OPERA IX (2019)

Gruppo:Opera IX
Formazione:

  • Dipsas Dianaria – Voce
  • Ossian – Chitarre
  • Charon – Basso
  • Alexandros – Tastiere
  • M:A Fog – Batteria

 

Dopo l’intervista realizzata nel 2012 e dopo aver parlato dell’ultimo album The Gospel, abbiamo oggi il piacere di fare nuovamente una chiacchierata con gli storici Opera IX, rappresentati nello specifico da Ossian.


Ciao Ossian, bentornato su Aristocrazia. Come stai? Che effetto fa aver raggiunto un traguardo importante come il trentennale di attività del gruppo?

Ossian: Ciao, tutto abbastanza bene, grazie. Che dire, è un traguardo importante che delinea sicuramente la vera essenza di una band che non ha mai voluto giocare temporaneamente con un sistema musicale e una visione artistica estrema, non trovi?

Dopo trent’anni difficilmente ci sarà qualcuno che non conosce (quantomeno di nome) il tuo gruppo, ma facciamo finta che voi siate sconosciuti ai più. Come descriveresti gli Opera IX? E come parleresti del vostro lungo percorso artistico?

Mah, guarda, c’è ancora gente che ci chiama Opera Nona e non Opera Nove, quindi non mi meraviglio molto dell’attenzione profonda della gente. Definisco semplicemente gli Opera IX (nove) come stregoneria incarnata in musica. Il nostro percorso artistico ormai si potrebbe delineare in un libro, perché di aneddoti ve ne sono davvero molti. Ci sono stati momenti del passato incredibilmente superlativi e pieni di soddisfazioni, e altri purtroppo pregni di sfortune e difficoltà, ma quello che non posso dire è che sicuramente non abbiamo mai fallito. Sono sempre riuscito a mantenere alta la bandiera e il messaggio della band e non mi sento assolutamente, come si suol dire, arrivato; anzi, con i trent’anni di attività, i continui cambi di line-up e le varie vicissitudini, sono più stimolato che mai ad andare avanti e portare la band sino al traguardo che mi ero prefissato da diversi anni, cioè pubblicare almeno nove album. Insomma, una vera opera magica. Direi che ci sono state tre ere degli Opera IX. La prima con la formazione insieme a Cadaveria, periodo in cui abbiamo forgiato il nostro stile e la nostra caratteristica; poi l’era con le voci maschili (Madras e M), ovvero il periodo in cui abbiamo sperimentato e provato a miscelare diversi stili; infine la terza era, quello del ritorno alle origini e della voce femminile come caratteristica. Ora ci accingiamo alla quarta era, che io spero sia il consolidamento del tutto.

Rimaniamo ancora nel passato: come e quando ti sei avvicinato alla musica estrema? Come è nata l’idea di formare gli Opera IX e come è stato scelto il nome del gruppo?

Ho trovato nella musica estrema un mondo molto libero, semplice e fantasioso, per esprimere i miei demoni e i miei interessi verso l’occultismo. La storia, come detto precedentemente, è abbastanza lunga e dobbiamo tornare indietro al tempo della mia adolescenza, quando per casi prettamente fortuiti scoprii gruppi come Kiss e Black Sabbath: dai primi venni affascinato per la teatralità e dai secondi per le atmosfere sulfuree, poi la continua ricerca e curiosità hanno fatto il resto. Al tempo volli formare una band che potesse in qualche modo portare avanti sia un messaggio che esprimere le mie idee, e quindi dopo un paio di monicker, tra la lingua anglosassone e il latino ho preferito un nome che fosse — diciamo — sia legato all’italianità, ma allo stesso tempo universale e che soprattutto celasse anche un certo spessore esoterico. Da qui Opera (plasmazione della materia) e IX (nove), ovvero la perfezione assoluta del tre volte tre e numero di confine verso l’ignoto e il mistero, ma soprattutto il più distante dal numero uno, il quale rappresenta Dio nella tradizione monoteistica.

Parliamo ora un pochino del nuovo disco. Come avete portato avanti la gestazione di The Gospel nei sei anni trascorsi dall’uscita di Strix – Maledictae In Aeternum?

Nel mezzo abbiamo pubblicato Back To Sepulcro nel 2015, che fondamentalmente è stato voluto per sdoganare una forma di ritorno alla voce femminile. In questi sei anni ci sono stati dei sostanziali cambi di formazione, tra cui la dipartita di M dopo undici anni di militanza, il quale poi è purtroppo deceduto a causa di una grave malattia. Di seguito anche il batterista Dalamar e il bassista Vlad hanno preso strade diverse dagli Opera IX e per questo mi sono concentrato nel ristabilire una formazione valida, soprattutto cercando di rievocare l’ombra del passato con una nuova voce femminile.

Questo album è ispirato in gran parte al celebre Il Vangelo Delle Streghe. Cosa vi ha spinto a elaborare un concept di questo tipo?

Sì, certamente: ben sette brani dei nove seguono fedelmente gli scritti de Il Vangelo Delle Streghe, un mito tutto italiano dello studioso Charles Godfrey Leland, il quale racconta di aver ricevuto nella Toscana del 1886, da una strega di nome Maddalena, un manoscritto contenente — oltre al mito di Diana e Lucifero — tutta la dottrina della stregheria italiana. I capitoli descrivono una oscura tradizione religiosa toscana, avente le origini, le credenze, i rituali e gli incantesimi tradizionali della stregoneria pagana italiana. La figura centrale di quella religione è la Dea Aradia, venuta sulla Terra per insegnare la pratica della stregoneria ai contadini, perché si opponessero ai signori feudali e alla Chiesa Cattolica Romana.

Coglierei l’occasione per farti qualche domanda personale, se non risulto troppo indiscreto. Non è affatto un mistero che tu segua un percorso spirituale di tipo druidico: come sei venuto in contatto con queste antiche tradizioni?

Tutto nasce sempre dal mio interesse verso le scienze occulte e la stregoneria. Poi, durante alcuni miei viaggi dalla Francia all’Inghilterra, venni in contatto con la dimensione del neo-druidismo, disciplina che ben si sposa con la mia ricerca spirituale del connubio uomo-natura. Ho seguito quindi per diversi anni questo percorso iniziatico, che mi ha portato anche a essere il primo italiano a celebrare il Solstizio d’Estate del 2009 in quel di Stonehenge insieme all’OBOD (Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi) inglese. Insomma ho trovato un modo per praticare quello che per anni avevo solo letto sui libri.

Come coniughi la tua vita spirituale con la tua attività artistica e in che modo questi due aspetti influiscono l’uno sull’altro?

Come il giorno e la notte, la luce e le tenebre, tutto in perfetto equilibrio. Il mio percorso spirituale — poi sfociato in una religione neo-pagana — accetta benissimo sia la visione luminosa della vita che quella più oscura e introspettiva. Per me la musica è arte e spiritualità, non è una finzione o un’opera filodrammatica in cui si indossa una maschera per poi, una volta giunti alla fine, svelarsi per occultarsi nella massa.

Torniamo ad approfondire The Gospel. Ritengo che in questo disco il vostro marchio di fabbrica (soprattutto dal punto di vista atmosferico) sia ben riconoscibile e che il lato più evocativo sia stato giustamente messo maggiormente in primo piano, almeno rispetto al recente passato. Quali sono a tuo avviso le principali differenze tra questo album e il precedente Strix – Maledictae In Aeternum?

Parlando tecnicamente, sicuramente la produzione: è innegabile che la qualità dei suoni sia superiore a Strix – Maledictae In Aeternum, aspetto dovuto a diversi fattori tecnici, tra cui la qualità dello studio utilizzato e la modalità di registrazione, che pur in poco tempo ma siamo riusciti a ottimizzare. Tutto ciò è stato possibile programmando intelligentemente le sessioni di registrazione. Avere poi in organico dei musicisti preparati e professionali ha migliorato non poco la scelta di vari elementi, i quali sono stati vincenti per la produzione. The Gospel è un album che ha visto anche la totale libertà espressiva di ogni singolo elemento della band, vedi ad esempio l’uso delle tastiere, che in Strix – Maledictae In Aeternum erano state abbastanza castrate per via della non totale approvazione di un terzo del gruppo. Non per ultimo o meno importante, è stato vincente il gran uso vocale di Dipsas.

Come ho avuto modo di sottolineare nella recensione, credo che uno dei punti di forza di questo lavoro sia proprio la versatilità vocale di Dipsas Dianaria. Come ha avuto inizio la vostra collaborazione? Siete soddisfatti del lavoro svolto insieme?

Conobbi Dipsas a un live in quel di Roma, ma al tempo era in veste di chitarrista. Con il tempo venni a conoscenza di altri suoi progetti (Riti Occulti, in cui si esibiva come cantante) e, oltre alla sua voce veramente interessante, mi colpì la sua dedizione verso tematiche esoteriche, quindi tutto detto le proposi un’audizione e lei ne fu veramente entusiasta. Avevo bisogno di una vera cantante che fosse indipendente e allineata al 100% con le tematiche della band, senza crearmi intoppi e problemi. Da come dicono già le prime recensioni, credo che il sound si sia rafforzato e che soprattutto abbia riportato perfettamente i vecchi aloni della scena black mediterranea.

Sempre a tal proposito, nelle fasi di voce pulita Dipsas Dianaria raggiunge dei notevoli picchi emozionali. Avete pensato alla possibilità, magari futura, di utilizzare ancora di più questa soluzione?

Assolutamente sì, e anche potenziarla.

Quale tipo di accoglienza ha avuto The Gospel da parte della stampa di settore e da parte dei fan?

Dai fan ottima, per ora: riceviamo molti messaggi entusiastici, il tutto visibile dai commenti sui nostri social, e questo per noi è solo linfa vitale. Da parte della stampa diciamo specializzata, otto recensioni su dieci sono ottime ed entusiastiche, una è decisamente negativa e l’altra articola un pensiero che sta nel mondo di mezzo tra la vita e la morte. Dico questo perché non capisco proprio i recensori che si permettono di dire «pur trattandosi di un buon album, non è il più ispirato della storia degli Opera IX»; insomma, gente, non è che bisogna fossilizzarsi al 2001 e parlare solo di The Black Opera: Symphoniae Mysteriorum In Laudem Tenebrarum. Il tempo passa e tutto fluisce, nulla muore veramente ma si trasforma, il resto sono solo gusti personali.

C’è qualche disco uscito ultimamente che ti ha particolarmente colpito? Quali sono i tuoi ascolti abituali (metal e non)?

Sono molto noioso e scontato per dirti che nell’ultimo anno mi sono soffermato solo sulla produzione degli Opera IX e mi sono distratto sulle novità del mondo metal in generale. Per via del mio lavoro come direttore artistico di un evento che organizzo nel mese di maggio, ascolto molti gruppi pagan folk della scena europea, come Stille Volk, Cuelebre, Waldkauz, Heilung e tanti altri. A parte questo, ascolto di tutto: dalle colonne sonore dei grandi autori (Morricone, Zimmer, Einaudi) alla musica punk pop e classic rock che divorano i miei figli, anche se quest’ultima è un po’ una costrizione [ride].

Quali sono i progetti a breve e a lungo termine degli Opera IX?

A breve usciranno un videoclip tratto da The Gospel e la licenza per il vinile sia dello stesso che dei primi demo di The Early Chapters, contenente lo storico 7″ The Triumph Of Death. Poi abbiamo in programma una serie di concerti per promuovere appunto The Gospel, alcune date italiane a fine febbraio e un piccolo tour europeo a fine maggio. Speriamo comunque di confermarne molte altre.

Grazie infinite per il tempo dedicatoci e per la disponibilità. Facendoti i migliori auguri per i tuoi progetti personali e musicali, ti lascio la possibilità di concludere come preferisci la nostra chiacchierata.

Grazie a voi per lo spazio che avete dedicato agli Opera IX. Grazie per rendere la scena sempre più viva e originale, perché quest’ultima non è solo costituita dalle band, ma anche dalle ‘zine, dalle radio, dai promoter, dalle etichette discografiche, dai fan e dai fruitori dei live. Insomma, l’anima della musica non è una sola, ma un insieme di spiriti che fanno ruotare un’enorme sfera. Seguite sempre le nostre novità sui canali ufficiali degli Opera IX.

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