KAISERREICH (2016)

   
Gruppo: Kaiserreich
 
Formazione:

  • Serpent Est – Voce
  • Tyrant M. – Basso
  • Luce – Chitarra
  • Abraxas – Chitarra
  • Amon – Batteria
 

Serpent Est è un interlocutore onesto e sincero, così come la musica suonata dai Kaiserreich: black metal tradizionale ma che di album in album ha assunto sfumature differenti, sempre con buoni risultati. In questa intervista ci siamo concentrati sulla genesi di "Cuore Nero", sulla scena depressive-suicidal e sul 2015 vissuto dal gruppo.


Ormai voi siete di casa qui ad Aristocrazia, perciò evito i convenevoli e le noiose presentazioni, passando subito al sodo. Siamo qui per discutere del vostro ultimo album  "Cuore Nero", un viaggio introspettivo nel mondo dei Kaiserreich: da dove è nata la volontà di scrivere un disco meno furioso e più atmosferico? Che ruolo ha giocato il vostro vecchio brano "Solitudes Of Infinite"?

Serpent Est: "Solitudes Of Infinite", canzone composta interamente da T. Morgan (nostro bassista), non ha nulla a che vedere con la composizione di "Cuore Nero". La sua inclusione nel disco è avvenuta a posteriori, un po' perché si allineava al mood generale e un po' per dare maggiore visibilità a questo componimento (uscito originariamente su uno split 7" insieme ai Nocturnal Depression). L'idea iniziale dell'opera è scaturita dal nostro ex-batterista Krieg, che ha comunque partecipato alle registrazioni, che voleva approcciare nuove sonorità. Originariamente, l'intenzione era di fare qualcosa molto più monocorde e ossessivo, sulla scia di Nargaroth, strizzando l'occhio anche alla scena suicidal. Poi, in fase compositiva, ci siamo dovuti arrendere al fatto che non siamo in grado di creare un disco studiato a tavolino e che, in mancanza di adeguata abilità musicale, assecondare le proprie muse è il modo migliore di lavorare. Così i riff si sono aggiunti uno sull'altro e la melodia ha iniziato a corrompere l'apatia che ci eravamo prefissi. Dal mood lento, ridondante e ipnotico che doveva comporre l'opera siamo finiti con l'avere anche tempi veloci, sincopati e talvolta un po' ruffiani. La verità è che per creare un album a tavolino bisogna essere musicisti molto migliori di quanto siamo noi e serve anche una certa dose di disonestà verso se stessi, virtù che ci manca.

In rete ci sono ormai varie recensioni di "Cuore Nero", quali riscontri ha avuto?

Ormai siamo in giro da qualche annetto e possiamo dire d'aver maturato la giusta considerazione per la stampa di settore, pertanto siamo capaci di distinguere fra un buon commento e l'opinione di chi non ritiene di dover svolgere il proprio lavoro in maniera diligente. Chiaramente nessun recensore si è strappato le vesti in preda all'estasi, durante l'ascolto di "Cuore Nero" e — diciamolo — non ce ne sarebbe stato motivo. Qualcuno però ha saputo individuare i pregi di questo nostro terzo disco: l'onestà di fondo, una discreta vena compositiva che propone armonia mirata in luogo di raffazzonato rumore e un mood generale che ha una sua rotondità. Artwork, testi e musica concorrono, in maniera penso efficace, a creare l'atmosfera che avevamo in mente. Diversi commentatori hanno gradito la vena melodica — che è poi il marchio distintivo della nostra musica — e le poche persone che l'hanno riconosciuta, hanno apprezzato anche la scelta di rifare "High Hopes" dei Pink Floyd in chiave black metal. Personalmente poi, ho molto gradito un complimento ricevuto da un recensore straniero in relazione al cantato, che suona più o meno così: «Il cantate sa quando deve starsene zitto». Può sembrare banale, quasi offensivo, ma un cantante deve dare ascolto alla musica attorno a sé e deve tapparsi quella cazzo di bocca, quando la parte strumentale merita la ribalta. Ci sono momenti in cui bisogna lasciar che l'ascoltatore interiorizzi la musica e in questi momenti la voce — specie nel nostro genere — è solo rumore di fondo. Tutte queste belle parole non si applicano alla versione live di "Cross As Diadem", una canzone del nostro primo album, dove abbaio parole dall'inizio alla fine.

A livello concettuale, più che puramente musicale, nell'album esistono alcune affinità con la scena depressive-suicidal: siete estimatori di qualche gruppo di questo filone? Come lo reputate?

Come detto in precedenza, l'idea iniziale era di andare nella direzione di Nargaroth e — in qualche misura — anche verso la scena depressive. Poi le cose sono cambiate, anche per via del fatto che siamo un gruppo di persone tutt'altro che «suicidal». Musicalmente ci sono di certo ottime band, come in ogni genere, e di sicuro devo citare i francesi Nocturnal Depression, con i quali abbiamo diviso il palco e le stanze d'albergo più volte, nel corso degli anni. Concettualmente la trovo invece una scena frivola, ma questa è un'opinione personale, non necessariamente condivisa dagli altri membri della band. In generale "Cuore Nero" non è una celebrazione della morte né un invito all'autodistruzione, ma è forse il contrario. "Cuore Nero", nei suoi testi un po' ingarbugliati, riflette su quanto la morte sia la fine di sogni, speranze e promesse. La morte è un peccato che prima o poi tutti ci ritroveremo a commettere e la cui punizione, terribile, è l'oblio, il venir dimenticati dal mondo. Accelerare il processo è semplicemente troppo stupido per esser perdonato ed è quello che succede al protagonista di "Bianco Freddo", che dopo essersi tolto la vita si ritrova ancora sofferente, benché morto. Insomma la vita è bella e come disse un grand'uomo «non abbiate paura».

Nella mia intervista del 2011 tu, Serpent Est, escludevi la possibilità di realizzare un album completamente in italiano. Cosa ha portato a cambiare questa convinzione?

Guarda, non mi considero una persona particolarmente coerente e in fondo solo i morti e gli stupidi non cambiano idea. La scelta è stata dettata da diversi fattori, ma alla fine la cosa è nata così, da sé. Certamente ha influito il fatto che il tempo medio di questo disco fosse rallentato rispetto al nostro solito e questo consentiva di gestire meglio le metriche dell'italiano. Poi c'era la sfida di cantare e scrivere in italiano: ci sono diverse band in giro che lo fanno, ma la maggior parte si dibatte fra il mediocre e il pessimo. In particolare non tollero certe metriche in italiano buttate lì, un tanto al chilo, senza la minima musicalità. Per quanto sia stato divertente, salvo imprevisti, non credo di voler ritornare su queste coordinate, preferisco di gran lunga l'inglese.

L'unica vera pecca che ho riscontrato in "Cuore Nero" riguarda i suoni della batteria, in particolare la cassa. Siete d'accordo?

Registrazioni e mix di un disco sono processi complessi, che richiedono capacità e lunghi tempi di lavoro. Queste cose vanno in genere di pari passo a costi che non sono sempre alla mano, specie per le band underground, pertanto è normale che ci siano cose più o meno riuscite. Detto questo, e tutto considerato, siamo soddisfatti della resa complessiva dell'album.

Come è nata l'idea di inserire in scaletta come bonus una cover dei Pink Floyd?

Anche questa è un'idea del nostro ex-batterista. Trovava divertente l'idea di fare la cover di un pezzo non allineato al nostro genere e pensava che "High Hopes" si prestasse bene. Ci abbiamo dovuto lavorare un sacco, perché la versione iniziale che suonavamo era una vera merda. Poi un giorno Luce, uno dei due chitarristi, ha proposto un nuovo tempo di batteria (velocizzato) e tutto ha cominciato a prendere forma. Alla fine trovo che il risultato sia apprezzabile, così come è stato molto interessante notare come quasi nessuno, di quanti hanno recensito il disco, si sia accorto di come quella traccia fosse una cover.

Il 2015 si è concluso da un po', qual è il bilancio sull'anno dei Kaiserreich?

Siamo una band underground che suona un sottogenere morto di un genere agonizzante. E lo facciamo in Italia. Questo dovrebbe bastare a rendere l'idea della situazione. Ma sono dati di fatto, non lamentele. Biasimiamo quanti si lamentano della scena o dello scarso responso del pubblico. La colpa non è mai del pubblico e chi suona deve farlo per sé. Il resto è grasso che cola. Solo credendo e godendo di ciò che si fa si può continuare sereni e rispondere sorridendo a chi magari ti chiede «ma chi ve lo fa fare?», quando finisci a suonare in un locale a cinquecento km da casa tua, con quattro persone sotto il palco. Detto questo, il 2015 è stato un anno di transizione in cui a parte l'uscita del disco non abbiamo combinato granché. Soprattutto, non siamo andati a suonare all'estero, che è senza dubbio la più grossa soddisfazione a cui possiamo aspirare. E non è tanto il discorso del calore riservato alle band underground, decisamente migliore che in Italia, quanto la gioia del viaggio stesso, del trascorrere un po' di tempo fra di noi e divertirci, conoscendo gente splendida, che calca il palco con passione e senza montarsi la testa. Quest'ultima cosa dovrebbe essere scontata, visto il poco seguito del nostro genere, eppure vedo che ci sono band che davanti a qualche complimento, una dozzina di fan e un migliaio di «like» su Facebook riescono comunque a perdere il contatto con la realtà.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro dai Kaiserreich? Avete già pianificato qualcosa?

In questi giorni siamo alle prese con la registrazione del prossimo disco, che sarà una variazione rispetto al nostro consueto sound. Si tratta di una singola canzone di oltre trenta minuti, composta interamente da T. Morgan con un mood che va dai Katatonia a Yamaoka, passando per fraseggi più o meno tradizionali. Ci sembrava il modo migliore per venire incontro alle lamentele di chi giudica i nostri pezzi troppo lunghi. Non è comunque nostra intenzione prendere pieghe strane, i Kaiserreich sono e rimangono una band black metal di stampo classico, quindi riprenderemo quanto prima, e fieramente, i binari di quell'ignoranza tracotante che ci contraddistingue.

Domanda finale: lo scorso mese abbiamo pubblicato le playlist redazionali, con il meglio e il peggio offerto dal 2015. Voi avete qualche disco di questa annata da consigliare?

Per quanto mi riguarda, penso di non ascoltare musica da tre anni almeno. Però posso dirti che l'ultimo album che ho comprato è stato "I'mperfect" dei Ling Tosite Sigure. In compenso posso darti i top album 2015 per gli altri membri della band: per Abraxas si è trattato di "Monotony Fields" degli Shape Of Despair; per Luce di "Autumn Eternal" dei Panopticon; per T. Morgan di "The Plague Within" dei Paradise Lost; per Amon infine di "Frontschwein" dei Marduk.

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