I, VOIDHANGER (LUCIANO)

I, VOIDHANGER (LUCIANO)

 
Etichetta: I, Voidhanger Records
Autore: Mourning, Akh.
 
Formazione:

  • Luciano Gaglio (proprietario)
 

Siamo oggi in compagnia di Luciano Gaglio della I, Voidhanger, giovane etichetta nostrana che ha dato alle stampe alcuni lavori davvero interessanti, segnalandosi sia a livello nazionale che internazionale.


 

Incominciamo la nostra chiacchierata con una rapida presentazione di te stesso Luciano.

Luciano: Non c'è poi molto da dire: ho compiuto da poco trentanove anni, ho un noioso lavoro in banca che mi impegna tantissimo. Felicemente sposato e con due gemelle stupende. Da sempre vado alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali, solitamente li trovo nella musica e nei comics.

Akh.: Cosa ha fatto sì che ti decidessi a metter su un'etichetta? Dopo una certa presenza dall'altra parte della barricata (forse non tutti sanno che Luciano è stato un recensore nientemeno che per Rockerilla e altre testate di livello), hai fatto il salto alla produzione diretta, quindi che effetto ti fa ascoltare un gruppo, esce fuori più il lato produttivo o il lato analitico dell'ascoltatore?

L'idea dell'etichetta nasce dal fatto che scrivere di musica non mi bastava più, non riusciva a darmi le stesse soddisfazioni di una volta. Avevo voglia di completare l'esperienza, di rapportarmi alla musica e agli artisti da una prospettiva diversa. Prendere parte al processo creativo di un disco, spesso operando scelte essenziali come quelle relative alla presentazione grafica, è qualcosa di enormemente appagante. Probabilmente tutto questo mi permette di sfogare un piccolo "complesso": quello di non essere un musicista io stesso. L'etichetta discografica mi dà l'opportunità di stare il più a contatto possibile con l'oggetto dei miei desideri…

Akh.: Quali sono gli elementi scardinanti con i quale dici: questo gruppo lo promuovo io? E quale è la ragnatela di scout che ti segnalano i gruppi da seguire?

L'unico criterio che utilizzo nella scelta dei gruppi è il mio gusto personale. L'idea è quella di ricreare in seno all'etichetta un microcosmo metal che innanzitutto mi rappresenti, fatto di artisti in grado di offrire agli ascoltatori qualcosa di più o di diverso rispetto ai soliti dischi di genere. Non ho una rete di scout e raramente prendo in considerazione i gruppi che mi si offrono. Seguo la scena underground attraverso 'zine, forum e portali specializzati. È da lì che partono le mie ricerche.

Mourning: Che la I, Voidhanger possa divenire la nuova Nosferatu (senza fare la fine toccata a quell'etichetta ovviamente)? La casa discografica catanese al tempo acquistò parecchia importanza nel mondo metallico. Ci si può ancora ritagliare un proprio spazio e creare un roster competitivo nei confronti di quelle arpie assassine che sono le grandi macchine da soldi come Nuclear Blast, Relapse etc.. etc…?

Impossibile fare accostamenti, la realtà che viviamo oggi è totalmente diversa, certamente critica. Se da una parte i costi di produzione di CD e LP si sono notevolmente ridotti, permettendo la nascita di tante piccole etichette che attraverso Internet riescono a ritagliarsi un minimo di visibilità, dall'altra l'avvento del download ha ristretto di parecchio il mercato. Oggi chi compra dischi è — come me — un appassionato feticista, felicemente schiavo del fascino di avere tra le mani un oggetto bello e curato. L'ascolto stesso è vissuto come rito, come cerimoniale che ha una sua sacralità. Il pubblico generalista preferisce scaricare da qualche Blogspot, accumulare nel proprio PC dischi in formato MP3 che ascolterà di sfuggita di fronte a uno schermo e che non riuscirà mai ad assimilare per davvero. Le piccole etichette devono accontentarsi di dividersi un mercato di ultra-nicchia. Ma la loro esistenza è necessaria e determinante: il più delle volte sono loro a scoprire il metal underground di valore, che poi le grosse etichette cercheranno di attrarre a sè e di vendere a un pubblico più vasto.

Akh.: Ho notato una grande attenzione sia al concepimento delle grafiche che del confezionamento, rendendo il prodotto veramente preciso e appetibile oltre che lussuosamente composto. In che maniera si riesce a tradurre tutto ciò dalle note che gli artisti ti propongono? A mio avviso la copertina dei Serpent Ascending (cd strepitoso secondo il mio punto di vista e che vi segnalo se siete amanti di soluzioni death metal oscure e morbose) è il migliore visionato in quest'anno assieme a quello dei nostrani Kaiserreich. È doveroso farti i complimenti in tal senso, ma chi si è occupato di svolgere effettivamente il lavoro e che tipologia di studio è stata effettuta per tale disco? Che emozioni si è tentato di smuovere?

Quello della realizzazione grafica è un momento di grande creatività, un libretto corposo e un layout lavorato sono un importante valore aggiunto con cui voglio caratterizzare ogni mia produzione. Mi è capitato spesso di ascoltare dischi strepitosi fasciati da copertine insulse, banali o semplicemente non all'altezza. Gli album che hanno un posto speciale nel mio cuore sono anche quelli che hanno conquistato l'occhio, oltre che l'orecchio. E soprattutto quelli in cui si crea un trait d'union tra la grafica e le atmosfere evocate dalla musica. Penso al primo album dei Black Sabbath, con l'inquietante copertina di Keef; oppure alla copertina iconica di "In The Court Of The Crimson King" dei King Crimson, e a quelle concettuali realizzate da Barney Bubbles per gli Hawkwind. Nel metal, impossibile non citare le affascinanti deformità immaginate da Dan Seagrave per molti dischi death metal, o più recentemente l'approccio modernista di Stephen O'Malley. Mi fa piacere che la copertina dei Serpent Ascending ti abbia colpito. È uno di quei rari casi in cui si crea un'alchimia perfetta tra musica e arte. L'autore dei dipinti è Wiley Trieff, artista americano visionario che ho scovato per caso su un forum d'arte. Mi occupo personalmente di selezionare i disegni o i dipinti che rappresenteranno i dischi (ovviamente con l'approvazione dei gruppi), ma in questo sono coadiuvato da un esperto come Francesco Gemelli, un professionista molto apprezzato, oltre che un caro amico. È lui che fa funzionare la copertina, grazie a scelte grafiche suggestive e a un lavoro di regia scrupoloso e intelligente.

Mourning: Parlare di Sicilia con un un conterraneo è sempre un piacere. In qualità di siciliano e metallaro che supporta ciò che ama producendolo e continuando a comprare, come vedi la situazione della "scena" (se tale termine ha ancora senso utilizziarlo) isolana?

Non saprei. Ammetto di non frequentare molto la scena locale, ma in genere le notizie che mi giungono raccontano di gruppi spesso divisi da invidie puerili e che vivacchiano grazie ai soliti centri sociali. In generale direi che manca una vera cultura e mancano i luoghi deputati a crearla, primi tra tutti i negozi di dischi specializzati, di cui quasi non c'è più traccia.

Akh.: In che maniera vivi la musica? Ti consideri ancora un assetato musicale oppure il music businness pretende un certo cinismo? In che relazione quindi ti poni con le uscite della tua etichetta e cosa ti proponi di ottenere? Potresti rivelarci tre aggettivi per i quali i gruppi da te selezionati ti hanno convinto? Qual è il lavoro a cui sei più legato fra le tue uscite e quale è il lavoro a cui Luciano non potrebbe mai dir di no potesse ristamparlo?

Nessun cinismo, mi interessa la musica, non il business intorno a essa. Sono un idealista, pubblico dischi che so già che difficilmente incontreranno il favore del pubblico. Ma non importa: il piacere di proporre qualcosa in cui credi vince su ogni difficoltà e rende meno amari gli inevitabili sacrifici economici. Sono però molto attento a come viene recepito un disco dalla stampa specializzata e aspetto con trepidazione le recensioni, forse perché sono del mestiere. Molte volte resto deluso. Recensire un disco oggi sembra un'arte perduta. Il problema sta forse nella mole spropositata di uscite discografiche, che costringono ad ascolti superficiali e a giudizi affrettati. Tra le mie uscite, vado molto orgoglioso della prima parte della trilogia "Yogsothery", dedicata allo spirito lovecraftiano, e soprattutto del doppio album dei Midnight Odyssey, "Funerals From The Astral Sphere". La ritengo un'opera emozionante e che durerà nel tempo. Per una volta, le vendite e le reazioni della critica sembrano darmi ragione.

Akh.: Cerca di esporre a un nuovo acquirente, e descrivi con almeno un aggettivo, ogni gruppo da te promosso.

  • Midnight Odyssey: totale adorazione della notte, Burzum ai confini del cosmo.
  • Woebegone Obscured: una stalattite di emozioni negative conficcata nel cuore, un volo a precipizio dentro un abisso gelido di depressione.
  • Umbah: la voce di un Dio-Macchina impazzito, drogato, sconvolto e violento.
  • Malasangre: meditazione ultra-doom sul bordo di un baratro, mentre infuria l'Apocalisse.
  • Aus Der Transzendenz: black metal per trascendere il black metal, in equilibrio tra nuovo e antico.
  • Yogsothery: caosmogonici rituali di paura.
  • Serpent Ascending: death metal occulto, di culto.
  • Urna: doom esoterico per cattedrali sconsacrate.

Mourning: Mi sembra che tanti dicano continuamente di sbattersi ma che poi in fin dei conti tranne qualche discreta realtà (si vedano Shock Troopers, Haemophagus, Trinakrius, Legion Of Darkness, Arcanum Inferi le prime che mi son passate per la testa) si tenda continuamente a rivangare il passato in cui gli Schizo (tornati in attività in questi ultimi anni), i Nuclear Simphony, Incinerator, Sinoath, lo stesso Agghiastru (ormai un'icona del mondo musicale estremo siciliano) hanno dato lustro al nostro territorio, come se non ci fosse futuro. È una mia sensazione (che respiro da tempo ahimè) o ti è capitato di percepirla anche solo in parte?

È anche una mia sensazione, ma non ne faccio una colpa alle band. In passato c'è chi ha provato a emergere, ma si è scontrato con l'indifferenza del pubblico e coi problemi legati al fatto di agire nell'ambito di una realtà isolana effettivamente lontanissima dai (pochi) centri nevralgici del metal in Italia. Agghiastru è una felice eccezione, ma guarda caso stiamo parlando di un artista a tutto tondo, che passa con disinvoltura dal black metal degli Inchiuvatu a un cantautorato folk mediterraneo molto personale. Impossibile che una personalità del genere passi inosservata.

Akh: Quali sono i tuoi ascolti preferiti? E quali sono le novità da tener sott'occhio di cui ti senti alfiere? Chi è Luciano nella sua vita privata? E quali sono i tuoi hobby extra-musicali? Sogni nel cassetto?

L'altra mia grande passione è quella per i fumetti, stravedo soprattutto per i grandi autori francesi di fantascienza: Moebius, Druillet, Bilal, etc. Mi piace anche disegnare e in passato mi è capitato di realizzare qualche piccolo lavoro per gruppi come Unida, Goatsnake, Solace e Nebula, tra gli altri. Negli ascolti sono abbastanza schizofrenico. Oggi, ad esempio, ho ascoltato John Zorn, Acid Mothers Temple e Angelcorpse. Di solito cerco di trovare il disco giusto che mi accompagni attraverso un certo stato d'animo. Altre volte l'ascolto diventa occasione di studio approfondito e di riflessione, su un gruppo o su un genere. Ultimamente ho ripassato l'intera discografia degli Hawkwind, accompagnato dalla lettura di una loro biografia. Al momento sto in fissa con il death metal di scuola finlandese, grazie alle recenti ristampe di Purtenance, Disgrace, Depravity, Rippikoulu, Convulse, etc. Seguo con attenzione l'evoluzione della musica rock e metal, ma la I, Voidhanger Records non intende essere alfiera di alcun trend. Non potrebbe in ogni caso, essendo un'etichetta ancora troppo piccola per diventare punto di riferimento. Piuttosto, mi interessa esaltare l'individualismo e a questo proposito avrai forse notato che la maggior parte dei gruppi nel mio roster è costituito da one-man band: Midnight Odyssey, Serpent Ascending, Umbah… e altre se ne aggiungeranno presto. Mi affascina l'idea di un'ispirazione quanto più pura e incompromissoria possibile, non mediata dalle dinamiche che inevitabilmente si innescano all'interno di un gruppo.

Mourning: Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo metal? Il primo e l'ultimo disco che hai comprato? Utilizzi lo stesso metodo con cui selezioni una band per la tua etichetta quando compri gli album?

Ho iniziato ad ascoltare musica molto tardi, all'età di diciassette o diciotto anni, folgorato da "Wish You Were Here" dei Pink Floyd. Completai in poco tempo la loro discografia, appassionandomi soprattutto alle prime cose, quelle più sperimentali. Comprai in edicola una rivista musicale — credo fosse Rockstar — perché ospitava un lungo articolo retrospettivo sui Pink Floyd. Ma c'erano anche parecchie recensioni di gruppi stranissimi e mai sentiti prima, e molti di più ne scoprii su riviste come Rumore e Rockerilla: dai Dinosaur Jr ai Three Mile Pilot, dai Fugazi ai Sepultura, dai Jesus Lizard ai Mudhoney. Un mondo completamente nuovo da esplorare, pieno di possibilità espressive. Un percorso musicale strano, il mio. Dal rock alternativo, il noise e il rock duro e/o psichedelico dei '60 e '70, sono approdato al metal, che in un primo momento avevo liquidato come musica mossa da pulsioni prettamente giovanilistiche. Ben presto ho capito che si trattava invece di una delle forme espressive più complete, mature e duttili di sempre. La vera colonna sonora di tempi tossici e violenti come questi. Non ricordo il primo disco metal che ho acquistato, anche perché ne ho sempre comprati due o tre alla volta. Direi Sepultura, Slayer e King Diamond. Tra gli ultimi dischi metal acquistati ci sono il nuovo degli Asphyx e la ristampa dei Timeghoul.

Akh.: Qual è il rapporto per te fra musica e Arte? Cosa nell'Arte credi che sia necessario per l'uomo? E quindi l'uomo ha più necessità di Sogni o di Arte?

L'Arte, in qualsiasi sua espressione, è la capacità dell'uomo di creare dal nulla, quindi di farsi dio. Credo che sia un istinto innato, un'aspirazione verso l'alto che purtroppo oggi viene spesso mortificata. L'uomo ha necessità di sognare e chi sogna è pericoloso, perché immagina la realtà come potrebbe essere, immagina una propria realtà e non quella che gli altri vorrebbero venderti.

Mourning: Si dovrebbe difendere la cultura, giusto? I negozi di dischi, come una pinacoteca e le librerie, sono ed erano posti in cui gli appassionati si radunavano per ascoltare, commentare e optare su quale disco investire i propri soldi; c'erano confronto, divertimento e tanta voglia di scoprire. È davvero impossibile pensare al giorno d'oggi di vedere cose simili? Se penso alla situazione catanese a me viene da piangere…

Purtroppo, credo che i negozi di dischi siano destinati a scomparire, oggi la gente preferisce incontrarsi sulle piazze virtuali dei forum, di Facebook, di Myspace, di YouTube, di Twitter. La diffusione di Internet permette inoltre di comprare online a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli praticati nei negozi: un dettaglio non da poco, soprattutto se sei uno studente con pochi soldi in tasca. Ma ricordo con piacere e nostalgia le vere e proprie spedizioni presso i negozi della mia città, con la speranza di trovare un disco d'importazione di cui avevo letto una recensione entusiastica o anche semplicemente per ascoltare i suggerimenti di altri appassionati, più grandi ed esperti…

Akh.: Che importanza hanno fanzine, webzine e supporti vari per la visibilità e distribuzione del tuo roster? In che rappoti sei con essi?

Sono molto importanti, anche se non sempre vi scrive gente preparata e motivata. Nell'era del Grande Fratello, l'apparenza conta più della sostanza, e allora ecco che scrivere di musica è l'occasione per mettersi in mostra. La recensione diventa uno show personale, un continuo rincorrersi di frasi ad effetto e battute sarcastiche a beneficio di una ristretta cerchia di amichetti online altrettanto superficiali, che leggono e commentano senza mostrare il minimo rispetto per gli artisti e le etichette. Siamo ben oltre il diritto di critica: stiamo parlando di gente che ha più brufoli in faccia che dischi sugli scaffali e che dispensa sentenze credendosi esperta solo perché ha l'intera discografia dei Morbid Angel sul proprio iPod, fresca di download. Per fortuna c'è anche tanta gente preparata e spinta dalla passione, e che spesso ha da dire cose più interessanti e profonde di quanti scrivono professionalmente sulle riviste di settore.

Mourning: Organizzare live in Italia: o si passa attraverso quelle due o tre live agency che praticamente possiedono il monopolio della gestione o si fa la fine di quelli che si ritrovano con una bomba sotto la sedia. È già questo un fatto grave, ma che qui in Sicilia non ci sia che il nulla ormai da circa due o tre anni è cosa nota, a esclusione del tentativo fatto col Sikelian, disturbato dall'ignoranza regnante sul suolo italico. Qual è stato il concerto che ricordi come il più esaltante vissuto nella nostra terra? E se tu avessi la possibilità di portare a Palermo, Catania o in mezzo alle campagne una serie di band per un festival su quali ricadrebbe la tua scelta?

Ricordo con molto piacere alcuni bei concerti, a Palermo e soprattutto a Catania: Mortuary Drape, Girls Against Boys, Blonde Redhead… Ma è passato tanto tempo! Non saprei proprio che gruppi scegliere per un ipotetico festival: mi vengono in mente solo band che raccolgono poco pubblico anche sulle piazze che contanto, figuriamoci in questo posto dimenticato da Dio. Sicuramente mi piacerebbe vedere suonare Wino, per me uno dei simboli più alti del rock e del metal: immagino un festival in cui si esibiscano tutte le sue band, dai The Obsessed ai Saint Vitus, passando per Spirit Caravan, The Hidden Hand, Premonition 13…

Mourning: Cosa manca secondo te al fruitore di musica odierno rispetto a chi ha avuto l'occasione di intraprendere un proprio percorso nelle decadi Ottanta e Novanta?
Akh.: E che differenze ci vedi fra le varie tipologie di "metallari"? In ordine cronologico pregi e difetti…

Direi che oggi al fruitore di musica manca soprattutto la voglia di scoprire, di cercare, di esplorare. I dischi gli vengono serviti su un piatto d'argento, li può scaricare facilmente nello spazio di un click. Una volta, invece, si consultavano le liste fittissime che i negozi specializzati pubblicavano sulle riviste e si spendevano più soldi in telefonate interurbane per effettuare un ordine che per acquistare i dischi stessi. Credo che la facilità con cui oggi si acceda alla musica abbia causato una certa pigrizia mentale. Per fortuna il "metallaro" — pur con tutti i difetti che si porta appresso — è ancora attaccato al disco come oggetto da possedere e collezionare, e ha sviluppato un senso identitario di fedeltà e di appartenenza al genere che resiste contro tutto e contro tutti. È una cosa che apprezzo molto.

L'intervista è conclusa, grazie infinite per la disponibilità, le ultime parole ai lettori di Aristocrazia sono tue.

Grazie a voi per l'opportunità e a quanti hanno letto sin qui. Buon ascolto!

Facebook Comments