KARHU

KARHU

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Matthew Morris – Basso
Joesph Parry – Chitarra e Voce Pulita
Ollie Davis-Gower – Batteria
Osku Kinnunen – Chitarra e Growl

La formazione britannico-finnica dei Karhu rappresenta il nuovo che avanza, ibridi ma non scontati, derivativi tuttavia non vittime delle influenze da cui traggono ispirazione. Il loro debutto “Survival Of The Richest” (la recensione come al solito è inserita nell’elenco) è un disco ispirato e ottimamente eseguito, chi sono però questi ragazzi? Facciamocelo raccontare.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, il 2012 è agli sgoccioli, in apertura vogliamo da subito tirarne le somme?

Joe: Beh direi che le cose stanno andando bene, almeno per noi. Stiamo lavorando al secondo album e sempre più gente ci cerca, speriamo che con l’aiuto dei nostri fan e qualche grande sforzo da parte nostra continueremo su questa strada.

Partiamo dall’inizio: il vostro nome, “Karhu”, vuol dire “orso” in finnico giusto? Girando su Internet ho notato che anche una birra finlandese lo usa. Musica robusta e alcolica? L’idea è stata di Osku?

Joe: Penso proprio sia stato ispirato da Osku! Ma Osku non è entrato nella band dicendo “Hey… chiamiamoci Karhu”, infatti all’inizio era abbastanza scosso per questo, ricordo che non era molto ispirato per il nome. Dopo una discussione però gli abbiamo chiesto perchè e lui ci disse che era perchè lui è finlandese e noi no, ed è per questo motivo che lui sentiva diversamente il nome. Penso sia successo così, ci siamo seduti pensando a possibili nomi e ci è venuto questo. Siamo molto interessati alle culture, per cui è stato naturale includere qualcosa di quella finlandese nel nome e nell’estetica della nostra musica.

Ollie: Penso rappresenti bene il nostro sound, pesante e grosso… Speriamo!

Osku: [ride] Non ho niente a che fare con il nome. Mi sono unito alla band dopo che il nome era già stato scelto. Mi suona ancora un po’ strano, ma probabilmente è solo perchè sono finlandese.

La storia della band: chi sono i Karhu, come sono nati, come vi siete evoluti nel corso del tempo. Dateci le informazioni che ritenete necessarie per entrare in contatto con la vostra realtà…

Joe: Beh, Karhu è un gruppo di persone che vogliono esprimersi attraverso la musica. Cerchiamo di unire varietà e colpi dinamici per narrare qualsiasi cosa, dalla tristezza e la perdita alla rabbia, alla pace interiore e al giudizio.

Ollie: Stranamente i nostri background sono molto diversi, ma siamo tutti dediti al nostro lavoro e alla nostra musica.

“Survival Of The Richest” è il titolo del vostro album, che posso ritenere veritiero e provocatorio?

Joe: Sì, è sicuramente provocatorio. Tutte le nostra canzoni parlano dell’umanità e dei pensieri / sentimenti che possiamo avere come esseri umani. Parliamo della natura della razza umana, i bugiardi, l’onestà nascosta, gli assassini, l’avidità… Basta guardare il titolo del nostro album per capire chi siamo e di cosa parliamo. “Survival Of The Richest” è un album che punta al governo e a quegli umani che pensano più ai soldi che alla passione / umanità. Ma il secondo significato dell’album è che si può essere ricchi anche in altri modi… “Survival Of The Richest” significa anche essere più furbi, dare più amore, essere più ricchi dentro, a prescindere dalla situazione finanziaria. Ci riferiamo all’idea che la sopravvivenza del più forte non funzioni più e il mondo sembra essere sempre più governato dai soldi che dagli umani.

Definire il vostro sound ibrido è scontato, però non è facile mantenere un equilibrio e una sintona fra le varie influenze che vi ruotano all’interno, come raggiungete il bilanciamento fra le componenti del vostro modo di suonare in sala prove? C’è una sorta di schema nel comporre i pezzi o sono frutto di ciò che viene sul momento?

Joe: In realtà le canzoni non sono mai nate tramite jam session. Succede questo: Osku scrive una canzone o butta giù un’idea a casa sua in Finlandia ed io faccio lo stesso qua nel Regno Unito. Quando siamo soddisfatti del lavoro la porto nel garage dove io ed Ollie la suoniamo e lavoriamo sulla batteria, poi la registriamo. Infine penso alle tracce di basso. A volte riusciamo a scrivere velocemente, per cui non è così strano per noi avere sei o sette idee senza che Ollie sappia niente, ma ci accertiamo che ognuno ci metta del proprio perché i Karhu non sarebbero i Karhu se tutti non fossero coinvolti. Nessuno di noi potrebbe scrivere parti di batteria come Ollie, ecc.

Sono rimasto particolarmente colpito dal modo con il quale combinate le due voci, Osku cura quella growl e Joseph il clean, e nella vostra pagina Facebook citate Chris Cornell fra i tanti artisti che sentite vicini. Joseph quanto ami quel cantante? In certi momenti sembra proprio di ascoltare lui. Cosa ne pensi del rientro in scena dei Soundgarden e delle sue prove soliste?

Joe: Beh, ad essere onesti, cito Chris Cornell come influenza così che la gente possa capire come canto. Ho iniziato ad ascoltare gli Audioslave molto tempo dopo il primo album, in realtà Chris non è stato un’influenza per me in quest’album, ma in futuro lo sarà sicuramente. Non conosco benissimo i Soundgarden, ho sentito del suo ritorno ecc. e dovrò ascoltarli poichè amo il suo lavoro, ma fino ad ora sono stato abbastanza occupato con la band.

Se ti chiedesse di cantare un pezzo insime a lui quale sceglieresti e perché?

Joe: Eh, qualsiasi cosa dagli album “Audioslave” / “Out Of Exile”, amo ogni singola traccia… Brani come “Shadow Of The Sun”, “Getaway Car”, “Show Me How To Live”, ecc… fantastiche!

Vi posso chiedere un approfondimento sui testi dato che non sono inseriti nel digipak, quali sono le tematiche affrontate e in che modo lo fate?

Joe: L’umanità. [ride] Forse espanderemo i temi in futuro, anche se ne dubito.

All’interno del digi c’è una dedica: “Questo album è dedicato alla gente che combatte per ciò in cui crede, la gente che parla quando nessuno lo farebbe, la gente che protegge le persone vicine. Questo album è dedicato a coloro che amano ciò che fanno e vivono ogni giorno per avere un nuovo sorriso, per una nuova amicizia o per migliorarsi”. Reputo le parole particolarmente sensate e motivanti in un periodo “nero”, non a caso un vostro pezzo s’intitola “Darker Days”, come quello che stiamo vivendo. Saremo in grado di superarlo? L’umanità si è troppo chiusa anche a causa della dipendenza dalla tecnologia sempre più dilagante? Si è perso contatto con la realtà delle cose?

Joe: Penso che il mondo sia diviso in due tipi di persone. Quelle buone e quelle cattive. Ognuno di loro ha il proprio modo di vivere la vita, alcuni stuprano e uccidono, altri donano amore e buoni pensieri. È la società che ha deciso quali azioni mettono le persone in una categoria o nell’altra. Può suonare strano, ma a volte sento che non ci siano azioni buone e azioni cattive, solo azioni. L’effetto che quell’azione ha sulla gente decide se è buona o cattiva, poichè come essere umani abbiamo emozioni. Ad esempio, un cannibale che cucina una persona per l’intero villaggio sarà considerato una brava persone che da cibo a tutti. In un’altra società, come la maggior parte di quelle in cui viviamo, sarebbe considerato sbagliato. Per cui la vita è piena di cose interessanti e modi di conoscere, ecc.. Ovviamente non giustifico il cannibalismo [ride] ma spero si sia capito cosa intendo. Dipende tutto dalle opinioni individuali. L’umanità si è sia aperta che chiusa per la tecnologia, guarda la gente oggi… Gli smartphone fanno foto, scrivono messaggi, telefonano, usano Facebook, tutti comunicano e condividono sempre con gli altri. Tuttavia, condividono attraverso la lente di una fotocamera invece che con le parole. Non è una cosa bella o brutta, è solo una “cosa”. Sono colpevole di stare ad un computer leggendo qualcosa o giocando quando dovrei invece parlare alla mia partner, la maggior parte di noi lo è. Per cui per gente come me la tecnologia è sia una maledizione che una benedizione. Potrei rispondere a questa intervista senza tecnologia? Ci saremmo mai incontrati senza di essa? Avrei mai conosciuto la mia ragazza senza Internet? O Osku? Senza tecnologia i Karhu non esisterebbero, ma a causa di essa l’umanità sta perdendo la capacità di fare una passeggiata o di avere una conversazione… Penso che tocchi a noi esseri umani abbracciare la tecnologia come qualcosa in più e non come l’elemento principale delle nostre vite. Ma forse sono solo i miei rimorsi che parlano [ride di nuovo].

Ollie: “Darker Days”, per me, tocca temi più personali sui miei problemi quali difficoltà economiche, nel trovare lavoro, in famiglia, ecc. In generale giorni neri.

In passato quando si ascoltavano lavori autoprodotti capitava spesso d’incappare in prove limitate da prestazioni strumentali non perfette e da produzioni di livello alle volte anche infimo. “Survival Of The Richest” è l’ennesima riprova che le formazioni senza un contratto come la vostra invece oggi riescono tranquillamente a stare al passo di coloro che vengono supportati da etichette di settore con ottimi mezzi. Vi chiedo quindi: è ancora fondamentale entrare a far parte di un roster che conta o conviene tirare dritti per la propria strada e se non arrivasse un accordo conveniente non soffermarsi più di tanto sulla cosa?

Joe: Bel problema! Beh… Alla fine dipende tutto dai soldi. Tempo e soldi. Vuoi guadagnare di più ad ogni vendita? Do It Yourself [“fallo da te” NdT]! Vuoi passare dieci anni a cercare i contatti delle label? DIY… Hanno entrambi lati positivi e negativi. Penso che essere parte di una etichetta non sia obbligatorio ma sicuramente quelle label hanno band più importanti, più pubblico, più esposizione, link alle ‘zine, link alle radio, ecc., cose che non potresti mai avere. Per cui penso che la cosa migliore sia affermarsi come artista da soli prima di andare da una label. Se andassimo da una label ora e dicessimo “ok, questo è il nostro album, abbiamo il nostro merchandise, il nostro sito, i nostri fan, ecc.” probabilmente entreremmo in causa. Tuttavia se fossimo andati là dicendo “Hey… ci serve il vostro aiuto per registrare in uno studio da $50000 e poi per promuoverci, farci avere fan, ecc.” quella label avrebbe preso tutti i diritti su di noi. Dal mio punto di vista direi quindi di iniziare col DIY e poi cercare una label quando si ha qualcosa su cui appoggiarsi (per tenere i propri diritti).

Ollie: Inoltre penso che con l’aumento della popolarità diventa sempre più difficile gestirsi da soli, organizzare concerti (molti parlano solo con i manager), gestione dei soldi, tutto. Aggiungi il dover fare musica ed esercitarsi e diventa impossibile.

Osku: Ci sono cose buone e non, e in questo momento la cosa migliore per noi è il DIY. Magari cambierà in futuro, ma non ci penso molto. Mi piace fare le cose da me.

In una stagione mondiale di crisi come questa, leggendo anche di formazioni che si sciolgono per questioni economiche, posso farvi un attimo i conti in tasca? Quanto vi è costato in termini di spese dar vita all’album? Perché se penso a quanto spende la Nuclear Blast per certi artisti per produrre liquame, mi vien male.

Joe: Fare l’album non ci è costato quasi niente, se non tempo. Abbiamo comprato “Superior Drummer 2.0” e gli altri plugin o sample erano gratuiti oppure licreati fatti noi. “Superior” era in vendita a 120$ circa per cui è stato un affare. Abbiamo “Reaper” che ci da la possibilità di usarlo quanto vogliamo… Per cui oltre al tempo l’album ci è costato addirittura 120$ [ride].

Sia in qualità di musicisti che fruitori abituali di metal e generi affini, quali pensate siano i problemi che colpiscono questo grande panorama artistico? Vi sono dei limiti culturali che in trent’anni e più di esistenza del genere secondo voi non sono ancora stati superati?

Joe: Penso che il metal abbia fatto tanta strada… Dove altro si può andare? Abbiamo accettato la comunità gay nel metal (Judas Priest, ecc.) abbiamo accettato gente di ogni etnia (Dragonforce, Sepultura, Myrath), per cui come gruppo di persone e come genere abbiamo avuto materiale da ogni categoria: grassi, magri, bianchi, neri, gay, etero, ecc. Ed abbiamo anche incluso generi come dance e jazz in esso. Il Metal è perfetto per me. La gente è sincera e la comunità è genuina. Non ho mai trovato un gruppo di persone in cui il colore della pelle e la nazionalità non hanno importanza. Lo amo. Personalmente non mi importa di chi tu sia e da dove tu venga, se sei un “bravo ragazzo” benvenuto a bordo. Non so dove il metal possa arrivare, accetta già tutto e tutti… [ride].

Per voi ha ancora un senso l’uso del termine “underground” quando si parla di nuovi gruppi o di una scena musicale?

Joe: Non è per quello che esiste l’underground? L’underground è dove c’è tutta l’azione, l’unico problema è che ci sono due tipi di persone. Quelli che vogliono esporre e far crescere le band e quelli che vogliono rimanere underground. Per cui è una guerra.

I Kahru hanno una dimensione live? Se sì, quali riscontri avete avuto portando in giro i vostri pezzi? C’è stato un complimento o una serata che ricordate con piacere?

Joe: Sì, abbiamo fatto un tour nel Regno Unito e qualche festival. In tutti i posti è stato stupendo, la gente sembra apprezzare ciò che facciamo. Il miglior concerto per me è stato a Coleford, abbiamo suonato in un locale ad un piano superiore dove tutti saltavano con “Feeder” e il pavimento stava per crollare [ride].

Scenario da viaggio in varie zone d’Europa con un furgoncino Volkswagen anni Settanta, all’interno voi, l’attrezzatura e… quali dischi, libri o fumetti vi portereste dietro per affrontare un mese in giro in una situazione simile?

Joe: Marc Cohn – “The Rainy Season”, Audioslave – “Audioslave”, Devin Townsend – “Ki”, Lamb of God – “Sacrament”. Libri: “Il Signore Degli Anelli” e “Lo Hobbit”.

Ollie: Tutto dei Rage Against The Machine e degli Audioslave. Molti libri di lingue e “The Genius Writings And Drum Skills Of King Oliver Davis-Gower, Winner Of Everything” ovviamente.

Osku: La serie “Game Of Thrones” di George R. R. Martin. Romanzi fantastici. Per la musica… Amo gli Stam1na per cui qualcosa della loro discografia. E obbligatoriamente “Ghost Reveries” degli Opeth.

Dove vogliono arrivare i Kahru? Quali sono i vostri obiettivi?

Joe: Vivere della nostra musica e portare divertimento e vie di fuga alla gente.

Progetti a breve termine? C’è già in lavorazione il successore di “Survival Of The Richest”?

Joe: Stiamo appunto lavorando per pubblicare il secondo album.

Come vivono e cosa fanno i Kahru al di fuori della dimensione band? Altre passioni, hobby, lavoro, insomma la vita quotidiana.

Joe: Lavoro sei giorni alla settimana, a volte sette e la mia ragazza vive in America per cui passo molto tempo a lavorare per la band, chattare con lei e lavorare in un negozio.

Ollie: Sì, lavoro circa quaranta ore alla settimana, vivo con la mia ragazza e con un cane psicopatico, passo il poco tempo libero sulla musica e sugli esercizi.

Osku: Scuola, scuola e ancora un po’ di scuola. Oh, ho già detto scuola?

Facciamo finta che siate ospiti in una trasmissione radiofonica, lanciate il vostro disco con un breve messaggio e presentate il brano che per voi è l’ideale singolo al suo interno…

Joe: Hey, qua è Joe dei Karhu con una traccia del nostro album di debutto “Survival Of The Richest”, la traccia si chiama “B-Vera” e potete vedere il video e comprare l’album dal nostro sito ufficiale www.thekarhugroove.com, PACE!

Ollie: Hey! Qui è Ollie (o Sticky) dei Karhu e dal nostro album carico di groove scelgo una delle mie tracce preferite, la titletrack “Survival Of The Richest”, disponibile su www.thekarhugroove.com insieme a tutto ciò che siamo e facciamo!

Credo che siamo arrivati in fondo all’intervista, vi lascio un’ultima volta la parola per concludere come meglio credete la nostra chiacchierata…

Joe: Spero che cogliate tutti l’occasione per ascoltare la nostra musica! Keep it metal and keep it real!

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