INFECTION CODE

   
Gruppo: Infection Code
 
Formazione:

  • Gabriele – Voce
  • Enrico – Basso, Programmazioni
  • Davide – Chitarra
  • Ricky – Batteria, Percussioni
 

SCENT OF DEATH

Gli Infection Code sono una creatura sperimentale di cui ho recensito l'ultimo album, "Fine", uscito l'anno scorso, abbiamo ora la possibilità di conoscerli un po' meglio.


Ciao ragazzi e benvenuti su Aristocrazia Webzine. Come vanno le cose?

Gabriele: Ciao. Prima di tutto grazie per lo spazio concessoci su Aristocrazia. E' un vero piacere. Le cose stanno andando piuttosto bene. Abbiamo da poco terminato alcune date ed ora ci stiamo concentrando su alcune idee per i prossimi pezzi. Abbiamo interrotto l'attività live proprio per dare spazio a questa urgenza compositiva. E' da qualche tempo che circolano nelle nostre teste alcuni spunti compositivi e non abbiamo esitato a fermare tutto per dare precedenza a questa chiamata. Il richiamo istintivo della creatività. Ora stiamo dando ascolto a questi richiami, che in alcuni frangenti si trasformano in urla.

Siete attivi da più di dieci anni (nonostante questo e nonostante io viva nella vostra stessa regione, purtroppo non conoscevo la vostra realtà), ci volete raccontare qualcosa sulla storia della band?

Sono esattamente dodici anni di storia. Raccontarli ora sarebbe prolisso, noioso e soporifero. E' la genesi di qualsiasi band italiana che all'interno di una scena cerca di creare musica istintiva, originale, di confine, sperimentale e molto rumorosa. E' la storia di una band che lentamente tra mille ostacoli è cresciuta. Con infinito sacrificio. Economico, mentale e fisico. E' la storia di un gruppo di amici che ha deciso di dare voce, suono e rumore ai propri sentimenti ed emozioni, in modo spontaneo, viscerale, andando contro a schemi prestabiliti e cercando di essere coerenti nel cambiamento. E' la storia di una band che ha fatto quattro dischi, centinaia di concerti, migliaia di chilometri ed in cambio suona ancora per poco e nulla davanti a quattro persone. E' la storia di una band che ha passione e che pur essendo realtà in una realtà discografica, musicale sempre più in crisi, non mollerà. E' la storia di una band che farà sempre ciò che vorrà senza vincoli e legami. E' la storia che continuerà.

Purtroppo non posso fare un raffronto con le vostre produzioni precedenti ma "Fine" è senza dubbio un album non convenzionale. Come si è evoluto il vostro sound in questi anni? Cosa vi ha spinto a intraprendere questo percorso musicale?

Abbiamo sempre amato le sfide. Intraprendere percorsi inesplorati e sentieri poco battuti. La nostra caratteristica è stata quella, nel corso degli anni di voler far evolvere il nostro sound, sperimentando. L'identità musicale non è mutata. La nostra musica è stata fin dal primo EP molto oscura, claustrofobica e di non facile presa. Anzi. Scriviamo cose malate e poco avvezze all'orecchio comune. "Fine" rimarca ancor di più questa caratteristica. "Fine" è il disco forse meno convenzionale tra i nostri. Pur essendo quello più melodico, il paradosso è che è anche quello più ostico e più sperimentale. Il rumorismo e l'elettronica sono entrati prepotentemente nel nostro genoma musicale. Questo ha un po' cambiato le carte in tavola rendendo la nostra identità ancora più schizofrenica e deviata. Siamo partiti come band extreme metal fino a diventare una band di musica estrema. Di confine. Siamo una band borderline. Non ci siamo mai prefissati nulla. Se non quello di sperimentare e fare quello che ci passa per la testa, la pancia ed il cuore. Così sono nati i nostri album.

Dalla presentazione che avete scritto sembrerebbe che "Fine" debba essere una sorta di spartiacque per una nuova fase della vostra carriera, siete alla ricerca di nuovi stimoli musicali o forse questo è un discorso che valeva solo per il lato concettuale?

Sia concettualmente che musicalmente "Fine" è un disco di rottura. Volevamo staccarci da ciò che nella scena metal e rock era troppo convenzionale ed abusato. Abbiamo iniziato a giocare molto con l'elettronica (anche se è sempre stata presente nel nostro percorso musicale) e questa ci ha aiutato ad espandere il nostro spettro sonoro. "Fine" è un disco che segna un nuovo cammino e che spero ci porti ad esplorare sentieri musicali ancora poco battuti.

Come nasce una vostra canzone? Avete uno schema di scrittura collaudato o vi abbandonate totalmente all'ispirazione del momento?

Il nostro metodo di scrittura non segue uno schema preciso. Anzi, ti direi che non abbiamo mai avuto uno schema. Componiamo in totale libertà senza nessuna restrizione artistica. L'unica cosa a cui ci siamo sempre sentiti in dovere di sottostare è quella di esprimerci in massima libertà, e per la composizione di "Fine" di staccarci dai clichè prettamente metal che avevano un po' contraddistinto le nostre precedenti opere. Per il resto totale libertà d'espressione. Quello che esce dovrà soddisfarci, se ciò non accade, si butta via tutto e si ricomincia da zero.

Nella recensione ho affermato che "Grey" è l'episodio migliore dell'album, forse anche il più emozionale. Ci sono brani di "Fine" ai quali siete più legati?

Sicuramente "Grey" è un esperimento azzardato per i nostri standard passati. E qui posso riallacciarmi alla domanda precedente. "Grey" è stata scritta in totale libertà: non sapevamo bene cosa sarebbe venuto fuori. Era una scommessa. Un pezzo di tale portata è stato un esperimento mai tentato ma che ben si sposava con il mood emozionale del periodo. Siamo legati a "Grey" in particolare, perchè è il primo pezzo uscito dalle sessions di "Fine". E' il primo pezzo che abbiamo composto e lo abbiamo visto crescere prova dopo prova. Prendere anima, corpo e sangue. Siamo legati a "Grey" ma in egual modo anche a "Painting My Life", la cover di "Cupe Vampe", "Collapse Of The Red Side" e "Varnish".

Ho apprezzato moltissimo la cover di "Cupe Vampe", come vi è venuta l'idea di realizzarla? In quale modo essa si piegava ai vostri scopi?

Coverizzare , anzi reinterpretare un pezzo di un altro artista è sempre stato un gioco che ci ha affascinato. Abbiamo contaminato "Heart Shaped Box" dei Nirvana per esempio, ed anche "Nail" dei Godflesh. Abbiamo reso omaggio ad artisti che hanno toccato le nostre corde. Stesso discorso per "Cupe Vampe". E' stata una scommessa. Subito un azzardo. Ma anche un desiderio. Rendere omaggio ad una delle più grandi band della musica indipendente italiana. Ci abbiamo provato e devo dire, peccando anche un po' di presunzione, che ci è uscita discretamente. L'abbiamo stravolta seguendo i nostri canoni. L'abbiamo spogliata e rivestita con i nostri rumori. Perchè proprio quel pezzo? Perchè è una canzone di un'intensità emotiva senza eguali. Proprio per questo ci stava bene con i pezzi di "Fine". Stavamo componendo un album emozionale, emotivo e molto sanguigno.

Ascoltando il disco non ho potuto fare a meno di pensare a una commistione tra la natura sperimentale dei Neurosis e le influenze dei Godflesh, quali sono le band che più amate e che vi ispirano?

Per gente che fa musica di questo tipo i Neurosis ed i Godflesh non possono che essere l'ABC. Sono tra le nostre band preferite. Ma non sono d'accordo nell'affermare che sono tra le nostre maggiori influenze. Logicamente sì, amandole, non possono che averci dato spunti interessanti, ma credimi, tutto ciò può essere avvenuto spontaneamente. Non è facile per noi, ma vorremmo che la nostra musica fosse il più possibile lontana da correnti musicali, band, generi. E' impresa ardua e forse un po' presuntuosa. Ma ci piace pensarla così e cercare di essere, musicalmente dei misantropi.

Sembra che il filo conduttore di "Fine" sia legato proprio al concetto dei colori, è vero questo? Cosa vi ha spinto a costruire un album attorno a ciò?

Sì, il filo conduttore dei testi sono i colori. Ma voglio precisare che non è un concept album. A livello lirico le canzoni hanno anima e corpo propri. Ho voluto solo un po' giocare con i colori che amo maggiormente e che rispecchiano la mia personalità. E che, ascoltando la musica di "Fine", la descrivono. Man mano che i pezzi crescevano e si completavano per me avevano un colore. Identificato con il rosso, il grigio, il bianco ed il nero. Da qui ho voluto scrivere dei testi che parlassero delle mie emozioni in determinate situazioni di vita codificate attraverso un colore.

Cosa ne pensate della situazione musicale nella nostra penisola (e nel Piemonte)? E' davvero così utopico ritenere che la gente possa rendersi conto che la qualità artistica non è quella che ci viene propugnata alla radio o nei cosiddetti talent-show?

Penso che sia molto difficile analizzare la situazione musicale alternativa in Italia perchè bisognerebbe fare delle distinzioni. Se si raffrontano i valori artistici con altri paesi europei e non, penso che l'Italia non debba sentirsi inferiore. Se si confrontano le strutture, le case discografiche, gli spazi dove suonare l'Italia è da terzo mondo. Aggiungendo a questo la mentalità e la cultura musicale del fruitore di musica il risultato è più che disastroso. Quando cambierà il modo di ascoltare musica e l'attitudine e quindi il pubblico le cose potrebbero migliorare. La scena alternativa italiana, che sia metal, rock od elettronica, ma anche altre forme d'arte prettamente di confine, è gestita da un piccolissimo e sparuto gruppo di appassionati che se la canta e se la suona. Manca il bacino di utenza. Manca la cultura. In tutti i campi. Questo inevitabilmente porta ad una crisi totale dell'arte in Italia.

Negli ultimi anni ho notato che qui in Piemonte è sempre meno lo spazio che viene dato a concerti metal, in favore principalmente delle solite inutili cover band che suonano sempre le solite cose nei soliti posti. Quale è secondo voi il motivo di questa situazione?

Semplice. La gente non ha voglia di essere coinvolta in situazioni artistiche un po' più impegnate e leggermente più ricercate. Odio il finto intellettuale che per forza di cose è sempre alla ricerca della cosa più strana ed elitaria, ma di contro odio e disprezzo anche questo piattume. La gente vuole superficialità e c'è chi è pronto a donarsi ed immolarsi. Quindi ecco la nascita di cover band e di gestori di locali che per non arrischiarsi troppo a livello economico con la band originale chiamano il gruppo tributo o la cover band. E' una triste catena.

Noi recensori (o scribacchini, che dir si voglia) siamo spesso inondati da mp3 da parte delle label ma ci sono sempre meno etichette/gruppi che sono disposti a inviare le copie fisiche dei loro lavori (a questo proposito voglio ringraziarvi per avermi inviato un supporto fisico su cui scrivere). E' proprio la mentalità globale del mercato e del pubblico che è cambiata in favore del digitale oppure è una mera questione di riduzione dei costi e quindi profitto?

Penso che sia dovuto un po' ad entrambe le cose. Per un po' di anni ho lavorato in una distribuzione discografica e ti posso assicurare che le label (anche molto conosciute) lavorano con supporti digitali, proprio per ovviare e ridurre i costi. Ma anche per combattere la pirateria dei promo fisici (ne esiste un florido mercato) e per non dare in pasto già qualche mese prima dell'uscita il disco che si vuole promuovere. C'è da considerare anche un altro aspetto. Siamo nell'era della digitalizzazione e di conseguenza del tutto e subito a livello di comunicazione. Lavorare con i promo digitali è più veloce, sicuro, si arriva prima al risultato promozionale e i tempi di attesa si riducono notevolmente. Posso sembrare un nostalgico, ma quando ho iniziato a fare parte di questo mondo era molto bello scrivere le interviste cartacee e poi spedirle, oppure mandare ai magazine od etichette il promo della band. Erano altri tempi. Affascinanti ed epici.

Torniamo alla questione live: avete portato sul palco i pezzi di "Fine"? Quali sono stati i riscontri?

Abbiamo fatto alcune date di supporto a "Fine" e devo dire che i riscontri sono stati più che positivi. Le canzoni di "Fine", come tutti i nostri pezzi, vengono scritti con una marcata attitudine live. Vengono composti con lo scopo principale di essere poi suonati dal vivo. In fase di composizione e registrazione curiamo molto gli arrangiamenti anche se principalmente diamo molta importanza alla situazione live.

Ormai è passato all'incirca un anno dall'uscita del vostro lavoro, come è stato accolto dalla critica e dai fan?

I responsi sono stati più che positivi. Lo zoccolo duro ha accolto con interesse la nostra sterzata più "psichedelica" e sia dal vivo che con le varie recensioni l'accoglienza è stata davvero sorprendente. Non avevamo dubbi sulla bontà dei pezzi, ma come puoi sapere, quando fai un nuovo album ti sorgono spontanee domande su come sarà accolta dai fans. Domande e dubbi che vengono fugati immediatamente quando si attacca il jack e ci immergiamo nei nostri deliri musicali.

Credo che "Fine" sia un disco che divida, se si riesce a entrarci in contatto è molto soddisfacente, al contrario penso che parecchie persone possano fare fatica a capirlo. Quanto è vera questa affermazione secondo voi?

E' verissima. Siamo sempre stati una band che non scende a compromessi. Tutta la nostra carriera è stata costellata da album intransigenti e poco inclini al negoziato artistico. O ci capisci oppure possiamo risultarti incomprensibili. "Fine" lo è ancora di più. E' un disco che divide. Chi era affezionato ai precedenti lavori potrebbe rimanere un po' spiazzato, fino ad ora non è successo fortunatamente.

Sul vostro Myspace ho letto che siete al lavoro su nuove canzoni, volete anticiparci qualcosa? Che direzione prenderanno rispetto all'ultima produzione?

Sì, stiamo componendo pezzi nuovi e le idee non mancano. Abbiamo qualche brano abbozzato ed è presto per affermare come sarà il prossimo album degli Infection Code. Sicuramente non torneremo indietro e daremo sempre più spazio all’elettronica ed al noise chitarristico. La direzione sarà quella intrapresa su "Fine". Ultimamente la direzione godfleshiana, inaspettatamente, sta prendendo sempre più corpo. Il pezzo su cui stiamo lavorando ha molto dell'incedere claustrofobico dei Godflesh anche se sembra molto più ipnotico e dark. Comunque è troppo presto per trarre delle conclusioni. Vorremmo creare qualcosa di veramente estremo e rumoroso. In tutti i sensi. Stiamo comunque pianificando l'uscita di uno split con una band molto nota nella scena noise italiana e comunque stiamo pensando al nuovo album senza lasciar passare troppo tempo tra un'uscita e l'altra. Poi cercheremo di suonare il più possibile sperando che la situazione live in Italia migliori un poco. Come vedi non stiamo con le mani in mano.

L'intervista è terminata, grazie della disponibilità, vi faccio un in bocca al lupo per il futuro e vi cedo la parola per terminare come volete.

Grazie per lo spazio che ci hai concesso. Saremo sempre debitori alle persone che con la loro passione e sacrificio ci regalano un po' di spazio e voce. Grazie. VACUUS ATER MURMUR.

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