RENEGADE

RENEGADE

Informazioni

Autore: Mourning
Diamo il benvenuto a Stefano Senesi cantante dei toscani Renegade. Come va? Come sempre usiamo fare, iniziamo col presentare la band a chi non la conoscesse, ok?
Salve a tutti, qui tutto ok! I Renegade ‘nascono’ nel 2005 con lo scopo di suonare puro hard n’ heavy. Nel corso di questi cinque anni abbiamo pubblicato tre album: Too Hard to Die (2006 – And. Relix), Straight to the Top (2008 – MGP) e W:A:R, uscito da poco sempre per i tipi della My Graveyard. La nostra musica risponde all’esigenza di perpetuare un genere al quale siamo molto affezionati: il metal anni ’80.
I Renegade hanno rilasciato il loro terzo atto: “W:A:R”. Il disco rispetto ai precedenti è maturo, curato nei minimi dettagli, com’è stata la sua lavorazione?
Siamo molto esigenti ed ogni piccolo particolare è stato curato con un’attenzione maniacale, come sempre del resto. Rispetto ai precedenti album abbiamo usato suoni diversi, più taglienti, più heavy. Siamo soddisfatti, ed è questo quello che più conta. W:A:R è un album sincero come gli altri due, forse un po’ più ‘moderno’ ed oscuro, ma assolutamente coerente con la musica che rappresentiamo, e nella quale ci riconosciamo.
Per quanto riguarda l’artwork, il buon vecchio Gianluca Venditti (che ha curato tutti i lavori
dei Renegade) anche stavolta ha svolto un lavoro encomiabile, ma ‘ça va sans dire’.
Brani heavy fino all’osso (“Masquerade” o “Under My Skin”), ballad (“Where Time Stand Still” e “No Reason In Love), cos’hanno ancora da dire gli 80ies heavy che tanti oggi trascurano?

Più che ‘da dire’ io direi ‘da suggerire’. Sicuramente la possibilità di creare grandi pezzi con una manciata di accordi, la semplicità, e soprattutto la voglia di prendersi poco sul serio.

Esistono dei ruoli precisi per quanto riguarda la composizione delle canzoni?


  La creazione di un brano dei Renegade nasce esclusivamente dall’ispirazione. Solitamente io mi occupo delle melodie vocali e dei testi, aiutandomi con una semplice chitarra acustica. I brani si sviluppano attorno alla voce e questo è fondamentale per fare questo genere di musica.


Perché cantare in inglese? Mera scelta commerciale?


Ecco, questo è un ‘errore’ al quale un giorno dovrò porre rimedio 🙂
Spesso me lo chiedo anch’io… Perché cantare in inglese? Per ‘cattiva’ abitudine forse… Nei prossimi lavori cercherò di includere la traduzione italiana dei testi. Un passo alla volta…
Scelta commerciale? Non direi proprio. Faccio il cantante per amore e non per lavoro. So che molti non capiranno questa cosa, ma il lavoro in qualche modo ti vincola, e nella musica voglio esser libero di fare ciò che voglio. Non intaschiamo assolutamente una lira coi nostri album, anzi è una rimessa continua. Suoniamo senza guardare ai ‘frutti’, ai guadagni, alle perdite. Facciamo solo ciò che dev’esser fatto.


Collaborate praticamente dalla nascita del gruppo con Giuliano della My Graveyard Prod., noto per la sua passione per l’underground e organizzazione del Play It Loud, che qualcuno (non facciamo nomi tanto chi è si sa) ha cercato più volte di boicottare, mettendogli i bastoni fra le ruote. Qual è il vostro rapporto con lui e con le band del suo roster?


Dopo Too Hard to Die che, come dicevo prima, uscì per Andromeda Relix, siamo entrati in contatto con la My Graveyard Prod. Giuliano è un professionista e con lui abbiamo trovato la serietà che cercavamo. Certo, a volte ci possono essere dei ‘disguidi’, ma è normale. Lui sa benissimo che siamo una band metal ‘atipica e pignola’, e che questa non è da parte nostra assolutamente presunzione, bensì dedizione totale.
Fra le band della label figurano nomi storici del metal italiano ed altre realtà meno conosciute, ma sempre e comunque valide. Sarò un idealista, ma credo che non ci vorrebbe tanto per creare una vera e propria scena tutta My Graveyard. Le band dovrebbero coalizzarsi, abbandonare il loro sterile egocentrismo e mandare al gas tutti quei cialtroni che organizzano serate vergognose (anche dal punto di vista etico). Giuliano si sta già muovendo in questo senso, ma si potrebbe fare molto di più se fossimo tutti uniti. Grazie a questo atteggiamento, tutto risulta più difficile e terribilmente triste. Ma alla fine a noi non interessa fare del proselitismo né tantomeno imporci sul mercato (e dal vivo) a tutti i costi. Suoniamo la musica che vogliamo ascoltare e se un giorno si creeranno i presupposti per qualcosa d’importante, saremo felici di aver ‘seminato bene’!
Non so chi metta i ‘bastoni fra le ruote’ alla label… Sicuramente non i Renegade…

Heavy Metal e live, situazione spinosa. Quali sono i motivi di base per cui il metal classico underground incontra tutta questa difficoltà a trovare spazi seri?


Come dicevo prima, la mancanza di cameratismo fra band gioca a favore della solita regia che pensa solo ed esclusivamente al proprio tornaconto, a detrimento della musica. Basterebbe così poco per far crollare il castello di carte di questi pagliacci… Bisognerebbe prima di tutto che le band smettessero di essere i loro burattini! Insieme potremmo organizzare un sacco di belle cose. Se così non è, non è certamente colpa nostra… In ogni caso, noi andremo dritti per la nostra strada, con o senza live, con o senza di loro.

Il Metal si evolve e involve continuamente, in queste tre decadi cos’è che è cambiato? Come vedi la situazione adesso?


Adesso, come tanti anni fa, c’è chi lavora con amore e chi no, a prescindere dal genere. Rispetto a prima, oggi si pensa quasi e solo esclusivamente a persuadere, ad apparire nei siti, a convincere tutti ad ogni costo, a cercare approvazioni. Il mercato procederà pure in questo senso, ma non è così che funziona, almeno non con me, almeno non con i Renegade.

Qual’è il tuo background musicale? Che ricordi hai delle band italiane che popolavano la scena quando iniziasti la tua attività?

Sono cresciuto ascoltando Black Sabbath, Mötley Crüe, Wasp, Iron Maiden, Candlemass, Crimson Glory, Scorpions, Rainbow. Ho iniziato a cantare con una formazione fiorentina nei primi anni ’90 (Evil Zone), in seguito con delle tribute-band locali, e finalmente nel 2005 ho dato vita insieme ai miei ragazzi, ai Renegade.
Ricordo con piacere interessantissimi act italiani (alcuni ancora attivi, altri no): Death SS, Sadist (i primi), Raw Power, Necromass, Mortuary Drape, Electrocution, Tombstone, The Gow, Cryogen, Auramoth, Imago Mortis. Seguivo (e seguo) con molta attenzione la scena underground cosiddetta ‘estrema’, e chi mi conosce sa benissimo quanto apprezzi certe sonorità…

Scena Italiana: esiste, non esiste, continuiamo a cantarcela e suonarcela da soli? Ci sono act che supportate e consigliereste per un ascolto o un live?


Ripeto, potremo parlare di ‘scena’ solo quando verrà a crearsi un’intesa fra le band. Il resto sono solo sciocchezze. Se qualcuno parla di ‘scena’ in un contesto dove i nomi più importanti si fanno pilotare da mafiosetti che organizzano concerti da quattro soldi, dove invece di sostenersi a vicenda si pensa solo al proprio bieco interesse, dove invece di ‘pensare in grande’ si continua a ‘pensare in piccolo’… Beh, lascio a voi le conclusioni.
Sin dagli inizi mi sono rifiutato di appartenere a questa ‘scena’ pietosa. I manifesti iniziali dei Renegade vennero accolti come una sfida, ma era indispensabile metter subito le cose in chiaro: ‘se questa è la scena, noi non ne vogliamo far parte’, ‘il metal è morto’… Provocazioni, certo, ma a volte bisogna correre dei rischi quando i fini sono importanti. Alcuni afferrarono il senso di quei proclami e altri no. Pazienza 😉
Band da consigliare? Se ti riferisci al metal classico italiano, i Death SS e, ovviamente (spero non venga percepita come cosa di cattivo gusto), i Renegade. Supportiamo tutto ciò che è fatto col cuore e con totale disinteresse, quindi mi sento in pace con me stesso per aver consigliato le suddette band. Poi potrei citarti tantissimi gruppi neo-folk, black metal, ambient, death, blues, etc…

Internet, la musica per quanto se ne dica è diventata “dipendente” da questo mezzo comunicativo potentissimo, come vi muovete in tale ambito?

Col solito distacco di sempre.

Parlami del tuo rapporto col mondo della “critica” (molto spesso più demolitrice che costruttrice) e delle persone che ascoltano la vostra musica. C’è un messaggio che vuoi mandare in generale o muovere a tua volta una critica a tali realtà?


Questione interessante. Oramai la cosiddetta ‘critica’ è composta quasi esclusivamente da gruppetti di disadattati che covano rancori, pianificano stroncature, pontificano su argomenti che nemmeno conoscono, che danno per scontate cose che non lo sono per nulla. Proprio ultimamente mi è capitato di ascoltare degli album che mancano totalmente di struttura, cantati coi piedi, con testi di una volgarità e banalità allucinate; ecco, a questi cialtroni basta il ‘nome’ per aggraziarsi tutta questa ‘critica’ da quattro soldi. Per fortuna non tutti i recensori sono degli incompetenti e c’è ancora qualcuno che riesce fare il proprio mestiere con serietà, passione, e quella buona dose di distacco che occorre per poter dare dei giudizi e dei consigli costruttivi.
Chi ascolta i Renegade ha la possibilità di calarsi realmente nelle sonorità anni ’80. I nostri ascoltatori sono dei fanatici di quel periodo, dei nostalgici. A loro va un grandissimo abbraccio.
La critica sa benissimo che siamo una band di metal classico, quindi la smetta di pretendere altro da noi. Non siamo ‘innovativi’, non siamo una band ‘power metal’ né tantomeno dei ‘virtuosi’. Un po’ di serietà per favore…


La gente in genere si lamenta continuamente dei prezzi alti dei cd/vinili quando, girando su internet, per distro o siti specializzati, si trovano spesso offerte che oserei definire ridicole (in senso positivo) che porterebbero ad acquisti multipli, cosa ne pensi? Originale vs Mp3, è una lotta creata dal file sharing continuo e selvaggio, di chi le colpe? Quale potrebbe essere una soluzione moderata o drastica che possa arginare tale andazzo?


Senza dubbio il prezzo del vinile (del quale sono un fanatico sostenitore da sempre) è levitato a dismisura. Per quanto riguarda i cd non avverto tutta questa differenza rispetto agli anni passati, anzi, forse sono pure ‘calati’ se proprio vogliamo fare un confronto col costo della vita dei primi anni ‘90.
Chi ama la musica acquista (e promuove) solo ed esclusivamente prodotti originali. Non penso di dover aggiungere altro in merito…
Non navigo così tanto su internet da sapere cosa sia più o meno vantaggioso… Solitamente i ‘miei’ distributori sono affidabili e professionali.
A chi non può permettersi un’etichetta valida, consiglierei di scegliere strade alternative come la musica a pagamento su internet, ed evitare di produrre cd-r o volgarità del genere.


Novità e progetti per il futuro?


Sicuramente un nuovo full-lenght e tanta energia positiva da trasmettere.

Ringraziandoti per il tempo concessoci, ti lascio la parola per un messaggio schietto e diretto ai nostri lettori.



Grazie mille a Voi.
Supportate la musica underground. Acquistate materiale originale. Boicottate i falsi.
Truth never fails!


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