Un'intervista con gli Oranssi Pazuzu e la distopia paranoica

Gli Oranssi Pazuzu ci raccontano la loro distopia paranoica

Gruppo:Oranssi Pazuzu
Formazione:

  • Jun-His – Voce, Chitarra
  • Ontto – Basso
  • EviL – Tastiere, Percussioni
  • Korjak – Batteria
  • Ikon – Chitarra

Gli Oranssi Pazuzu ci hanno da sempre abituati a un originale mix di black metal e psichedelia anni ’70, con forti richiami a gente come Hawkwind e compagnia bella. Il nuovo album Mestarin Kynsi è stato annunciato in concomitanza con il passaggio su Nuclear Blast: il bassista Ontto ci ha illustrato un bel po’ di cosette a riguardo.


Ciao Toni, è un piacere averti su Aristocrazia! Come va?

Tutto bene, grazie! Una giornata tranquilla in casa.

Partiamo da una cosa che ho letto in un’intervista del 2016: allora avevi detto che Valonielu rappresentava l’inizio di un viaggio interiore per ciascuno di noi, mentre con Värähtelijä ci trovavamo nel bel mezzo di quel viaggio. Dove siamo invece con Mestarin Kynsi?

Beh, è un po’ la continuazione logica di dove ci siamo lasciati con Värähtelijä. Alla fine di Värähtelijä c’è questa canzone intitolata “Valveavaruus”, che si può tradurre con qualcosa tipo cosmo sveglio, nel senso di cosciente, in cui ti svegli e prendi atto di questa cosa terrificante che è lo spazio infinito, una minaccia esistenziale. È una canzone con un’elettronica marcata e quando abbiamo iniziato a scrivere le canzoni per il nuovo Mestarin Kynsi abbiamo pensato che sarebbe stato molto interessante aggiungere sintetizzatori ed elementi elettronici. Abbiamo iniziato esplorando quell’aspetto lì. Värähtelijä, da un punto di vista tematico, è un album parecchio allucinato, e contiene delle scene in cui l’ascoltatore si cala: Mestarin Kynsi continua sulla stessa scia, ma stavolta è come una storia che si sviluppa e che l’ascoltatore vive. Non so se sono riuscito a rispondere completamente, ma queste sono alcune delle cose che mi sono venute in mente riguardo il nuovo disco.

Hai appena detto che su quest’album avete sperimentato maggiormente con elettronica e sintetizzatori. Allo stesso tempo, Mestarin Kynsi suona più tangibile e concreto. Come è nato il disco?

Sì, Värähtelijä era più sparso, più improvvisato. Dopo quel disco abbiamo realizzato un grosso progetto con i Waste Of Space Orchestra, insieme ai nostri amici Dark Buddha Rising. È stato uno sforzo enorme: un sacco di suoni, dieci musicisti, le registrazioni sono state un processo impegnativo. Quando gli altri sono andati via e siamo rimasti solo noi cinque, ci siamo sentiti soli e abbiamo realizzato che non era possibile fare qualcosa di talmente grande e magnifico come con i Waste Of Space Orchestra. Abbiamo deciso di intraprendere una direzione opposta, più vicina, aggressiva e d’impatto. In un certo senso è una reazione nei confronti del disco precedente: volevamo che suonasse come se l’ascoltatore fosse nel bel mezzo del tutto e che gli accadessero un sacco di cose attorno. Come se si spostasse da una stanza all’altra, e una volta entrato si trovasse immerso nel tutto. Le atmosfere sono molto dense e compatte. Non abbiamo improvvisato granché, come facevamo in passato, abbiamo effettivamente scritto di più… avevamo delle bozze di idee, degli accordi buttati giù, ovviamente ci abbiamo improvvisato sopra ma non più di tanto.

Ci sono un paio di tracce che mi hanno colpito particolarmente: “Kuulen Ääniä Maan Alta”, piuttosto ossessiva con le sue ritmiche, e l’ultima, “Taivan Portti”, dal carattere cinematografico e perfetta in chiusura. Prestate molta attenzione all’ordine delle canzoni?

Sì, molta attenzione la riserviamo a quell’aspetto. Noi vediamo un album come se fosse una sola, lunga canzone, in un certo senso. Vogliamo che tutte quelle parti diverse tra loro siano al posto giusto. Penso che “Taivan Portti” sia talmente pesante e impegnativa che l’unico posto giusto sia alla fine del disco. Anche da un punto di vista tematico, il testo segue una narrativa che ha il suo culmine in “Taivan Portti”: è la fine di tutto, la luce in fondo al tunnel.

Non ho ancora i testi a disposizione, ma da una traduzione grezza dei titoli mi sembra che ci sia una tematica religiosa di fondo. C’è una sorta di concept o è una mia impressione?

Sì, il filo narrativo del disco… è una visione paranoica di un signore oscuro che sorge, sfruttando una sorta di magia occulta per controllare le menti delle masse. Sale al potere, dopodiché le cose vanno decisamente male [ride]. È come un leader, uno stregone, ma con connotati religiosi.

E in generale l’atmosfera è piuttosto apocalittica, come se stesse succedendo qualcosa di veramente grave. Questa è una delle sensazioni che ho provato all’ascolto.

Mi fa piacere sentirlo, perché è sicuramente qualcosa che abbiamo cercato di ottenere.

Le vostre copertine sono sempre state molto evocative e in linea con la musica, e hai detto esplicitamente che non servono soltanto ad accompagnare il disco. Quest’ultima è molto criptica e diversa dalle precedenti, specialmente dalla crudezza dell’ultima. C’è un significato dietro?

Certamente. Abbiamo sempre voluto dare all’artista totale libertà per le copertine. Questa volta abbiamo chiesto a un’artista di Helsinki, Tekla Vàly. Le abbiamo fatto ascoltare le canzoni, le abbiamo dato i testi e abbiamo parlato un po’ delle tematiche. Dopo un paio di settimane ci ha presentato questo collage: ci sono molti elementi delle canzoni rappresentati visivamente. Per esempio l’occhio che da dietro le tue spalle guarda cosa stai facendo, le mani legate si riferiscono alla quarta traccia, “Oikeamielisten Sali”, e simboleggiano il giudizio che pende sugli uomini… è tutto connesso con le tematiche.


Dopo tanti anni su Svart Records, Mestarin Kynsi sarà il primo album su Nuclear Blast, un’etichetta generalmente associata a nomi molto importanti nel metal. Ci sono delle motivazioni specifiche dietro questa scelta?

Beh, è stata una scelta pratica e nient’altro, per noi. Abbiamo lavorato a lungo con Svart, un’etichetta indipendente finlandese che sperimenta parecchio e rilascia cose molto interessanti. Ci siamo trovati molto bene, avevamo totale libertà e tutto ciò che ne consegue. Recentemente abbiamo iniziato a pensare che, con qualcuno di più grande, più gente avrebbe potuto sentire l’album, o quantomeno sentirne parlare. Questo è il motivo per cui abbiamo iniziato a cercare altre etichette. Alla Nuclear Blast c’è un ragazzo che conosciamo, Jens, un grande fan di progressive rock e musica anni ’70: ci ha fatto capire che Nuclear Blast non stava cercando un gruppo mainstream, che avremmo potuto fare ciò che facciamo già e collaborare con loro. Sarà interessante vedere come andrà la cosa.

Quindi è più un processo di crescita naturale, per raggiungere più gente.

Sì, non si tratta di snaturarsi. Si tratta piuttosto di usare strumenti più potenti per diffondere la nostra musica. Se andrà bene, saremo contenti e faremo un altro album con loro. Se non andrà bene, cercheremo altro.

Il nome della band è un’ottima istantanea di cosa sia la vostra musica, con Oranssi che rappresenta il lato psichedelico e Pazuzu quello più metal. C’è qualche aspetto in cui una di queste due nature prevale sull’altra? Non so, qualcuno di voi più incline a un genere, o qualche fase durante il processo di scrittura.

Abbiamo suonato insieme per molti anni, quindi è tutto un po’ mischiato insieme. Tuttavia, puoi abbozzare una linea di demarcazione: abbiamo questa tematica spaziale, con le parti più atmosferiche e quasi ambient, sviluppata maggiormente dal tastierista EviL e dal chitarrista Ikon, che non compongono in stile rock. E poi ci sono gli altri tre, io al basso, il batterista Korjak e il cantante-chitarrista Jun-His: questo trio suona più prettamente metal, roba più basilare e basata su riff. Però, a volte, questa linea sbiadisce un po’.


Ho letto che sei anche un fan di cinema. Ripenso ai Pink Floyd e Il Mago Di Oz, per esempio: c’è qualche film che potrebbe andare mano nella mano con la vostra musica?

Quando lavoravamo al disco nuovo, tutti abbiamo visto questo film horror, Midsommar, non so se lo conosci. Siamo rimasti tutti entusiasti, quindi mi piacerebbe molto sentire la nostra musica affiancata a quel film, perché è davvero intrippante e disturbante. Ha lasciato un grosso segno su di noi e ha influenzato molto l’album. Non puoi mai sapere quali influenze finiranno sull’album, non è una cosa che puoi controllare e un sacco di roba può finirci dentro.

Tornando ai Waste Of Space Orchestra, che hai menzionato prima: Syntheosis è stato uno dei miei album preferiti del 2019. Resterà un lavoro isolato o possiamo aspettarci altro in futuro?

Sono molto contento di sentire che ti sia piaciuto, perché ci siamo impegnati davvero molto. Sono felice di come sia venuto ma è stata dura, dieci persone impegnate in altre band e con mille impegni diversi. Non escludiamo la cosa, ma al momento è improbabile che arrivi un seguito nel futuro prossimo. A un certo punto, forse faremo qualcosa, non so dirti. Sono anche un po’ nervoso perché mi sorprende che abbia funzionato così bene! [ride] Una grande esperienza, i ragazzi dei Dark Buddha Rising sono dei grandi amici e molto creativi. È stato bello collaborare.

Ok, benissimo! Speriamo di vedervi presto in Italia. Qualcosa di pianificato?

Sì, abbiamo un tour in programma… sarà a settembre-ottobre, manca ancora un po’. È un tour europeo e penso ci siano delle date italiane, almeno una. Spero di vedervi lì!


Mestarin Kynsi uscirà il 17 aprile su Nuclear Blast. L’unica data italiana è in programma per il 17 ottobre al Legend Club di Milano.

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