Black metal per il sociale: un'intervista a Nachtschwarz | Aristocrazia Webzine

Black metal per il sociale: un’intervista a Nachtschwarz

Che il black metal sia un genere fortemente politicizzato non è un mistero. Certo, talvolta ciò è dovuto in particolare a interpretazione di lettori esterni alla scena. Non di rado, comunque, si trovano delle sedimentazioni di estrema destra che inquinano l’ambiente. Le derive neonaziste e reazionarie in certi casi hanno raggiunto livelli tali e talmente palesi da rendere necessario coniare l’etichetta di National Socialist Black Metal (o, in breve, NSBM). Il black metal però non guarda solo a destra, esiste infatti uno stuolo di band in costante crescita ed espansione che si legano a ideali che possono ricoprire varie gradazioni dell’ideologia di sinistra: dall’antifascismo fino alle frange più estreme dell’anarchismo.

In Italia abbiamo uno degli esempi più giovani e promettenti di queste realtà. I bolognesi Nachtschwarz hanno debuttato nel 2021 con un EP intitolato Abysmal Ruin, inizialmente rilasciato in formato digitale e di recente stampato anche in cassetta da True Cult Records. Le quattro tracce proposte mettono in mostra un black metal tradizionale alla base del quale abbondano i riff a zanzara e i blast beat tirati, reso però moderno da alcune soluzioni che si avvicinano alle derive distorte e disturbanti del death metal più intellettuale degli ultimi venti anni circa. In certi momenti sembra quasi di percepire in lontananza echi di band quali gli Ulcerate: melodie dissonanti si sovrappongono e alternano a schegge di mefistofelica violenza, come nella conclusiva “Eternal Grief”.

I due giovani musicisti mostrano già una certa maturità compositiva che lascia molto ben sperare per il futuro della band e — perché no — del black metal nostrano. Maturità che è valsa loro la possibilità di prendere parte all’ampissimo split Black Metal Ist Klassenkrieg, una colossale collaborazione di quattordici band provenienti da ogni angolo del mondo, tra le quali spicca certamente il nome di Spectral Lore.

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere in via tecno-epistolare con i Nachtschwarz nelle persone di Dorian (voce, chitarra, batteria) e Cassandra (voce, basso), per approfondire la loro musica, la loro ancor giovane storia e il loro pensiero. È sempre un piacere supportare giovani realtà italiane, specialmente quando si tratta di band capaci di suonare molto bene e con le idee chiare.


Benvenuti su Aristocrazia, vi ringrazio per averci concesso questa intervista. Classica domanda di rito per rompere il ghiaccio: cos’è Nachtschwarz? Come siete nati? Qual è l’origine del nome? E come mai avete scelto proprio un nome in tedesco?

Ciao, grazie a voi per questa bellissima opportunità! Nachtschwarz nasce dalla volontà e dall’esigenza di esprimere un determinato messaggio attraverso la musica e, al contempo, di prendere una netta posizione all’interno dell’ambiente black metal, tristemente noto per la normalizzazione di ideologie oppressive. Il progetto era nelle nostre menti già da diverso tempo, ma ha iniziato a prendere forma concreta solo agli inizi del 2021 con la stesura dei brani di Abysmal Ruin. Il nostro nome può essere tradotto sia come nero come la notte che nero della notte. L’idea di chiamarci così è venuta a Cassandra che, avendo origini tedesche, condivide molto della cultura e della lingua germaniche. Ci è sembrato perfetto per il progetto non solo perché richiama all’oscurità, all’abisso, al tetro e al decadimento, elementi presenti nel nostro stile e nella nostra musica, ma anche perché è pregno di un significato politico. Il colore nero ha un ruolo simbolico molto importante per l’anarchismo: rappresenta al contempo la rabbia, il lutto, la morte ma anche la rinascita dalle ceneri. È il colore che annulla tutti gli altri ma — insieme — li rischiara. A questo proposito, consigliamo a tutti di leggere il bellissimo testo Perché La Bandiera Nera? di Emma Goldman, che ci ha ispirato molto nella scelta.

Avete debuttato nel 2021 con l’EP autoprodotto Abysmal Ruin. Come è nata questa vostra prima creatura? Cosa vi ha spinto a comporre musica? E, più nello specifico, a comporre musica black metal?

Ci hanno spinto le stesse motivazioni per cui nasce Nachtschwarz, ovvero la volontà di esprimerci sia riguardo tematiche politiche rivoluzionarie, sia da un punto di vista più introspettivo e personale. Veniamo da contesti musicali diversi: Cassandra ha frequentato ambienti punk e col tempo si è avvicinata sempre più al metal estremo, mentre Dorian è da sempre appassionato di death metal e musica classica. Qualche tempo fa stavamo già componendo dei brani, non black metal, che però non hanno mai visto veramente la luce perché, in un certo senso, non ci rappresentavano più. Successivamente, quasi come se fosse un’evoluzione naturale, ci siamo sentit* ispirat* a comporre black metal ed è così che hanno preso forma i brani di Abysmal Ruin. Avvicinandoci al genere abbiamo aperto gli occhi sulle problematiche insite nella scena e di come venissero normalizzate ideologie di estrema destra al suo interno. Quando siamo venuti a contatto con una corrente più recente come il RABM (red and anarchist black metal) ci siamo sentit* subito molto affini a essa e abbiamo così trovato la nostra dimensione all’interno del black metal.

Ascoltando Abysmal Ruin mi è parso di sentire, oltre alle ovvie radici black metal, anche influenze death. È solo una mia sensazione? Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione musicale?

Siamo del parere che i nostri percorsi musicali si riflettano nella musica che suoniamo e che quindi di conseguenza all’interno del nostro EP ci siano delle influenze e delle contaminazioni esterne al black metal. Come detto prima, entrambi veniamo da scene abbastanza diverse sia tra di loro che dal black metal inteso in senso più classico. Influenze crust punk sono ad esempio ravvisabili nel riff finale del brano “Maelström”. L’influenza death è intuibile nell’uso del growl al posto del tradizionale scream, mentre sonorità che richiamano la musica classica si possono sentire in “Eternal Grief”. Le band che ascoltiamo di più in ambito black sono quelle che ci influenzano maggiormente: Dödsrit, Groza, Sacramentum, Darkthrone, Immortal, Dark Funeral, Spectral Wound.

Bene, dopo una manciata di domande di riscaldamento e di routine, è giunto il momento di affrontare l’elefante nella stanza. Siete politicamente schierati a sinistra e anarchici, un brano come “Seeds Of Vengeance” è emblematico in tal senso. Eppure, vi muovete in un ambiente, quello black metal, che non di rado, come avete evidenziato, è associato a posizioni diametralmente opposte, spesso anche di estrema destra. Come si sposano questi due aspetti, ovvero l’estetica black metal e le vostre idee socio-politiche?

Per quanto riguarda il nostro progetto, il titolo stesso di Abysmal Ruin rimanda direttamente alle tematiche del black metal più classico, con una rielaborazione in chiave diversa. Sin dagli albori, questo genere affronta temi ed emozioni cupe come morte, disperazione, odio, di solito interpretati da un punto di vista puramente estetico e individualistico. Spesso, come dici anche tu, capita che vengano strumentalizzate per nascondere ideologie nazifasciste e conservatrici dietro a una maschera di trasgressione, misantropia e distruzione. C’è una normalizzazione di questi atteggiamenti e pensieri, che paiono ormai abbastanza radicati nello scenario black. Ma non c’è nulla di trasgressivo nel sostenere lo status quo repressivo e borghese che opprime noi tutt*.

La nostra visione di black metal e di lotta politica si intersecano dal momento che le sensazioni tetre derivanti dal vivere in questa società si intrecciano con l’estetica black metal più classica, dandole al tempo stesso un significato completamente rinnovato. Abysmal Ruin si fa voce della sofferenza derivante dalla rovina abissale che accomuna ogni creatura vivente: è il grido di dolore, il lutto di ogni essere oppresso in nome del progresso capitalista e del dio denaro. Quella che stiamo vivendo oggi non è vita, in una società che si avvicina sempre più all’abisso della distruzione, mentre il mondo va in rovina e si sgretola tra le nostre mani. Questa rovina abissale ci è da monito: abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, di rivoluzionare la nostra realtà, di ricostruire qualcosa di nuovo sulle rovine di questa società, di lottare contro questa sofferenza incolmabile che, come un filo rosso, lega inevitabilmente tutt* noi.

Tutti e quattro i brani dell’EP seguono più o meno questo leitmotiv, ma il sentimento di angoscia ha trovato la sua massima espressione in “Seeds Of Vengeance”. Il brano è un grido di rabbia ma soprattutto di vendetta contro qualsiasi oppressore che porta dietro di sé solo morte e distruzione. È una descrizione quasi allegorica di una realtà che tristemente si svolge sotto i nostri occhi in modo sempre più evidente. Il suolo devastato di una Terra agonizzante e sul punto di non ritorno porta in seno il germe di una rabbia nata dalle ceneri di questo mondo. Ma dalla morte può giungere una rinascita, che può essere furiosa, rivoluzionaria. È questa la nostra concezione di black metal: una forza radicale in grado di abbattere quei confini repressivi che la società ci impone e di sovvertire questa realtà opprimente, uscendo dagli schemi preimpostati da cui non sfuggono nemmeno questo genere musicale e la sua scena.

Avete incontrato o state incontrando difficoltà legate alle vostre idee nell’affermarvi nel panorama black metal ed estremo in generale?

Sinceramente non ci interessa affermarci nel panorama black metal mainstream. Finora non abbiamo incontrato alcuna difficoltà negli ambienti che frequentiamo, anche perché il nostro pensiero politico è sempre stato molto chiaro e la gente sa cosa aspettarsi dalla nostra musica. Anzi, nello scenario RABM il progetto è stato accolto con molto calore ed entusiasmo. Siamo rimast* sorpres*, essendoci formati di recente. Troviamo che la scena RABM sia molto inclusiva, entusiasta e in costante crescita, sostenendo animatamente i nuovi progetti. In effetti c’è molta solidarietà tra le varie band e non si scade in dinamiche di competizione, di business e di tutte quelle situazioni tipiche del (black) metal più mainstream.

Per adesso comunque siamo rimasti solamente rimast* in un ambiente virtuale, quindi non ci siamo ancora scontrati con la realtà dei live, sia a causa dell’attuale pandemia che imperversa sia perché al momento siamo un duo. Ovviamente, quando se ne presenterà l’occasione, i nostri live avranno luogo in posti fuori dal circuito più convenzionale e comunque, in ogni caso, affini al nostro pensiero.

Nel 2022 siete anche apparsi nel disco collettivo Black Metal Ist Klassenkrieg, realizzato dall’Antifascist Black Metal Network. Come siete entrati in contatto con questa realtà? E cos’è, a tutti gli effetti, questo network?

L’Antifascist Black Metal Network è un collettivo che nasce con l’obiettivo di diffondere la musica, principalmente ma non solamente black metal, di artisti che si schierano contro ogni oppressione e forza reazionaria. Si è creata una rete di conoscenze e di supporto tra le varie band che aderiscono a queste idee. Quando siamo entrat* in contatto con questa realtà la nostra collaborazione è nata in maniera spontanea: apprezziamo molto il loro lavoro e volevamo assolutamente dare il nostro contributo. Siamo stat* molto content* quando hanno voluto includerci con “Maelström” nella compilation Black Metal Ist Klassenkrieg. Per chi non sa di cosa si tratti, è un album collettivo a scopo benefico, in favore di divers* compagn* provenienti da varie parti del mondo che si trovano in difficoltà a causa della loro militanza politica. Non potevamo non dare il nostro sostegno sia come compagn* che come band. Sono questi i momenti che dimostrano la potenza di questa nuova scena che stiamo costruendo, ma soprattutto come la solidarietà non conosca né confini né barriere.

Siete giovani, sia anagraficamente che artisticamente. Eppure dalle vostre parole e dalla vostra collaborazione con questo network emerge un palese impegno socio-politico. Secondo voi il black metal e la musica estrema in generale possono avere un ruolo nel superare disuguaglianze e ingiustizie sociali? Se sì, cosa potrebbero o dovrebbero fare?

Da sempre la musica veicola messaggi, ispira, unisce le persone ed emoziona. Siamo del parere che la musica in generale e quindi anche il black metal possano giocare un ruolo fondamentale nel superare disuguaglianze e ingiustizie politiche e sociali. Non solo per quello che concerne la musica in sé, ma anche per i contenuti che gli si decide di dare. Se ci si pensa, qualsiasi cosa, qualsiasi gesto può essere politico e radicale. Dunque è molto importante anche quello che viene fatto grazie alla musica: creare rapporti, reti, spazi. Ed è soprattutto grazie a queste esperienze che si riescono a portare avanti dei concetti rivoluzionari integrandoli nella propria prassi politica. Quello che ci preme sottolineare è l’importanza del creare una scena completamente diversa da quella che siamo abituat* a vedere e vivere: una scena lontana dalle logiche di mercato capitalistiche che legano sempre più le mani agli artisti e rendono la musica un fenomeno legato al consumo. Un esempio di come suonare black metal in un’ottica antifascista e antiautoritaria possa avere il suo ruolo nella lotta politica è il sostegno attivo di spazi di resistenza e collettivi, stando a contatto con questa realtà e supportando anche compagn* in difficoltà, anche tramite iniziative benefiche. Un altro modo è quello di supportare la musica (black metal e non solo) di persone che appartengono a categorie marginalizzate, rendendo inclusivi e sicuri gli spazi che si frequentano. Infine, un ultimo esempio ma non meno importante, sta nelle modalità con cui ci si esibisce. Anche queste possono essere profondamente politiche: suonare in spazi e situazioni politicizzate, portando questi messaggi sul palco, non accettando alcun compromesso con soggetti provenienti da ambienti di estrema destra e con comportamenti discriminatori. Ma soprattutto è necessario alzare la testa, non far finta di nulla davanti a comportamenti simili, prendere sempre una posizione.

Su internet si trovano poche informazioni sulla band e su voi due. Si tratta di una precisa scelta stilistica legata al progetto Nachtschwarz?

Essendo un progetto ancora molto giovane e in fase di costruzione, semplicemente non abbiamo dato peso al condividere informazioni su di noi, oltre a quelle strettamente correlate alla band. Onestamente non ci interessa mostrarci più di tanto, preferiamo focalizzarci sulla nostra musica e sulla nostra attività politica. Per Cassandra questo è il primo progetto musicale, mentre Dorian ha diverse band alle spalle, alcune sciolte e altre ancora attive, in ambito death metal.

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’intervista e dunque torniamo sui binari delle domande più tradizionali. Potete rivelarci qualcosa sul futuro della band?

Certamente! Per quanto riguarda il futuro del progetto, possiamo affermare che stiamo lavorando a un brano per una compilation, sempre benefit per compagn*. Oltre a questo, vorremmo realizzare un full length e organizzarci per l’attività live. A tal proposito, siamo alla ricerca di altre persone che possano unirsi a questo progetto.

Concludiamo la nostra chiacchierata con uno spazio bianco: nelle prossime righe siete liberi di dire tutto quello che volete.

Anzitutto ci tenevamo a ringraziarvi di cuore per l’opportunità e lo spazio concessi, seguiamo da tempo e sempre con molto interesse la webzine. È stato davvero un piacere, specialmente perché le tematiche affrontate in questa intervista non sono per nulla scontate e perché in Italia si fa ancora fatica a parlarne apertamente. Speriamo davvero che le nostre parole e la nostra musica possano risuonare dentro le persone che ci e vi leggono, essere di ispirazione o anche solo rappresentare uno spunto per riflessioni future. Date un’occhiata al nostro progetto, all’Antifascist Black Metal Network e a Semirutarum Urbium Cadavera, entrambi collettivi che si occupano della diffusione del RABM. Supportate la lotta contro ogni oppressione dentro e fuori la scena black metal. Grazie ancora e alla prossima!