroso fare la nostra messa funebre per Davide e abbiamo registrato “Tutti I Diavoli Muoiono Soli” ispirati dal tatuaggio che Davide aveva sul braccio, un diavolo. Non abbiamo proprio studiato il pezzo, abbiamo lasciato dei loop e ci siamo lasciati andare. È stato un momento di contemplazione, è andata così

Secondo me la musica degli Hate & Merda per molti versi è sia introspezione che macello catartico, perché è sinceramente viscerale e si sente, dal vivo.

Allora, io ci sto dentro, quindi potrei dirti un sacco di cose che magari per te non hanno senso e tu potresti dirmi cose che io non vedo ma che potrebbero sembrarmi fighe o no. Mi piace pensare di sì, che sia viscerale e un delirio allo stesso tempo; non so. Ci sono un pochino troppo dentro per dirti la mia. Per me Hate & Merda è un bel dito medio a un sacco di gente che ci sta sul cazzo e che sempre compare nei nostri pezzi in maniera abbastanza esplicita. Cioè loro capiscono sempre che parliamo di loro. C’è chi ci mette un po’, però lo capiscono sempre.

E invece il vietato scopare, l’adesivo sull’amplificatore?

Ah, vietato scopare… storia vecchia. La prima volta che è venuto fuori questo slogan lo sentimmo gridare al cantante dei Sex Offenders Seek Salvation, una straordinaria queer hardcore band dell’Emilia Romagna, e ‘sta cosa ci spaccò. C’era lui in mutande di pelle e nient’altro in mezzo alla gente che urlava e gridò questo «Vietato scopare: fino al 2022 non se ne parla!», quindi dall’anno prossimo presumo che scoperà…

Si torna a scopare?

Finalmente sì! [ridiamo] È un po’ tutto quello che è anti-rockstar, ci piace. È un po’ per spezzare l’idea comune del rocker, che va in giro con la sua bella immagine a intortarsi chiunque. Voglio dire, noi siamo palesemente una boy band, più queer possibile, per quello che significa, e considerando le calze sulla faccia non puntiamo sicuramente sulla nostra bellezza estetica.

A proposito di questo. Noi in redazione siamo abbastanza, più o meno estremamente, fan di Hate & Merda: mi è stato detto di dirvi che siete i più belli, punto. Come la prendete?

Prima di tutto siamo le più belle. [ridiamo] Dai, ti svelo questa cosa, guarda. Il nostro sogno al momento sarebbe riuscire a fare — e sarebbe bello farlo per la release del disco nuovo — una sera in cui gli Hate & Merda suonano contemporaneamente in più città d’Italia e nessuno sa dove sono i veri Hate & Merda. Probabilmente da nessuna parte! [ride] Però sarebbe meraviglioso, con l’espediente delle calze si potrebbe fare.

Si potrebbe fare, ma bisognerebbe trovare i musicisti giusti, perché avete delle palle cubiche.

Dai! Va che ho suonato con un vestitino da signorina, non mi dire che ho le palle cubiche…

Non si vedevano da sotto, non ti preoccupare! [ridiamo]

No, comunque, cazzate a parte, il discorso delle calze è nato ovviamente per scherzo, come tutte le cose migliori. Nel tempo ha preso tanti significati e alla fine banalmente ci sta sul cazzo qualunque tipo di definizione. Non ci piace l’idea di avere una faccia, dei nomi, un’identità di genere, un’identità sessuale. Anzi, il motivo principale per cui mi piace vestirmi da donna quando suono con gli Hate è proprio perché nell’hardcore c’è troppa puzza di palle. Proprio troppa. Troppi machi, veramente: è una cosa che non sopporto. Quindi, per come la vediamo, è il nostro piccolo vaffanculo a questa cosa.

L’ennesimo vaffanculo degli Hate & Merda.

Minchia, veramente. Non facciamo altro che dire vaffanculo, qui.

A proposito della puzza di palle, una volta in Finlandia ho visto un concerto hardcore in un locale mezzo sperduto e la band d’apertura stava più o meno su quelle coordinate lì. Più o meno, perché oltre i soliti stereotipi non avevano un chitarrista ma un tizio con una vaschetta da lavastoviglie con dentro pentole e coperchi di ferro, un microfono attaccato all’amplificatore buttato dentro, con distorsioni chiaramente a palla, e sbatteva questo cazzo di coso a terra.

Eroe!

È stata una delle robe più atroci che abbia visto in vita mia. Il concerto più bello e più atroce che hai mai visto tu, invece?

Più bello e più atroce, ok. Ne cito uno tra i mille. Andammo nel 2008-2009 a vedere Merzbow a XM24 a Bologna. Merzbow si presenta sul palco con una sorta di padella piena di pickup, mostra i distorsori e fa feedback per tempo indefinito. Era un periodo estremamente stupefacente, su cui non mi dilungo oltre, però nel delirio del momento io e il mio collega di un gruppo che avevo all’epoca ci rendemmo conto che Merzbow è identico a mia madre. Gli somiglia tantissimo. Quindi il concerto l’abbiamo visto tutto in chiave del fatto che stava suonando mi mà. Direi che è stato abbastanza un delirio. Ed è una storia vera, non la sto esagerando.

Per dare un’inquadratura migliore agli eventuali lettori/lettrici/lettorə che prenderanno visione di questa intervista, prima o poi: come nasce Hate & Merda, visto che hai già detto che è uscito fuori un po’ a caso, e da dove viene il nome? Perché io ho un piccolo retroscena ma non so se sia sincero.

Se è assurdo, è la verità. Mettiamola così, Hate & Merda si sono formati a parole molto tempo prima che il gruppo effettivamente suonasse. Era l’inizio del periodo Diodrone. C’era questo movimento a Firenze che si stava formando ed era un momento molto bello per la città secondo me. C’era quest’altro ragazzo con cui giravamo tanto per concerti. Lui suonava la batteria in un altro gruppo. Avevamo guardato Gummo (1997) insieme una sera, film che avevamo entrambi già visto, e mi ricordo che ci dicemmo quasi simultaneamente alla fine del film «Ecco, dovremmo fare un gruppo che fa quest’effetto qui. Non tanto un gruppo che suona come suonano quelli, come i Sabbath o cazzo ne so, dobbiamo fare un gruppo che dà questa sensazione di malessere che c’ha lasciato il film di Harmony Korine». Abbiamo cominciato a parlarne di continuo. Doveva essere un gruppo elettronico alla Atari Teenage Riot, se ne parlò per mesi.

Un giorno eravamo a comprare mutande da H&M. Io lavoravo all’epoca per un club che organizzava concerti e mi arrivò la chiamata che un gruppo dava buca quella sera lì, c’era una ragazza romana che doveva suonare quella sera, faceva roba alla Sonic Youth con vibratori sulla chitarra, però non era molto conosciuta a Firenze quindi ci serviva un gruppo locale che suonasse di spalla. Decidemmo che, ok, era il momento, dovevamo suonare noi. Come ci chiamiamo? Eravamo fuori H&M a Novoli, io alzo la testa: H&M… Hate e? E lui mi fa: Merda. Bon. Quindi scriviamo sull’evento «Gruppo saltato, rimpiazzato dagli esordienti terroristi del suono del momento, i famosissimi Hate & Merda», che nessuno aveva idea di chi fossero al momento. Ci siamo presentati al locale, invece di portare le macchinette, perché il mio collega veniva dal lavoro, io dovevo portare l’ampli per la tipa, e gli dissi «Guarda, io porto la chitarra perché devo portare l’ampli alla tipa» e lui mi fa «Guarda, c’è una batteria, suono la batteria». Ti giuro, mentre stavamo mangiando un panino prima di suonare, ci siam detti «Boh, io faccio ‘sti due accordi, te? No, io faccio ‘sto ritmo qua alla Ministry» e abbiamo fatto venti minuti di delirio e ti assicuro che in quei venti minuti abbiamo fatto quella che è “Carnegotica” de L’Anno Dell’Odio e quella che è diventata “Diamante Street”, più o meno. Più o meno abbiamo fatto quelle due cose lì. E abbiamo deciso di suonare con le calze in faccia perché non volevamo dire che eravamo noi. Ovviamente poi la cosa ha preso un altro significato subito dopo, però lì per lì s’è detto: cerchiamo di reggere la parte il più possibile. Io misi un effetto sulla voce, un pitch, così che non si capiva — ha retto mezzo minuto ‘sta gag. Quando abbiamo finito c’era presente Coito Negato, il ragazzo che fa le cover per Diodrone, bravissimo, e lui urla: «Ah, il miglior concerto mai visto qui!» e così s’è deciso di continuare. Poi è arrivato Marco di Toten Schwan Records, ci ha chiesto «Avete un disco? No? Dobbiamo farlo». E quindi così si sono formati gli Hate & Merda. Diciamo che c’è molto più cinema che musica negli Hate.

Visto che dici che c’è più cinema, c’è anche più ispirazione cinematografica?

Beh, c’è anche cinema dentro. La maggior parte dei campioni di voci che senti sono presi da film. Da «Hai succhiato il cazzo?» de Il Cattivo Tenente a «Tra il dolore e il nulla» che viene da Fino All’Ultimo Respiro di Godard, che in realtà è una citazione di un poeta, eccetera. C’è tantissimo cinema. Anche da lì tutta l’iconografia in bianco e nero. Anche molti testi sono ispirati al cinema, tipo quello di “Foh” che è ispirato a Dark Star di Carpenter, quindi c’è un sacco di roba dentro.

I testi in italiano sono una scelta difficile, secondo me, che però paga esponenzialmente. Come mai hai scelto l’italiano e quanto è difficile realizzarli?

Ho suonato per diversi anni in un altro gruppo in cui cantavo e basta, molto male tra l’altro, perché cercavo di fare quello che non sono, il Maynard James Keenan dell’isolotto, e non mi riusciva minimamente, ero stonatissimo. Cantavo in inglese, anche su richiesta del resto del gruppo. Dopo un po’ non mi piaceva, perché pensavo nel mio egoismo di scrivere testi interessanti ma nessuno li capiva, quindi facemmo un pezzo in italiano e notai la differenza di risposta. Quindi pensai che fare quello che abbiamo deciso di fare con Hate & Merda in italiano sarebbe stato nel suo piccolo di rottura, perché in generale di roba sludge o come la vuoi chiamare, coi testi comprensibili che ti arrivano in fronte, non se ne sentiva tanta, nel 2013 per lo meno. Non dico che siamo stati i primi a farlo, assolutamente, abbiamo tutti scuola hardcore degli anni ’90 in cui c’erano gruppi italiani di massimo rispetto. Ecco, anche per quella scuola lì, l’italiano è stata una scelta fondamentale. Ti dico, nel mio piccolo non è stato neanche facilissimo, all’inizio, però avevo ben chiaro quello che volevo dire. Ho semplicemente pensato che dovevo dirlo e basta.

Anche perché i testi che portate hanno una metrica, prendila come un complimento, molto alla cazzo di cane. [ride] Hanno un ritmo slegato, sono diretti, non fanno giri di parole.

Ti ringrazio, va benissimo, guarda. Ti cito questo piccolo aneddoto. Qualche anno fa abbiamo avuto il piacere di suonare a Castellina Marittima in apertura a Chelsea Wolfe. Fu un concerto bellissimo. Mi ricordo che dopo il concerto arrivò un ragazzo, non mi ricordo neanche come si chiama, è che ci conosciamo sui social, lui si avvicina, mi fa una festa enorme e mi dice «Oh, incredibile, ti ho osservato molto attentamente suonare: cioè, te non fai un cazzo, ma suona da dio ‘sta cosa!», ed è assolutamente così. Suono a cazzo di cane, urlo a cazzo di cane, ma ho sempre avuto la fortuna di avere batteristi bravi.

Comunque, il fatto di cantare in italiano depone a vostro favore per Sanremo e tutto il resto.

Minchia! Guarda, riguardo ai nostri testi, l’unica cosa è che quando siamo stati recensiti su La Nazione hanno censurato il Merda e quello è un problema. Sì, sì: «la rabbia degli Hate», su La Nazione.

Non bene…

Ridicolo. Con tutto quello che si legge e si vede in tv, ora, censurare la parola merda.

Anche in questo caso, è l’ultimo dei problemi.

Sì.

Un’ultima cosa…

Allora, no. Io e il batterista non stiamo insieme. [rido] C’è molta attrazione fisica, però crediamo nel mantenere ognuno i suoi ruoli e le sue cose. Sai, ce lo chiedono spesso, sai, quindi. È giusto dirlo.

No, in realtà era un’altra cosa, però grazie per la precisazione! Ti volevo chiedere del vostro rapporto con Toten Schwan, Diodrone e con le altre band di Diodrone. Lì in mezzo, tra l’altro, c’è Lili Refrain che è venuta a suonare qui al Mamamù un mesetto fa, su per giù. Avete mai pensato a collaborazioni o cose del genere? Mi pare qualcosa ci sia…

Allora, Lili Refrain non è mai uscita per Diodrone veramente, se non sbaglio. All’inizio Diodrone pubblicava dei bootleg live di concerti che organizzava, era molto basata sui live questa cosa, prima di diventare una vera etichetta, e a parte un bootleg di Lili Refrain non mi pare sia mai uscito niente di effettivo. Però Lili è un’amica, siamo amici da anni. Abbiamo suonato insieme in più di un’occasione, se non erro. Collaborazioni, non per essere snob, ma con Hate & Merda tentenniamo. Non perché non riteniamo gente all’altezza, forse siamo più noi che non siamo all’altezza, però è che Hate & Merda è un percorso molto individuale. L’unico split che abbiamo fatto è uno split live con i Loia, che sono il gruppo di Coito Negato con altri tre amici di mezzo e sono praticamente dei fratelli, siamo cresciuti insieme in questo giro. Abbiamo fatto il release dei nostri dischi insieme e l’abbiamo registrato e pubblicato, ma quella era proprio una cosa di cuore. Abbiamo partecipato a qualche compilation ma in realtà, ti ripeto, continuo a vedere Hate & Merda come un percorso a sé.

Una roba solo per voi.

Ma sì, ti ripeto, può sembrare da snob e magari noi ci giochiamo un po’ anche su, perché ci piace fare gli stronzi, ma in realtà non è questo il punto. Non ci crediamo sicuramente meglio di nessuno. Oddio, quasi nessuno.

Due cose, poi mi levo dai coglioni. Che ne pensate della situazione della musica live in Italia, visto che il Paese l’avete girato abbastanza?

In generale credo che in Italia ci sia un movimento underground invidiabile super sottovalutato dall’estero e da chi non ne fa parte. Ho conosciuto grazie a Hate & Merda persone insospettabili, giovanissime, che si sono sbattute senza guadagnarci niente, se non la gioia o il dolore di averci lì tra le palle e di ospitarci a casa dei nonni o dei genitori. Insomma, non siamo dei bei figuri da avere in casa, anche se siamo educatissimi fuori dal palco. Però Hate & Merda mi ha permesso di entrare in contatto con molte persone, di cui alcune sono diventate miei carissimi amici. Gli OvO, di cui facciamo parte in scuderia di Diodrone, li ho conosciuti e sono miei carissimi amici, Stefania in particolare è una sorella per me, grazie a Hate & Merda perché abbiamo suonato insieme per caso e siamo andati in tour insieme due volte.

La cosa bella di Diodrone è quella che dovrebbe essere la lezione che ci hanno insegnato la Discord, la Neurot, la Constellation Records, la Deathwish: il mondo musicale non sta soltanto legato alle persone che suonano; sta legato a tutta una serie di figure e situazioni che ruotano attorno al concerto ma che fanno parte di chi fa grafiche, chi scrive, voi, chi organizza, eccetera. Nella stragrande maggioranza dei casi nessuno ci guadagna un cazzo di niente, quindi non è quello il motivo per cui le persone lo fanno. Quello che ci spinge tutti a stare in questo inferno molto faticoso e che a volte ti fa bestemmiare è per l’esperienza che ne ricevi di ritorno. Diodrone so che ha seguito questa linea e fondamentalmente non fai un gruppo chiamato Hate & Merda pensando di andare a Sanremo davvero. Lo fai perché hai da dire qualcosa. Se questo qualcosa poi è stato ascoltato, interpretato e ha fatto sì che noi si girasse l’Italia e l’Europa è una gran bella cosa, mi fa piacere, ma il punto non è soltanto quello.

Comunque tornando alla tua domanda, credo che la scena underground italiana, nonostante la mazzata disumana che il Covid le ha dato, si difenda sempre molto bene. Tutti questi vari secret concert o concerti ai quali tanti musicisti che prima stimavo e ora non stimo più si permettono di fare gli snob e dire «No, perché noi siamo contro queste regolamentazioni e non andiamo a suonare». Come vuoi, però io ne ho bisogno di vedere live e di farne, e non per guadagnare: ho bisogno di farne perché sento di dover incanalare certe cose, specialmente dopo questi due anni del cazzo. E da fan di tantissimi gruppi, perché gli Hate & Merda sono in primis fan di altri gruppi, ho bisogno di vedere live. E serate come quella di stasera, come quella di ieri e altre a cui sono andato puramente per vedere mi hanno salvato il culo in questi due anni del cazzo. Mi hanno letteralmente salvato il culo. Quindi secondo me c’è poco da chiacchierare e da fare, e c’è tanta gente che fa e chiacchiera meno. Quelli che scrivono proclami sui social lasciano il tempo che trovano, rimangano sui social per quanto mi riguarda.

Stanno bene dove stanno.

Esattamente. Ciao, Massimo Pupillo!

Ultima cosa. Hai carta bianca: cosa vuoi dire a chi legge, a chi non legge, a chi vuoi mandare a fanculo, che lo saprà o meno, che legge Hate & Merda e clicca. Dì.

Sono sei anni che vi facciamo succhiare il cazzo, ora potete riposarvi un attimo.


Questo mese tieniti accuratamente alla larga dalle seguenti location, onde evitare spiacevoli incontri:
17.10 Csa Next Emerson / Firenze
22.10 Arci Casbah / Pegognaga [RE] w/ Wojtek
23.10 non lo sanno bene neanche loro / Veneto w/ Wojtek
24.10 Stella Nera / Modena w/ Wojtek & COLLARS
29.10 Caseificio La Rosa / Poviglio w/ Baratro & COLLARS
30.10 Magazzino sul Po / Torino w/ COLLARS & Baratro

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