Superare il tormento con Andrew Craighan dei My Dying Bride

MY DYING BRIDE – Un’intervista ad Andrew Craighan

Gruppo:My Dying Bride
Formazione:

  • Andrew Craighan – Chitarre
  • Aaron Stainthorpe – Voce
  • Lena Abé – Basso
  • Shaun Macgowan – Violino
  • Jeff Singer – Batteria
  • Neil Blanchett – Chitarre Live

È stato davvero un onore per me parlare con Andrew Craighan, chitarrista e fondatore dei maestri del doom metal My Dying Bride, sono sicuro che molti di voi non vedono l’ora di leggere le sue risposte. Abbiamo avuto l’occasione di discutere del ritorno della band con The Ghost Of Orion, dopo cinque anni molto complicati dall’uscita precedente, così come della nuova collaborazione con Nuclear Blast e dei piani futuri.


Questo è il primo album dei My Dying Bride in cinque anni, quindi c’era grande attesa per sapere cosa sarebbe uscito dalla tua mente in The Ghost Of Orion. Puoi dirci qualcosa di più sul processo di scrittura che ha portato a questo disco?

Andrew: È stata un’esperienza difficile e molto diversa. Sono sicuro che sapete dei problemi che Aaron ha dovuto affrontare [alla figlia di Stainthorpe è stato diagnosticato il cancro nel 2017], che ovviamente hanno avuto degli effetti sulla band in vari modi. Poi ci sono stati alcuni abbandoni che per noi sono stati un po’ uno shock, dato che non ce li aspettavamo. Per tenermi su una risposta di tipo musicale, gran parte del processo fu semplicemente singolare, nel senso che non abbiamo avuto una vera e propria scelta. Chiaramente avevamo la scelta che ha preso chi ha deciso di lasciare, ma io non volevo fermarmi, anche se a volte quello che succedeva era piuttosto scoraggiante. È allora che ci siamo trincerati, come diciamo in inglese (dig in), credo che sia un verbo che venga dai tempi della Grande Guerra, nelle trincee. È stata quella mentalità, se sapete qualcosa dei My Dying Bride, siamo in giro da un po’. Ho un’idea abbastanza chiara di quello che dobbiamo fare musicalmente, indipendentemente dalle situazioni. La chiave era il tempo a disposizione per lavorare sul materiale, mentre Aaron era impegnato per via della sua situazione. A quel punto, Nuclear Blast ci ha lasciati fare ciò che dovevamo fare.

Questo ci porta in effetti alla mia seconda domanda. Avevate lavorato con Peaceville per quasi trent’anni. Com’è stato lavorare con qualcun altro? Ha influenzato la vostra creazione?

Inizialmente, non avevamo pensato a nulla, come sempre ci siamo rivolti a professionisti per avere consigli quando siamo arrivati alla fine del contratto con Peaceville, questi consigli erano molto chiari: «Non rifirmate con Peaceville»; non perché fossero male, ma perché Nuclear Blast, Season Of Mist, Century Media, queste altre etichette erano meglio, e la Peaceville non sembra più a quel livello. Loro ci hanno subito detto «Non cambiate nulla, non vogliamo niente di diverso dai My Dying Bride». Dopodiché, vista anche la situazione di Aaron, non ci siamo sentiti come se avessimo firmato qualcosa, la band era un po’ smarrita. A quel punto, il loro staff è stato molto presente, le tre ragazze che lavorano con noi sono state fenomenali, è una gioia lavorare con queste persone. Sono professionali e per me questo è stato un cambiamento positivo, è tutto nuovo e per ora sta andando bene.

My Dying Bride 2020Quindi direi che avere avuto finalmente la chance di lavorare con l’intera band, quando avete girato il video di “Your Broken Shore” è stato anche qualcosa di grande significato, oltre che un semplice video musicale, giusto?

Sì, hai ragione. Abbiamo registrato l’album in maniera molto frammentaria, credo di non aver visto quasi nessuno della band in carne e ossa mentre registravamo. Quando abbiamo lavorato al video è stata in effetti la prima volta che l’intera band si è trovata nella stessa stanza nello stesso momento, anche con la ragazza nuova [la violoncellista ospite Jo Quail]. Il video è stato un bell’episodio di team building, in particolare le parti girate di notte tra gli alberi. Sono state difficili, molto divertenti, ma era così buio. A volte dimentichi come sia la notte in Inghilterra, perché c’è luce ovunque, anche di notte.

Era praticamente nei boschi!

Esatto! E poi c’era il fiume, non proprio un piccolo ruscello, e si muoveva. Ho amato quest’esperienza. Pioveva da pazzi ovviamente, ma è stato grandioso. Un po’ di lavoro di squadra e credo che il video sia più di un semplice video promozionale per l’album, è stato un momento genuino di team building ed è stato molto divertente, anche se faceva davvero un cazzo di freddo.

La prossima domanda è più sulla tua carriera personale che su questo album in particolare. Un paio d’anni fa hai collaborato con i Novembers Doom per “Waves In The Red Cloth”, contenuta nel loro album Hamarthia. È qualcosa che potremmo rivedere? Stai pianificando altre collaborazioni con progetti al di fuori dei My Dying Bride?

Potenzialmente sì, mi sono divertito con quella. Ho cercato di evitarla al tempo, perché quando mi hanno mandato la musica ho avuto non poche difficoltà a inserirmi nel pezzo, perché mi suonava già completo. Mi piacciono molto i Novembers Doom, quindi era difficile per me dire di no. Alla fine, ho scritto un nuovo pezzo di chitarra e non sapevo benissimo dove sarebbe andato. È finita con tre linee di chitarra e l’intera parte ha funzionato come outro, perché era l’unico punto in cui si sarebbe inserita bene. Credo che non me lo chiederanno più [ride], ma è stato bello.

C’era un’altra band, non come i Novembers Doom ma una band locale inglese, che mi ha contattato recentemente per coinvolgermi, mi farebbe molto piacere ma non ho ancora avuto il tempo. Ho parecchia musica che non può essere usata nei My Dying Bride, comunque death-doom, ma non da MDB, così continuo a minacciare di pubblicarla come side project o insieme a qualcuno. I My Dying Bride sono comunque il mio focus.

Una domanda sui riff e le composizioni. Devo dire che nel tempo sono rimasto molto colpito da “The Old Earth” nel nuovo disco. C’è qualche cosa in particolare che personalmente senti di aver dato a quest’album, in termini di chitarra, qualcosa di cui sei molto orgoglioso?

A dire il vero sì, in particolare in “The Old Earth”, che è la mia canzone preferita dell’album, c’è una parte in cui Aaron canta e il riff che lo accompagna è fottutamente meraviglioso. Non l’abbiamo tirato troppo per le lunghe per non renderlo noioso. A parte quel riff che adoro, penso che in alcune parti abbiamo dato alle chitarre più aria da respirare. Non è stato fatto necessariamente apposta, dato che mentre scrivevamo l’album Aaron era impegnato a prendersi cura di sua figlia, quindi la voce non c’era e noi abbiamo compensato con armonie e linee di chitarra. Questo ha probabilmente reso le chitarre un po’ più prominenti di come sarebbero state altrimenti. Una delle differenze principali è “The Solace”, quella canzone è diversa nel senso che avevamo lasciato solo chitarre e voce [cantata da Lindy-Fay Hella dei Wardruna]. Mentre la costruivamo pezzo dopo pezzo, in particolare Aaron disse che voleva unirsi perché gli piaceva davvero molto, e penso che sia stato molto coraggioso da parte della band, e in particolare Aaron, farsi da parte in questo caso. Non c’è il basso, non c’è la batteria, è molto diversa. È una di quelle canzoni in cui la gente potrebbe pensare «Che hanno combinato? Mancano un sacco di cose», e poi se ne innamorano. Personalmente, ho voluto provarci. Le chitarre non sono dominanti, ma hanno un ruolo di spicco, perché sono ciò che ha tenuto la band insieme durante l’assenza di Aaron.

Parliamo di dove si trova adesso la band e dove sta andando. Chiaramente, tu e Aaron siete gli unici membri fondatori rimasti, ma in realtà sono già passati oltre dieci anni da quando Lena e Shaun sono entrati a farne parte, due persone che chiaramente erano vostri fan prima di unirsi. Quali pensi che siano stati i loro contributi principali al mondo dei My Dying Bride?

Sono importanti, ormai sono i My Dying Bride esattamente quanto me. La band è più grande di noi. Quando sono entrati li guidavamo, a questo punto il loro apprendistato è finito, sanno esattamente di cosa ha bisogno la band e il loro ruolo non può essere esagerato, è veramente importante. La cosa bella è che sanno cosa serve ai MDB, non ho bisogno di supervisionare o chiedere. I My Dying Bride in cui sono entrati non sono quelli di cui facciamo parte insieme adesso, i tempi cambiano. Hanno avuto entrambi un ruolo chiave nel tenere tutto insieme quando stavamo uscendo di testa. Contribuiscono alla scrittura, a tutto, sono parte di questo, lo sono davvero.

So che in generale tu e Aaron preferite lasciare a chi ascolta il compito di interpretare le canzoni. Tuttavia, una cosa che mi ha sempre colpito dei MDB è che il vostro doom metal non era mai qualcosa semplicemente di triste e oscuro perché sì, ma con radici nelle tragedie del mondo reale. A parte le situazioni personali, pensi che ci siano questioni di ampio respiro che potrebbero incastrarsi in quello che succede in The Ghost Of Orion?

Non cerchiamo di suonare appositamente tristi e oscuri, è così che viene fuori. C’è una canzone in particolare che si collega alla situazione di Aaron, “Tired Of Tears”, in cui lui esorcizza alcuni di quei demoni e rovescia un po’ di quel periodo orribile nei My Dying Bride. Questa volta, però, non abbiamo cercato di portare quelle cose nell’album e abbiamo provato a restare lontani dalla miseria della vita reale, perché alla fine — e può essere sorprendente — non cerchiamo sempre deliberatamente di essere tristi. Nel mio mondo, preferisco se non è troppo reale, “Tired Of Tears” è troppo vicina alla realtà per me, preferisco qualcosa come “To Shiver In Empty Halls” con la sua grandezza e il suo mistero, è un po’ più criptica, quasi fantasy, o come “Symphonaire Infernus…”. Quello è il tipo di My Dying Bride che preferisco.

In Feel The Misery c’era una canzone chiamata “And My Father Left Forever”, insomma, non puoi inventartela questa roba, il padre di Aaron morì mentre lavoravamo all’album e porca miseria… È veramente una grande canzone in cui Aaron esorcizza i suoi demoni e l’abbiamo anche suonata dal vivo alcune volte. Per quanto mi riguarda, comunque, preferisco un’atmosfera più criptica, mistica, nelle nostre canzoni. Ti dirò, avevamo bisogno di allontanarci dalla realtà, perché ci stava distruggendo, avevamo bisogno che l’album andasse lontano da quella roba, anche se solo per quella cinquantina di minuti. Il disco ci ha permesso di evadere un poco.

A questo punto, siamo in attesa di notizie sui tour, dobbiamo aspettarvi anche in Italia? Ricordo anche di avervi visti nel 2010 al Summer Breeze in Germania, e fu uno show incredibile. Rivedremo queste cose? Parteciperete di nuovo a qualche festival all’aperto in estate?

Non abbiamo ancora niente in Italia al momento, le date stanno arrivando lentamente. Sarà solo questione di tempo però, siamo molto amici di parecchie band e abbiamo visto che hanno ricominciato a suonare in Italia. Per un periodo, i gruppi non si sono esibiti molto in Italia per varie ragioni legate all’ambiente dei concerti, ma sembra che ora le cose stiano cambiando, quindi speriamo di riuscire a beneficiarne anche noi. Inoltre abbiamo tutti dei lavori a tempo pieno, quindi non possiamo semplicemente saltare sul tour bus e andare in giro per l’Europa purtroppo, dobbiamo essere molto selettivi.

Per quanto riguarda i festival all’aperto, in realtà quelli sono stati i primi a contattarci. Abbiamo alcuni show parecchio grossi in programma e sono un po’ nervoso al riguardo. È quasi come se non volessi rovinare le cose. Non c’è alcun motivo per cui non dovremmo suonare in Italia, i concerti vengono organizzati e noi riceviamo l’offerta, ma per ora ancora niente è arrivato dall’Italia, questo però dipende dai promoter, non da noi.

Grazie ancora per il tuo tempo e per questa opportunità, lascia pure un messaggio a chi legge Aristocrazia!

Abbiamo un seguito molto leale e appassionato in Italia e abbiamo un debole per il Paese. Durante il nostro ultimo tour abbiamo praticamente costretto i promoter a portarci in Italia per un periodo. È davvero dal cuore che diciamo che vogliamo vedervi. Se i fan mettono pressione sui promoter, questi ultimi recepiranno il messaggio e spero che ci vedremo presto in Italia.

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