MALTHUSIAN – Intervista

Gruppo:Malthusian
Formazione:

    • PG – Basso e Voce
    • MB – Chitarra e Voce
    • JK – Batteria
    • TMK – Chitarra

In occasione del loro concerto a Milano, durante il tour con i giovani statunitensi Suffering Hour in apertura, ci siamo seduti a un tavolo con Matt Bree (chitarra e voce) e il nuovo entrato Tom McKenna (chitarra), due quarti dei Malthusian. Un sacco di cose sono state dette, ancora di più sono state pensate, ma la maggior parte sono state bevute. Siamo partiti da lontano, ricordando le loro passate esibizioni da queste parti e le sensazioni che ne sono scaturite. La migliore situazione che gli irlandesi hanno vissuto qui in Italia è stata sicuramente quella del Navajo Calling Fest, nel 2015, in compagnia di Mortuary Drape, Caronte e tanti altri. «I Mortuary Drape che suonavano sotto una luna piena, cazzo, fu una figata».


Ho iniziato chiedendovi di questo, perché un tema ricorrente nelle vostre interviste è l’Irlanda, il vostro Paese, e la sua piccola scena locale. Qui in Italia abbiamo più o meno lo stesso problema, non c’è molto spazio per il metal underground…

MB: Beh, quella volta c’era gente, perché c’erano dei nomi grossi che suonavano, ma altre volte ci è capitato di suonare in Italia e merda, non c’era veramente nessuno. D’altra parte Navajo Calling ci fece un’ottima impressione, fu un bell’evento.

Simile alla situazione che vivete dalle vostre parti, immagino…

MB: Sì, in Irlanda ci sarà sempre un movimento piccolo. È così, punto e basta. Ma oggi è una scena viva, è in salute. Ultimamente sono spuntati i Sacrilegia, e suoneranno anche al Maryland Deathfest, che per una band esordiente è un grande risultato, ma in generale è sempre la stessa storia, succedono sempre le stesse cose. Non c’è nessun vero cambiamento, o almeno le persone che suonano non cambiano granché, sono sempre le stesse [ridacchia].

Ma parliamo delle cose che fate: Across Deaths, il vostro debutto, è stato pubblicato nel 2018 su Invictus Productions. Dopo un anno è tempo di guardarsi indietro e tirare le somme.

MB: Sì, è una sensazione complicata. L’album ci ha messo un sacco a uscire, e probabilmente abbiamo perso un’occasione per sfruttare lo slancio che avevamo ottenuto dopo il demo e l’EP… Ma lo adoro, cazzo. È sempre una faccenda soggettiva quando si parla di cose del genere, ma sì, avevamo Darragh di Invictus che si occupava della pubblicazione in Europa e Matt di Dark Descent che gestiva le cose negli U.S.A., per cui è andato tutto per il meglio. Ma c’è così tanta cazzo di musica che esce ogni giorno. Anche come fan…
TMK: È fottutamente difficile stare al passo con tutta quella roba.
MB: E la gente è sempre più labile oggi, cambia così facilmente, tutto succede a una velocità tale che la gente si perde… Ma ora è il momento per noi di insistere.

Cosa cercate di trasmettere con la vostra musica?

MB: Niente. Questa è semplicemente la musica che amiamo, ha radici oscure, è diretta, ti scuote e ti stimola, almeno per me creativamente è così. Penso che tutto questo sia abbastanza evidente, ma non è qualcosa che facciamo di proposito.

E il piano è di pubblicare materiale nuovo presto, quindi?

MB: Non sarà quest’anno, perché non faremo in tempo, ma speriamo…
TMK: Stiamo lavorando a un EP, e ci piacerebbe pubblicarlo più prima che poi, speriamo all’inizio dell’anno prossimo.
MB: Abbiamo appena iniziato a lavorarci, Tom è nuovo, è entrato quando Andy [Cunningham, voce e chitarra] se n’è andato. Era già stato in tour con noi in passato, ed era l’unica opzione. E abbiamo iniziato a scrivere. Sta succedendo tutto in modo molto naturale, e ci stiamo impegnando al massimo. John [King, batterista anche di Dread Sovereign, Conan e diversi altri] è una persona molto impegnata, ma la ruota sta girando. Iniziamo a essere molto eccitati.

L’avete nominato voi: c’è stato il vostro primo cambio di formazione…

MB: L’unico cambio di formazione, sì.

Cos’è successo con Andy?

MB: Solo… Cazzo… La vita fa il suo corso, sai… Stiamo invecchiando. Si è sposato, ha un figlio ora, un lavoro e tutta quella roba lì. La vita ha preso il sopravvento.
TMK: Ho suonato coi Malthusian nel 2015, negli U.S.A., poi sono stato impegnato a mia volta e ora sono tornato perché Andy se n’è andato.
MB: Ma anche Andy l’ha detto subito, nello stesso messaggio in cui diceva che se ne sarebbe andato: «Fatelo fare a Tom». Era davvero l’unica opzione possibile. Se Tom avesse rifiutato, probabilmente avremmo rinunciato e chiuso bottega. Andy è ancora uno dei nostri migliori amici, eravamo alla sua festa di fidanzamento, al suo matrimonio.

Ero curioso perché come sicuramente sapete non ci sono molti gruppi in grado di mantenere una line up stabile per anni, e ricordo che Andy era anche quello che si occupava della maggior parte delle interviste…

MB: Cazzo, che se le smazzi pure tutte!
TMK: Amico, quanto gli piace parlare! [ridono entrambi di gusto]

Sono rimasto sorpreso quando ho scoperto che non era più nel gruppo.

MB: Sì, la sua passione per la musica è incredibile. E sì, cazzo quanto gli piace parlare, eravamo sempre felici di mollare a lui le interviste.
TMK: Sono stato io a organizzare questo incontro sai, l’ho detto a Matt più o meno un’ora fa: oh, guarda che tra poco abbiamo un’intervista.
MB: Gli altri due hanno risposto semplicemente: «COL CAZZO».

Beh Matt tu hai anche rilasciato un’intervista a Bardo Methodology l’anno scorso, anche a te piace parlare alla fine.

MB: Vero, ero io, ma fu Andy a fare la prima.

È così che mi piacciono le interviste, una discussione con gli artisti che non sia solo quando uscirà il prossimo album?… E ricordo che uno degli argomenti coinvolti furono le droghe.

MB: Nessuno vuole più leggere quelle cazzate, per quello Bardo è strepitoso. [Ride] Corretto, le droghe, in parte. Niklas [Göransson, editor di Bardo Methodology] va matto per la psichedelia e avevamo discusso un sacco di quella roba poco prima, quindi l’intervista poi è andata in quella direzione. E a me piacciono le droghe, le uso [ride di nuovo]. Fare quell’intervista con lui fu molto di più che solo musica, e mi stavo un po’ cacando sotto perché gli argomenti che tira in ballo sono così diversi, è molto più personale, e siamo finiti a parlare di quello. Ma è tutto rilevante nell’ottica della persona che sei, da quale parte di mondo arrivi e la cazzo di follia che ti porti dentro.

Vero, più conosci una persona, più comprendi e apprezzi la sua musica. Un altro spunto proprio di quella intervista è che sei appassionato di techno.

MB: Assolutamente, a me la musica piace davvero tutta. La techno è stupefacente.

Da che ricordo dicesti che l’aspetto fondamentale della musica è esserne colpiti, nel senso di sconvolti. La mia sensazione però è che nella musica mainstream, per quanto sia sempre stata coccolosa e accogliente, si stia perdendo qualsiasi tipo di complessità, sta diventando sempre più facile, mentre l’elettronica underground…

MB: Combatte. Ti tormenta. Ti spaventa. Sì, cazzo, e anche l’elettronica più mainstream ultimamente sembra stia diventando più pesante e più sporca, dappertutto. Roba come Vatican Shadow è estremamente diretta, poi ci sono cose come i Daughters, che non sono specificamente elettronica, ma stanno diventando piuttosto grossi pur essendo oscuri e opprimenti. Mi piace anche la musica pop, c’è un tempo anche per quella, ma sì, è ovvio che è nell’underground che trovi la roba più deviata e rumorosa.

A proposito di musica lontana dal metal: in tutto il vostro album c’è il contributo di Cormac MacDiarmada dei Lankum, giusto? Dove di preciso? Faccio davvero fatica a sentire quel violino.

MB: Certo. Tutto il finale di “The Gloom Epoch” sono viola e violino [ok, è l’unico punto di tutto il disco in cui si sente – Bosj]. I Lankum sono nostri amici, Cossie se ne uscì con questa idea e per un po’ durante le registrazioni fu bellissimo allontanarsi da tutto quel rumore. Ha centrato l’obiettivo, cazzo. Ha messo giù tantissimo materiale e quella è la parte che abbiamo finito per usare. Non è stato semplice trovare una giusta collocazione per quei suoni. All’inizio la nostra reazione fu circa: E mo’ che cazzo ce ne facciamo di ‘sta roba qua? Ce l’ha lasciata lì, e penso che alla fine sia perfetta, cattura totalmente l’umore del nostro album.

Quindi mi aspetto che i Malthusian siano ospiti sul loro prossimo album.

MB: Dei Lankum? Nooo.
TMK: Sarebbe fico però [ridono].

Hanno anche appena rilasciato un video, se non sbaglio.

MB: Sì, “The Wild Rover”. E stavamo parlando di droga, no? Ecco, quello è un cazzo di trip! Ma noi sul loro disco, no, non funzionerebbe! Però sono gasatissimo dal nuovo album, sono diventati ancora più oscuri e ancora più drone, ed è pazzesco per una band che stava iniziando ad avere una sorta di successo commerciale. Cambiare nome [i Lankum originariamente si chiamavano Lynched] e diventare ancora più strani… C’è un grado di sicurezza di sé nel fare una cosa del genere, e l’hanno fatta pure bene, e la gente sembra apprezzare, il che è grandioso. Fare un grosso cambiamento del genere e comunque avere riscontri positivi, sapere che alla gente piacciono le canzoni drone.
TMK: Beh, sono sempre stati piuttosto strambi, “The Turkish Reveille” sull’ultimo album, quella sì che era drone.
MB: Vero, tutto quel disco era un sacco drone. E questa versione di “The Wild Rover” si basa su una versione più vecchia, non quella che la gente è abituata a sentire. C’è davvero della ricerca alle spalle di quello che fanno.

A proposito di ricerca, uno degli argomenti che ad Andy stavano più a cuore, leggendo le sue interviste…

MB: L’archeologia.

Sviluppate ancora quei concetti e quelle idee, ora che Andy non c’è più?

MB: No. Era lui a scrivere tutti i testi. Io scrissi qualcosa per il demo, ma amo lo stile di scrittura di Andy, e lui ama scrivere, per cui ero felice di lasciare che se ne occupasse lui. Anche Johnny è archeologo in realtà, sembra che in questa band amiamo tutti scavare dei cazzo di buchi. Io lo faccio solo in altra maniera, non con la pala. Ma certe cose che scriveva, certe immagini che usava, portava in musica dei concetti meravigliosi. Quello è un aspetto di cui dovremo occuparci. A me piacerebbe che fosse ancora lui a scrivere i testi, ma gli altri non credo sarebbero d’accordo, quindi probabilmente non succederà. O almeno, non dichiaratamente…
TMK: Sì, ci conosciamo bene e siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, per cui musicalmente non siamo minimamente preoccupati. Abbiamo iniziato a provare e funziona tutto alla perfezione, tutto suona esattamente come vorremmo.
MB: I testi, d’altra parte… Erano compito suo cazzo. Lo faremo rientrare dalla finestra.

A proposito di testi, una domanda un po’ strana. Nel metal estremo c’è sempre stata un’enorme fascinazione per l’escapismo, per il fantasy e tutte quelle cose là, fin dagli albori. Negli ultimi anni mi sembra di vedere invece un cambio di paradigma, con un focus che si sposta verso gli aspetti più cosmici dell’esistenza.

MB: Blood Incantation.

Precisamente, o tutta l’ondata cosmic black, con concept sui corpi astrali, sull’universo e tutto il resto. E penso che anche voi facciate parte di quell’area, parlando di archeologia e del pianeta Terra, scavando quei buchi di cui parlavi. Perché secondo voi sta succedendo tutto questo? L’inferno e i troll hanno semplicemente perso il loro appeal?

MB: È davvero una cazzo di domanda strana. [ridono entrambi]
TMK: Credo abbia semplicemente a che fare con il fatto che tutto si è evoluto, in un certo senso. Una volta nel metal potevi cavartela cantando di qualunque cosa, del diavolo, di fruste e borchie e catene. Ma tutto deve evolversi e non puoi uscirtene con una band trent’anni dopo, dopo che tutta quella roba è stata già fatta, fare anche tu le stesse cose e sperare di non suonare come un deficiente. Ci sono gruppi che riescono a farlo, e li adoro, rispetto quelli che possono mettere insieme quei testi ridicoli, prendi i Midnight ad esempio, e fare davvero della buona musica, ma a parte quei pochi, tutti devono evolversi. Incluso io, non potrei mai scrivere testi del genere e star bene con me stesso. Non puoi continuare a rimestare la stessa roba ancora e ancora e ancora. Bisogna andare avanti, cazzo. Ora abbiamo la possibilità di dare uno sguardo più ampio all’universo.
MB: Il modo in cui le persone guardano al mondo sono convinto abbia molto a che fare con internet. Quando si parlava di Tolkien, la gente leggeva quei libri. Ora è tutto lì, alla portata di chiunque, e per quanto riguarda l’aspetto cosmico, beh, niente ti fa sentire più insignificante di avere tutto davanti a te. È un senso di totale desolazione. In un certo senso, la gente vuole essere presa più sul serio che non, beh…
TMK: Satana, borchie e catene.

[Indico la maglietta dei Grotesque di Tom] I Grotesque erano dei ragazzini che grugnivano di Satana, ma era quasi trent’anni fa, e quei ragazzi sono maturati un po’ come l’intero concetto di metal estremo.

TMK: Era diverso. Prendi Il Signore Degli Anelli. Negli anni ’90 dovevi leggerlo, era una roba di nicchia, poi improvvisamente nel 2001 tutti lo conoscevano, chiunque scoprì che nomi e idee arrivavano da lì. Oh, i Gorgoroth? Sì, il loro nome arriva dal Signore Degli Anelli.
MB: Hey, io mi chiamavo Bree anche prima. [grasse risate]

Però è una buona risposta, questo cambiamento è un modo per diventare ancora più esclusivi.

TMK: Assolutamente! Venticinque anni fa era esclusivo leggere i libri di Tolkien. Era una cosa per pochi.
MB: La cultura mainstream l’ha risucchiato, reso digeribile a tutti e risputato fuori. E questa roba succede sempre più velocemente, e la gente si stufa di tutto sempre più in fretta ogni giorno che passa. È così per la musica, per i film, per qualsiasi cosa. Amico, alla fine si è rivelata una domanda interessante.

Piacere mio.

MB: Vedi, siamo bravi a dire cazzate.

Parliamo un attimo del vostro nome: Malthusian. Quindi siete convinti che il genere umano sarà la causa della sua stessa distruzione? Siamo la radice di tutti i mali e destinati al fallimento?

MB: Sì. Sì. È una cosa che mia madre disse a mio padre una volta, anni fa, e ho avuto un sacco di tempo per pensarci su. È una cosa che vedo in ogni aspetto della vita. Continuiamo a mettercelo in culo a vicenda ancora e ancora, in qualsiasi situazione. E anche se è un modo semplicistico di metterla, dire che il problema siamo noi, il punto è che è vero, lo siamo. È colpa nostra. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, le cose continuano ad andare avanti così e alla fine chissenefotte. A me la cosa sta bene, immagino. Cazzo, alla fine mi prenderò una sbronza colossale e morirò.
TMK: Sì. [E i due bevono a turno dalla stessa latta di birra].
MB: Questo te lo dice uno che non ha famiglia, non ha figli, niente del genere. Certo, è più facile così, quando sei almeno in parte fuori dal problema, quando ne patisci meno conseguenze.

Ma è anche una scelta entrarci, in questo tipo di problema. Io non potrei permettermi un figlio, o una famiglia.

MB: Amico, voglio un cazzo di cane!

Non potrei permettermi neanche un cane, sono fuori di casa quattordici ore al giorno.

MB: Lo ammazzeresti, povera bestia. Sì, le persone lo fanno, si infilano consapevolmente in queste situazioni, per cui… Sì, cazzo, da persona adulta posso dirti: è una cosa che hanno fatto, una loro scelta, non dovrebbe fregarmene un cazzo dei loro fottuti bambini. A meno che… Lei non sia bellissima [e ce la ridiamo tutti].

La prima foto è ©Jason Oberuc, la seconda ©Bransholm Photography.
Tutte le immagini in questo articolo compaiono per gentile concessione della band.

Trovi i Malthusian su Facebook e su Bandcamp.

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