RADAR MEN FROM THE MOON

RADAR MEN FROM THE MOON

   
Gruppo: Radar Men From The Moon
Traduzione: LordPist
 
Formazione:

  • Glenn Peeters – Chitarra
  • Jan-Titus Verkuijlen – Basso
  • Tony Lathouwers – Batteria
  • Niek Manders – Elettronica
 

Sono giunti al traguardo del terzo disco e Aristocrazia li segue praticamente da sempre, loro sono i Radar Men From The Moon.


Ciao Toni e benvenuto sul nostro sito. Come sta andando questa calda estate? Come la stai trascorrendo?

Toni: Bevendo birra, godendomi il bel tempo e lavorando sul nuovo materiale per il prossimo progetto (super segreto).

Iniziamo col raccontare chi siete: com'è nata la band e perché avete scelto questo nome?

I RMFTM si formarono nel primo 2011, come un trio di rock strumentale. Il nostro cantante precedente decise di lasciare, perché non voleva fare musica psichedelica. Ci trovammo quindi a dover creare musica senza voce, così ci venne l'idea di mettere su i Radar Men From The Moon. Il nome è abbastanza scemo, l'abbiamo preso da un elenco di vecchi film sci-fi degli anni '50: questo era il film più brutto che siamo riusciti a trovare. Adesso ci piace pronunciare il nome come RMFTM.

Il terzo album è spesso il crocevia che conduce una formazione alla piena maturità. Com'è stato partorire "Strange Wave Galore"? Nel comporlo avete modificato qualcosa rispetto al lavoro svolto per realizzare "Intergalactic Dada & Space Trombones" ed "Echo Forever"?

Sì, abbiamo sempre voluto reinventarci come artisti. Dopo "Echo Forever" abbiamo deciso che "Strange Wave Galore" dovesse essere qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo suonare familiare per i fan degli RMFTM. A differenza di "Echo Forever", alcune delle canzoni furono scritte durante la registrazione in studio. Questo ci diede maggiore libertà nella composizione. Ovviamente c'è una grossa differenza tra il primo disco e l'ultimo, il prossimo sarà ancora diverso, si spera in modo positivo (non si sa mai).

Quali sono a tuo avviso gli ingredienti adatti e necessari a creare un buon disco?

Cos'è che rende un disco buono? La buona musica, no? Alla fine è tutta una questione soggettiva per l'ascoltatore. Ogni volta che ci viene in mente qualcosa di nuovo, lo trattiamo come se fosse qualcosa che vogliamo ascoltare. In questo modo, ogni nuovo pezzo diventa il migliore possibile per i nostri occhi e orecchie nel processo creativo. Tuttavia, ci ispiriamo anche ad altri gruppi che ammiriamo.

Come mai avete scelto la strada unicamente strumentale per i vostri lavori?

Principalmente perché non crediamo che la musica abbia bisogno di una voce. Questo significa che la composizione è più astratta e ti dà più spazio per pensarci su. La nostra musica non è costretta dai testi, ma si affida a idee astratte e concetti espressi attraverso un disco. Questo non vuol dire che non faremo mai uso di una voce.

L'uso dell'effettistica e della componente elettronica ha preso piede sempre di più di album in album. Parlando in termini di mezzi a vostra disposizione, posso chiedervi quale strumentazione avete utilizzato per registrare "Strange Wave Galore" (chitarre, basso, batterie, amplificatori, pedaliere etc.)?

Usiamo un bel po' di effetti ultimamente, è piuttosto difficile ricordare tutti quelli che abbiamo usato durante la registrazione di "Strange Wave Galore". C'era però un pezzo in particolare che ha avuto un'importanza significativa in "Strange Wave Galore", il "Chorus Echo" della Roland. A parte questo, delay su delay.

E la strumentazione che adoperate dal vivo è la medesima oppure la modificate leggermente a seconda della scaletta che intendete eseguire?

Di solito abbiamo lo stesso set di strumenti, anche se continuiamo ad aggiungere nuovi sintetizzatori ed effetti col tempo. Addirittura il nostro bassista usa effetti, gli ci è voluto un po' ad abituarsi.

In ambito live ho letto che avete curato l'Eindhoven Psych Lab. Mi spiegheresti come si è svolta tale rappresentazione e com'è connessa alla vostra realtà?

L'Eindhoven Psych Lab è stato eccezionale. Ovviamente Eindhoven è la nostra città e siamo fieri di avere il nostro party psichedelico. Allo Effenaar (il luogo dell'evento) ebbero l'idea di mettere su un festival psichedelico e noi li abbiamo aiutati a curarlo con una lista dei gruppi che volevamo vedere. Come organizzazione, l'Eindhoven Psych Lab decise poi di cooperare con il Liverpool Festival Of Psychedelia, soprattutto per quanto riguarda l'estetica e le grafiche. In ogni caso, la prima edizione è stata un successo e lo rifaremo l'anno prossimo.

Qual è la vostra esibizione che ricordate con più piacere e perché?

Uno dei nostri primi concerti in Italia, suonammo al Rock Valley Festival di Pavia. Arrivammo lì nel primo pomeriggio, bevemmo un po' di birra e poi soundcheck. Il promoter ci mostrò l'ostello dove lasciare la nostra roba e fare una doccia, tutto sembrava andare bene. A quel punto ricordo di aver visto un enorme nuvolone nero avvicinarsi alla valle. Non ci pensammo più di tanto, ma quando la tempesta è arrivata all'improvviso abbiamo pensato al nostro equipaggiamento sul palco. Fuori dalle docce di corsa, saltammo sul furgone e ci fiondammo giù dalla collina (addirittura ci impantanammo nel fango per via della pioggia). Una volta lì ci lanciammo fuori dal furgone a mo' di A-Team, Glenn intonava la sigla della serie ma al tempo non riuscivamo a riderne per via degli strumenti. Se ci pensiamo ora, è davvero divertente. Tutta la nostra roba era zuppa e danneggiata. Anche il preampli era rotto e i promoter pensarono di annullare il festival, lasciando i gruppi senza i soldi per tornare a casa. In qualche modo asciugammo la batteria e gli amplificatori con asciugamani e phon. Alla fine convincemmo l'organizzazione a farci suonare al chiuso e condividere parte della strumentazione con altre band. La serata fu totalmente devastante, il pubblico fu folle e ci divertimmo molto dopo tutto quello stress. L'anno scorso un'altra tempesta ci sorprese in Italia del nord, ma — facendo tesoro di quest'esperienza — spostammo subito la roba all'interno.

Ci sono aneddoti divertenti accaduti in questi anni trascorsi in giro a suonare che vi andrebbe di condividere con noi?

L'anno scorso facemmo un tour estivo di quattordici giorni. Il nostro furgone si ruppe e il nostro tecnico del suono non riuscì a venire con noi. Giusto un giorno prima del tour riuscimmo a trovare un altro furgone e chiedemmo a un tizio a caso in un bar se volesse venire a fare il roadie per noi, lo fece. Un tipo simpatico, dormì per tutto il tour e bevve la nostra birra.

Le prossime date programmate? Dove potremo incrociare la musica dei Radar Men From The Moon?

Siamo occupati a scrivere la roba nuova, quindi non stiamo esattamente pensando ai tour. Ogni tanto facciamo qualche show qua e là, ma principalmente in Germania, Paesi Bassi, Belgio e UK. Una volta che il nostro nuovo progetto sarà completo, andremo sicuramente in giro per l'Europa di nuovo.

La scena musicale rock psichedelico-spaziale è particolarmente attiva, quali sono le band odierne che hai avuto modo di apprezzare maggiormente?

Non ascoltiamo esclusivamente musica psych-space, ma ci piace la musica sperimentale in generale. Shit & Shine, Nissennenmondai, Gnod, Woken Trees, The Cosmic Dead, The ZZZ's, The Oscillation, Earth, Oneida, Pharmakon, Led Er Est, A Place To Bury Strangers, Ceremony (non il gruppo hardcore), Zombie Zombie, Antrophroph, Berndsen, Yvette, HEALTH e tanti altri; sì, siamo proprio dei nerd della musica.

Se un'etichetta vi proponesse di stampare un'uscita split in vinile, chi vorreste come compagni in tale pubblicazione?

Gnod.

Dieci dischi che ritieni siano stati fondamentali per la tua formazione artistica? Potresti raccontarmi cosa ti lega o come sei entrato in contatto con ciascuno?

My Bloody Valentine – "Loveless": muri di suono meravigliosamente ipnotici, composizione spettacolare e una produzione senza precedenti; essenziale. Swans – "The Great Annihilator": più accessibile del loro lavoro precedente, non meno catartico; è una grande opera d'arte. The Police – "Regatta De Blanc": grandi i chorus e flanger che usavano praticamente con tutto; canzoni pop massicce, con grandi influenze dub. Iron Maiden – "Powerslave": l'heavy metal al suo meglio, musica senza tempo; niente può battere cantare gli Iron Maiden in un furgone mentre si va a un concerto. Kraftwerk – "The Man-Machine": in tanti ci hanno provato, ma nessuno è riuscito ad avvicinarsi ai Kraftwerk; puro nella sua semplicità, anche se l'esecuzione è tutt'altro che semplice; musica elettronica essenziale. Joy Division – "Unknown Pleasures": onesto e dal suono pulito; più pesante di qualsiasi altra cosa. The Fall – "Hex Enduction Hour": ripetizione; ripetizione; ripetizione… e poi Mark E. Smith. The Cure – "Pornography": il disco più oscuro e ballabile che i The Cure abbiano prodotto. Motörhead – "Overkil": i Motörhead alle prese con il rock'n'roll. Lustmord – "Heresy": Lustmord offre la vuotezza che tutti noi cerchiamo; un maestro nelle basse frequenze, l'uso dei field recording e dei fenomeni psicoacustici come l'infrasuono; qualsiasi cosa tu faccia, non riuscirai mai ad andare giù quanto Lustmord.

Chi sono i Radar Men From The Moon al di fuori della dimensione band?

Glenn: chitarra, effetti, artista visivo in proprio. Titus: basso, effetti, ape operaia. Tony: batteria, effetti, comunicazione e amministrazione. Niek: sintetizzatore-baritono, un sacco di effetti, tecnico del suono.

Pensate che al giorno d'oggi sia possibile vivere solo di musica?

No, impossibile, a meno che non suoniamo ai matrimoni forse.

Oltre la musica, quali sono le passioni dei Radar Men From The Moon?

Glenn: arte, letteratura, poesia, assurdismo, birra belga e sesso rude. Tony: arte, film, giochi, birra belga e amore tenero. Titus: matematica, birra belga e sesso per fare pace. Niek: cartoni, film, arte, birra belga e sesso nichilista.

L'ultimo disco che avete comprato, l'ultimo film che avete visto e l'ultimo libro che avete letto?

Shit & Shine – "Küss mich", il mio amato Throbbing Gristle – "Second Annual Report", "Wayne's World 1" e "Star Wars: A New Hope", Albert Camus – "Il Mito Di Sisifo".

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