OPERA IX

Gruppo:Opera IX
Formazione:

  • M. – Voce, Chitarra
  • Ossian – Chitarra
  • Vlad – Basso
  • Dalamar – Batteria
  • Alexandros – Tastiere

Oggi con noi abbiamo Ossian, chitarrista degli Opera IX, band piemontese attiva ormai da quasi venticinque anni che ha prodotto all’inizio di questo 2012 il nuovo album Strix – Maledictae In Aeternum.


Benvenuto su Aristocrazia, come stai?

Ossian: Tutto bene grazie!

Andiamo subito al sodo, come mai tra questo nuovo disco e il precedente Anphisbena si sono frapposti ben otto anni di silenzio?

Otto anni sembrano tanti ma passano in fretta quando dietro al progetto Opera IX ci sono vicissitudini e situazioni da sistemare, comunque sia non siamo stati fermi. Se partiamo dal 2004 dopo l’uscita di Anphisbena siamo entrati gradualmente in uno stallo in quanto Avantgarde Music, a distanza di qualche mese, ci comunicò il termine del contratto e tra il dire ed il fare rimanemmo senza un adeguato supporto promozionale. Nel 2006 Lunaris, nostro storico tastierista, lasciò la band per ritirarsi a vita privata, non nascondo che questa situazione minò abbastanza lo stato all’interno di tutta la band, in quanto dovemmo iniziare la ricerca di un degno sostituto optando alla fine per un session in quanto, dopo averne introdotti un paio in formazione, alla fine non riuscivano a soddisfarci appieno. Nel frattempo abbiamo curato l’uscita di un paio di lavori in occasione dei vent’anni di esistenza della band, pubblicando prima una ristampa dei primi demo in un cd dal titolo 90:92:93 The Early Chapters e poi un DVD antologico dal titolo Mythology XX Years Of Witchcraft, un triplo DVD che sublima tutta la nostra storia dal 1988 sino al 2008. Infine molto tempo è stato speso per sistemare la nostra situazione contrattuale nei riguardi di una etichetta discografica che potesse valutare al 100% una band come gli Opera IX non solo nel territorio italiano ma soprattutto all’estero, dove riceviamo maggiori consensi ed echi di interesse. Siamo entrati nel mio studio per iniziare a registrare alcuni brani ad uso promozionale ed anche in quel frangente abbiamo speso un paio di mesi, tra sperimentazioni e prove, e poi abbiamo iniziato la fatidica ricerca dell’etichetta discografica. Nel giro di un paio di mesi abbiamo trovato l’olandese Displeased che si è dimostrata subito entusiasta e pronta alla produzione/pubblicazione ma, mentre stavamo ultimando alcune sessioni di registrazione finali, ci ha notificato in maniera poco professionale che non avrebbe stampato più l’album e che avrebbe rescisso il contratto in quanto stava subendo un cambio di ragione sociale. Questo naturalmente ci ha fatto perdere ben un anno in quanto abbiamo dovuto ricominciare da zero la nostra ricerca per la label e fortunatamente, dopo un paio di proposte, abbiamo firmato con Agonia Records.

Chi sono gli Opera IX oggi? In che modo vi approcciate alla vostra musica, sia a livello compositivo che attitudinale?

Parlando per me gli Opera IX sono sempre quelli di un tempo, possono cambiare le persone ma l’anima è immutata sin dal 1988. L’approccio musicale non è solo artistico ma ci sono anche collegamenti mistici e spirituali, come se mi accingessi a creare una sorta di colonna sonora delle visioni esoteriche e magiche che incontro nelle mie esperienze di vita. Insomma, non faccio musica solo per indossare una maschera ogni tanto ma è la pura espressione della mia vita spirituale, diciamo la parte oscura.

In questo nuovo disco mi è parso di percepire una sorta di volontà di “ritorno alle origini”; in più di un’occasione, infatti, ho colto più affinità con dischi come Sacro Culto e The Call Of The Wood rispetto alle uscite precedenti. È stato qualcosa di voluto oppure un processo automatico? Come ha preso vita Strix – Maledictae In Aeternum?

Questa analisi e definizione l’hanno fatta in molti, un po’ per via delle composizioni stesse e un po’ per via della produzione molto stile anni Novanta, ma posso affermare senza problemi che è stato un processo automatico e non voluto. Siamo nati nel 1988 con brani ritmicamente più pacati e melodiosi per evolverci oggi in brani furenti e veloci, una sorta di involuzione. Strix ha preso vita circa tre anni fa durante alcuni miei studi antropologici sulle vicende processuali di stregoneria svoltesi nel territorio in cui vivo, da lì ho iniziato a scrivere alcuni testi e successivamente con gli Opera IX abbiamo composto i brani musicali.

Il nuovo album chiude una trilogia iniziata con Maleventum, quali erano gli obbiettivi che vi eravate prefissati al riguardo? A conti fatti, siete soddisfatti del lavoro nel suo insieme?

Difficile spiegare gli obbiettivi con tre album, in quanto Maleventum è stato dannatamente transitorio, Anphisbena un capolavoro ma poco curato promozionalmente. Probabilmente l’idea principale era quella di far sopravvivere la band dopo il grande split con Cadaveria, quindi in parte l’obbiettivo è stato raggiunto ma personalmente sono molto più soddisfatto di Strix e un po’ meno dei precedenti.

Quali sono stati i punti di collegamento che vi hanno permesso di portare avanti il progetto di tre album uniti dallo stesso filo conduttore?

La stregoneria.

Mi pare scontato dire che il periodo medievale e i suoi lati occulti siano il fondamento principale di questo lavoro ma, più in particolare, cosa vi ha spinto a creare un concept di questo tipo? Quali sono le cose che vi ispirano nella composizione di musica e testi?

Non è propriamente esatto, solo con Strix tocchiamo periodi storici datati nei secoli bui. Anphisbena ad esempio storicamente possiamo posizionarlo in epoche pre-cristiane e Maleventum è maggiormente incentrato sullo sviluppo della stregoneria moderna. Il paganesimo, con tutte le sue sfaccettature tradizionali, lo sciamanismo e le pratiche occulte più stregonesche hanno sicuramente influenzato questo tipo di analisi, il tutto condito anche da una buona indagine storico-antropologica.

Quali parole useresti per descrivere Strix – Maledictae In Aeternum?

Le stesse che userei per descrivere un film come Il Nome Della Rosa: oscuro ed arcano.

Ho notato (e l’ho specificato anche in recensione) che questa volta M. pare essere davvero completamente a suo agio con la voce. Quanto è difficile “calarsi nella parte” quando si trattano argomenti di questo tipo?

M. ha una grande esperienza alle spalle e posso dire che professionalmente sa calarsi bene nella sua parte in base alle sue possibilità tecniche e sicuramente, militando dal 2004 nella band, ormai è più che normale che si senta a suo agio e non nego che gli argomenti trattati interessino profondamente anche a lui.

La vostra musica ha ormai un trademark ben preciso e molto personale ma quali sono i gruppi che, direttamente o indirettamente, vi hanno ispirato e continuano a ispirarvi?

Grazie, un bel complimento, ma le influenze giungono solo dal passato. Celtic Frost, Mercyful Fate, Bathory sono i nomi cardine delle nostre influenze.

Anche questa volta, come da vostra tradizione, i brani presenti nel disco sono di medio-lunga durata e piuttosto articolati al loro interno. Da cosa nasce questa necessità (o volontà) di non affidarsi soltanto all’impatto frontale, al cosiddetto “mordi e fuggi”?

Sinceramente molto spesso ci diciamo di voler creare un brano più corto, insomma nella media, ma poi alla fine ci sono sempre tante cose da dire e atmosfere da rimarcare che ricadiamo nei nostri soliti cliché.

La produzione che avete scelto per questo disco valorizza molto il lavoro delle tastiere e della batteria mentre, in alcune occasioni, affossa un po’ il suono della chitarra. È stata una scelta vostra dettata da qualche motivo ben preciso?

Uhm, prendo questo come una critica costruttiva. Ho curato personalmente tutte le fasi della registrazione essendo io il fonico e produttore: sicuramente ho dato maggior attenzione e cura alla batteria, le chitarre invece non mi pare di averle emarginate… anzi, da chitarrista avevo un’immagine ben precisa e l’ho ottenuta. Sicuramente la produzione poteva eccellere ma tutto è direttamente proporzionale ai miei mezzi ed ai soldi impiegati per TUTTA la produzione.

Quali riscontri sta ricevendo dai fans e dalla stampa Strix – Maledictae In Aeternum?

C’è chi lo adora e chi lo ha stroncato, chi capisce l’arcano mistero e chi no, c’è l’illuminato ed il bieco ignorante, c’è il giornalista e chi s’improvvisa tale e malamente.

Farete un tour a supporto dell’album? In caso, hai già alcune date da comunicarci?

Lo spero! Abbiamo da pochissimo iniziato una collaborazione con Eagle Booking che sta fissando delle date ma per ora nulla di certo.

Siete soddisfatti della vostra collaborazione con Agonia?

Molto soddisfatti! Speriamo perduri nel tempo.

Voi siete ormai un nome storico della scena italica, cosa ne pensate della situazione attuale? Ci sono gruppi di recente formazione che vi hanno colpito positivamente?

Con tutta onestà non riesco a farmi una grande idea di cosa stia succedendo in Italia oggi, forse perchè non mi interessa pienamente e da egoista mi interesso solamente alla dimensione Opera IX, o forse perchè come al solito non c’è un grande interesse ad avere scambi di opinioni a riguardo, magari con qualche collaborazione. No, siamo sempre in contatto con i soliti vecchi nomi, quelli che insieme a noi hanno fatto la storia del metal estremo in Italia.

Quali saranno i prossimi passi degli Opera IX?

Un tour promozionale ed un nuovo videoclip.

Bene, l’intervista è giunta al termine. Ti ringrazio per la disponibilità e ti giro la parola ancora una volta per concludere come preferisci.

Grazie a voi per il supporto, invito tutti coloro che sono interessati a seguire le nostre news sul nostro sito e su Facebook.

Facebook Comments