HELLWELL

HELLWELL

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Jonny “Thumper” Benson – Batteria, Chitarra, Basso, Seconde Voci
E. C. Hellwell – tastiere, Basso
Mark “The Shark” Shelton – Voce, Chitarra

Ho il piacere di chiacchierare con Mark “The Shark” Shelton, noto come leader dei fondamentali Manilla Road e giunto al debutto con il side-project Hellwell. È di quest’ultimi che ci occuperemo.

Benvenuto su Aristocrazia Webzine, è un piacere e un onore avere la possibilità di scambiare un paio di pensieri con te.

Mark: È un onore anche per me ed apprezzo davvero l’attenzione che state dando agli Hellwell.

Diamo inizio all’intervista parlando degli Hellwell, chi sono i musicisti coinvolti nel progetto, com’è nata la band e perché hai voluto inserire parte del tuo mondo in una creatura che non fossero i Manilla Road?

I musicisti sono: io alla chitarra e voce, Jonny Thumper Benson alla batteria (ha anche aiutato a scrivere la canzone “The Strange Case Of Dr. Henry Howard Holmes”, Thumper ha suonato la chitarra ritmica e il basso su questa traccia, oltre alla batteria), Ernest Cunningham Hellwell, di solito chiamato E.C., si occupa delle tastiere, dei sintetizzatori ed anche del basso. Ha aiutato molto a scrivere le tracce tranne “Deadly Nightshade” che ho scritto da solo. E.C. ha scritto anche la storia su cui si basa “Acheronomicon”. Ci sono pure alcuni ospiti come Bryan Hellroadie Patrick e Josh Castillo dei Manilla Road. Ho creato gli Hellwell perchè volevo finalmente un side project che non finisse per uscire come un album dei Manilla Road. Ho avuto problemi simili in passato, ad esempio “Circus Maximus” ma il motivo principale era avere un progetto di natura più vicina al classico horror. Mi sono sempre avvicinato alla musica horror con i Road ma di solito c’era un’attitudine positiva in quelle tracce… beh a parte “White Chapel” ed altro di “Playground Of The Damned”. Volevo veramente qualcosa di più vicino al male nelle tematiche e nei testi e non sentivo che i Manilla Road fossero adatti aquesto. È iniziato tutto dopo che lessi la storia di Ernie, “Acheronomicon”. Sentivo di dover mettere quell’idea in musica perchè ho davvero amato la storia che però non ha un lieto fine ed è più un racconto sulla termine dell’uomo senza lati positivi. Così ho iniziato a parlare con Ernie sul mettere insieme un album per questa storia e durante queste chiacchierate abbiamo deciso di cercare altri argomenti macabri per il resto del materiale che avremmmo scritto per il progetto. Jonny mi è stato presentato ed è risultato essere un buon batterista con un approccio più moderno, così ci siamo incontrati ed è salito a bordo della nave Hellwell velocemente. Così avevamo idee e desideri di creare “Beyond The Boundaries Of Sin”.

Si può parlare di questa realtà come un prosieguo naturale dell’esperimento fatto al tempo con “The Circus Maximus”? Quell’album era per un tuo progetto esterno ai Manilla Road, ti sei pentito d’averlo pubblicato sotto quel monicker?

Non direi che è il seguito di “Circus Maximus” perchè sono due creature molto diverse. Rimpiango che “Circus Maximus” sia uscito per i MR. Non è mai stato concepito come un album dei MR. Non sono stato io a decidere di mettere il nome Manilla Road su di esso. È stata la label ed io non ero d’accordo a quei tempi e non lo sono neanche ora. “Circus Maximus” suonava ancora meno MR degli Hellwell. Ero più determinato del solito a far uscire il progetto Hellwell per i problemi che ho avuto a far uscire “Circus Maximus” come un side project. Non avrei permesso a nessuno di cambiare il nome di questo lavoro.

“Beyond The Boundaries Of Sin” è un album che racconta più di una storia, passando dalla realtà all’immaginario ma tenendo vivo un filo-comune unico, il guardare oltre l’essenza umana. Come sono stati modellati i brani? È stato complicato musicare l’opera di E.C. “Acheronomicon”?

Ho fatto molte ricerche su canzoni come “The Strange Case Of Dr. Henry Howard Holmes” e “Keepers Of The Devils Inn” poichè derivano da eventi storici. “Eaters Of The Dead” è stata facile perchè sono un fan del libro e del film (“The 13th Warrior”) e conoscevo la storia dall’inizio alla fine. “Acheronomicon” è stata la grande sfida ma la storia è così buona che sono riuscito a prendere linee dal manoscritto e metterle nelle canzoni. Di solito non lo faccio con le storie di altre band poichè sarebbe plagio. In questo caso però, dato che l’autore è un componente della band, ho potuto farlo. Quando scrivo testi e canzoni basate sul lavoro di qualcun altro creo sempre i testi con le mie parole, mantenendo l’idea e il significato del materiale su cui mi baso. Per quanto riguarda la creazione delle canzoni penso sempre al ritmo ed alle linee vocali all’inizio e dopo aver cercato dei buoni arrangiamenti per la musica scrivo i testi. Di solito questo processo scorre liscio. Come se qualcuno mi guidasse. Sarà merito della musa che interviene e si assicura che io non rovini tutto [ride].

“Acheronomicon”, quindi “Acheron + Necronomicon”, perché questo titolo? Ci sarà possibilità di acquistare il racconto in maniera separata dal cd, prodotto in versione deluxe dalla High Roller Records?

Ho dovuto chiedere a E.C. per questo [ride]. Me l’ha spiegato chiaramente e stranamente ha tutto senso per me, è quasi la prima volta tra me ed Ernie [ride di nuovo]. Deriva dal latino. “Necro” in latino significa “morto”. “Nomicon” significa qualcosa come “immagine della legge”. Potremmo dire che è una traduzione letterale. In tempi antichi non avevano foto o libri come li vediamo noi. Se qualcosa era scritto da qualche parte, che fosse inciso (come i geroglifici) o scritto su una pergamena o sulla pelle di un animale, quella era un’immagine. Per cui non solo i dipinti erano chiamati immagini ma qualsiasi cosa scritta. La parola “legge” a quei tempi aveva molti significati, anche diversi da quello che conosciamo, tuttavia anche un riferimento alla storia. Così la traduzione letterale di “Necronomicon” sarebbe “immagine della legge dei morti”. In questo caso, come per “Acheronomicon”, la parte dell’immagine si riferisce alle scritture o ai libri e la legge si riferisce alla storia. Per cui la traduzione diventa “il libro dei morti”. È la stessa traduzione da fare con “Acheronomicon”. La traduzione letterale sarebbe “immagine della legge dell’Acheron” ma diventa “Libro dell’Acheron”. So che è solo una scappatoia ma mi piacciono questo tipo di cose e lascio a un introverso come Ernie questa merda [ride]. Per quanto riguarda il pubblicare la storia non so al momento. Per ora l’album e il CD della High Roller sono l’unico modo per averla. Io e molti altri abbiamo spinto E.C. a pubblicare molti dei suoi lavori. Non ha mai pubblicato niente prima d’ora ed ha molte altre storie che personalmente ritengo meritevoli di essere pubblicate. Magari in futuro ci sarà una pubblicazione più tradizionale di “Acheronomicon” oltre a CD e LP. Lo spero ma spetta tutto a Ernie.

Qual è stato il motivo che ha portato all’inserimento di “Deadly Nightshade” in questo disco e non in “Playground Of The Damned”, per la quale era originariamente nata?

Semplicemente Cory non è mai riuscito a fare una parte di batteria che piacesse a me o a lui per questa canzone. L’ho scritta per “Playground” ma da “Hardcore” non è mai nato niente per essa per cui abbiamo pensato che finisse nel dimenticatoio. Poi però Thumper mi sentì suonare le bozze e mi disse di avere un’idea per la batteria. Così mi dissi: “What the hellwell [risata], vediamo cosa riesce a fare”. Beh, creò un’ottima parte di batteria, quindi dissi ad E.C. di lavorare alle tastiere e così uscì “Deadly Nightshade”. Per cui “Deadly Nightshade” potrebbe essere considerata il punto di unione tra i Manilla Road e gli Hellwell.

La famiglia di musicisti che ti gira intorno è unita, i tuoi compagni neri Road Brian e Joshua sono presenti anche in questa release, non si correva il rischio venisse fuori uno spin-off dei Manilla anche se involontario? È innegabile che la magia di certi frangenti sia ricollegabile alla tua band madre.

Prima di tutto, qualsiasi cosa io faccia nel Metal in cui sono uno dei principali compositori, cantante e chitarrista suonerà sempre un po’ Manilla Road. Le mie composizioni con i Road hanno attraversato tutto il metal per cui non importa in che genere io mi avventuri, c’è una buona probabilità che ci sarà qualcosa dei Manilla Road in esso. Ma ci sono molte differenze tra Manilla Road e Hellwell. Prima di tutto le tastiere e i sintetizzatori, e poi c’è uno stile diverso alla batteria in questo progetto rispetto ad un album dei Manilla Road. C’è più doppia cassa di quanta ce ne sia nei Road. E poi le tematiche. Anche se i Manilla Road sono diventati più oscuri in “Playground Of The Damned”, non credo che si addentreranno nelle tematiche morbose che gli Hellwell toccheranno. La mia visione dei Road è di continuare su materiale più epico, eroico e fantasy e con gli Hellwell sarà all’incirca come per “Beyond The Boundaries Of Sin”. In effetti voglio vedere quanto possiamo spingerci verso l’horror che abbiamo approcciato con gli Hellwell. per cui direi che ci sarà sempre qualcosa dei Road negli Hellwell perchè sono davvero figli dei Manilla Road. Penso che il modo più semplice di vedere la cosa per me sia che i Manilla Road siano l’alfa e gli Hellwell l’omega. Come dicono gli anziani: “As above so below”.

Uno dei punti sul quale ho dibattuto anche con amici è stata la produzione di “Beyond The Boundaries Of Sin” che per molti versi è proprio similare a quella degli ultimi capitoli dei Manilla Road, perché proseguire su questa strada “vintage” per fornire tale supporto alle vostre opere?

Diciamo che sono un prodotto degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta se parliamo delle mie influenze musicali. Per cui ha senso che le tecniche di produzione che uso siano di quei tempi.

Se nella versione vinile probabilmente questo rende più calde ed efficace la sensazione e l’impatto del sound, in quella cd non si sarebbe potuto tendere a una leggermente più pulita e affine all’odierno? Ben lontana dalla plastica s’intende.

È il momento giusto per dire che il nuovo album dei Manilla Road, di cui abbiamo appena finito il mixaggio, suonerà molto diverso dai nostri precedenti lavori per quanto riguarda la produzione. Finalmente ho deciso di cedere il comando quando si parla di queste cose. Non voglio perdere l’approccio classico della band ma allo stesso tempo non voglio fermarmi nel passato senza muovermi verso le novità quando si tratta della produzione. Per cui ho scelto di portare il nuovo album ad uno studio di alto livello. Ho appena finito di lavorare ai Cornerstone Studios, al loro studio principale, dove hanno i più alti certificati di Pro Tools. Steve Falke è il proprietario ed è uno dei tecnici più qualificati di Pro Tools negli Stati Uniti. Devo ammettere che questa esperienza ha aperto gli occhi ad un veterano come me. Gli studi Cornerstone hanno apparecchiature che io ho solo sognato di avere. Con l’esperienza che Steve ha portato, oltre ad un fantastico studio, il nuovo album dei Manilla Road risulta il migliore a livello di suoni. Penso che anche gli Hellwell lavoreranno negli studi Cornerstone in futuro. Non riesco ad esprimere quanto sia migliorata la produzione di cui parliamo. Abbiamo un ottimo studio al Midgard Sound Labs ma è diventato ovvio che è meglio per tutti mixare altrove, con tecnici più esperti di me. Per cui anche se sono soddisfatto della produzione di album come “Gates Of Fire”, “Playground Of The Damned” e “Beyond The Boundaries Of Sin” penso che useremo il nostro studio per lavorare alle tracce e finiremo il mixaggio in studi migliori. Mi assicurerò che i Road manterranno il sound classico nonostante le tecniche di produzione più moderne. E mi rifiuto ancora di usare batterie campionate o triggerate.

Come siete entrati in contatto con Alexander Von Wieding, l’artista che ha curato la cover dell’album? Siete completamente soddisfatti del suo lavoro? L’avete supervisionata durante la creazione o gli avete lasciato totalmente carta bianca?

Sono entrato in contatto con Alex dalla gente della High Roller. E sono molto soddisfatto del suo lavoro su “Beyond The Boundaries Of Sin”. Ha fatto anche molti ritocchi sulle nostre ristampe per la High Roller e la nuova cover per la ristampa nel nostro “Metal”. Abbiamo accompagnato il suo lavoro. Gli ho dato molta libertà nella sua interpretazione. Gli abbiamo solo dato da leggere una parte della storia che racconta del Tempio di Dagon ed ha lavorato sulle immagini che gli venivano in mente leggendo la descrizione di E.C. Le creature all’interno della cover e sul cd sono immagini che ha creato dalla storia. Penso che abbia fatto un lavoro fantastico e penso di lavorare ancora con lui in futuro.

Il movimento heavy/epic è da sempre uno dei migliori qualitativamente parlando, eppure è rimasto spesso e volentieri nell’ombra seguito da una sparuta ma integerrima schiera di “followers”, secondo te qual è il motivo?

Le canzoni sono troppo lunghe per metterle alla radio… [ride] penso sia più per le tematiche che altro. L’epic metal è sugli eroi e roba fantasy strana che suona molto diversa dal rock da festa che di solito attira l’attenzione. E poi c’è una totale assenza di canzoni di amore o anti-amore. È una forma d’arte musicale astratta e non è ciò che la maggior parte della gente vuole. Penso sia ancora un genere in crescita comunque. E non sarei sorpreso se col tempo nuove band epic metal spiccassero il volo facendo diventare il genere più grande che mai.

Per “Beyond The Boundaries Of Sin” avete collaborato con la High Roller e la Shadow Kingdom, due etichette che si fanno letteralmente il di dietro per mantenere in vita i suoni del passato e che soddisfano le fantasie d’acquisto di tantissimi “metalhead”. Come sono i rapporti con i titolari delle label? Avete avuto modo di conoscerli anche di persona e avere un approccio “amichevole”?

Sì, li conosco tutti. E sono entrambe ottime label. Oneste e sincere. Ottime persone con la testa sulle spalle. È stato un onore lavorare con loro e spero in un rapporto duraturo.

Quando si tratta di metal molti accusano questa mondo di vivere di cliché, forse anche per le ostentazioni al limite del pacchiano di alcuni act storici (si vedano i Manowar). Come ci si può difendere da questo che in fin dei conti è un attacco sin troppo abusato nel corso del tempo?

Diciamo che quando si parla di musica è sempre questione di gusti. Qualcuno che ama il Rap difenderà quel tipo di musica (se lo chiami così) e insulterà i generi che non gli piacciono. Questo è come si comporta il classico ascoltatore modaiolo. I metallari sono diversi. A loro importa dei testi e delle tematiche che vengono cantate. Preferiscono idee più profonde e mi hanno detto che serve un diploma universitario per capire da dove arrivano i Manilla Road [ride]. Il fatto è che gran parte del pubblico ha una visione diversa del metal perchè hanno ascoltato pochissimo ddi quanto che c’è in giro e quasi sicuramente non hanno mai ascoltato band come Candlemass o Darkthrone o Doomsword. Conoscono solo Metallica e Nightwish o magari qualcosa di Ozzy e se siamo proprio fortunati una o due canzoni dei Black Sabbath o degli Scorpions. È una visione molto limitata del metal. Non dico che queste band non siano buone, dico solo che ci sono tantissime band che la maggior parte del pubblico non conosce. Per cui la loro opinione è debole perchè hanno una conoscenza limitata dell’argomento. Penso che se cercando di spiegare questo non funziona, si può sempre tirare fuori la frase “sei fottutamente stupido”. Scherzo, penso davvero che se la gente conoscesse più band il metal sarebbe più compreso.

Letteratura fantasy, mitologica e horror, quali sono i libri preferiti di Mark Shelton? E a ognuno dei dischi pubblicati sinora idealmente che testo accoppierebbe?

Qualsiasi cosa scritta da Robert E. Howard è perfetta per me. Se dovessi andare su un’isola deserta con solo tre libri sceglierei tre libri di Howard [ride]. Ho molti scrittori preferiti, dai vecchi ai nuovi. Sir Walter Scott, Edgar Rice Burroughs, Sir Arthur Conan Doyle, Robert Graves… Mi piacciono i western di Louis LaMoore [ride]. Sono appassionato di testi storici e mitologici. Leggende e fiabe. E non posso dimenticare Poe e Lovecraft, anche loro tra i miei preferiti. La lista è immensa, potrei usare molti lavori per la mia musica. Abbiamo usato molti racconti e poesie di Poe per le canzoni come “Masque Of The Red Death”, “Valley Of Unrest”, “Mystification”, “Haunted Palace”, “The Shadow” e l’elenco è ancora in crescita. La trilogia di “Gates Of Fire” sull’album con lo stesso nome deriva dall’Eneide di Virgilio, il poeta romano. “Acheronomicon” parla della storia di E.C. con lo stesso nome. “Queen Of The Black Coast”, “The Frost Giants Daughter”, “Children Of The Night” ed altre sono state ispirate da storie di Robert E. Howard. Ed ovviamente c’è tantissima roba ispirata dalla storia e dalle leggende.

Gli Hellwell hanno una dimensione live? Riuscirà a combaciare con gli impegni dei Manilla Road? Soprattutto ho letto in giro su Internet in un commento da te rilasciato che nel 2013 dobbiamo attenderci buone nuove, ricordo bene?

Prima la domanda sui live degli Hellwell. Al momento non abbiamo pensato a suonare live o fare tour. La mia band principale saranno sempre i Road. Se dovessero arrivare molte richieste per suonare live con gli Hellwell ci penseremo quando sarà tempo. Per quanto riguarda le buone notizie per il 2013 è una medaglia con due facce. Prima di tutto i Manilla Road inizieranno il primo tour mondiale. Stiamo pensando di fare concerti da aprile in poi. Inoltre abbiamo firmato un nuovo contratto con una label che ci darà molti benefici. Lavoreremo ancora con la Shadow Kingdom e la High Roller ma c’è un nuovo CD ed accordi digitali in cantiere per noi in Europa ed è molto emozionante. Non posso dire la label ma posso dire che faranno un annuncio molto presto. Appena ci sarà potrò parlarne più liberamente.

Hai oltre trent’anni d’esperienza all’interno di un mondo musicale che ha subito più volte cambi in corsa, rimodellamenti e disfacimenti vari ma che quando c’è da pararsi il culo chiama in causa sempre e comunque i fasti del passato. Quali sono sinora i ricordi più belli che hai di questo tuo vissuto d’artista? C’è stata qualche delusione o qualche decisione che avresti voluto non prendere o affrontare in maniera diversa?

Con il senno di poi è tutto perfetto ma ad essere onesti tutti i problemi che ho dovuto affrontare lungo la strada hanno rafforzato il mio carattere. Non penso che cambierei qualcosa della mia vita. Sicuramente ci sono stati brutti momenti ma per la maggior parte è stata un’avventura gloriosa e sono contento di aver avuto la possibilità di fare le cose che ho fatto. Ho la benedizione di una musa che mi segue e non ha intenzione di andarsene. Così accetto il fatto che a volte devi soffrire per l’arte. Uno dei ricordi più belli è stato quando finalmente sono riuscito a suonare in Europa. Non dimenticherò mai la prima volta che i Manilla Road suonarono in Germania al Bang Your Head.

Vivere della propria arte quando questa è legata al Metal sembra sempre più un’impresa impossibile, a meno che non si tratti di nomi che stanno “sotto” certe grandi etichette corazzate. I Manilla Road (e il loro essere fondamentali) riescono a farti vivere di ciò che è la tua musica?

Sarebbe bello avere un disco d’oro o di platino qualche volta senza preoccuparsi dei soldi ma è improbabile. Più di ogni altra cosa sono contento di poter continuare a suonare. Apprezzo che i fan continuino ad avere interesse in noi dopo tutti questi anni, dandomi la possibilità di continuare a suonare. Sicuramente mi piacerebbe riuscire a vendere tonnellate di album e diventare un’icona del mercato metal ma mi accontenterò di ciò che il destino tiene in serbo per me. Sento di avere già avuto molto successo arrivando dove sono ora, essendo un cowboy dal centro del Kansas dove non c’è alcuna scena musicale. Avrò sempre l’orgoglio di sapere che ho fatto tutto con le mie mani senza affidarmi all’America per farcela. È sempre stato tutto per la musica con i Manilla Road e con gli Hellwell non è diverso. Se diventiamo famosi e ricchi bene. Altrimenti abbiamo suonato ciò che volevamo suonare ed è nato tutto dal cuore, non dalla necessità di scrivere una nuova hit.

Chi è Mark Shelton al di fuori della sua professione artistica? Vita quotidiana, altre passioni…

Mi piace giocare a golf ed ero abbastanza bravo ma non ho più tempo di farlo. Oltre a questo amo ancora leggere e sono un fan dei vecchi film. Il mio passatempo preferito ora è cercare donne… Preferibilmente più giovani di me. Sfortunatamente non ho molto tempo neanche per questo hobby [ride]. Ho cresciuto due ragazzi da solo per gli ultimi diciotto anni. Sono contento sia quasi finita. Quando non mi occupo del lavoro o dei ragazzi sono nello studio a lavorare alla musica. Non è una vita molto emozionante ma è molto soddisfacente per me… A parte che mi servono più ragazze… [ride di nuovo].

Hai modo di seguire le nuove uscite discografiche? Ci sono fra le nuove leve act che apprezzi e dei quali hai acquistato i lavori?

Argus, Orchid. Seguo sempre i Candlemass. Ci sono tantissime ottime band e sto solo iniziando a scoprirle. È difficile seguirle tutte per me perchè sono sempre chiuso nello studio e non passo molto tempo a cercare nuova musica. I Grand Magus sono bravi. Mi piace roba di tutto il mercato. I Darkthrone sono una grande band, e ce ne sono molte altre che stanno iniziando ad emergere. Spero che continui così.

Diamo un ulteriore spintone a “Beyond The Boundaries Of Sin”, tre motivi per i quali non perdersi assolutamente quest’album.

Prima di tutto è bello, epico, horror e pieno di ottime canzoni e assoli. Secondo, ci sono io [ride]. Terzo, se non lo provate dirò a E.C. di lanciare una maledizione su di voi.

Con quest’ultima domanda ho dato, ti giro un’ultima volta la parola per concludere come meglio credi la nostra chiacchierata

Vorrei ringraziarvi per la bella intervista. E vorrei anche ringraziare tutti i fan per la loro fede immortale nei Manilla Road e per dare una possibilità agli Hellwell. Il pubblico epic metal non sarà enorme come nel resto del metal ma è il più leale e coraggioso che il metal abbia mai visto. Grazie a tutti per ispirarci negli Hellwell e nei Manilla Road. Down the nails.

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