RHAPSODY OF FIRE – Intervista

Gruppo:Rhapsody Of Fire
Formazione:

  • Alex Staropoli – Tastiere, orchestrazioni
  • Roberto De Micheli – Chitarre
  • Alessandro Sala – Basso
  • Manuel Lotter – Batteria
  • Giacomo Voli – Voce

 

Ventidue anni fa nessuno immaginava che Legendary Tales avrebbe segnato l’inizio di una saga ancora più epica di quella raccontata nelle proprie canzoni: quella di un gruppo che, dalla bella Trieste, avrebbe portato il power metal a un nuovo livello, arrivando addirittura a far scoprire un modo nuovo di intendere la musica a Christopher Lee. Cambi di nome imposti, separazioni, scismi e dissidi non hanno mai allontanato Alex Staropoli dalla sua creatura, che nel 2019 tocca il traguardo del dodicesimo album in studio.


Come stanno andando le cose in casa Rhapsody Of Fire, ora che The Eighth Mountain è finalmente alle porte?

Alex: Molto bene, davvero molto bene, le risposte che stiamo avendo sono positive e l’entusiasmo è alle stelle. Dopo aver lavorato a questo nuovo album per più di un anno e mezzo, c’è un meritato momento di soddisfazione e di riconoscimento.

Devo essere onesto: ho ricevuto il disco da AFM soltanto l’altro ieri e non sono riuscito ad ascoltarlo approfonditamente come avrei voluto, né ho avuto i testi sotto mano. Perdona quindi la domanda molto generica, ma di che tratta il concept dell’album?

Innanzitutto, The Eighth Mountain è il primo capitolo della Nephilim’s Empire Saga, è il resoconto di come un’anima persa possa recuperare il proprio essere attraverso il coraggio, la lealtà e i valori. Ovviamente questa ossatura è condita da elementi fantasy tipici dei Rhapsody Of Fire, abbiamo tantissimi ospiti, i cori, un’orchestra… È un album davvero ricco. Non voglio raccontarti ulteriori dettagli sulla storia, perché questo è appunto il capitolo iniziale e ce ne saranno altri a seguire, ed è importante che ogni ascoltatore segua la storia interpretandola a modo suo. Non voglio rivelare di più.

Sulla base di quello che hai detto: prima di iniziare i lavori dell’album, non avevi ancora deciso se si sarebbe trattato di un singolo concept o di un’intera saga. La musica ti ha portato la storia, o è venuta prima la storia che hai musicato in un secondo momento?

L’idea di una storia non è certo una cosa nuova, io e Roby [De Micheli, chitarra] ne abbiamo parlato spesso negli ultimi anni. Non sono sempre stato convintissimo della cosa, però in questo caso mi sono piaciuti l’idea, l’atteggiamento, le immagini che questa storia può dare, per cui ho deciso di procedere in questa direzione e ne sono molto contento. Io e Roberto abbiamo steso un po’ di idee, poi Giacomo [Voli, cantante] si è occupato dei testi e abbiamo fatto questo lavoro di squadra. E sono davvero molto, molto contento di come Giacomo ha scritto i testi e dello spessore della storia, del messaggio che la storia dà.

Ecco, ti fermo subito: parli di messaggio. Usi spesso questo termine, e altrettanto l’ho sentito usare da Luca Turilli prima della vostra separazione. Il messaggio della musica dei Rhapsody. Chiaramente, a un primo livello si tratta di epica fantasy, ma da come ne parli è evidente che poni una grande attenzione su questo aspetto. Qual è il vostro messaggio?

Facciamo un distinguo: i Rhapsody sono nati nel ‘97 con una storia e una line-up specifiche, mentre per quanto riguarda i Rhapsody Of Fire, di cui sono responsabile dal 2011, relativamente alle loro liriche non voglio esprimermi, ma lasciare la loro interpretazione agli ascoltatori. Se invece parliamo del messaggio musicale, che per me è la cosa più importante in assoluto perché è sempre la musica a veicolare poi il resto, è la volontà di trasmettere l’energia interna alla band. Creare questa musica e provare delle emozioni, a livello compositivo, negli arrangiamenti, quando ancora nessuno ha sentito nulla, già questo per noi è un impulso enorme. Riuscire a trasmettere le emozioni che noi proviamo a chi ci ascolta è il messaggio numero uno. Quando i nostri fan ci scrivono per dirci che la nostra musica li aiuta nella vita, ed è una cosa che succede, per noi è una sensazione indescrivibile; per estrema che possa sembrare come frase, le persone che ci ascoltano sono molto, molto ricettive.

Tra l’altro, in un periodo come quello attuale che non è certo semplice, della musica che racconti dei valori, come accennavi poco fa, è probabilmente necessaria per molti. Il fantasy, da questo punto di vista, con il suo eroismo e le sue metafore, è anche un modo per recuperarli, questi valori.

È bello quello che dici, perché mi dà occasione di dire una cosa a mia volta: le storie, i testi di una band, devono colpire. Altrimenti sono dei semplici testi commerciali, leggeri. Ho sempre avuto dei dubbi sul fare o meno un’altra saga proprio per il livello di qualità che si può raggiungere descrivendo certe cose. E invece meno male che mi sono convinto, perché in questo caso il risultato raggiunto è stato ottimo, e mi ritengo una persona molto esigente non soltanto dal punto di vista musicale, ma anche del linguaggio e del registro, che devono essere appropriati. Insomma solitamente dei testi delle canzoni, in generale, non mi piace niente. Un giornalista mi faceva notare la scelta particolare di un titolo come “The Courage To Forgive”. Penso che sia bello poter lanciare questo tipo di messaggio, perché è vero, ci vuole grande coraggio per perdonare una persona, un evento, qualsiasi cosa ci sia capitata nella vita che ancora ci perseguita. Perdonare ci permette di alleggerirci. Ovviamente deve essere qualcosa che nasce da dentro, dal cuore. La più grande prova è accettare qualcosa di negativo, farlo proprio, comprenderlo e capire che per maturare serve anche quello, perché nulla di ciò che capita nella vita è un caso.

Da come parli è evidente che tu abbia un certo bagaglio e soprattutto una certa esperienza, il che mi porta a un commento: tu e Roberto vi conoscete da decenni, lui era addirittura nei Thundercross, prima dei Rhapsody, ma gli altri tre membri sono molto più giovani di voi. Come ti trovi a lavorare con persone così anagraficamente distanti da te?

Il rapporto tra noi è paritario, siamo tutti sullo stesso palco. Musicalmente non ho assolutamente nulla da dire: Manu [Lotter] è un batterista eccezionale, e così come Giacomo è una persona fantastica, è bello starci assieme. È bello condividere, ed è bello anche avere energia nuova ed elementi più giovani nella band. Ci sono ovviamente delle fasi diverse nella vita di una persona di vent’anni, di trenta o di cinquanta, ma tutti devono passarci attraverso. Io mi limito a portare avanti il discorso musicale, a fare del mio meglio e ad aiutare gli altri il più possibile quando ne sono in grado. È una collaborazione molto matura, e anche i membri più giovani sono estremamente maturi, persone molto ricettive. E le nuove generazioni lo sono sempre di più, è qualcosa che sta cambiando rispetto al passato. Mi capita di notarlo anche nei miei nipoti, i figli di mio fratello Manuel sono sveglissimi. Il più piccolo ha otto anni, suona il cembalo, le percussioni, va a ritmo, ha tempo, sta seguendo già le orme di famiglia, e ti accorgi che ha una marcia in più. E come in lui in tanti altri più giovani di me, anche i trentenni di oggi ti accorgi che sono più svelti, così come i nostri membri.

Ti sento molto entusiasta, è bello che dopo un quarto di secolo in attività ci sia ancora tutta questa energia per mandare avanti la baracca.

È da quando ho preso in mano il gruppo, nel 2011, che ho iniziato questo processo particolare. Non è avvenuto subito, è stato costante nel tempo, ma si è creato un enorme stimolo in me, una passione ancora più grande per la musica in generale, un desiderio di comporre insaziabile, una costante ricerca di genuinità. Fin dall’inizio cerco di fare sempre meglio ogni volta, ma adesso è come se fosse scattata una consapevolezza maggiore in me, c’è un amore pieno e una comprensione totale del lavoro che ho la fortuna di fare. Questa positività si riflette poi nella musica e in The Eighth Mountain, che posso chiaramente dire è un album molto positivo.

È vero, è una sensazione abbastanza immediata all’ascolto.

Perché è stato scritto con più chiavi maggiori, è meno drammatico, meno triste dei precedenti, e molto più aperto, allegro quasi. Abbiamo collaborato poi con Vito Lo Re e l’orchestra di Sofia, le sezioni di archi che sono assolutamente spettacolari. Tra l’altro, una situazione così professionale non l’avevo mai vissuta prima, il risultato è veramente incredibile e non vedo l’ora di tornare per le prossime produzioni. Tutto questo processo artistico mi e ci ha trasmesso grande positività. La produzione di questo album ha visto la partecipazione di persone con il sorriso, ed è una cosa impagabile. Anche in passato ovviamente è successo questo, ho sempre lavorato con persone positive, ma stavolta, vuoi anche per la presenza di Manu e di Giacomo, la situazione lavorativa è stata molto diversa, senza nulla togliere.

Una cosa che ho notato, proprio in relazione a quanto mi stai dicendo, è come tu tenga sempre in altissima considerazione il passato dei Rhapsody, e soprattutto non ti sia mai lasciato andare a commenti negativi per qualche ex-membro. Nonostante le divergenze di opinione, le difficoltà e i cambiamenti, non ho mai letto o sentito una polemica da parte tua.

Preferisco tenermi fuori dalla polemica. Non che io non abbia un’opinione, ovviamente, ma scelgo di tenerla per me. Poi c’è chi non fa come me e si lascia andare a dichiarazioni plateali, ma sono dell’idea che se due persone hanno qualcosa da dirsi, se le dicono a quattr’occhi. Non ho nessun risentimento o pensiero negativo nei confronti di alcun membro passato o delle persone in generale. Alla fine io e Luca Turilli abbiamo creato questa cosa dal niente, ci siamo conosciuti che avevamo sedici anni lui e diciotto io, come fai a parlare male di una persona che conosci da così tanto tempo e con cui hai lavorato assieme. No, non potrei che parlarne bene. Poi ci sono due aspetti da considerare, sempre: com’è una persona e quello che fa. Io non giudico mai una persona, una persona non è stronza, una persona fa la stronza. Mi viene da pensare a Fabio [Lione], che è un grande cantante, ma che a volte dice e fa cose che non rendono giustizia al suo talento.

Un punto di vista molto ottimista. Io che tendo a vedere il bicchiere mezzo vuoto tendo anche a pensare che una persona stronza lo nasca.

No, no, non potrei mai dire che una persona è stronza a priori. È che ha deciso di compiere delle scelte in cui crede, e che io rispetto, ma che trovo opinabili. E a prescindere da tutto guardo avanti; il passato è stato bello, ha gettato le basi e mi ha permesso di fare tante cose fantastiche, ma ora ho voltato pagina. Voglio vivere nel presente, proiettarmi nel futuro con positività, la musica che faccio è quella che amo, i Rhapsody Of Fire sono la band che amo, e vado avanti da qui.

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