KUADRA

Informazioni
Autore: M1

Formazione
Van – Batteria
Kim – Basso
Zavo – Chitarra
Mimmo – Chitarra
Krab – Turntables-Sinth
Yuri – Voce

Diamo il benvenuto sulle nostre pagine virtuali a Yuri dei Kuadra, formazione crossover originaria di Vigevano che ha appena rilasciato il proprio debutto omonimo per SG Records, quale occasione migliore quindi per approfondire la loro conoscenza?

Ciao Yuri e grazie per la disponibilità. Dato che siete un gruppo giovane volete raccontarci come è nata la band e qual è il significato del vostro nome, Kuadra?

La band nasce come quartetto. Tre compagni di scuola decidono di mettere su una band e cercano un cantante, dopo un paio di fallimenti lo trovano e allora tutto Kuadra, da qui il nome. L’anno successivo sentiamo l’esigenza di un dj che sappia scratchare e utilizzare suoni ed effetti, per diversi motivi cambiamo il batterista e troviamo un secondo chitarrista, arrivando così all’attuale formazione.

In giugno avete rilasciato il vostro debutto, come è andato il lavoro in studio? Quanto siete soddisfatti del lavoro finale? Esiste qualche dettaglio che a distanza di tempo avreste voluto modificare?

L’esperienza in studio è stata indimenticabile, eravamo nell’ambiente giusto, con il fonico adatto a noi, per registrare pezzi che suonavamo da mesi. E’ stata tutta discesa. Riascoltando il prodotto finito ci si accorge che magari alcuni pezzi sono più deboli di altri, uno è più datato, l’altro ha più mordente, ma nel percorso che dalla prima traccia porta all’ultima ogni canzone contribuisce a rendere chiaro il risultato finale. Quindi niente remore: siamo molto soddisfatti.

Come avviene la vostra fase di composizione? Lavorate separatamente per poi portare le idee successivamente in sala prove oppure preferite improvvisare tutti quanti insieme?

Direi entrambe le cose. I temi principali vengono suggeriti dal chitarrista, Zavo (che è quello che più di tutti fa i compiti a casa). Per quanto riguarda l’arrangiamento si improvvisa molto in sala. E’ possibile però che il punto di partenza sia la bozza di un testo, insomma non abbiamo un metodo di composizione preciso.

Su myspace vi definite Nu Metal / Rap, quali sono i gruppi e gli artisti che stimate maggiormente e considerate come influenze?

I gruppi che maggiormente ci hanno influenzato sono quelli che hanno lasciato un segno negli anni Novanta: Tool, Rage Against The Machine, Pantera, Korn, Deftones, Limp Bizkit, Slipknot, One Minute Silence ecc. Qui affondano le radici del nostro modo di fare musica, di affrontare una performance. Ciò che per noi è importante è risultare autentici anche se non originali.

Nel vostro caso i testi sono “realmente” una componente fondamentale del progetto, da dove nasce quella che ho definito una “urgenza comunicativa” riguardo la denuncia sociale? Vi considerereste un gruppo politicizzato?

Assolutamente no. Se mi è permesso vorrei dilungarmi per cercare di essere esaustivo. Qui siamo lontani da gruppi schierati politicamente come 99 Posse, Assalti Frontali, Piombo A Tempo. I nostri testi non parlano di centri sociali. La nostra denuncia, se così si può chiamare, non si ferma alle rappresaglie della polizia, al cortile della politica (non che questo sia un male, anzi) ma cerca di arrivare all’idea, il virus che ha influenzato tutti gli avvenimenti più importanti del XX secolo: la creazione di un governo sovranazionale, di uno stato orwelliano.

Noi siamo bestie da allevamento e i politici non sono nient’altro che allevatori, gente che noi paghiamo per farci spiegare quale sia la radice di questo o quell’altro problema, per farci motivare e sentirci liberi (liberi di fare quello che ci dicono). Come disse Niccolò Machiavelli: “Governare è far credere”. Al vertice della piramide del Potere c’è ben altro, Massonerie, società segrete come Rosa Croce, Skulls And Bones, il Gruppo Bilderberg…q ui si discute ciò che poi viene messo in atto a un livello più basso senza chiedere consenso al popolo.

Questa è l’urgenza che ci spinge a scrivere testi come “Urla”, “Vieni Fuori Di Qui”,”La Storia Si Ripete”, “Il Maiale”, concetti che saranno più chiari e più forti nel secondo album.

“Il Maiale” è il vostro pezzo che preferisco, il migliore nel coniugare testo ficcante, linee vocali e base strumentale. Voi invece siete legati particolarmente a qualcuno dei vostri brani?

Senza dubbio “Il Maiale” è il pezzo più incisivo dell’album e anche noi lo preferiamo a molti altri.

“Il Ritratto Del Mostro” si distanzia dal resto di “Kuadra” per la sua natura descrittiva e narrativa. Potete dirci di più riguardo la storia che tratta?

È la storia di un bambino che a scuola fa un disegno strano, un ritratto di famiglia in cui lui stringe la mano a un mostro. I genitori cercano di capire quale sia il problema del bambino ma quest’ultimo alza un muro con le parole finali: “Non serve”. Ricorda molto i racconti di Raymond Carver che apparentemente sono stralci di storie, minimali, ma sotto nascondono universi.

Sono evidentemente i genitori il problema, il mostro. Qualcuno ci ha chiesto se si tratta di una storia di abusi sui minori. L’abuso non è sessuale. Quando i genitori considerano i loro figli come un loro “avatar” e li spingono a fare cose, prendere decisioni che loro stessi non hanno avuto la maturità e la prontezza di prendere in giovane età; quando pensano che basti la scuola, la baby-sitter, la Psp ad educarli e formarli come persone consapevoli, beh, siamo comunque di fronte a qualcosa di gravissimo. Questa è la vera assenza dei genitori. Ecco cosa ha ispirato il testo della canzone.

Come sta andando la promozione del disco? Come valutate i riscontri di stampa e pubblico?

Sta andando tutto a gonfie vele, la situazione live è sorprendente, sia per il calore che ci arriva dal pubblico sia per l’incasso del banchetto (cd e magliette). Le recensioni sono tutte molto positive, anche all’estero. Speriamo continui così!

La contaminazione musicale, il crogiuolo di influenze e stili in musica ha creato opere di valore assoluto e spesso è stata la soluzione al problema della stasi creativa. Perchè quando questo concetto deve essere applicato nella vita di tutti giorni “il diverso” (sia esso straniero, omosessuale, nomade) invece di essere una nuova possibilità viene considerato un problema?

Nella musica, e nell’arte più in generale, la contaminazione e l’influenza di altri stili implicano, da parte di chi svolge questo lavoro, il desiderio di conoscere e incontrare l’altro, di scoprire le diversità e capirle. Nel quotidiano questo non succede, ma io non credo che avvenga solo con omosessuali, nomadi e immigrati. La questione è più profonda, qui si tratta della nostra abitudine a evitare il prossimo. Aumentano esponenzialmente le possibilità di connettersi virtualmente con ogni angolo del pianeta, ma parallelamente diminuisce il desiderio di incontrarsi e confrontarsi nella vita reale.

Mi chiedi il perchè di tutto questo? Gandhi diceva: “Sono io l’unico che devo incolpare per tutti i mali del mondo”. Secondo me è una grande verità. Quindi non siamo assolti fratello, la colpa è mia… e tua!

Parlando del fronte concerti invece avete qualcosa di già organizzato per supportare “Kuadra”?

Abbiamo sei date già fissate da qui all’inizio del prossimo anno. Vi invitiamo a seguirci sul myspace e a sostenerci in caso passassimo dalle vostre parti.

Per me è abbastanza, lascio a voi lo spazio per un saluto o un messaggio finale.

Il maiale dal porcile è arrivato nel salotto,
ha imparato a stare i piedi
e tu, hai imparato a stare sotto?

Ciao a tutti, è stato un piacere!

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