LEGACY OF EMPTINESS | Aristocrazia Webzine

LEGACY OF EMPTINESS

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Kjell-Ivar Aarli – Basso
Øyvind Rosseland – Tastiere
Eddie Risdal – Voce, Chitarra, Programmi

Sono con noi oggi i Legacy Of Emptiness, la formazione norvegese di Symphonic Black ha rilasciato nel 2011 il proprio debutto omonimo, un buon album di cui troverete la recensione girando per il sito. Vediamo di approfondire la loro conoscenza.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, siamo ormai agli sgoccioli dell’estate, come l’avete trascorsa? E’ stata una buona stagione di live? Vi siete tolti qualche soddisfazione?

Grazie per lo spazio concessoci! Io non sono un grande fan dell’estate e non sto particolarmente bene al caldo. Si potrebbe dire che vado in una sorta di ibernazione e non ci esco fino a quando le foglie non cominciano a cadere, haha.

Diamo il via all’intervista vera e propria, parliamo della storia della formazione. Siete musicisti affermati e con alle spalle partecipazioni in act Industrial quali V:28 e V:O:I:D e in altri nell’ambito sinfonico come gli Ancestral Legacy che Insanity ha recensito nel recente passato. Cosa vi ha spinto a dar vita a questo nuovo progetto?

Ti porterò indietro a quando tutto ha avuto inizio. Accomodati, hehe. Nell’inverno del 1995 Eddie Risdal e io abbiamo iniziato a suonare insieme solo per il gusto di farlo. Abbiamo composto alcune canzoni e chiamato la band Permafrost. Non avevamo alcuna ambizione in quel periodo se non bere, suonare e divertirci. Più avanti si è aggiunto Øyvind Rosseland alle tastiere, il sound è cambiato un bel po’ e abbiamo ritenuto che sarebbe stato sbagliato continuare con un nome così cupo come Permafrost e lo abbiamo cambiato in Ancestral Legacy nel 1998. Abbiamo registrato due demo di scarsa qualità prima di scioglierci nel 2002. Nel 2000 Eddie e io siamo entrati con Kristoffer Oustad nei suoi V:O:I:D, Eddie alla chitarra e io alla voce. In quel periodo la mia salute era peggiorata dopo un incidente e sono tornato nel 1999, ma poi abbiamo dovuto annullare per causa mia un concerto in cui avremmo dovuto fare da supporto agli Enslaved. Ho capito che era giunto il momento per me di gettare la spugna. I V:O:I:D sono diventati V:28 e hanno pubblicato tre album, ma questa è un’altra storia. Eddie si è riunito agli Ancestral Legacy e, piuttosto che cambiare il nome, ci siamo lasciati i nostri demo alle spalle. In tutti questi anni vi è stata una sensazione di un’opera incompiuta per quanto riguarda questi demo e finalmente ci siamo riuniti di nuovo per ridare vita al tutto. Il risultato è, come ormai sapete, “Legacy Of Emptiness”. Cinque dei brani sono tratti dai demo e “Onward!” e “Departure” hanno preso vita durante le sessioni di registrazione. Lo stesso feeling di prima è ancora vivo e ci piace!

“Legacy Of Emptiness” è un disco dalle tante sfaccettature, ha un pizzico di movenze Death, qualche influsso doomeggiante e picchi avanguardistici. Quanto vi è stata d’ispirazione la vostra cultura nazionale legata alle release “classiche” del genere? In più di un’occasione rimandi a Dimmu Borgir (quelli old) e Arcturus sembrano essere palesi. E’ difficile tenere fuori certe realtà da un sound di questo tipo?

Noi non ci limitiamo a un determinato modello quando componiamo musica. Se ci piace lo facciamo. La maggior parte delle canzoni vengono fuori dalla mente di Øyvind. Lui non ascolta molto musica (guarda principalmente film e gioca) quindi ha un approccio alternativo alla composizione. Penso che sia abbastanza naturale essere paragonati e collegati ad altri gruppi norvegesi che operano nello stesso genere. Noi non siamo direttamente ispirati da loro ma forse, siccome proveniamo dallo stesso background, traiamo ispirazione dalle stesse fonti.

Un album vario che sa colpire con il blastato in “Possessed” e “Cross The Sea” e mantenere tonalità scure con “Ringer Of Death”, non c’è traccia di omogeneità, il disco scorre via piacevolmente e senza grossi intoppi. Com’è stato comporlo?

Abbiamo avuto da subito una chiara visione di come volevamo questo disco. Non entrarò nei dettagli dicendovi cosa potete sentire nelle diverse fasi del disco, come tutte le cose è un’esperienza individuale. Nulla è stato fatto per caso ed è nostra intenzione che l’album venga ascoltato come un tutt’uno unico per ottenerne la piena visione.

Quali sono le difficoltà nello sfornare un disco simile oggi? La scelta delle tematiche da affrontare, il tipo di costruzione da fornire ai brani? Molti lavori in questo stile sono o troppo pomposi, quasi al limite del pacchiano, o rischiano di esser citati in giudizio per plagio ripetuto all’inverosimile, come trovare un giusto equilibrio e dare un minimo di personalità propria alla musica?

Le canzoni tendono a venire del tutto naturale per noi e non siamo mai stati in una situazione in cui abbiamo avuto bisogno di forzare la creatività. Di solito Øyvind inizia con uno schema di base per un pezzo poi Eddie e io lo strutturiamo e lo riempiamo con le nostre idee. Il background musicale di Øyvind, o forse dovrei dire l’assenza di esso, ci dà un angolo di prospettiva diverso rispetto a molte altre band nel nostro genere. Come hai detto tu, ci sono molte trappole in cui si può cadere. Molte band cercano di essere il più pomposo possibile. In molti casi il flusso delle composizioni soffre di questo aspetto. Noi abbiamo la capacità ovviamente di fare cose più complesse, se vogliamo, ma preferiamo ottenere il feeling giusto piuttosto che metterci in mostra. Bisogna picchiare i propri figli solo perché si è in grado di farlo?

Avete affidato “Legacy Of Emptiness” alle cure di Dan Swano, com’è ricaduta la scelta sul genietto svedese? Avevate già avuto modo di entrarvi in contatto?

Avere Swano dietro il mixer per noi è stato davvero bello. Sia Eddie che io siamo stati grandi ammiratori della sua opera fino ai primi anni Novanta. Per rifarci dei nostri demo trascurati abbiamo deciso fin dall’inizio che questa volta saremmo andati fino in fondo. Ha messo il nostro suono sul binario giusto e sappiamo che abbiamo fatto l’unica cosa giusta.

Che riscontri avete avuto da parte della critica e dai fan e com’è stato supportato l’album dalla Ketzer Records?

I feedback sono stati assolutamente positivi in tutto il mondo. Penso di aver letto solo un paio di recensioni che non sono state molto positive. Entrambe italiane per qualche motivo, haha. Speriamo di poter cambiare la situazione. La Ketzer è un’etichetta underground con i suoi pro e contro. Il bello è che siamo liberi al 100% come artisti, cosa che è molto importante per noi. Un’altra cosa buona di piccola etichetta idealista è che si può essere sicuri che fanno il contratto perché a loro piace molto la tua musica e non per usarti commercialmente. Abbiamo avuto offerte da label più grandi, ma non c’era nulla di specifico. Il fattore negativo è che una piccola etichetta ha risorse limitate quando si tratta di promozione, ecc.

Parliamo di Metal in generale, com’è la situazione in Norvegia? Che ne pensate della scena odierna?

La scena norvegese è ancora principalmente focalizzata intorno alla parte estrema della musica. Quelli che erano grandi prima, continuano a essere grandi oggi e continuano a sfornare dischi di qualità. E con Varg fuori di prigione, anche Burzum è di nuovo in pista come se niente fosse successo. L’underground è un luogo più caotico ora rispetto a prima dell’arrivo di Internet. Chiunque con una chitarra e un computer può rendere pubblico un progetto in un paio di giorni e questo rende più difficile trovare quelli che hanno davvero qualcosa da offrire. Ci sono, ma bisogna investire un po’ di tempo. Personalmente penso che la magia si sia ormai persa per strada.

E di quella mondiale? Ci sono dei gruppi che secondo voi hanno portato davvero della linfa nuova al mondo Metal?

Vedo gran parte del problema anche in questo caso. Troppe band rilasciano dischi quindi sono sicuro che i gruppi che potrebbero davvero essere la prossima grande rivelazione rimangono annegate nella folla. Chi saranno i prossimi Maiden, Slayer, Black Sabbath, ecc. ? Penso che la risposta sia nessuno. Viviamo in un tempo dove tutto è diverso. Nulla ci scuote più. Il mistero non c’è più. Quando scoreggia Lemmy, il resto del mondo lo sa nel giro di un giorno.

Cos’è per voi il Black Metal? Quanto si sono modificate le radici dal genere dal periodo nineties ad oggi? E’ totalmente andato perduto ciò che quel periodo aveva costruito?

Per me è tutta una questione di musica e lo è sempre stata. Non sono mai saltato sul treno dell’anticristianesimo/adorazione del diavolo/Odinismo. La musica scatena emozioni interiori che cerco di mettere nei testi. Forse suona un po’ come un cliché, ma i testi che scrivo sono le mie riflessioni e niente altro. Non li vedo come una cosa importante per gli altri e non li stampo nel libretto. Abbiamo stampato solo un paio di righe di ogni canzone come un suggerimento per l’ascoltatore. L’eredità degli anni Novanta è ancora molto presente nella scena oggi, ma l’evoluzione è presente anche nella musica estrema quindi una certa progressione c’è stata. La scena è anche più accettata dalla società ora e devo dire che è meglio andare al supermercato senza essere additato come bruciatore di chiese, satanista, ecc.

Questione mp3 o copie fisiche, la musica ormai cammina sin troppo speditamente per canali digitali, è un male o un bene? Quello che vorrei capire è: un artista come fa ad accontentarsi di un giudizio basato su una serie di 01010101? Non è controproducente, sia per le band che per chi recensisce, trovarsi fra le mani dei file (peraltro non sempre di buona qualità) sui quali dover esprimere un proprio parere? Dov’è finita l’arte?

Odio tutto ciò che ha a che fare con mp3 o download. Ci vogliono l’anima e il feeling e gli mp3 non hanno nulla a che fare con l’arte. Io paragono la musica ad un buon pasto. Voglio che sia bello, voglio l’odore e il sapore. Non soltanto qualcosa che riempia il mio stomaco. Per me l’unico modo di consumare musica è in formato fisico e se potessi governare il mondo ogni release sarebbe stampata in vinile! Per come il mercato sta andando per quanto riguarda i promo delle etichette è solo un aspetto economico. La gente non compra più molti dischi e se la label invia duecento o trecento promo per vendere magari mille cd, non ha nessuna speranza di sopravvivere.

Quali sono i vostri progetti futuri? Vi siete già rimessi al lavoro su nuovi brani?

Abbiamo già realizzato un bel po’ di pezzi che speriamo si uniscano a formare il nostro prossimo album. Forse tra un anno o giù di lì. Se non riusciamo però a superare o almeno eguagliare il debutto, non ha senso farlo. Vorremmo anche realizzare il vinile di questo disco quindi se qualcuno là fuori ha ciò che serve per rilasciarlo, non esitate a contattarci.

Ci sarà possibilità di vedervi on stage nelle nostre zone?

Temo di no. Non siamo un gruppo da live a causa di diverse circostanze. C’è il fattore della salute perchè io soffro ancora gli effetti collaterali dell’incidente prima menzionato. Anche Eddie è impegnato con gli Ancestral Legacy in tour. Stanno andando a fare un viaggio in Germania, Olanda e Belgio nel mese di ottobre, quindi se siete nella zona cercateli. Naturalmente però, mai dire mai.

L’intervista è giunta al termine, vi ringrazio per la disponibilità concessaci e vi lascio la parola per portarla a conclusione come meglio credete.

Grazie per il supporto, è stato un piacere. Spero che voi che leggete questa intervista impieghiate un po’ del vostro tempo per sentire il nostro disco. Se vi piace, compratelo. Se non vi piace, comprate un altro disco che vi piace. Supportate la musica e le band che vi piacciono!
Hail Erik Ribsskog!