Pure Italian BlackWave: le visioni di Clod The Ripper nascoste Nel Buio | Aristocrazia Webzine

Pure Italian BlackWave: le visioni di Clod The Ripper nascoste Nel Buio

Gli angoli bui tra i palazzoni, le luci al neon, lo sconforto della periferia. Da tempo, ormai, le tematiche storiche del black metal sono cambiate — o meglio, si sono evolute — integrando temi più urbani, discorsi sulla società, riflessioni sulla vita e sull’essere umano in quanto parte integrante del sistema. E proprio in questo spaccato hanno scelto di inserirsi i Nel Buio, la nuova formazione di Clod The Ripper, al secolo Claudio De Rosa, già voce e basso di Blasphemer e basso negli Homselvareg, ex Septycal Gorge, Modus Delicti e altri. Con lui, due alleati: Francesco “Vellacifer” Vella dei Blasphemer ed Electrocution alla batteria e Neil Grotti degli Electrocution (ex Neurasthenia, ex Gengis Khan) alle chitarre. L’idea? Quella di dire la loro unendo due generi cult: il black metal e la darkwave.

Parto subito col dirtelo: nel vostro primo EP le suggestioni darkwave e il metal estremo si sposano alla perfezione. Com’è nato Nel Buio?

Clod: Grazie mille per l’apprezzamento. È stata una scommessa, con il rischio di cadere nel grottesco, ma la direzione era chiara in me fin dall’inizio e sembrerebbe di aver colto nel segno. Nel Buio è nato nell’autunno del 2023, dalla volontà di sperimentare nuove sonorità nel black, death e dark. Ho coinvolto alle pelli Vellacifer, già con me nei Blasphemer e Neil, suo chitarrista negli Electrocution, che hanno accettato la sfida senza esitazioni. In tre giorni e tre notti, abbiamo scritto le tracce dell’EP e abbiamo anche deciso di rendere omaggio ai Twin Tribes, una band darkwave che tutti amiamo molto, reinterpretando una loro canzone e definendo così ulteriormente il nostro sound di Pure Italian BlackWave.

Uno dei primi paragoni che mi erano venuti in mente quando ho letto l’idea dietro il disco sono stati i Gaerea, ma ascoltando Nel Buio mi sono reso conto che, almeno per quanto riguarda l’aspetto meramente musicale, la mia ipotesi era ben lontana dalle vostre vere coordinate. C’è molta più oscurità nelle vostre corde, molto più DSBM, in un certo senso… C’è stato qualche ascolto in particolare che vi ha ispirati, in fase di composizione e di arrangiamento?

Personalmente, non trovo i Gaerea tra le mie preferenze. Le vere influenze che hanno plasmato il nostro sound derivano da artisti come Kampfar, Akhlys, Necrophobic e Mgła, nonché dalle atmosfere oscure di Twin Tribes, She Past Away e Selofan. La mia inclinazione verso il black atmosferico e depressivo, dove le melodie giocano un ruolo cruciale, ci ha guidati nella composizione di linee melodiche intriganti, pur non trascurando l’aggressività intrinseca al nostro background death metal.

Dalla strumentale “Lei È” si capisce subito come le tastiere e quell’elettronica scura e morbosa tipica degli anni ‘80 sarà un perno dei Nel Buio. Di old-school, però, non mi pare ci sia solo quello: alcune idee di chitarra, un certo gusto negli arrangiamenti di batteria, per non parlare del sound finale — grezzo quanto basta, rifinito il giusto. Anche questo rientrava nel vostro progetto iniziale oppure è stato un qualcosa che avete valutato e deciso in fase di mix e mastering?

Siamo rispettivamente classe 1980, ’81 e ’82, e questo si riflette nel nostro modo di scrivere e comporre. Con la opener “Lei È”, abbiamo voluto da subito far capire come i synth e l’atmosfera di quell’epoca siano parte integrante del nostro sound, e anche il titolo introduce l’elemento femminile che sarà protagonista dei nostri testi. La scelta di registrare e mixare autonomamente ci ha portato a un suono autentico e diretto, che evita gli eccessi di una produzione troppo raffinata e che difficilmente trova somiglianze con altri prodotti attuali. Quello che ricercavamo era l’autenticità, sia in studio ma poi anche dal vivo, un equilibrio che rispecchiasse il nostro sound a cavallo tra passato e presente, ma ovviamente volto al futuro.

Non volermene, potresti trovarla una domanda scorretta, ma sono sempre curioso di scoprirlo. Tra i pezzi che è possibile ascoltare in questo EP, qual è il tuo preferito? Ce n’è qualcuno a cui sei particolarmente legato per qualche ragione?

“Nel Buio” è stato il nostro biglietto da visita, un brano con l’intento di lasciare il segno in un contesto musicale effimero, dove l’attenzione è un bene raro e farsi notare è sempre più difficile. Nonostante sia stato pensato e composto per essere il nostro primo singolo e presentarci sulle scene, ammetto che non è il mio pezzo preferito, anzi. La canzone “Sola”, uscita il 31 maggio, possiede una bellezza malinconica, ma aggressiva, che la rende la mia preferita. Tuttavia, “In Silenzio” ha dei riff e arrangiamenti che, pur richiedendo più ascolti per essere pienamente apprezzata, una volta assimilata ha una grandezza indiscutibile.

Leggevo nel presskit che i brani sono venuti fuori nel giro di pochissime sessioni. Ci dev’essere molta alchimia tra di voi…

Questa cosa ha sorpreso molto anche me. Con Neil, è come se le parole diventassero superflue. C’è una comprensione istintiva che trascende il bisogno di comunicare verbalmente. Per quanto riguarda Vellacifer, è un piacere poter creare qualsiasi linea di batteria, consapevoli che lui sarà in grado di suonarla e valorizzarla con il suo stile personale, senza bisogno di dargli alcuna direttiva.

«Lei è sola nel buio. In silenzio… Mi avvelena». Non vi nego che il racconto offerto in primissima battuta dai titoli in scaletta mi ha affascinato. C’è un fil rouge anche testuale che lega i brani di Nel Buio?

Mi fa piacere che tu abbia notato il filo conduttore. Avendo sempre amato i concept album, anche in questo caso ho cercato una chiave di lettura innovativa per i titoli e l’idea di legarli tutti in un unico racconto mi è sembrata perfetta. Le canzoni sono effettivamente collegate tra loro. “Sola” è lo stato d’animo di una donna, isolata in una metropoli che esclude chi è visto come diverso. “Nel Buio” ci immerge nelle profondità del suo essere, dove trova la sua essenza nella notte e nell’oscurità, istanti in cui l’urbanità decelera e le concede la libertà di manifestarsi. “In Silenzio” rivela una complessità maggiore; è il frangente in cui l’antieroina riscopre la propria forza e si ritaglia uno spazio nella società, oltrepassando la soglia dell’emarginazione. “Mi Avvelena” è la nostra interpretazione del brano “Monolith” dei Twin Tribes, il cui ritornello, in lingua spagnola, recita «me envenena». Un’eco perfetta per il culmine della nostra storia.

Cosa vi portate dentro, anche in questa nuova band, del vostro vissuto passato, sia con le band in cui militate insieme sia con le altre?

Letteralmente tutto. Questa band non potrebbe esistere senza lo storico che io e i ragazzi abbiamo alle nostre spalle. Ho le idee fin troppo chiare di quello che sono e saranno i Nel Buio e non lascio nulla al caso, prendendomi cura in prima persona di ogni singolo aspetto, appoggiato dalla serietà e dalla passione dei miei compagni, che hanno creduto nella mia visione e mi hanno dato spazio per esprimermi al meglio.

Mentre coi Blasphemer l’idea è quella di non muoversi poi più di tanto, leggevo che con questo nuovo trio c’è volontà di spostarsi e suonare, anche in locali e club medio-piccoli. Da musicisti navigati, è una prospettiva che sa di boccata d’aria fresca o è più una scelta obbligata, per qualche verso?

Nonostante non sia mai stato alla ricerca di lunghi tour né tantomeno amo quelle band che ti ritrovi ogni due mesi tra le palle a suonare, per circostanze che non tratterò qui, con Blasphemer si suona ancor meno di così. Con questo nuovo progetto, si apre l’opportunità di respirare nuovamente l’essenza del live, anche nei locali più intimi. È un po’ un ritorno alle radici, un dialogo diretto con amici e con la scena nostrana che mi ha forgiato e che da troppi anni non mi godo più, avendo optato principalmente per i live all’estero. Non è un ripiego, ma una scelta conscia di ripartire dall’inizio anche da questo punto di vista

Che significato ha, per un progetto neonato, uscire subito con il supporto di un nome grosso come la label milanese che vi ha dato fiducia?

La stima reciproca tra me e Roberto, che dura da oltre un quarto di secolo, ha finalmente trovato la sua concretizzazione in questo progetto. Collaborare con Avantgarde Music è un traguardo di notevole importanza per una band emergente come la nostra: la label milanese è un pilastro nello sviluppo del black metal sin dalle sue origini e non necessita certo di ulteriori presentazioni. Oltretutto dopo l’esperienza con Blasphemer con una major come Candlelight, facente parte del gruppo Universal Music, ho sentito il bisogno di ritornare a un’etichetta indipendente, che permette un dialogo più diretto e genuinamente umano.

Quale consiglio dareste a chi, a differenza vostra, è agli inizi?

Per chi vorrebbe tirar su un gruppo, il mio consiglio è di riflettere sinceramente sul proprio contributo alla scena. È essenziale avere qualcosa di autentico da dire, altrimenti meglio restare dei fan invece che intasare il mercato con un’ennesima band inutile.

Per il 29 giugno, data annunciata per il release party di Nel Buio, sarete al Dedolor Music Headquarter in provincia di Como in ottima compagnia. Con Tulpa e i nostri amici Amalekim, infatti, aprirete per Hulder. Poteva esserci occasione migliore per presentare i Nel Buio dal vivo?

Per quanto riguarda il nostro debutto, abbiamo ricevuto da subito diverse proposte per esibirci, alcune anche significative, ma abbiamo dovuto attendere di essere pronti per salire su un palco e di avere il materiale fuori per essere venduto. Il release party di sabato 29 giugno rappresenta l’ambiente ideale per il nostro debutto: la location, la vicinanza a casa mia, la lineup di qualità e l’organizzazione fidata di Carlo di Mostro Production rendono questa occasione perfetta per presentare il nostro lavoro dal vivo in supporto a Hulder che si esibirà per la prima volta in Italia.

Alla luce di questo, ora la domanda è scontata. Avete già altre date in cantiere? Per chi come me non riuscirà a esserci nel comasco, causa motivi di natura terrona, possiamo già dare qualche appuntamento a chi legge per incrociarvi dal vivo in qualche altra città italiana o all’estero?

Per chi non potrà unirsi a noi nel comasco, ci sono già altre date da segnalare, ma nulla ancora di confermato al sud. Ci esibiremo all’Arcanum Fest, che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Alchemica di Bologna (la città di Neil e Vellacifer), dove condivideremo il palco con Tsjuder, Ellende, Groza e altri. La settimana successiva ci troverete all’Autumn Black Caerimonia Fest presso lo Slaughter Club vicino a Milano, insieme a 1349, Necrophobic e Kampfar, tra gli altri. Inoltre, stiamo pianificando di espandere i nostri orizzonti oltre i confini nazionali, ma solo quando ci sentiremo pronti e ben rodati, quindi non prima di primavera o estate del 2025.


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