Riscopriamo gli All My Faith Lost… con Federico Salvador

Riscopriamo gli All My Faith Lost… con Federico Salvador

Proprio in questi giorni riflettevo sul fatto che Aristocrazia Webzine è nata nel 2009, più o meno quando gli All My Faith Lost… pubblicavano il loro ultimo lavoro con materiale inedito (l’EP Decade), quindi purtroppo negli anni abbiamo avuto poche opportunità di parlare di questo progetto fondamentale dell’ambiente darkwave-folk italiano. Anche per questo, siamo molto contenti di aver scambiato quattro chiacchiere con il chitarrista Federico Salvador in occasione dell’uscita del nuovo album Untitled. Tutto pronto per questo bel viaggio attraverso l’ultima quindicina d’anni.


Federico ci rassiscura subito dicendo che gli All My Faith Lost… non erano proprio spariti dalla circolazione, ma che piuttosto la vita si è messa di mezzo. Il matrimonio (con Viola Roccagli, voce, flauto e pianoforte), una serie di traslochi, la nascita di una figlia. Un lasso di tempo in cui sono comunque riusciti a pubblicare una notevole raccolta di cover dei Black Tape For A Blue Girl con Projekt Records.

Federico: Dopodiché, un paio di anni fa ci siamo stabiliti, abbiamo sistemato questa piccola stanza e abbiamo finito le registrazioni che erano iniziate quando nostra figlia doveva ancora nascere. Noi registriamo tutto in casa, non avendo grosse esigenze dato che è tutto in acustico. Quindi è successo semplicemente questo, non è che ci è passata la voglia di fare musica, o tanto meno avevamo pensato di mollare tutto.

Il dark folk italiano in Cina

Una delle cose più particolari successe in questo periodo è stata probabilmente la pubblicazione nel 2016 di una bella ristampa del classicone As You’re Vanishing In Silence con l’etichetta cinese Dissemination Records. Un altro tassello del piccolo boom per il dark folk italiano nella Repubblica Popolare (di cui abbiamo anche parlato qui).

È stata una cosa abbastanza strana perché dal nulla è sbucata questa persona di cui al momento non ricordo il nome, anche perché lì spesso utilizzano questi nomi occidentali per rapportarsi più facilmente con noi, e quella volta ci ha detto «guarda io ho una piccola etichetta, più che altro un mailorder, ho fatto una sola produzione ma mi piacerebbe tanto poter fare qualcosa con voi».

In quel periodo stavo pensando di ristampare appunto As You’re Vanishing In Silence, perché era fuori stampa da un bel po’, gli ho fatto questa proposta, lui l’ha accettata di buon grado e anzi sono rimasto stupito nel momento in cui mi ha detto «però facciamo una bella cosa, facciamo una copertina così colà». Alla fine è venuto fuori questa specie di libretto con non ricordo quante pagine, una copertina in similpelle un po’ kitsch, ma che faceva la sua figura.

Per l’occasione abbiamo fatto remixare tutto l’album da un nostro amico, che ha mixato anche il nuovo album, in modo da avere un’edizione sì da collezione, ma che avesse un valore in più anche come audio.

Qualche anno prima, infatti, gli All My Faith Lost… erano anche andati in tour da quelle parti, un’altra storia che Federico ha condiviso con noi con grande piacere.

Ricordo che all’epoca un utente su Instagram mi scrisse «Oh bella, verrete a suonare in Cina!», e io «Guarda, sinceramente non so dove tu abbia preso questa notizia, ma noi non abbiamo nessun contatto, non sappiamo assolutamente niente, non veniamo a suonare in Cina.» Dopo qualche giorno mi riscrive «Non ti preoccupare, ho parlato con l’organizzatore e adesso ti contatterà».

Una delle cose più belle che abbiamo fatto come gruppo, ci hanno fatto suonare undici date nel giro di venti giorni.

Dopo qualche settimana, infatti, abbiamo iniziato a contrattare questo tour in Cina. Una delle cose più belle che abbiamo fatto come gruppo, ci hanno fatto suonare undici date nel giro di venti giorni. Abbiamo girato la Cina in lungo e in largo, è stata una cosa faticosissima perché siamo andati in piena estate, con più di 40° in qualsiasi posto. Per noi è stato un po’ un trauma in particolare per lo smog, era il 2011, ricordo la sensazione di non riuscire a respirare per un paio di giorni all’inizio. Poi il fisico si abitua e si fa tutto.

Un’esperienza bellissima. Come pubblico, ovviamente se a Pechino c’erano cento persone, magari in qualche città più piccola ce n’erano trenta o quaranta, anche venti in un caso, però dopo ogni concerto tutti quanti sono venuti a farsi fare autografi. Ci siamo sentiti quasi un gruppo a livello professionale, forse per la prima volta.

All My Faith Lost 01
Angelo Roccagli, Viola Roccagli, Federico Salvador, Fabio Polo

Alla scoperta di Untitled

Parlando invece di Untitled, uscito proprio il giorno prima della nostra intervista, abbiamo analizzato insieme le principali evoluzioni nel sound degli All My Faith Lost…

Rispetto ai nostri esordi, adesso le nostre composizioni sono meno minimali, perché ovviamente un album va bene, due va bene, poi non si può continuare sempre a proporre una cosa così particolare. Nonostante le voci molto basse nei primi lavori fossero una sorta di caratteristica nostra, non potevamo andare avanti troppo a lungo. Lo stile è rimasto il nostro, semplicemente fatto meglio, siamo maturati tecnicamente. In questo album le linee vocali sono molto forti, da questo punto di vista è più fruibile di altre cose che abbiamo fatto.

Credo che altre influenze ci siano state sicuramente. Però sai quelle cose che succedono in dieci anni, come il semplice fatto di diventare genitore. L’esperienza di dieci anni di vita si è infilata in punta di piedi nella nostra musica, ma non è che sia cambiato lo stile.

Un elemento molto curioso di Untitled è l’ispirazione a una serie di artisti contemporanei per quanto riguarda i testi, le atmosfere e le immagini. Personaggi come João Ruas, Tara McPherson, Nicoletta Ceccoli, Ray Caesar. Cosa abbastanza rara perché in genere nella scena gothic-dark si pensa sempre all’Ottocento, al romanticismo, e questo aspetto mi ha colpito molto, anche perché nelle opere ci sono cose anche parecchio colorate.

Partiamo dal presupposto che soprattutto Viola è una grande appassionata di arte. E lei sicuramente è più appassionata dell’arte di cui parlavamo prima [Ottocento, primo Novecento], io invece sono più propenso a fruire cose moderne come quelle che abbiamo preso come ispirazione. Ci sono piaciuti molto alcuni di questi artisti, poi l’idea è venuta così: perché non prendiamo un’opera per ciascun artista tra i nostri favoriti e cerchiamo di costruirci qualcosa sopra?

In alcuni casi le opere ti raccontano già una storia, quindi devi solo cercare di metterla insieme con un buon testo.

Quindi sì, anche molto colorate perché tutta la corrente appunto è chiamata pop surrealism, quindi è pop alla fin fine. Noi le abbiamo però trasformate un po’ più in bianco e nero, nel riportarle in musica. Ovviamente l’ispirazione è stata più nel testo, ma la musica va di pari passo.

In alcuni casi le opere ti raccontano già una storia, quindi devi solo cercare di metterla insieme con un buon testo. In altri casi invece magari è un po’ più suggerita, un po’ più emotiva, quindi devi cercare di tirarne fuori qualcosa che può anche non avere molto a che fare con l’immagine stessa, però è la sensazione che ti dà questa immagine e che tu cerchi di riportare sul testo e poi sulla musica.

Tra gli undici brani di Untitled, Federico ne ha individuato uno a cui è legato in particolare.

C’è un brano a cui tengo particolarmente perché mi ricordo il momento esatto in cui l’ho fatto sentire a Viola, l’avevo composto da solo. Le ho fatto ascoltare sia il giro di chitarra che il testo che avevo già scritto e mi ricordo che ho capito subito insomma che le piaceva, il pezzo ispirato a João Ruas, “Nymphs IV”. Anche se magari non è tra i più belli in generale, è quello a cui sono più affezionato.

All My Faith Lost 02

Abbiamo poi parlato degli ascolti più recenti, sia dentro che fuori dal mondo esteso del dark folk e sono venute fuori una serie di perle interessanti, nonostante i tempi sempre più ristretti per scoprire roba nuova quando la vita bussa.

In questi ultimi anni ho avuto occasione di scoprire poche cose nuove. E in alcuni casi mi sono orientato anche su roba parecchio distante da quello che ascoltavamo ai tempi. Ho lasciato un po’ da parte la scena, anni fa ascoltavo molte cose dark ambient, folk e via dicendo. Le cose che mi sono rimaste c’erano già quando abbiamo lasciato.

I Rome sono una delle band che più mi piacciono, però negli ultimi tre o quattro anni secondo me sta esagerando. Forse dovrebbe fermarsi, non dico dieci anni, ma magari per un paio d’anni sì. Lui sicuramente lo fa perché ha qualcosa da dire, ma penso che sia principalmente a livello di concetto, di testi, mentre musicalmente ho paura che si stia ripetendo un po’ troppo.

Poi mi sono orientato anche su altre cose tipo i Sunn O))); dirai: per fortuna che non ascolta metal! Una bella scoperta è stata Hilary Woods che fa questo pop abbastanza oscuro (in particolare Birthmarks), e Marissa Nadler mi è piaciuta molto, anche se le ultime cose forse sono un po’ ripetitive. Poi The Brilliant Tabernacle dei Mamiffer, Human dei Vanbur, i Soap&Skin con From Gas To Solid / You Are My Friend.

All My Faith Lost… in concerto

Arriviamo così alla fase conclusiva della nostra chiacchierata, parlando dei concerti ora assenti che speriamo possano tornare quanto prima. Federico ne approfitta per condividere alcuni ricordi di tour fatti in passato.

Noi siamo molto arrugginiti, sono otto anni che non suoniamo dal vivo, però stiamo provando i pezzi e devo dire che non siamo proprio malissimo. Per quanto riguarda invece bei concerti fatti in passato, sicuramente il Wave Gothic Treffen del 2007, dove suonammo con due dei nostri gruppi preferiti, appunto Rome e Ataraxia.

Poi ci sono state tante piccole esperienze più carine secondo me dei concerti nei vari club, dove spesso si fa fatica a suonare. Puoi immaginare il nostro genere in un club dove la gente viene per poi farsi la serata danzante, o quello che si faceva ai tempi insomma. Col brusio di fondo è molto più difficile. Quando invece ci è capitato di suonare in qualche locale storico, qualche chiesa sconsacrata, ci siamo sentiti più a nostro agio.

C’erano solo Mick Moss e Duncan Patterson in acustico ed è stato bellissimo perché sono persone fantastiche.

Devo dire che le volte che siamo stati all’estero è stato spesso più bello che suonare in Italia, non per la gente ovviamente, perché il pubblico quando apprezza apprezza dappertutto, ma per l’organizzazione. Tre concerti a cui sono molto legato e che sarebbe bellissimo rifare sono quelli in cui abbiamo aperto per gli Antimatter nel 2008 a Trieste, Bergamo e Milano. C’erano solo Mick Moss e Duncan Patterson in acustico ed è stato bellissimo perché sono persone fantastiche. Mi ricordo che è stato proprio Patterson a chiederci di accompagnarlo in questo mini tour italiano.

Ci ha contattato lui su Myspace, ho visto questo messaggio con due righe tipo «bella musica». Da lì abbiamo iniziato a scambiarci qualche messaggio e alla fine sono nate un paio di collaborazioni. Una è stata appunto questo mini tour e l’altra è stata la partecipazione di Viola a un brano per il suo progetto acustico Íon [“The Silent Stars” in Immaculada]. Poi addirittura avrebbe dovuto suonare in un nostro brano, però per una serie di motivi non siamo riusciti a portare a termine questa cosa.

Tutto questo mi è venuto in mente perché, dicevo, in Italia la buona volontà c’è sempre. Poi ci sono certe situazioni che ti fanno veramente ricredere sulla possibilità di organizzare cose interessanti per i gruppi più piccoli. Ricordo che quando dovevamo suonare con gli Antimatter, alla terza data a Milano gli organizzatori hanno risposto: «ok, però non vi diamo da mangiare a voi». Allora Patterson ha detto «Non ti preoccupare gli dico che o vi trattano come noi altrimenti io non suono». Così ci hanno portato in hotel a mangiare, capisci che veramente non è che chiediamo chissà che cosa, ma un minimo, mangiare e magari da dormire ci può stare, no?

Ne abbiamo viste veramente di tutti i colori, anche perché ai tempi noi siamo stati un po’ screanzati e abbiamo accettato qualsiasi cosa. Abbiamo fatto concerti in mezzo ai boschi, in riva ai fiumi, in buchi in cui siamo stati in quattro stretti, però quello all’epoca si faceva volentieri. Era bello perché si approfittava per andare in giro per l’Italia, adesso la vedo un po’ più difficile. Magari se — speriamo presto — ci sarà l’occasione di suonare di nuovo, credo che saremo un po’ più selettivi, anche perché siamo vecchi, non ce la facciamo a dormire sui pavimenti come si faceva dieci anni fa.

Chiudiamo l’intervista chiedendo quali sono le uscite più attese, non necessariamente in ambito metal, anche in vista dei nostri prossimi listoni di fine anno.

Sto aspettando il nuovo lavoro dei Darkher, perché ho scoperto in ritardo il primo e devo dire che mi è piaciuto molto. Ho sentito anche che proprio Patterson sta preparando qualcosa di nuovo [gli Antifear con l’ex vocalist degli Anathema primi anni ’90 Darren White]. Sono molto curioso di sentire, anche se credo che sarà metal. Ho letto in un’intervista che è sparito per un bel po’, ridotto in condizioni pietose nel Sud America. Ho visto su Instagram che è diventato papà anche lui e si è rimesso in forze, lo vedo positivo, quindi aspettiamo questo disco.

Purtroppo ho avuto anche qualche delusione. Gli ultimi lavori dei Black Tape For A Blue Girl per esempio. Purtroppo tante cose che ascoltavo volentieri ai tempi si sono rivelate delle cose pessime oppure si sono sciolte, come gli Anathema, ma anche lì devo dire che gli ultimi lavori insomma… Poi un disco che mi è piaciuto tantissimo è la colonna sonora di Joker di Hildur Guðnadóttir in quanto a me il violoncello piace da morire, quindi è fantastico, l’ho ascoltato veramente tanto. Poco metal, ma va benissimo così.

Foto: Andrea De Santis

Facebook Comments