MOTHER SUSURRUS

MOTHER SUSURRUS

Informazioni
Autore: Mourning
Traduttore: Insanity

Formazione
TM – Batteria
VP – Chitarra
LK – Voce
JL – Chitarra
TO – Basso

Il nome dei Mother Susurrus è fra quelli che potrebbero fare strada nella musica, abbiamo iniziato a conoscere questi artisti finnici con l’ep omonimo e il debutto “Maahaavaa”, approfittiamo quindi della loro disponibilità per farci svelare qualche dettaglio in più, rivolgendo loro alcune domande.

Benvenuto sul nostro sito, come sta andando la promozione dell’album e come ti va la vita in genere?

LK: Grazie, stiamo bene. L’album è stato accolto con mentalità aperta e i brani suonano ancora bene. Siamo abbastanza pigri per la promozione, spero che la musica parli da sola.

Iniziamo col parlare di chi sono i Mother Susurrus, da cosa deriva il vostro nome e perché avete scelto di utilizzare due lettere a testa per identificarvi?

Dare un nome alla band è stato un lavoro sorprendentemente faticoso. Queste parole particolari mi dicevano qualcosa. Per ciò che sento, l’indiscutibile profondità del rapporto tra madre e figlio ha qualcosa a che fare con esse. Le lettere sono le nostre iniziali. Volevamo mantenere l’anonimato d aggiungere un po’ di mistero.

Vi contattai al momento dell’uscita del vostro ep e ne rimasi piacevolmente sorpreso, vi ho ricontattato adesso e mi ritrovo fra le mani un disco in parte diverso da ciò che pensavo di trovarvi dentro. Ho percepito una maturità nell’intento di dar vita a qualcosa di distintivo e una voglia di ampliare il sound ragguardevole. Cos’è cambiato in questi tre anni dal punto di vista della composizione? Sono mutati anche i vostri ascolti quotidiani?

I cambiamenti sono sempre presenti, giusto? Progressione e regressione: nel pensiero, nell’umore generale, nelle opinioni su una certa forma di arte e nelle abilità della persona. È un cliché, ma il cambiamento è stato naturale. In breve, sì, è a causa dell’ampliamento o del restringimento dei nostri gusti musicali.

Leggendo i vostri testi ho notato una forte sensazione di contrasto che si presenta con costanza, cosa che poi viene avvalorata dalle movenze della musica, ma frasi come: “He’s a number, name, a self-made slave / The promise child, the bitter man” e ancora “God that builds with care / And learns through FAILURE” sono conduttrici di un’amarezza importante e di una visione della religione e di ciò che le ruota attorno (vi sarebbero molti altri passaggi da evidenziare e tenere in conto) alquanto severa o mi sbaglio? Siete dell’opinione che sia stata e sia tuttora un cancro per la società?

Sì, c’è della delusione, ma riguarda anche l’osservazione di se stessi. Alla fine, non sono meglio di un prete o di un imam. Inoltre non sono così ansioso di pensare per voi. Qualsiasi cosa tolga la felicità a qualcuno o rovini l’ambiente è di solito sbagliata.

Dietro alle tematiche trattate vi è un vero e proprio concept o si tratta di un legame voluto, tuttavia non formante un unico filo conduttore?

I brani hanno vissuto la loro vita per un tempo abbastanza lungo. Per quanto riguarda i testi, se c’è un tema da trovare, è l’uomo.

Come in parte ho già detto poco fa, il contrasto emotivo è una delle caratteristiche che ha dato valore alle atmosfere insite in “Maahaavaa”. In quale maniera è possibile trovare una combinazione ideale fra voce, note e ambientazione di contorno del brano? E a distanza di tempo, riascoltando il disco, siete soddisfatti delle varie pieghe di cui è in possesso?

Per la maggior parte è un legame forzato, ma comunque intuitivo tra cinque persone molto diverse. È interessante vedere come uno scenario così caotico possa essere usato per creare qualcosa di stranamente ordinato. Penso che siamo tutti fieri dell’album come oggetto intero.

Che significato hanno le immagini inserite esternamente e internamente al libretto? E il simbolo che divide il vostro nome?

Il significato è donare emozioni. Il simbolo ricorda qualcosa, no?

Il movimento legato alla musica lenta, psichedelica e altamente atmosferica ha preso il largo, in questi ultimi anni il numero di band al proprio interno è divenuto spropositato. Pensi che anche all’interno di questo mondo si sia venuta a creare una sorta di moda? E nel caso, lo riterresti esclusivamente un fattore negativo?

Siamo una specie socievole e penso che non possiamo farci niente. Le cose succedono in cicli. Spero che la gente non si sforzi di suonare in modo diverso da come vorrebbero.

Quali sono gli artisti della vostra scena nazionale che ammirati e con i quali ti senti in sintonia artisticamente parlando?

Rispolvererò la mia etichetta di hipster e nominerò qualcosa di diverso dai soliti amici doomster, psiconauti, collaboratori e amici di etichetta: Sur-rur, Sokea Piste, Salaneuvosto, Avasaxa, Pan Sonic.

Avendo la possibilità di organizzare una serata in cui far suonare cinque band, con i Mother Sussurrus ovviamente a ricoprire il ruolo di headliner, su quali ricadrebbe la scelta e perché?

Vedi sopra. Amo la varietà. Non metterei noi come headliner tuttavia.

Rimanendo in ambito di live, com’è la situazione lì da voi? C’è la possibilità di suonare con frequenza? Avete avuto modo di presentare il disco in tale sede?

Non siamo molto attivi nell’organizzare concerti, per cui di solito è successo perché qualcuno ci ha chiesto di suonare. La dimensione live è tutto un altro mondo per noi. Penso che abbiamo suonato tutte le canzoni dell’album in una forma o nell’altra.

I cinque dischi che vi hanno reso ciò che siete adesso? A quale ricordo leghereste ognuno di essi?

Per semplificare il compito, mi fermerò ai primi tre in ordine alfabetico:
Aphex Twin – “Selected Ambient Works Vol. 2”;
Black Sabbath – “Black Sabbath”;
Circle – “Taantumus”.

Quali album hai comprato e quali film hai visto nell’ultimo periodo?

Alcuni che ho ascoltato regolarmente:
The Men – “New Moon”: stanno diventando più leggeri ma non peggiori;
Voivod – “Target Earth”: probabilmente una delle migliori uscite metal degli ultimi anni;
Pharaoh Sanders – “Love Will Find A Way”: più Funk, più roba da “Love Boat nello spazio” da un guru del Free Jazz;
Arpanet – “Wireless Internet”: minaccioso, una sorta di Detroit Techno retro-futuristica;
Primer – “Grade A+ Science Fiction”: non vedo l’ora di visionare “Upstream Color”.

Data la fervente ricerca degli appassionati del genere per il formato vinilico, è prevista un’uscita in tale formato?

Sì. Arriverà più avanti, entro fine anno, speriamo a metà o fine estate.

Cosa ci dobbiamo attendere in futuro? Quali sono i progetti in cantiere?

Sì, stiamo provando nuovi brani e probabilmente pubblicheremo qualcosa di più breve prima di un nuovo album.

Siamo arrivati alle battute finali, ti ringrazio per la disponibilità e il tempo dedicatoci e ti lascio quindi la conclusione dell’intervista nella maniera che ritenete più opportuna.

Grazie mille, questa è stata la nostra prima intervista in assoluto. Che gli spiriti siano con voi!

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