MICK MOSS – ANTIMATTER

Gruppo:Antimatter
Formazione:

  • Mick Moss

Mick Moss, mente degli Antimatter, è da tempo uno degli artisti più apprezzati qui in redazione. In occasione dell’ultima tappa romana al Wishilist Club, grazie al supporto della Dark Veil Productions siamo riusciti finalmente a fare quattro chiacchiere con lui su Black Market Enlightenment (2018, Music In Stone) e molto altro.


Parliamo del tuo ultimo disco, Black Market Enlightenment: è stato il tuo primo album pubblicato come indipendente, dopo un lungo rapporto con Prophecy Productions. Qual è la ragione che ha portato a questa decisione e com’è stato tornare ad autoprodurre i tuoi lavori?

Mick Moss: Ultimamente ho visto gruppi pubblicare EP o finanziare album via Facebook o Bandcamp. Quando l’ho notato ero un po’ invidioso di questo tipo di approccio, dedicarsi a una campagna e vendere la propria musica in prima persona. D’altra parte, avevo aperto la mia etichetta una decina d’anni fa per pubblicare Live @ An Club, qualche disco dal vivo qua e là. L’ultimo DVD live uscì nel 2017 e, a dire il vero, andò molto bene, mi è piaciuta la sensazione di essere al controllo delle vendite. Volevo provare con un album vero e proprio ed era un’idea abbastanza spaventosa, essendo un grosso investimento, considerando anche la mancanza di promozione dovuta al non essere parte di un’etichetta. Chiaramente, Prophecy voleva rifirmarmi, ma le ho detto che non c’erano problemi fra noi, era un qualcosa che sentivo di dover fare. Insomma, è stato molto stancante, ma ne è valsa la pena, sono contento di averlo fatto.

Per curiosità, essendo questo il tuo settimo album, ho letto da qualche parte che il sette è un numero importante per te e che questo potrebbe aver giocato un ruolo nella decisione. Come mai?

Non saprei, mi sembra che sia sempre stato significativo, non c’è una vera ragione. L’ho sempre sentito, anche da bambino, che c’era qualcosa nel numero sette, anche prima che scoprissi che si trattava di un numero fortunato. È un numero importante anche nelle religioni, ma non sapevo nulla di tutto ciò all’epoca, semplicemente da piccolo vidi qualcosa istintivamente in quel numero. Credo che, quando ero molto giovane, vinsi un concorso sul numero sette, una gara sulla radio o qualcosa del genere, e poi questa cosa è rimasta con me.

In un’altra intervista hai detto che le persone sono in un certo senso separate da ciò che si trova al di fuori delle mura di cemento, come le nostre città, è come se fossimo sempre separati dalla natura. Si tratta di un tema molto caldo ultimamente, la nostra relazione con la natura e quello che le stiamo facendo, considerando per esempio i tanti movimenti ambientalisti che stanno crescendo, come Extinction Rebellion nel Regno Unito. Qual è la tua opinione sul tema?

Beh, non ne faccio una questione politica in quel senso, non ho bisogno di prendere posizione politicamente per dire che ovviamente la strada che stiamo percorrendo come razza umana è sbagliata. Ho letto un libro recentemente, chiamato Sapiens, che parla di noi come creature, come specie in particolare e di quello che abbiamo fatto al pianeta, ovunque siamo andati altre specie si sono estinte in grossi numeri. Ovunque andiamo, e non è solo coincidenza, hanno ripercorso i movimenti degli uomini in giro per il globo e, ogni volta che abbiamo toccato una nuova area, un’alta percentuale di specie è scomparsa, cazzo. Quindi vedi, non sono politico sul tema, ma ovviamente ne sono cosciente, so che è sbagliato. C’è qualcosa di totalmente psicopatico nella razza umana, siamo cose strane.

Questo ci porta alla mia prossima domanda. I due album precedenti mi sono sembrati più sociali in un certo senso, mentre questo è probabilmente più personale. Concordi con questa impressione? Qual è la differenza tra questi due aspetti della tua creazione, secondo te?

The Judas Table parlava di come sono stato trattato da alcune persone. Una piccola minoranza delle persone con cui ho avuto a che fare tendevano a essere abbastanza in alto sulla scala della psicopatia. È naturale in fondo, c’è qualcosa come il 2-3% [della popolazione], quindi era normale. Non ci avevo mai fatto caso prima e queste persone fanno parecchi danni. Io sono una persona abbastanza mite, tranquilla, non sono aggressivo, ho subito parecchio in passato. Mi ci sono voluti anni anche solo per capire cosa stesse succedendo. Questo è il tema di The Judas Table. Fear Of A Unique Identity parla di come seguiamo le masse indipendentemente dal fatto che stiano percorrendo una strada benevola o malvagia, basti pensare che durante la Seconda Guerra Mondiale c’erano preti che erano contenti di passare i nomi di bambini ebrei, sapendo bene cosa sarebbe successo, ed erano preti. Le persone erano contente di lasciarlo accadere, è strano. È più difficile resistere quando sei da solo, anche se quello per cui combatti è giusto.

Un po’ di tempo fa, ricordo di aver letto sulla tua bacheca Facebook che non riuscivi a trovare musica nuova che ti lasciasse qualcosa di significativo, quindi chiedevi consigli e commenti da fan e amici. Nel frattempo, hai trovato qualcosa che abbia catturato la tua attenzione?

È strano anche per me, non so se sono semplicemente diventato vecchio, perché ricordo mia madre e mio padre dire «che merda stai ascoltando?» e io «come possono pensare che sia merda? è bellissimo!». Credo di essere arrivato a quell’età in cui il mio cervello si è seccato per quel che riguarda ciò che accetta come musica e se qualcosa si colloca al di fuori di quel campo, la rigetta immediatamente. Ho anche cercato di andare in missione quest’anno, esplorando Spotify in cerca di qualunque cazzo di cosa, ma la musica moderna suona semplicemente aliena per me. Mi fa morire quando leggo in alcune recensioni gente che parla delle mie canzoni dicendo «è ovviamente un plagio di…» e poi una band che non ho nemmeno mai sentito. Intendo che le mie influenze vengono principalmente da synthpop e darkwave dei primi anni ’80, con cui sono cresciuto, che erano molto oscure e melodiche. Queste poi sono mischiate con i suoni più duri e metallici a cui mi avvicinai da ragazzo, oltre alla roba prog. Però non sono assolutamente influenzato dalla musica moderna. Sto ancora aspettando di restare colpito da una band moderna, ci provo, ci provo e riprovo, ma tutto mi suona strambo.

Tutte le canzoni dell’album sono materiale nuovo?

Tutto nuovo, ho preso una decisione cosciente sul non pescare dal mio archivio, che al momento comprende 25 canzoni. Quello che volevo era una tela completamente bianca, su cui potessi lanciare merda, vedere quello che restava e procedere in maniera completamente creativa. Vedi, speravo che questo mi portasse verso posti in cui non ero ancora stato, e penso di esserci riuscito.

Ed ecco una domanda molto stupida, se vuoi. C’è qualcosa che non hai ancora fatto e che vorresti fare, tipo suonare da qualche parte, o collaborare con qualcuno?

Sì, non mi dispiacerebbe una cosa a tre con due donne. [ride]

E musicalmente?

Mentre c’è della musica in sottofondo. [ride] Non sono molto ambizioso, lo dico per davvero. Sono ambizioso sotto certi aspetti, nel senso che non voglio arrendermi e non voglio lasciarmi morire senza fare nulla. Vedi, lavorare sulla musica dona al mio cervello una direzione, quindi sono felice di continuare a lavorarci. In questo senso sì, sono ambizioso. Per quanto riguarda, invece, il raggiungere grandi traguardi e prendersi la Luna, non me ne frega granché, perché è ridicolo, non puoi approcciarti alla cosa in questo modo comunque, perché resteresti deluso. Quindi, non la vedo così. Non sto lì seduto a pensare che vorrei proprio lavorare con questa persona o suonare su quel palco in particolare, sono felice e tutto ciò che accade è un bonus. Abbiamo suonato al Night Of The Prog l’anno scorso e quello, nonostante ciò che ho appena detto, era un palco sul quale avrei voluto suonare. Suoniamo a tanti bei festival e finché posso vedere il pubblico e notare che la musica sta creando connessioni con le persone, finché sto bene e posso continuare a scrivere musica, sono una persona felice.

Un’ultima domanda. In quest’album c’è anche qualcosa di Aleah Stanbridge e tutti sappiamo che la sua è stata una scomparsa che ha dato un durissimo colpo a chiunque segua la musica in generale e, soprattutto, questo tipo di musica. C’è qualche ragione in particolare per cui hai deciso di inserire il pezzo nell’album, dopo la sua scomparsa? Considerando anche che avevi lavorato con i Trees Of Eternity un paio di anni fa.

Quando l’ho incontrata, Aleah era una ragazza stupenda, in entrambi i sensi, era incantevole e anche una persona assolutamente bella. Ci incontrammo e parlammo, era una fan degli Antimatter e mi chiese di cantare con i Trees Of Eternity, dissi di sì e lei disse «mi piacerebbe cantare su uno dei tuoi album», quindi ci mettemmo d’accordo. Poi, è venuta a mancare. Sarebbe stata la cantante di un disco degli Antimatter. Se non fosse stato Black Market Enlightenment, sarebbe stato il successivo o quello dopo, ma sarebbe successo. Volevo onorare quell’impegno. Sono rimasto in contatto con Juha (Swallow The Sun) che era il suo compagno, gli ho chiesto se ci fosse una qualunque cosa registrata di Aleah, che sentivo di dover includere in questo album. La canzone “Existential”, doveva essere lei, lo sentivo, quindi ho chiesto a Juha se avesse qualcosa che potesse starci bene. Gli ci volle una vita per rispondere e quasi alla fine mi mandò questa parte, io rimasi così: cazzo, è incredibile. Lei l’aveva fatto al microfono. Aveva registrato quella parte quel giorno, proprio per farla finire in “Existential” in futuro. Credo nella ragione e nel destino, quindi questo è il motivo per cui è nell’album, perché io e lei avevamo deciso che fosse così. L’abbiamo fatto succedere.

È meraviglioso, non riesco a trovare altre parole. Grazie infinite, c’è qualcos’altro che vorresti dire ai nostri lettori?

Semplicemente, a chiunque ci abbia supportato negli anni, siete voi a farci continuare, siete voi a rendere possibile il nostro muoverci verso il prossimo progetto, quindi grazie.

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