I DECLINE | Aristocrazia Webzine

I DECLINE

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Pat McLaughlin – Basso, Voce
John “Dole” Doyle – Batteria, Voce
Mike “Pez” Pesavento – Chitarra
Dustin Decline – Voce
Dan Dominiak – Chitarra

Gli I Decline sono una band americana attiva da quindici anni, abbiamo recensito la loro ultima release “Time To Shine” del 2011 ed ora li conosceremo meglio.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, il 2012 è iniziato da un po’ ormai, ma parliamo del 2011: com’è stato per gli I Decline?

Dustin Decline: Il 2011 è stato un ottimo anno per noi. Abbiamo iniziato supportando Toxic Holocaust, Holy Grail e Krum Bums al Reggie’s di Chicago, poi abbiamo fatto un concerto con la release del nostro lavoro dove abbiamo tenuto un after party per un concerto dei Corrosion of Conformity dell’era “Animation” ed abbiamo girato supportando i nostri amici Gypsyhawk nel loro tour americano.

Come sono nati gli I Decline, chi sono e perchè questo monicker? Raccontateci qualsiasi cosa di voi…

Patrick Mclaughlin e John “Dole” Doyle hanno formato gli I Decline a metà degli anni Novanta. Inizialmente, Pat suonava la batteria e Dole il basso e cantava con Michael “Pez” Pesavento alla chitarra. La band era più una ironia verso il Metal e aveva come monicker Bloody Blood. Alla fine, hanno deciso di fare qualcosa di diverso e più serio fondendo punk, metal, progressive ed acid rock così hanno cambiato i ruoli (Pat al bass e Dole alla batteria) e hanno fatto entrare me e il nostro primo chitarrista Tommy Bucina. Eravamo solo dei ragazzi dal sud di Chicago, una zona abitata da molti operai. L’essere figli di gente che lavora sodo penso che ci abbia aiutati a durare così tanto. Per quanto riguarda il nome, quando la band è nata avevamo circa l’età in cui si viene reclutati al militare. Pat ha ricevuto una lettera dall’esercito ed alla fine doveva scegliere. “I accept” o “I decline”. È davvero così semplice. Negli anni credo che il nome sia diventato molte cose per noi. A me ricorda di rimanere vero e fedele a ciò che faccio artisticamente. Alla gente piacerà e non piacerà ma alla fine non puoi pensarci troppo, devi fare solo ciò che ritieni la cosa migliore.

Il vostro sound è particolare, non è solo doom, neanche heavy, è ricco di influenze (stoner e nu ad esempio). Come unite così tante cose nel sound?

Semplice. Amiamo la musica e rifiutiamo di rimanere intrappolati in un genere che sia metal, punk o altro. Ascoltiamo molta musica diversa e penso che questo inconsciamente si rifletta sul sound.

Ci sono state difficoltà nel dare vita ai brani? Qual è il metodo che utilizzate per comporre?

L’album è una combinazione di vecchie canzoni rielaborate, insieme a nuove. Il processo di composizione è stato uno sforzo collaborativo. Ogni membro ha messo del suo nelle canzoni, alcune sono state facili da completare mentre altre hanno avuto bisogno di più attenzione.

“Time To Shine” è un desiderio o una frase? Qual è il significato del titolo dell’album?

Penso entrambi. In America c’è un senso almeno dal nostro punto di vista: i nostri genitori e nonni hanno portato questo stato a nuovi livelli ed hanno cambiato il mondo al meglio. Che sia vero o no importa poco. Ciò che noi sentiamo che sia uscito da questo auto-compiacimento è che la nostra generazione è stata vista come una sorta di delusione. Per cui per me “Time To Shine” si riferirà sempre a fare passi avanti e fare ciò che voglio senza pensare a cosa la gente pensi di me e dei miei amici.

Uno dei difetti del mondo metal è che si è venduto ad un’attitudine commerciale fatta di sonorità più leggere e melodie sdolcinate. Il vostro cantante Dustin ha un modo di cantare molto orecchiabile ma fortunatamente non troppo, questo vi ha aiutato a rendere il sound più accessibile? Penso specialmente a “World Burning Down” e “Her Darkness”?

Grazie. Amo raccontare storie. Non ho la voce ideale per il metal. C’era sempre qualcuno che urlava meglio di me. Così la melodia e le parole sono diventate le mie armi. Ho scelto l’approccio per cui più semplici sono il messaggio e la melodia meglio è, e così è nato l’album.

“Jericho” è inaspettata, una ballata particolare piena di voglia di rinascere. È passato più di un decennio da quel maledetto 11 settembre 2001, da cosa è stata caratterizzata questa decade? Quali sono i momenti che vi hanno colpito?

La canzone parla di addii e di andarsene, in qualche modo anche il perdono ha la sua parte. Penso che quell’evento abbia cambiato la vita di tutti. Le ripercussioni si sentono ancora e si sentiranno ancora per molto. Dal momento in cui ho sentito degli attacchi, ho saputo che il mondo era cambiato per sempre e questo ha influito sulla nostra musica.

I testi hanno un messaggio positivo, ho avuto l’impressione di una presa di coscienza, analizzando il mondo credete che sia giusto aiutare la gente con la musica? C’è una sorta di pessimismo dilagante e le news quotidiane di certo non lo uccideranno…

Sento che la musica, come ogni altro media, può fare sia del bene che del male. Penso che con “Time To Shine” stiamo provando a dire che ognuno di noi deve scegliere quale direzione prendere come singoli e come gruppo. Siamo così bombardati da immagini e messaggi che penso che siamo una generazione confusa. Ci vuole davvero uno sforzo per capire la verità oggi.

Il mondo metal è ricco di autoproduzioni, sempre più valide e numerose, se non sbaglio la vostra intera discografia è autoprodotta, come mai questo fenomeno si sta diffondendo? Capisco una band che pubblica i primi demo, ma per gente al terzo o quarto album non sarebbe meglio avere una label? Forse c’è una mancanza di fiducia in esse? O le etichette vogliono investire solo se ci sono soldi facili? Solo poche realtà “underground” lavorano per passione e spesso pagano per questo.

Penso che la differenza di qualità tra grosse label e autoproduzioni si sia ridotta. Se non sbaglio, penso che abbiamo prodotto l’album per qualcosa come 5000 dollari e sento che la qualità non è così lontana da quella dei grandi contratti. Inoltre abbiamo Dole che ha lavorato come tenico nella scena di Chicago. È la nostra arma segreta. Per quanto riguarda le label, in tutta onestà, c’è poco interesse da parte nostra, amiamo la libertà di fare ciò che vogliamo e quando lo vogliamo.

Com’è la scena di Chicago? Ci sono band con cui avete amicizia o rispetto reciproco?

La scena di Chicago è molto attiva. Ad ogni serata puoi trovare tra i migliori musicisti del mondo di ogni genere in un piccolo club. È emozionante essere parte di questa scena. Detto questo, nei nostri generi Metal e Rock ci sono molte band locali. Così tante che è difficile in termini di booking. Abbiamo alcune band amiche nella scena con cui suoniamo ogni tanto, come Earthen Grave, Wizard Castle, November’s Doom, Dirge Within, Team Hoss. Abbiamo anche amici da Pasadena, California con cui abbiamo fatto il tour l’ultima volta, i Gypsyhawk. I Gypsyhawk sono un’ottima band sotto Metal Blade Records che vi consiglio. Credo che presto uscirà un loro nuovo lavoro.

Cosa pensate della musica di oggi? Alti e bassi rispetto al passato?

Penso che oggi la musica sia davvero un business controllato da un piccolo gruppo di persone potenti. Se non conosci la gente giusta è difficile far conoscere la tua musica a molte persone velocemente. Ma d’altro canto, Internet ha reso la musica più accessibile per le band DIY. Potrai metterci di più a farti notare ma suvvia, venticinque anni fa non avremmo mai potuto parlare così e ricevere questo tipo di attenzione specialmente dall’Europa ed è molto bello per noi.

Oggi molti ragazzi giovani ascoltano metal, che album consigliereste loro? Quali considerate fondamentali?

Per me venendo da Chicago direi di iniziare dal blues. Inizierei con Muddy Waters e Howlin’ Wolf. In termini di metal classico, “Vincebus Eruptum” dei Blue Cheers ha un effetto profondo su di me. Certo, direi di iniziare con i Black Sabbath. “High Times” degli MC5 è un altro di quegli album pre-metal che mi influenzano molto. Da ragazzo, amavo “And Justice For All” dei Metallica. La maggior parte delle persone pensa che “Master Of Puppets” sia uno dei migliori album di sempre ma “Justice” mi ha parlato di politica e di molte altre cose.

Gli U.S.A. stanno facendo una guerra contro i siti di file hosting, la chiusura di Megaupload ha creato agitazione e il web si sta ribellando, è giusto secondo voi?

Ogni volta che inizi a prenderti libertà è pericoloso. Sfortunatamente, quando la questione riguarda i soldi e ci sono gli interessi delle aziende, il Governo ci si butta dentro e le persone vengono schiacciate.

Gli artisti possono interagire con la gente, la situazione politica ed economica sta preoccupando molte nazioni, per esempio l’Italia che ora è una di quelle che soffre di più. Le proteste contro Obama continuano? Cosa vedete nel futuro del popolo americano?

L’America, a questo punto, è una nazione divisa politicamente, socialmente ed economicamente. Lo stato è nato sulla nostra abilità di arrivare a compromessi e questo sembra essere bloccato ora. La paura e l’ignoranza si sono inflitrate nei media aggravando la situaizone. Come risultato, lo stato deve ancora trovare una vera direzione per il ventunesimo secolo. La differenza tra ricchi e poveri sta crescendo e la gente cerca risposte e guide. Vedo un decennio difficile, forse anche più dello scorso. Per vedere il futuro dell’America, devo guardare al nostro passato. Siamo una nazione di immigrati. Per cui in qualche modo abbiamo connessioni col resto del mondo perchè abbiamo gente di ogni parte del mondo. Gli americani, nel complesso, sono generosi e gentili, vogliono aiutare. A volte siamo nel giusto e a volte sbagliamo. Il futuro del nostro paese verrà deciso, come quello degli altri paesi, dai giovani. Ho grandi speranze in loro, sono tecnologicamente avanzati e stanno imparando e sono connessi al resto del mondo ogni giorno. Questo sta cambiando la percezione della gioventù americana sul resto del mondo e la curiosità sta crescendo in loro interagendo col mondo. Non sembra più così lontano da loro. Credo ancora che verrà il tempo in cui tutte le grandi nazioni guarderanno al modo in cui facciamo le cose e decideranno che è ora di cambiare per il bene dell’umanità. La mia speranza per il futuro è che l’America sia una di quelle grandi nazioni che guiderà il mondo verso un cambiamento positivo.

Parliamo di argomenti più leggeri, quali sono le vostre passioni oltre alla musica?

Mi piacciono le cose semplici: buon cibo, buona birra, uscire con gli amici e la famiglia e collezionare vinili.

Come sta andando il tour di supporto a “Time To Shine”? Farete qualche data in Europa?

Il supporto è stato ottimo. L’Europa è stata impossibile per noi. Ci piacerebbe venire lì per qualche data, ci serve un promoter laggiù.

State già lavorando al prossimo album?

Siamo alle fasi iniziali della composizione delle canzoni che potrebbero essere sul prossimo lavoro. È emozionante vedere dove siamo diretti creativamente.

Cosa vedete nel prossimo futuro?

Continueremo a spingere sullo sviluppo e faremo musica che ci piace. Adoro suonare negli I Decline, i ragazzi rendono facile fare musica.

Grazie per essere stati con noi, potete lasciare un ultimo messaggio per i nostri lettori.

Grazie mille ad Aristocrazia per questo. Siamo onorati di aver avuto tutto questo supporto. Se siete interessati alla nostra band il nostro sito è www.i-decline.com, potete scaricare o comprare i nostri cd e molto altro. Tutto ciò che abbiamo è stato ottenuto col passaparola, per cui se conoscete qualcuno che potrebbe apprezzare la nostra musica dite loro il nostro nome.