Verso la Provincia e oltre, la sorpresa rock Laika Nello Spazio

Gruppo:Laika Nello Spazio
Formazione:

  • Vittorio Capella – Basso e Voce
  • Marco Carloni – Batteria
  • Simone Bellomo – Basso

Siamo contenti di conoscere meglio chi ci ha fatto da guida nel viaggio dalla provincia, diamo il benvenuto su Aristocrazia Webzine al trio lombardo Laika Nello Spazio.


Partiamo dalle origini e dal significato di Laika Nello Spazio. Come vi è venuto in mente di suonare insieme e perché proprio la scelta di Laika?

È successo un po’ tutto per caso. Vittorio aveva messo un annuncio in cui diceva di cercare elementi per una nuova band, senza neanche specificare troppo cosa stesse cercando. Marco, il batterista, ha risposto e da lì è nato il primo embrione. In seguito si è aggiunto Simone con cui Marco ha condiviso un po’ del suo tragitto musicale, visto che entrambi facevano parte della scena Metalcore fiorentina. Abbiamo scelto questo nome perché la storia di Laika riassume in maniera perfetta la tendenza dell’essere umano a essere futile e utilizzare le sue risorse migliori non per migliorare se stesso, ma per dare un segnale di forza e supremazia. Per chi non lo sapesse, Laika è il nome della cagnolina che i Russi nel secondo dopoguerra, si parla degli anni ‘50, decisero di inviare nello spazio. L’obiettivo della missione era esclusivamente quello di essere i primi ad aver inviato un essere vivente nello spazio.

Cosa vi ha portato a lavorare con Overdub Recordings?

Gli Hyena Ridens sono sotto Overdub. Sono amici di Vittorio e ci hanno parlato bene di Marcello, che è il capoccio. Fra quelli che ci hanno risposto quando abbiamo sottoposto il nostro disco è stato l’unico che ci ha convinto, soprattutto perché prima di parlare di qualsiasi aspetto inerente la contrattualistica e gli aspetti più o meno tecnico-burocratici ha voluto conoscerci attraverso una chiamata di gruppo e si è lasciato il tempo di rifletterci una volta che abbiamo parlato. Questo ci è sembrato un segnale di serietà e di passione in quello che fa e dobbiamo dire che fino ad adesso non ha tradito le sensazioni iniziali.

Oltre alla citazione di Wim Wenders, quali altre fonti extramusicali vi hanno ispirato nella creazione di Dalla Provincia?

Di sicuro il filone della letteratura fantascientifica classica. Autori come Asimov, Bradbury, A. Clarke che hanno saputo raccontare storie che, al di là delle ambientazioni, sanno scavare nella profondità dell’animo umano molto più di tanti altri. Steinbeck, il narratore degli ultimi, dei reietti, delle persone comuni. Salvatore Quasimodo, con la sua poetica tanto tragica quanto meravigliosa. Il cinema d’autore italiano… soprattutto il Neorealismo.

In che misura Dalla Provincia è interpretabile come un concept, una storia che si intreccia di brano in brano?

L’album ha come tema principale il disagio esistenziale della nostra generazione, la rabbia di vivere in un’epoca malsana (sebbene apparentemente non manchi nulla a nessuno) e il bisogno di cambiamento e autorealizzazione; il tutto riassumibile per noi nello scenario fisico e astratto appunto della provincia. Ogni brano tratta questi temi; in maniera diversa, con protagonisti e storie diverse, ma tutto riconduce agli stessi concetti di cui sopra.

Ascoltando il vostro disco, si ha l’impressione che la vostra Rho non sia semplicemente quella fisica, quanto più una scusa per mettere in musica il concetto sia spaziale che umano della Provincia. Cosa rappresenta questo tema per voi?

La provincia è da dove veniamo. Tutti e tre abbiamo provenienza geografiche diverse. Vittorio è campano, Marco e Simone di zone diverse della Toscana. Per motivi oscuri che non conosciamo ci siamo ritrovati insieme a suonare in una sala prove di Rho, che è a sua volta una cittadina di provincia. La perfetta sintesi concettuale della provincia in cui siamo cresciuti. La provincia, in questo disco, è usata come termine per descrivere quel malessere che ti porti dietro ovunque sei fino a che non lo affronti. Quella sensazione di essere sempre fuori luogo e al tempo stesso a casa propria.

Avete in programma un tour o la partecipazione a qualche evento nel resto della vasta provincia italiana?

Finita l’estate, abbiamo in cantiere alcune cose che mano a mano verranno alla luce e che speriamo ci porteranno a suonare in maniera più frequente il nostro disco in giro. Non vediamo l’ora.

Diciamocelo, quanto è bella la formazione a due bassi? Come siete arrivati a questa decisione?

Anche lì per caso. La formazione iniziale era a un basso e batteria. Abbiamo fatto alcuni tentativi. Prima con un chitarrista, poi con un altro, poi con un tastierista. Nessuna di queste soluzioni ci soddisfaceva, fino a che Marco non incontrò per caso Simone dopo anni e, visto che si era appena trasferito a Milano, gli propose di venire a fare qualche prova. Anche Simone è un bassista ed è diventato fin da subito il terzo elemento in pianta stabile. Certe cose succedono e basta, un po’ come l’innamoramento, la scelta degli elementi di una band è un po’ culo e un po’ infatuazione.

Grazie ancora di essere stati con noi, ci auguriamo di vedervi presto oltre la Lombardia e speriamo che Laika possa continuare il suo complesso viaggio con altre uscite. Lasciate pure un messaggio dallo spazio per chi ci segue.

È solo una questione di tempo e di continuità!

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